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La Buona Economia

La Buona Economia

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La Buona Economia

Lunghezza:
129 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
30 ago 2012
ISBN:
9788867514397
Formato:
Libro

Descrizione

In Italia c’è spazio per una “generazione” di politici cattolici, che abbiano “rigore morale” e “competenza”. Questo libro ha cercato negli insegnamenti cattolici, testimonianze credibili, capaci di sostenere il fascino del cristianesimo nell’azione di tutti i giorni e dunque anche nella nobile attività politica. Contribuire a fare qualcosa di buono e alto per il proprio Paese, se da un lato è un fatto importante dall’altro è un obiettivo difficile da realizzare. E’ nel sognare un Paese migliore, nel puntare agli obiettivi più nobili, nell’offrire le nostre competenze e il nostro tempo per costruire un futuro migliore, che noi diamo un senso alla nostra esistenza, nella consapevolezza che troveremo la nostra gioia nella gioia degli altri. Le considerazioni sintetizzate in questo libro, possono servire a contribuire a migliorare il modo di “agire in politica”, nella consapevolezza che questa attività è la più nobile perché offre strumenti straordinari per cambiare in meglio il mondo. Questo libro spinge a riflettere su questi temi. Sicuramente può rappresentare una prima guida per tutti coloro che vogliano “intraprendere” un percorso di politica attiva e uno stimolo a far meglio per chi è già impegnato su questi temi. E come sottolineano gli autori: “Tutte le volte che nel silenzio, pensi alla giornata trascorsa e ti rendi conto che meritava qualcosa di più, ricorda che la vita sulla terra è una piccola ma preziosa parentesi rispetto all’eternità. Concentrati affinché quest’attimo non sia inutile, fai in modo di poter inserire altri preziosi frammenti in quel fantastico mosaico che è l’esistenza.”.

Franco Portelli, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Formatore e giornalista, ha collaborato dal 2003 con il Sole24oreScuola curando una rubrica mensile. Svolge dal 2004 attività sindacale. Ha pubblicato diversi volumi distribuiti, sull’intero territorio nazionale, dalla casa editrice FrancoAngeli, tra cui Vivi cent’anni e non un anno ripetuto cento volte (2002), Crescere con l’Etica (2003), Dalle 4 P alle 4 E del marketing (2005). Dirige l’Istituto di Ricerche per l’Economia Civile.
Editore:
Pubblicato:
30 ago 2012
ISBN:
9788867514397
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

La Buona Economia - Franco Portelli

Franco Portelli

La Buona Economia

L’applicazione dei principi contenuti nell’enciclica Caritas in Veritate

Dall’Economia Capitalistica a quella Civile

Copyright © 2012

Youcanprint Self-Publishing

Via roma 73 - 73039 Tricase (LE)

Tel. 0833.772652

Fax. 0832.1836533

info@youcanprint.it

www.youcanprint.it

Titolo : La Buona Economia

Autore : Franco Portelli

Immagine di copertina a cura di Italia 24 Edizioni

ISBN: 9788867514397

Prima edizione digitale 2012

Questo eBook non potrà formare oggetto di scambio, commercio, prestito e rivendita e non potrà essere in alcun modo diffuso senza il previo consenso scritto dell’autore.

Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941

Indice

Introduzione

1.1 La crisi spiegata a mio figlio

2.1 Cambiare paradigma di riferimento

3.1 Il contributo del francescanesimo

4.1 E se applicassimo, oggi, i principi dell’economia civile?

5.1 La favola delle api

6.1 L’economia nasce in Italia

7. Dai beni di consumo ai beni relazionali

8. Il dono nella tribù dei Kwakiutl

9. Dalla competizione alla collaborazione

10. Lettera dei francescani

11. Chi si tiene strette le sue cose le perderà

12. Strumenti operativi

13. La piena occupazione

14. La scuola al centro dell’agenda politica

15. Rivalutare l’agricoltura

16. Economia di comunione

17. Il comune di Corchiano

18. Cambiamo il codice civile

19. Dal Pil al Fil

20. Il marketing dopo Caritas in Veritate

21. Il nuovo marketing

22. Gli orientamenti aziendali

23. Dalle 4 P alle 4 E

24. I bilanci sociali e quelli partecipati

25.1 Gli attori da rispettare nel marketing delle 4 E

26.1 Sostituire Noi al posto dell’ Io

24.3 Conclusioni

Introduzione

La crisi economica ha cambiato tutto: l’economia, le istituzioni finanziarie, il lavoro, il nostro modo di percepire l’economia capitalistica e le stesse relazioni. Penso che questa crisi sia una straordinaria benedizione per la collettività; una grande occasione di cambiamento e un’opportunità nuova per affrontare le questioni aperte. Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica. Ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare, e la perdita della fiducia è una perdita grave. Così ha scritto, nell’enciclica Caritas in Veritate, Benedetto XVI. Queste poche righe valgono più di complesse teorie economiche, molte delle quali, a mio avviso, già superate dai tempi e dalle circostanze. Più rileggo questa straordinaria enciclica e più mi rendo conto di avere davanti un testo veramente innovativo: una guida in grado di indicare la giusta direzione.

Oggi, più che mai, ci s’interroga sulle possibili soluzioni da adottare per uscire dalla crisi economica. Il rischio è di cadere nella trappola di chi ci propone soluzioni vecchie, usando strumenti obsoleti e inefficaci, nella speranza che qualcosa si aggiusti o, peggio, nell’attesa che il mercato, attraverso la famosa mano invisibile, ipotizzata dall’economista Adam Smith, possa risolvere autonomamente i problemi. Quella stessa mano che proprio Smith ha usato come metafora per esprimere una naturale inclinazione degli uomini, grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse giova tendenzialmente all’interesse dell’intera società, trasformando quelli che costituiscono vizi privati in pubbliche virtù.

Leggendo i dati economici degli ultimi anni e, soprattutto, guardando le sempre più numerose persone che, a causa di questi principi, sono tagliate fuori dal mercato, penso che questa mano o è diventata monca o non ha mai funzionato.

Sono convinto profondamente che il responsabile di quanto è accaduto è "l’homo oeconomicus¹ ", che ha creduto e, soprattutto, ha fatto credere, di potersi fare da sé, obbedendo all’istinto, all’ambizione di potere, all’avidità e all’individualismo; servendosi con malizia di qualunque mezzo per raggiungere il proprio fine.

A questo proposito mi viene da pensare alle parole di Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, nel famoso film Wall Street che sintetizzano bene questo modo di agire.

"L’avidità², non trovo una parola migliore, è valida, l’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l’umanità.".

Per Smith e i sostenitori del liberismo, l’economia politica non ha nulla a che fare con l’amicizia, con la gratuità, con l’amore, con i beni relazionali, tantomeno con la povertà. L’oggetto e il fine della scienza economica è la ricchezza delle nazioni.

Lo stesso Smith ha pubblicato un testo utilizzando proprio questo titolo. Lo sforzo dell’individuo di perseguire esclusivamente il proprio interesse egoistico determina, secondo Smith, il massimo benessere per lui e per gli altri.

Diametralmente opposto è, invece, il perseguimento del bene comune, nella concreta applicazione di quella che, anch’io, credo essere la vera soluzione: l’economia civile. Non è un’utopia o una semplice enunciazione di astratte teorie ma l’applicazione concreta, in economia, di quanto con grande sapienza è stato scritto nell’enciclica Caritas in Veritate.

Il primo passo è cercare le vere cause della crisi e scoprire che questa può trasformarsi nella più grande opportunità offerta all’economia. Marcel Proust sosteneva che un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.

Dalla crisi si esce esplorando le possibilità di nuovi paradigmi, non tornando semplicemente indietro a fare quello che si faceva prima.

Ci sono due modi per vivere questi mutamenti: essere consumatori di storia o piuttosto divenire costruttori della stessa. Sono certo che è giunto il tempo di riappropriarci della possibilità di scegliere il modello economico più utile all’uomo.

Correva l’anno 1958 quando il cardinal Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, nel discorso pronunciato ad Assisi chiedeva:

E’ possibile maneggiare i beni di questo mondo, senza restarne prigionieri e vittime?

E’ possibile conciliare la nostra ansia di vita economica, senza perdere la vita dello spirito e l’amore?

E’ possibile una qualche amicizia fra Madonna Economia e Madonna Povertà?

O siamo inesorabilmente condannati, in forza della terribile parola di Cristo: E’ più facile che un cammello passi per la cruna d’un ago che un ricco entri nel regno dei cieli? (Mt 19,24).

Sono passati più di cinquant’anni e queste domande sono quanto mai attuali.

Se ci ostineremo a cercare risposte a questi interrogativi, attraverso le chiavi di lettura che ci fornisce l’economia capitalistica è evidente che troveremo non poche difficoltà.


¹ Homo oeconomicus: è un individuo auto-interessato che sceglie in base ad incentivi monetari.

² Dal fim Wall Street, 1987, con Michael Douglas, regia di Oliver Stone.

1.1 La crisi spiegata a mio figlio

Basta tornare solo qualche anno indietro per rivedere le immagini tranquillizzanti che raccontavano di un mondo nel quale l’economia mondiale cresceva a ritmi sostenuti, l’inflazione era sotto controllo, la liquidità nei mercati era abbondante e il settore finanziario offriva rendimenti notevoli, al punto che molti riuscivano a vivere semplicemente acquistando e vendendo titoli, dietro un computer. Non mancavano i giornalisti finanziari che davano giudizi lusinghieri su tante società, comprendendo tra queste anche quelle che poi hanno fatto la fine che tutti conosciamo. Le stesse società di rating, quelle che danno i giudizi sull’affidabilità delle aziende, hanno attribuito la tripla A (il massimo) a imprese sull’orlo della bancarotta, facendo in questo modo pagare il prezzo ai numerosi azionisti che avevano creduto in quella società.

Mi sono servito dell’aiuto del famosissimo libro di Collodi per spiegare a mio figlio, che ha dieci anni, i perché dell’ultima e devastante crisi economica e finanziaria.

Pinocchio dopo aver ricevuto da Mangiafuoco cinque monete d’oro incontra il Gatto e la Volpe e gli mostra le monete. Questi due personaggi lo convincono che è possibile moltiplicare le cinque monete e farle diventare cento o mille, basta sotterrarle nel paese di Barbagianni, in un luogo chiamato Campo dei miracoli, dove sarebbe cresciuto un albero colmo di zecchini d’oro.".

Pinocchio e i suoi nuovi amici, durante il tragitto sostano all’osteria Gambero Rosso per cenare e riposarsi. I due compari ordinano una grande cena a spese di Pinocchio, che non mangia nulla essendo preso dalla brama di poter guadagnare tantissimo.

Il resto della storia è noto a tutti.

Al posto del Campo dei miracoli, nel nostro caso, sono stati usati prestiti subprime e titoli di varia natura. L’unica differenza è che questa volta non è arrivata la fatina, come nel caso di Pinocchio, a risolvere i problemi.

La crisi, finanziaria prima ed economica dopo, invece, nella realtà ha raggiunto proporzioni allarmanti. Il modello economico, che sembrava funzionare perfettamente, è impazzito. Si è passato dallo schema tradizionale lavoro-consumo-risparmio, al nuovo e più devastante modello lavoro-debito-consumo. L’indebitamento delle famiglie ha raggiunto

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