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Fruscio d'ali

Fruscio d'ali

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Fruscio d'ali

Lunghezza:
430 pagine
3 ore
Pubblicato:
24 gen 2014
ISBN:
9788868855130
Formato:
Libro

Descrizione

Il volo tra miti, leggende e realtà: 186 pagine, 277 immagini per raccontare come l'uomo è riuscito a munirsi di ali staccando finalmente la propria ombra da terra. Il volo in aliante è il non plus ultra per immergersi in questo fluido che è l'atmosfera e scoprirne tutte le "misteriose" forze che la governano.
Carlo Pagnoni così descrive il libro:
Volare… e solo per il piacere di farlo non per trasferirsi da un luogo ad un altro su un aereo grande, sicuro e potente, confortevole, capace di sfidare le forze della natura, ma salendo, senza avere una meta, su un piccolo aliante, come dotandoci di “nostre metaforiche ali … condizionati da una infinità di variabili … per non andare in nessun posto”, così, solo per il piacere di volare, avendo davanti un orizzonte aperto ed ampio che però cela in sé qualcosa di misterioso e di ignoto. Con questo spirito Giancarlo Bresciani ha scritto “ Fruscio d’Ali " tra miti leggende e realtà … “ un libro avvincente sul volo a vela. Con amore e passione, l’autore traccia una storia del sogno dell’uomo, diventato realtà, di muoversi nell’aria, come gli uccelli, arricchendo così la propria vita donandosi una dimensione nuova, superando limiti che sembravano invalicabili. Una storia che nei suoi inizi si intreccia con utopie e stravaganze, tragedie piccole e grandi, ingenue sperimentazioni e che ha radici nella leggenda. Dai primi tentativi di dotare l’uomo di protesi alari per renderlo simile ad un uccello, all’apparizione dei primi alianti in vetroresina nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso, che Giancarlo Bresciani definisce una grande svolta, sono passati secoli, in alcuni dei quali altre grandi svolte ci sono state, per tutte si può ricordare il contributo dato dai fratelli Wright, che per vivere costruivano biciclette, agli inizi del 1900. Tutte queste vicende sono puntualmente narrate nel libro, accanto ad esse cronache su come inizia e si svolge una giornata di volo ai giorni nostri, considerazioni sul tempo e sul cielo, resoconti di gare di volo. Il tutto in maniera ben equilibrata e scorrevole, comprensibile e soprattutto gradevole anche per un lettore che non sia esperto della materia. Il testo è inoltre arricchito da numerose e belle fotografie. Un libro che seduce, pericoloso per un lettore che abbia paura ad affrontare il volo, perché potrebbe fargli venire una gran voglia di farlo.
Pubblicato:
24 gen 2014
ISBN:
9788868855130
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Fruscio d'ali - Giancarlo Bresciani

FRUSCIO D’ALI

Tra miti leggende e realtà… 

di Giancarlo Bresciani 

 2009 

indice

Fruscio d’Ali… Ovvio di che cosa si parla, in una epoca in cui prendere un aereo e trasferirsi da un continente all’altro è diventato un fatto banale, diamo tutto per scontato, ma forse senza chiederci tanti altri perché. Questo è un tentativo, attraverso la lettura e la visione di tante immagini di avvicinarci ad un volo, ma con nostre metaforiche ali, rivivendo attraverso le leggende, la storia ed i meccanismi, le tappe di una conquista.

Provando inoltre a stare per aria nel modo più assoluto, cioè con la fantasia, affiancandoci e rivivendo tanti tipi di esperienze che hanno portato l’uomo ad utilizzare nel modo più naturale possibile le forze che sono nell’atmosfera, attraverso il più magico dei voli, quello senza motore, in una carrellata sino ai giorni nostri.

Un libro da sfogliare, soffermandoci ora su di una foto, un racconto od un periodo storico della affascinante avventura dell’uomo con le ali.

Su molti dei protagonisti della storia del volo sono stati scritti interi volumi, loro stessi, con dovizia di particolari, hanno raccontato le loro esperienze, le loro scoperte, le loro avventure farne una sintesi esaustiva è utopistico, non si è potuto altro che citare fatti luoghi e persone e qualcuno è stato certamente dimenticato e per questo si chiede venia…

Chi già vola, può trovare interesse, magari nello scoprire elementi, fatti e personaggi di cui non c’è stata occasione per approfondirne la conoscenza.

Volutamente non si parla di tecniche di volo o di strategie di gara, il capitolo dedicato ai mondiali di volo a vela è stato inserito solo per rappresentare soprattutto l’evoluzione di questo sport e delle sue macchine, per fissarne gli elementi temporali.

Vedere come volavano, apprezzare e meglio comprendere gli entusiasmi, gli sforzi ed i sacrifici di quanti ci hanno preceduto e di come ancora oggi ci si immerge nel cielo.

G.B.

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Premessa

Ragioni per volare

Può sembrare un assurdo ma volare con un piccolo aereo significa non andare in nessun posto al contrario di quanto si potrebbe pensare, infatti si è condizionati da una infinità di variabili e non sempre si riesce ad essere dove si vorrebbe andare o meglio non nei tempi che si potrebbero auspicare. Un normale volo di linea si muove su parametri diversi e si può effettuare praticamente con ogni situazione meteo e le limitazioni in questo senso rappresentano l’eccezione. L’insieme che consente la navigazione dei grandi aerei passeggeri, dei cargo e degli aerei militari, può essere ripetuto anche per l’aviazione minore, ma in realtà non sono tanti i piloti non professionisti che scelgono di volare in modo così complesso, se non con lo scopo di passare poi al volo inteso come un lavoro.

Ecco che una ragione per volare potrebbe essere quella di diventare piloti professionisti, sogno di tanti adolescenti catturati dal fascino del vedere posti nuovi viaggiando per tutto il mondo, e perché no, indossare una divisa ed avere intorno delle belle e disponibili hostess…Fantasie dell’immaginario collettivo chi non ha mai sognato in questo senso?

Ci si può avvicinare al volo per questa ragione o semplicemente per avere un’aquila all’occhiello e farsi belli con gli amici.

In età matura l’uomo d’affari pilota, può percorrere brevi voli per portare un cliente a visitare in tempi accettabili un cantiere od uno stabilimento e tornare alla base per l’ora di pranzo.

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I costi di un piccolo aeroplano non sono molto dissimili da quelli di un auto di grossa cilindrata, ma chi vede questo mezzo come un sistema per risparmiare tempo, ne resterà profondamente deluso e qui vale il detto che l’aereo è il miglior mezzo per arrivare prima, ma solo quando non si ha fretta di partire…

Ma queste non possono essere motivazioni per volare, in vero non sono altro che falsi scopi e questo lo sa benissimo chi usa volare per sport anche se ogni tanto pur di giustificare agli altri questa sua inclinazione ad andare per aria, mistifica e paventa ai non volanti di volta in volta una o altre false ragioni che sa benissimo che non sono reali, ma che secondo lui possono colpire l’interlocutore e dargli una ragione plausibile del perché si vola con piccoli aerei… Infatti potrebbe per esempio raccontare. Ieri sono andato in Croazia a mangiare il pesce, abbiamo impiegato un’ora ad andare attraversando in diretta il braccio di Adriatico e nel tardo pomeriggio eravamo già di ritorno avendo anche fatto un giretto sulle coste istriane. Tutto vero naturalmente, ma il nostro pilota che sta parlando con gli amici, ha omesso di dire che erano diversi giorni che aspettava le meteo adatte per fare quel giretto, che ha perso anche un sacco di tempo per fare dogana. Aveva certamente impiegato un’ora da aeroporto ad aeroporto, ma questo volo lo aveva fatto, non quando avrebbe voluto ma quando le meteo lo hanno consentito. Certo è stata una cosa bellissima, ma il messaggio lanciato dell’aero da turismo come mezzo di trasporto veloce, dato tutto il background che ha comportato, è stato sicuramente mistificatorio. In realtà il nostro pilota ha fatto questo volo così appagante, ma solo perché è un appassionato di volo. Prova ne è che quando un normale volo di linea tarda, i passeggeri si imbestialiscono perché il loro scopo non è andare per aria, ma trasferirsi da un posto all’altro nel momento e nel giorno da loro stabilito.

E’ innegabile che in grandi spazi continentali e con scarsi collegamenti terrestri, l’aereo di piccole dimensioni ha una sua valenza pratica per muoversi in distanze che altrimenti sarebbero improponibili se volute percorribili in tempi accettabili. Anche sapendo benissimo, come risulta chiaro, che una situazione meteo avversa potrebbe tenere a terra per ore o per giorni.

La reale spiegazione di questo tipo di volo quindi non può essere altro che la passione, non esisterebbero la stragrande maggioranza dei piccoli aerei se non fosse proprio così. Un piccolo aereo, un aliante, un ultraleggero, richiedono una cura infinita, spazi in cui tenerli, officine dove farne le manutenzioni se sono stazionati all’esterno proteggerli dalle avverse situazioni meteorologiche, come grandine o forti colpi di vento e anche se ricoverati in hangar possono essere motivo di apprensione nel timore che vengano urtati da maldestre manovre. Solo un vero attaccamento può portare ad affrontare tutta una serie di oneri in termini di tempo e danaro.

Il mezzo che ci consente di volare si finisce con l’amarlo e di accudirlo quasi fosse come un bambino, lui ha bisogno di noi per essere sempre efficiente e noi abbiamo bisogno di lui per poterci finalmente salire e andare su in aria e diventare un piccolissimo puntino nell’infinità del cielo.

Grande rispetto gli dobbiamo, sia che sia un aereo a motore, un aliante, un ultraleggero, un delta od un parapendio un errore grave nella condotta di volo ha come pena la nostra vita. Tutti i giorni muoiono decine di persone sulle strade, ma non fanno lo stesso scalpore di quando questo fatto estremo accade ad un pilota forse si considera che avrebbe potuto fare a meno di andare per aria così per diporto, in definitiva morire per una cosa inutile. Che senso ha, qualcuno potrebbe obbiettare…

Oppure si può pensare, inconsciamente condizionati da miti atavici che il cielo, sempre così misterioso per chi non vola, deve richiedere come in un antico rito le sue vittime sacrificali, conseguenza quasi inevitabile per chi ha voluto sfidare le leggi della natura che vogliono l’uomo come animale terrestre.

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Favole! In realtà solo il pilota è artefice del proprio destino a lui spettano le scelte consapevoli che possono impedirgli di trovarsi in una situazione irreversibile.

Spesso un sopravalutare le proprie capacità, può essere la causa di tanti incidenti. Il muoversi in aria da certamente un senso di grande libertà, e ciò può comportare alla lunga una allentamento dei normali freni inibitori, creando un falso senso di sicurezza ed un rilassamento a scapito di un sano senso di prudenza. Ogni tanto una qualche piccola paura riequilibra l’insieme che crea la consapevolezza di come ci si debba realmente comportare in volo, ma non sempre questo avviene e…

Ma abbandoniamo questo aspetto e concentriamoci sul cielo che è il vero motore, le forze che racchiude sono il vero mistero che l’uomo ha scoperto e sta ancora scoprendo: l’aliante è il mezzo nato per chi vuol vivere l’atmosfera nella sua più genuina espressione ed è la sintesi di una reale ragione per volare.

E’ uno sport veramente stimolante, non è un sottoprodotto del volo, semmai ne è l’essenza. Qualunque sia il livello in cui viene praticato può essere una fuga dalla routine quotidiana, un rifugio alla ricerca di nuove emozioni in una dimensione quasi irreale rappresentata da queste incredibili forze dell’atmosfera che, perché diafane, devono essere scoperte attraverso osservazioni ben più complesse che non l’utilizzo di una banale occhiata, per intenderci una semplice corrente ascensionale non la si può vedere, ma si può scoprire dove si trova e tastarla metaforicamente con mano per chi vola in aliante le prime volte questa è una delle più belle sensazioni che la natura possa offrirci: allora ci si dice anche senza motore si può salire in alto e dominare il mondo… Una sensazione di onnipotenza, liberatoria di noi esseri terrestri. Una molla per affrontare un’altra settimana di lavoro per ritrovarsi nel week end successivo di nuovo alle prese ed alla scoperta dei fenomeni atmosferici.

Chi si lascia rapire da questo insieme ed arriva a capirne la vera essenza, difficilmente potrà tornare ad essere un semplice bipede terrestre ed anche se ad un certo punto della sua vita per svariate ragioni non potrà più materialmente volare, resterà sempre nel cuore un pilota.

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I gabbiani

I gabbiani sono il simbolo di chi vola in aliante, il distintivo del pilota di aliante raffigura tre gabbiani stilizzati. Un gabbiano in volo è talmente disinvolto da sembrare che stia danzando, il vento, le scogliere e le onde fanno da cornice a questo suo evoluire nell’aria.

Due gabbiani in formazione

Cabra, picchia, vira, sa sfruttare ogni refolo di vento per veleggiare e lo si vede ad ali spiegate fare pendio sulla cresta di un onda e correrle avanti appena si infrange correggendo magistralmente con brevi colpi d’ala le turbolenze che va incontrando. Poi improvvisamente si getta in una breve picchiata, si infrange in acqua e ne riemerge con un pesce nel becco. Ecco accidenti si palesano a questo punto brucianti una serie di differenze fondamentali rispetto al volovelista lui si può infrangere e risalire, mentre per un pilota sarebbe la catastrofe, il gabbiano vola per mangiare, chissà se vola anche per il piacere di farlo. Desta una grande invidia, si solleva con niente:

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qualche colpo d’ala, un paio di zampate ed eccolo a volteggiare in un intreccio con tanti altri come lui in gara a chi per primo riesce a catturare un pesce… Quasi uno sport, quasi una competizione… A questo punto è certo: vola anche perché gli piace, non può essere altrimenti.

Ma li avete mai visti, a ridosso di un molo, apparentemente fermi nell’aria semplicemente ondeggiando nel letto del vento, no in questo caso non stanno cercando cibo, forse gioiscono dando spettacolo di se beh, non esageriamo, ma certamente provano piacere altrimenti se ne resterebbero sonnecchianti da una qualche parte.

Si solleva in volo con qualche colpo d’ala ed un paio di zampate

Morfologicamente il gabbiano ha ali robuste, una configurazione moderatamente instabile, una bassa velocità di stallo e soprattutto una grande manovrabilità, tutte caratteristiche che lo rendono simile ad un aliante, non viceversa il pilota di aliante lo afferma soprattutto riferendosi al suo modo libero di volare.

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L’atmosfera che ci circonda

Aldilà dell’atmosfera un magnifico cielo stellato, lo sguardo si perde nel vuoto assoluto, un senso di sgomento e di mistero assale chi guarda questo universo infinito, consapevole di essere un nulla nello spazio. Seduto di fronte a casa in una notte d’estate, conversando con gli amici ed estraniandosi poco a poco dagli altri, perché catturato dallo splendore scintillante di una sera così limpida e quasi all’improvviso, come se si fosse persa la gravità, si arriva ad avere la sensazione di cadere in questo interminabile firmamento. Ecco oggi volare con le nostre macchine, è un modo per annullare la gravità, con l’artifizio che crea l’equilibrio che consente all’uomo di navigare nei cieli così come ha sempre fatto per mare. Volando gli orizzonti si allargano nuove terre appaiono: fiumi, laghi montagne in un susseguirsi di immagini, di colori luci sempre diverse la magia del creato vissuta da una posizione privilegiata. Come poteva l’essere umano non arrivare a provare tutto questo?

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Perché può volare

Non pensiate che l’aereo sia in grado di volare perché ha il motore, vola perché ha le ali, così si può capire meglio come possano esistere gli alianti che nella loro forma tradizionale sono privi di propulsore.

Entrati nel secondo secolo di volo umano diamo per scontato che un’ala ci faccia volare, anche un elicottero vola perché le sue pale non sono altro che ali rotanti e da queste ricava il sostentamento. Volare è diverso che andare in macchina od in moto, innanzi tutto ci si muove su tre assi in una dimensione veramente spaziale, mentre normalmente il bipede uomo, si può muovere solo a destra e sinistra e seguendo il terreno sia che salga o scenda. Certo i centri del nostro cervello per mantenere l’equilibrio

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hanno una visione tridimensionale, ma non così allenata per muoversi staccati da terra in un fluido così relativamente poco denso come l’aria, a questo punto è facile la similitudine del nuotare sott’acqua, anche lì ci si muove in forma tridimensionale", la differenza nasce, che per avere il sostentamento nell’aria, sono necessarie velocità che, in funzione del carico alare, devono essere relativamente alte ed i principi aerodinamici non possono essere confusi con gli idrodinamici.

Ecco che tutto ciò che potrebbe sembrare intuitivo per il volo invece è, e non può essere altro che, apprendimento. I mezzi aerei per volare devono mantenere una certa velocità, per sostenersi non possono scendere sotto un certo limite, l’elicottero in aria si può anche fermare perché le sue ali, cioè le pale, ruotano comunque vorticosamente. Per una aerodina è pericoloso andare lenti, si potrebbe stallare o finire in vite, atterrare richiede accordare le esigenze di un mezzo che dal volo passi ad una situazione di non volo appoggiandosi ad una pista e muoversi su questa come un qualsiasi mezzo terrestre. Per fare ciò occorre una particolare procedura solo un preciso apprendimento ed allenamento evitano di toccare terra in un modo non rovinoso.

Volare, non è poi così naturalmente automatico, non tutti dimostrano di averne l’attitudine, spesso nella fase di apprendimento gli istruttori si trovano di fronte a casi veramente difficili. Complicato risulta per alcuni conservare in volo le stesse capacità intellettive che normalmente si hanno a terra, gioca molto il fattore emotivo e lo stress. L’autocontrollo è fondamentale, emblematico è un incidente occorso ad un pilota di Libelle che in finale non ha riconosciuto una fase di prestallo ed invece di picchiare per uscirne, visto che l’aliante scendeva, istintivamente ha tirato la barra peggiorando la sua situazione sino ad impattare abbastanza violentemente al suolo. E’ sopravvissuto all’incidente anche perché il Libelle, se lo stallo non è violento, tende solo a sprofondare senza buttare giù il muso, il rischio grosso che ha corso in quell’assetto era di finire in vite. Apprendimento e costante allenamento portano ad un comportamento codificato che nulla a che fare con le nostre reazioni istintuali.

Essere o meglio diventare piloti significa avere la capacità di fare prevalere la corteccia celebrale che è la sede dell’intelligenza, sulla sotto-corteccia che è la sede delle sensazioni e delle emozioni. Gli imprevisti possono sempre essere in agguato, si deve essere preparati ad affrontarli nella giusta misura.

Possiamo equiparare il volare a qualsiasi altra forma di attività o sport in cui viene richiesto sangue freddo e consapevolezza di quanto si sta facendo, conservando certamente un sano timore che ci impedisca di fare delle sciocchezze e contemporaneamente essere coscienti che una situazione difficile non ci faccia perdere la nostra capacità di analisi di quell’evento trascinandoci nel panico.

Fondamentale diventa conoscere la meccanica del volo, il perché un aliante od un aeroplano volano. Sapere l’interazione che esiste tra i vari comandi e quali azioni occorrono per avere determinate reazioni sulla macchina su cui stiamo volando. Si impara molto sulla filosofia del volo anche stando a terra, parlando e riparlando con piloti esperti sublimando almeno in parte l’esperienza, che è patrimonio solo del singolo, per trasformarla per quanto possibile in cultura diventando così patrimonio della collettività.

7/8

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Capitolo 1

PRIMO INCONTRO

Quindi, chi si avvicina al volo per la prima volta, difficilmente ha le idee chiare del perché si può stare per aria, ma per interpretare ed imparare veramente a volare è altrettanto palese che si debba sapere esattamente quali sono le leggi che governano le macchine e gli uccelli che popolano i nostri cieli. L’osservazione di questi ultimi ha fatto sognare l’uomo sin dagli albori della sua storia, ed infatti non è così dissimile il volo degli uccelli dal volo umano, abbiamo copiato non solo il principio geometrico delle strutture volanti, ma anche come queste sfruttano le forze incredibilmente variabili che governano l’atmosfera. Il riferimento agli alianti è inevitabile, in quanto tra le macchine volanti, questi mezzi privi di motore letteralmente vivono l’atmosfera in tutte le sue sfumature.

Un moderno aliante

Quando si parla di aliante è più facile che chi ascolta pensi in realtà ad un deltaplano od al limite anche ad un parapendio, questo dipende dal fatto che i mass media tendono dare maggiore visibilità a questi sport per la loro diffusione popolare favorita sia dai minori vincoli che ci sono a livello normativo e legislativo, sia nella presunzione che costi meno praticarli.

Molti piloti di volo a vela, provengono da questo mondo scegliendo di fare questo salto per volare in maniera più compiuta.

Spesso ignari di tutto si capita in un aeroporto di volo a vela quasi per caso, verosimilmente, trovandoci in gita, abbiamo visto volteggiare parapendio o delta, però può capitare che il nostro sguardo sia stato attirato da un leggero sibilo diverso dagli altri, istintivamente volgiamo il capo verso l’alto e così notiamo un aliante e ne seguiamo le evoluzioni, non è facile scorgerli, di solito volano altissimi, se lo vediamo è molto probabile che si stia apprestando ad un atterraggio, infatti se scende in una determinata zona, subito la nostra curiosità ci porta a cercare questo approdo.

Eccoci a contatto ravvicinato con questo singolare attrezzo per noi tutto da scoprire, ora posato in un bellissimo prato verde contornato da montagne colline, laghi, e boschi. Una struttura altamente tecnologica in perfetta simbiosi con la natura. Al margine di questo prato, in testata pista vediamo una serie di alianti pronti per il decollo, alcuni hanno già il pilota o i piloti a bordo, ci colpisce il bianco brillante e l’eleganza di queste macchine che subito le percepiamo come il non plus ultra per volare. Ci sono poi i traini in proporzione tozzi e sgraziati, con i loro motori possenti, piccola tassa alla natura per essere portati in aria per poi liberi solcare i cieli. Ecco un traino

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si allinea davanti ad un aliante il cui pilota ha appena chiuso la capottina, un giovane corre ad agganciare un cavo, collegamento essenziale tra la coda dell’aereo ed il muso dell’aliante, il pilota trainatore intanto si allinea, il cavo viene teso, il pilota dell’aliante alzando il pollice indica di essere pronto, gli viene sollevata l’ala

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