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I segreti delle religioni
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E-book1.009 pagine15 ore

I segreti delle religioni

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Info su questo ebook

La parola chiave di questo libro è "segreto", senza censure. Sarà il lettore a giudicare. La fede religiosa è qualcosa di molto particolare e tutto ciò che ruota intorno ad essa è per natura avvolto dal mistero. Così anche le regole, i testi sacri, i rituali, i templi che nei secoli sono stati espressione del sacro, arcaico e contemporaneo. Dal Cristianesimo alle sette, passando per l'Ebraismo, l'Islàm, il Buddhismo e le altre religioni del mondo. In questo suo decimo libro, Giorgio Nadali - giornalista per diverse riviste nazionali e studioso dei fenomeni religiosi - svela tutti i segreti, anche i più "scomodi", legati al mondo della fede. Nelle pagine di questo libro, tra chiarezza descrittiva e forza divulgativa, scoprirete gli enigmi dei testi sacri, i misteri legati alle reliquie, ai santi e all'eroismo nascosto della vera santità, ai luoghi sacri di tutto il mondo. I segreti del clero cattolico, dagli stipendi sacri agli antipapi viventi, i segreti delle chiese cristiane, dalle messe con i serpenti, alle chiese gay, dai segreti della storia ai rituali sessuali dell’Induismo, i festival osé dello Shintoismo, i segreti taoisti a luci rosse e la pornografia sacra induista. Dalla teologia della prosperità e del successo, alle scoperte e invenzioni legate alla religione, ai rituali taoisti dell’immortalità, dai rituali estremi in alcune religioni alla condizione della donna in tutte le religioni e i segreti interreligiosi, tra vizi e virtù… E poi i fenomeni soprannaturali, l'aldilà... Esorcismi, miracoli e apparizioni tra veri mistici e autentici ciarlatani. La religione fa bene alla salute? Gli studi scientifici. L’influsso culturale e sociale della religione nella laicità di tutti i giorni e il futuro delle religioni, con i dati aggiornati di credenti e non credenti in tutto il mondo. E ancora, potrete approfondire il controverso rapporto tra fede e scienza, sesso e religione, scienza e miracoli, angelico e diabolico, cibi sacri e tabù, o addentrarvi nei segreti (e orrori) del fondamentalismo islamico e del fanatismo religioso nel mondo, dei dogmi e dei rituali religiosi, dell'arte dello Zen, del Nirvana, del Tantra e di tante altre pratiche e "stranezze" religiose... Senza alcuna censura... Centinaia di informazioni attuali e aggiornate in un unico libro. Tutto quello che è impossibile scoprire da soli e che nessuno vi avrebbe mai detto o avrebbe voluto scrivere... Scaricalo, e preparati a stupirti della forza della religione nel bene e nel male in giro per il mondo…
LinguaItaliano
Data di uscita12 feb 2015
ISBN9788891176943
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    Anteprima del libro

    I segreti delle religioni - Giorgio Nadali

    p.469.

    I segreti dell’ebraismo

    L’Ebraismo conta oggi 14.549.000 di fedeli, di cui 36.000 in Italia (0,06%), per la maggioranza moderni ortodossi. Il Paese col maggior numero di ebrei è Israele (5.309.000), seguito dagli Stati Uniti d’America (5.275.000). I rami in cui l’ebraismo si divide sono quello ortodosso, moderno ortodosso, riformato, conservatore e ricostruzionista L’unica bandiera nazionale con un simbolo ebraico la Magen David (Stella di Davide) è quella di Israele. Il luogo più sacro al mondo è lo HaKotel HaMa'aravi (Muro del Pianto) a Gerusalemme.

    È la religione madre del cristianesimo, tanto che papa Giovanni Paolo II disse agli ebrei presenti alla sua visita nella sinangoga centrale di Roma: «siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori»⁵, essendo il cristianesimo una costola dell’Ebraismo e nato in ambiente giudaico.

    Normalmente un ebreo lo è per nascita. Secondo la legge ebraica la yuhasin (ebraicità) è determinata dalla nascita da due genitori ebrei o almeno dalla madre. La regola vale tuttavia solo per i rami ortodosso e conservatore. I maschi devono essere circoncisi e ricevere un nome all’ottavo giorno dalla nascita con il patto del taglio brit milah.

    Il sistema di leggi ebraico – chiamato halakhah – è molto complesso. La halakhah rappresenta l'osservanza dei 613 comandamenti – detti mitzvòt – presenti nella legge scritta della Torah, i primi cinque libri dell’Antico Testamento, e che costituiscono la legge divina. Vi è poi la legge orale con una moltitudine di leggi morali provenienti dalla Mishna, dal Talmud, dai decreti rabbinici e dallo Shulchan Arukh, il codice di diritto giudaico, che insieme costituiscono la legge umana. Tutto ciò che è a norma della legge ebraica viene definito kosher, soprattutti i cibi consentiti, ma per gli ebrei ortodossi tutto deve essere kosher, compreso il modo di regolare la barba o di usare il mouse di un computer di sabato. Vi è poi un complesso di dottrine mistiche che ruotano attorno al testo sacro della Cabala.

    La più antica religione monoteista risale al patriarca Abramo (1830 a.C.) comune anche a Cristianesimo e Islam. Gli ebrei sono il popolo dell’alleanza tra Dio (Jahweh) e il suo popolo eletto per cui l’identità dell’ebreo è quella di sentirsi eletto da Dio. L’alleanza è detta berith, stabilita da Mosè con Dio sul Monte Sinai nel 1240 a.C.

    L’aldilà

    La credenza nella risurrezione finale dei morti è una convinzione fondamentale dell'ebraismo tradizionale. Era la fede che distingueva i Farisei (antenati intellettuali dell'ebraismo rabbinico) dai Sadducei. Questi rifiutavano il concetto, perché non è esplicitamente menzionato nella Torah. I Farisei trovavano il concetto implicito in certi versetti. La fede nella risurrezione è uno dei tredici principi della fede di Mosè Maimonide. La seconda benedizione della preghiera Shemoneh Esrei – recitata tre volte al giorno – contiene diversi riferimenti alla resurrezione, che avverrà nell'età messianica, un tempo chiamato Olam Ha-Ba – il mondo che deve ancora venire, ma il termine è anche usato anche per riferirsi all'aldilà spirituale. Quando il Messia verrà per dare inizio al mondo perfetto di pace e di prosperità, i giusti saranno riportati in vita e verrà data loro l'opportunità di sperimentare il mondo perfetto che loro giustizia ha contribuito a creare. I malvagi non saranno resuscitati.

    Vi sono alcune scuole di pensiero mistico che guardano alla resurrezione come un processo in corso. Le anime dei giusti sono rinate per continuare il processo in corso di tikkun olam, il miglioramento del mondo. Alcune fonti indicano che la reincarnazione avviene sempre, mentre altri indicano che si verifica solo in circostanze particolari, quando l'anima ha lasciato delle questioni in sospeso sulla Terra. La credenza nella reincarnazione è anche un modo per spiegare la fede ebraica tradizionale, secondo la quale ogni anima ebraica nella storia era presente sul Monte Sinai nel 1240 a.C. e accettò il patto tra Dio e Mosè. Nonostante alcuni passi del Talmud lo neghino, i giusti di tutte le nazioni avranno un posto nello Olam Ha-Ba, quindi anche i gentili, i non ebrei.

    Il posto di ricompensa spirituale per i giusti è spesso definito in ebraico come Gan Eden (gan significa giardino e eden, delizia). Questo non è lo stesso luogo dove si trovavano Adamo ed Eva; è un luogo di perfezione spirituale. Descrizioni specifiche variano ampiamente da una fonte all’altra. Una fonte dice che la pace che si prova durante lo shabbat – il sabato ebraico – è un sessantesimo del piacere dell'aldilà. Solo la persona molto giusta va direttamente al giardino delle delizie. La persona normale scende verso un luogo di pena e purificazione, generalmente indicato come Geenna. Questa è citata anche da Gesù Cristo (es. Matteo 10,28) ed è nominata dodici volte nel Nuovo Testamento. La visione è simile al purgatorio della dottrina cattolica. A volte è chiamata anche ShÈol.

    Secondo una visione mistica, ogni peccato che la persona commette crea un angelo della distruzione (un dèmone), e dopo la morte è punita dai demoni che ha creato. La Geenna come una severa punizione, un po' come l’inferno nel Cristianesimo, con fuoco e zolfo. Altre fonti la vedono semplicemente come un tempo in cui la persona può rivedere oggettivamente le azioni della vita, capire il danno commesso, le opportunità perse e provare rimorso. Il periodo di tempo nella Geenna⁶ non supera i dodici mesi. Poi l’anima ascende per occupare il suo posto nell’Olam Ha-Ba. Solo i grandi malvagi non ascendono alla fine di questo periodo; le loro anime sono punite per dodici mesi interi. Le fonti differiscono su cosa succeda alla fine di quei dodici mesi: alcuni dicono che l'anima malvagia sia totalmente distrutta e cessi di esistere, mentre altri dicono che l'anima continui a esistere in uno stato di coscienza di rimorso. Questo limite di dodici mesi è ripetuto in molti versetti del Talmud, ed è collegato ai cicli di lutto e alla recita della preghiera del Kaddish. Secondo il Talmud (Sanhedrin 7) solo cinque persone rimangono nella Geenna per l’eternità, ma i loro nomi non sono noti.

    Norme alimentari

    Cibi e bevande vietati

    I cibi proibiti sono tutti quelli citati nel capitolo undicesimo del libro del Levitico, interamente dedicato alle prescrizioni alimentari.

    Cammello, irace, lepre, maiale, tutti i pesci senza pinne né squame, aquila, ossifraga, aquila di mare, nibbio, falco, corvo, struzzo, civetta, gabbiano, sparviere, gufo, alcione, ibis, cigno, pellicano, folaga, cicogna, airone, upupa, pipistrello, insetti alati (tranne quelli con due zampe sole come la cavalletta, il grillo e la locusta). Tutti i quadrupedi che camminano sulla pianta dei piedi, tutti gli animali con l'unghia non divisa da fessura e che non ruminano, talpa, topo, sauri, toporagno, lucertola, geco, ramarro, camaleonte, animali striscianti.

    Inoltre non sono commestibili gli animali morti di morte naturale e non si può mangiare la carne di un capretto cotta nel latte della madre (Deuteronomio 14,21), né la carne non macellata ritualmente e neppure i crostacei.

    È proibito anche consumare carne insieme a prodotti caseari a meno di settantadue ore di distanza e i dolci con crema e latte, se prima si è consumata della carne.

    Le prescrizioni alimentari ebraiche sono raccolte nelle 613 Mitzvoth (i comandamenti legali ancora oggi validi per l’ebreo osservante) dalla 143 alla 169. Alcuni esempi di queste leggi sono: non mangiare vermi (152° comandamento e Levitico 11,44); non mangiare insetti (154° comandamento e Deuteronomio 14,19); non mangiare un bue lapidato a morte (162° comandamento ed Esodo 21,28); non bere sangue (167° comandamento e Levitico 7,26). Non mangiare animali morti di morte naturale (156° comandamento e Deuteronomio 14,21); selezionare attentamente gli insetti alati da mangiare (149° comandamento e Levitico 11,21); non mangiare i nervi sciatici (165° comandamento e Genesi 32,33) e naturalmente non essere golosi (169° comandamento e Deuteronomio 21,20).

    La proibizione di bere sangue è legata alla sacralità della vita «perché l'anima della carne è nel sangue» e «il sangue espia, in quanto è la vita» (Levitico 17,11). Il sangue proibito è quello degli animali sottoposti alla macellazione rituale. Ma il sangue degli animali macellati presente nella milza, nel cuore, nei reni non è «sangue dell'anima».

    Queste parti possono essere consumate dopo la salatura delle carni, mettendole in ammollo, per svuotarle di tutto il sangue rimasto. (Pesachim 74b, Kererot 94a).

    La macellazione rituale e il cibo kosher

    Gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione, anche se bendati. Solo un macellaio certificate kosher, detto shochet, di cui le autorità rabbiniche hanno certificato la pieta e l’esperienza, è qualificato per uccidere l’animale. La trachea e l’esofago dell’animale vengono recise con uno special rasoio ritual, con una lama che provoca la morte istantanea dell’animale senza causargli dolore. La macellazione ebraica si chiama schechità e elimina tutti i grassi. Quest’ultima con una tecnica detta nikkùr. Dopo che l’animale è stato ucciso in modo appropriato, un ispettore (bodek) ispeziona gli organi interni per verificare qualsiasi anomali fisiologica che possa rendere l’animale non kosher (treif). I polmoni, in particolare, vanno esaminati per determinare che non vi siano aderenze (sirchot) che possano far sospettare di un foro nei polmoni. Se viene trovata, il bodek deve esaminare con attenzione l’animale per determinare il suo stato kosher (kashruth). Il grasso – lo chelev – viene eliminato dallo schochet, il macellaio ebraico. L’assorbimento dei grassi dell’animale rappresenta un accumulo egoistico e la loro metabolizzazione corromperebbe la natura altruistica dell’ebreo. L’Antico Testamento dice, infatti: «Potrai ammazzare bestiame grosso e minuto che il Signore ti avrà dato, come ti ho prescritto» (Deuteronomio 12,21) e ancora «Parla agli Israeliti e riferisci loro: Non mangerete alcun grasso, né di bue, né di pecora, né di capra». (Levitico 7,23). Non solo carne però. I cibi kosher sono più leggeri anche perché non possono contenere strutto, olii e grassi animali idrogenati, additivi, ecc. Vi sono procedure speciali per tagliare la carne di manzo o di vitello chiamate nikkur. Molte parti, nervi e zone grasse sono proibite e vanno rimosse con una procedura molto lunga.

    La carne deve prima essere messa a bagno per mezz'ora in luogo fresco (non ghiacciato) nell’acqua in un utensile designato esclusivamente a tale scopo . Dopo aver fatto sgocciolare l’acqua in eccesso, la carne viene completamente salata in modo che l'intera superficie sia ricoperta. È consentito solo il sale grosso. Nella lavorazione del pollame, sia l'interno che l'esterno degli uccelli macellati devono essere salati. Tutte le sezioni interne devono essere rimosse prima di iniziare il processo di koshering. Ogni parte deve essere messa a bagno e salata separatamente. Se la carne è stata tagliata con un coltello durante il processo di salatura, anche la superficie del taglio va bagnata e salata. La carne salata viene poi lasciata per un'ora su una superficie inclinata o forata per permettere al sangue di fluire cadere liberamente. La parte aperta del pollame deve essere posta con il lato aperto verso il basso. Dopo la salatura, la carne deve essere accuratamente bagnata e lavata per eliminare tutto il sale. Secondo la legge rabbinica, le carni devono essere rese kosher entro 72 ore dopo la macellazione, in modo da non permettere al sangue di coagularsi. Se la carne è stata completamente inzuppata o risciacquata, ulteriori 72 ore vengono concesse per il processo di salatura. Un mezzo alternativo per rendere la carne kosher è attraverso la cottura alla griglia. Il fegato può essere reso kosher solo attraverso la bollitura, a causa della preponderanza di sangue al suo interno. Sia il fegato sia la carne devono prima essere accuratamente lavati per rimuovere tutto il sangue in superficie. Vengono poi salate leggermente su tutti i lati. Poi sono posti sulla griglia su una griglia forata sul fuoco per estrarre il sangue interno. Il fegato deve posto sulla griglia su entrambi i lati fino a quando la superficie esterna sia asciutta e di colore marrone. Inoltre, quando si rende kosheri un fegato, vanno fatte delle fessure nel fegato prima della cottura alla griglia. Dopo la cottura alla griglia, il fegato viene risciacquato. Per rendere kosher un fegato vavo utilizzati utensili separati. I cibi kosher sono più leggeri anche perché non possono contenere strutto, olii e grassi animali idrogenati, additivi, ecc. Ogni anno nel mondo 2.500 prodotti diventano kosher, per un mercato di centocinquanta miliardi di dollari di cui cinque solo in Italia.

    Il cibo kosher si può suddividere in tre gruppi:

    - a base di carne

    - a base di latte

    - Parve cioè neutrale. È il cibo che non contiene ingredienti né di carne né di latte, come la frutta e verdura. Un cibo neutrale può inquinarsi a seguito della lavorazione o cottura. La consumazione di vino e succo d’uva può essere approvata solo dai rabbini. Il pane è a rischio se è cotto nello stesso forno di pane o dolci non kosher, il che lo renderebbe automaticamente non kosher: in effetti, nessun pane non controllato può essere considerato kosher. La margarina contiene grassi ed emulsionanti che possono avere un’origine animale e quindi si può impiegare solo quella approvata da un rabbino. In Italia duecento sono le aziende autorizzate kosher, per mezzo milione di ebrei italiani, ma solo venti di queste usano la certificazione kosher.

    Tra i 613 comandamenti, quelli riferiti al cibo e osservati ancora oggi sono:

    176 Esamina i segni degli animali per valutare se sono kosher o non kosher. – Levitco 11,2

    177 Esamina i segni dei volatili per valutare se è kosher o non kosher. – Deuteronomio 14,11

    178 Esamina i segni dei pesci per valutare se sono kosher o non kosher. – Levitico 11,9

    179 Esamina i segni degli insetti per valutare se sono kosher o non kosher. – Levitico 11,21

    180 Non mangiare animali non kosher. – Levitico 11,4

    181 Non mangiare volatili non kosher. – Levitico 11,13

    182 Non mangiare pesci non kosher. – Levitico 11,11

    183 Non mangiare insetti volanti non kosher. – Deuteronomio 14,19

    184 Non mangiare creature che strisciano sulla terra. – Levitico 11,41

    185 Non mangiare larve. – Levitico 11,44

    186 Non mangiare vermi trovati nei frutti della terra. – Levitico 11,42

    187 Non mangiare creature che vivono nell’acqua e non sono pesci. – Levitico 11,43

    188 Non mangiare la carne di animali che sono morti in maniera diversa dalla macellazione rituale. – Deuteronomio 14,21

    189 Non mangiare carne di un animale che abbia ucciso una persona. – Esodo 21,28

    190 Non mangiare la carne di animali feriti a morte. – Esodo 22,30

    191 Non mangiare parti di animali strappati ad animali ancora viventi. – Deuteronomio 12,23

    192 Non mangiare sangue. – Levitico 3,17

    193 Non mangiare parti grasse di animali puri. – Levitico 3,17

    194 Non mangiare il nervo sciatico. – Genesi 32,33

    195 Non mangiare carne e latte cotti insieme. – Esodo 23,19

    196 Non cuocere carne e latte insieme. – Esodo 34,26

    197 Non mangiare pane ottenuto da grano fresco prima dell’offerta di un omer dovuta nel secondo giorno di Pesach (Pasqua) – Levitico 23,14

    198 Non mangiare grano abbrustolito prima dell’offerta di omer. – Levitico 23,14

    199 Non mangiare grano appena maturato prima dell’offerta di omer. – Levitico 23,14

    200 Non mangiare i frutti di alberi che non siano piantati da almeno tre anni. – Levitico 19,23

    201 Non mangiare frutti di semi differenti piantati in una stessa vigna (in Israele). – Deuteronomio 22,9

    202 Non mangiare i prodotti dai quali non siano state sottratte le decime. – Levitico 22:15

    203 Non mangiare o bere alcunché che sia stato offerto in sacrificio agli idoli. – Deuteronomio 32:38

    204 Macella in maniera rituale un animale prima di mangiarlo. – Deuteronomio 12:21

    205 Non macellare un animale e i suoi figli lo stesso giorno. – Levitico 22:28

    206 Ricopri con la terra il sangue di un animale macellato. – Levitico 17:13

    La donna

    Nell’ebraismo esistono diverse norme riguardante la donna. Alcuni comandamenti sono riservati alle donne, mentre sono esentate da altri. Secondo il Talmud, la donna è spiritualmente superiore all’uomo. La preghiera ebraica maschile recita: «Benedetto tu Signore Nostro Dio Re del mondo che non mi hai fatto non ebreo. Benedetto tu Signore Nostro Dio Re del mondo che non mi hai fatto schiavo. Benedetto tu Signore Nostro Dio Re del mondo che non mi hai fatto donna». Le donne recitano solo le prime due parti e al posto della terza dicono: «Benedetto tu (o Signore Nostro Dio Re del mondo) che mi ha fatto secondo la sua volontà». Questa è la formula del rito sefardita e ashkenazita (ebraismo ortodosso).

    Il Rabbi Eleazar ben Shammua intorno al 270 d.C. scrisse: «Chi non ha moglie non è un essere umano». Meno radicale il Rabbi Chijja bar Gamda (III sec. d.C.): «Chi non si sposa non è un uomo completo» (Bereschit Rabba, xvii, 2, 18). «Se qualcuno non attua la procreazione, è come se spargesse sangue» (b Yebamot 63a). Tra le centinaia di dottori del periodo mishnaico e talmudico solo uno non era sposato: Simon ben Assai (110 d.C.). Il celibato è un grave peccato perché «chi non s’interessa di procreare, la Scrittura glielo addebita come se avesse diminuito l’immagine di Dio». (Genesi 9,6 s.) Sostanzialmente contrario alla contraccezione, il giudaismo ortodosso concede di smettere di procreare a chi ha già dei figli (almeno un maschio e una femmina). «Nessuno deve astenersi dal procreare, a meno che non abbia già figli». Bet Hillel dice: «un figlio e una figlia» (M Yebamot VI, 6). La famiglia è dunque dovere essenziale.

    La donna è un eser, cioè un aiuto per l’uomo (Genesi 2,18) Per amore suo l’uomo si separerà dai genitori (Genesi 2,24)

    Le donne hanno più fede degli uomini. (Talmud)

    Le donne hanno più potere discernimento degli uomini. (Talmud)

    Le donne hanno un cuore più tenero degli uomini. (Talmud)

    Israele è stato redento dall’Egitto dalla virtù di donne israelite.

    Su dieci misure del parlare nel mondo, le donne ne hanno prese nove. (Talmud)

    Un uomo senza moglie vive senza gioia, benedizione e bene. (Talmud)

    Un uomo deve amare sua moglie come se stesso e rispettarla più di se stesso. (Talmud)

    Un uomo deve essere attento a non dire cose che urtino la sensibilità più propensa alle lacrime, delle donne. (Talmud)

    Il primo giorno di ogni mese (Rosh Chodesh) le donne non lavorano. Questa esenzione è un omaggio alle donne perché durante l’esodo (Esodo 32,4) si sono rifiutate di partecipare alla costruzione del vitello d’oro idolatrico.

    Il primo dei comandamenti delle donne si chiama nerot, che significa luci. È chiamato anche hadlakat ha-ner e sta a significare il privilegio di accendere in casa le candele del candelabro ebraico (menorah) al tramonto del venerdì, l’inizio della festa dello shabbat e in altre feste. L’accensione delle candele segna l’inizio del periodo sacro per la casa.

    Secondo la halakhah (legge ebraica) le donne sono esenti dalla maggioranza dei mitzvot positivi (cioè dei doveri) e dallo studio della Torah (la Parola di Dio).

    Le donne devono avere figli, ma solo in conseguenza della regola chiamata peru urevu di Genesi 1,28: «siate fecondi e moltiplicatevi», la quale vale solo per gli uomini.

    Nell’ebraismo ortodosso una donna non può essere presidente di una congregazione e non può essere rabbino (nell’ebraismo riformato, specie negli Stati Uniti, sì).

    La donna durante il ciclo mestruale è niddah, cioè impura per sette giorni. È impura anche dopo il parto per sette giorni se ha avuto un maschio (Levitico 12,2) e per sessantasei giorni, se ha partorito una femmina (Levitico 12,5). Nelle sinagoghe c’è una piscina rituale chiamata mikvah per la purificazione delle donne dopo questi eventi. La parola ebraica per sangue è dam. Nella cultura Indo-Europea da questa parola deriva il termine dama. L’Antico Testamento chiama immondezza mestruale il ciclo femminile e prescrive molte regole a questo riguardo nel capitolo quindici del libro del Levitico.

    Nel ramo dell’ebraismo ortodosso la donna non può indossare il tallit (velo maschile della preghiera) e il teffilin (filatterio). Non può inoltre leggere in pubblico la Torah (Parola di Dio). Non può essere cantore.

    Delle cinquanta imposizioni di nomi biblici, circa la metà avviene per merito di donne. In base al matriarcato Isacco si sposa con Rebecca, la cui approvazione è necessaria.

    Nonostante il predominio dell’uomo, entrambi i genitori vanno onorati. (Esodo 20,12)

    Il marito deve garantire alla moglie tre diritti: cibo, vestiti, attività sessuale.

    La procreazione è un dovere maschile, non femminile.

    Il Talmud afferma che la donna è spiritualmente superiore all’uomo. Ha varie funzioni tra cui guidare e ispirare il marito e dargli soddisfazione sessuale.

    Nel diritto religioso la donna non ha parità. Il divorzio dipende molto dall’uomo, ma sono ebrei solo i figli di madre ebrea. La discendenza ebraica è trasmessa dalla madre. Si nasce ebrei se la madre è ebrea.

    Il maschio rimane l’elemento cui si conferisce più importanza e cui si presta maggiore attenzione. Una figlia è accolta con minor gioia e la madre che l’ha partorita dovrà compiere una purificazione più lunga che se avesse dato alla luce un maschio. L’educazione delle bambine, soprattutto quella religiosa è sommaria (ebraismo ortodosso).

    La donna sposata è l’elemento fondamentale della cellula familiare.

    Nelle famiglie osservanti è la donna-moglie che accende la candela dello shabbat, al tramonto del venerdì.

    Secondo il Talmud, «È giusto divorziare dalla propria moglie se rovina il cibo, o se si trova una donna più bella» (Gittin, 91a) e «Non è mai una buona cosa parlare troppo a lungo con le donne, inclusa la propria moglie» (Aboth, 1.5).

    Un uomo ebreo ortodosso non può sedersi accanto a una donna (mezzi pubblici compresi), stringerle la mano o sentirla cantare.

    Una donna nello stato niddah (ciclo mestruale) può ritornare nello stato di purezza rituale (taharah) solo dopo l’immersione in una piscina particolare – mikvah – autorizzata dal sistema legale giudaico, la halakhah. Una sorgente (ma’ayan) o una piscina naturale può andare bene, ma dato che la legge è molto complessa, è meglio immergersi in una mikvah artificiale e gestita da un tempio israelitico, la sinagoga. Una mikvah è composta di una sala d’attesa, un bagno con doccia e da una sala della vasca rituale (una piccola piscina). Le acque della mikvah sono acque vive, provenienti da una sorgente naturale. Una tubazione sul muro permette all’acqua piovana di fluire direttamente nella riserva della vasca (bor). La bor mantiene questa sorgente naturale, e attraverso un’apertura a lato o sotterranea, le acque fresche si uniscono all’acqua dell’acquedotto cittadino, aggiunta alla vasca principale, mantenendo costante il contatto tra le due acque durante l’immersione. L’assistente della mikvah griderà «kosher!» per testimoniare che l’immersione è stata fatta in modo regolare. Se una mikvah non è disponibile, ci si può immergere in un’altra fonte d’acqua purché sia in linea con la legge halakhah. Ad esempio, l’acqua utilizzata dev’essere almeno da un cubito a tre cubiti quadrati (250-1.000 litri) e provenire da una sorgente viva, oppure da acqua piovana o neve sciolta. Non ci devono essere perdite nella vasca. Bisogna immergersi dopo la mezzanotte. Altre norme sono contenute nel trattato mikva’ot. La legge della niddah rimane l’ultima norma sulla purezza rituale osservata nell’ebraismo moderno e fa parte della Taharas Hamishpacha (norme sulla purezza familiare): «Non ti accosterai a donna per scoprire la sua nudità [cioè non avere rapporti sessuali con lei] durante l’immondezza mestruale», è scritto nell’Antico Testamento in Levitico 18,19. La norma è osservata come comandamento e serve a rafforzare il legame coniugale. La legge della niddah è respinta dal ramo dell’ebraismo riformato. Tuttavia il periodo dell’immersione, detto tevilah è un et ratzon, cioè un tempo in cui la preghiera della donna viene più rapidamente accolta da Dio.

    Esiste un sito internet a pagamento, dove è possibile tenere un calendario per monitorare le date delle mestruazioni, prevenire unioni sessuali in periodi proibiti dalla legge ebraica, per osservare le leggi di purezza femminile onas haveset. Tenere questo calendario è obbligatorio per le coppie sposate, secondo le complesse e dettagliate leggi dette tahars hamishpacha, cioè della purezza familiare. Può essere usato solo un calendario giudaico detto luach, perché per gli ebrei il giorno inizia al tramonto di quello precedente. Usare un calendario diverso sarebbe errato. Il calcolo verificherà i periodi mestruali detti onas haVeset. Il sito provvederà automaticamente a inviare email o SMS alla donna iscritta, e la informerà su sei cose molto importanti: la hefsek taharah (pausa per iniziare la purezza, dalla cessazione del flusso mestruale), la shivah neki’im (i sette giorni senza flusso di sangue), la veset HaChodesh, (uno dei tre giorni prima dell’inizio delle mestruazioni, in cui il coito è proibito, onot perishah), la onah beinonit (l’intervallo medio tra i due flussi mestruali), la veset haflagah (l’intervallo tra i due cicli) e la notte dell’immersione nella mikvah. Esistono siti internet che vendono i kit per il rito della mikvah, comprendenti panni sterili e bianchi per la bedikah, la verifica religiosa delle mestruazioni. La mikvah è usata anche dagli uomini per la conversione finale al giudaismo, durante la festa dell’espiazione (Yom Kippur) e il giorno del matrimonio. Inoltre le stoviglie nuove di casa devono essere immerse nella mikvah prima del loro utilizzo. I rabbini dell’ebraismo ortodosso raccomandano che se una donna non sposata voglia avere rapporti sessuali debba prima immergersi nella mikvah. Lo stesso vale anche per chi si converte all’ebraismo.

    Storicamente per gli Ebrei (e per molti altri popoli antichi) «non solo la potenza generatrice era circondata da un alone di mistero, ma si riteneva pure che la perdita di seme maschile o di sangue della donna significasse una perdita di vitalità, una diminuzione dello stesso principio vitale. Entrambi questi fatti cagionavano uno stato di impurità che precludeva ogni partecipazione attiva alla vita cultuale di Israele. L’attenzione qui non è rivolta alla colpa morale e l’isolamento che veniva sanzionato non costituiva una misura punitiva: impediva semplicemente la diffusione per contatto dell’impurità […], gli interessi cultuali erano alla base di tutta la legislazione sulla purità e l’impurità»⁸. Ecco perché in diverse religioni le mestruazioni sono considerate impure dal punto di vista del culto, non ovviamente da quello morale. Cristianesimo ortodosso, Islàm, ebraismo e induismo pongono attualmente delle limitazioni all’attività di culto della donna durante il ciclo mestruale, impedendole di fatto di accedere ai luoghi di culto.

    I luoghi di culto

    Il monte Moriah, il pericoloso ombelico del mondo

    Il Monte del Tempio (Har haBáyit) è uno dei luoghi più sacri della Terra, venerato per ragioni diverse da ebrei, cristiani e musulmani. Si trova a Gerusalemme, ed è il luogo dove originariamente ad Abramo era stato ordinato da Dio di sacrificare suo figlio Isacco (Genesi 22,2). Il nome della collina significa infatti Ordinato da Jahweh. È il luogo dove fu costruito il primo tempio da Salomone nel 950 a.C., caduto in rovina e distrutto nel 586 a.C. dai babilonesi e in seguito del secondo tempio, costruito da Erode il Grande nel 20 a.C. e distrutto dall’imperatore romano Tito, nel 70 d.C. Le dimensioni del tempio di Salomone erano di circa 27 x 9 metri, alto 14 metri. Il tempio di Salomone richiese tremila tonnellate d’oro, più di quanto ne sia estratto oggi in un anno. Nel 691 d.C. vi fu costruito il santuario islamico della Cupola della Roccia (Qubbat al-Ṣakhrā'). Non è una moschea, come alcuni pensano. Infatti, non è presente un minareto. Fu costruita per celebrare il mancato sacrificio di Isacco. All’interno vi è la roccia con l’impronta del piede di Maometto, asceso al cielo e sotto di essa il Pozzo delle Anime. Questo luogo è il più sacro per gli ebrei. È sacro anche ai cristiani, perché qui Gesù pregava nel tempio.

    Quest’area di trentacinque ettari (500 x 300 metri), circondata da antiche mura, è nota ai musulmani come lo Haram esh-Sharif (nobile recinto) dal 638 d.C. Queste mura racchiudono il terzo luogo più sacro dell’Islàm, la Cupola della Roccia e la moschea di Al-Aqsa. Questi luoghi sacri all’Islàm sono qui da tredici secoli, ma ancora oggi gli ebrei considerano il Monte del Tempio (distrutto nel 70 d.C.) esattamente come l’ombelico del mondo, situato nel centro della Terra. Il muro occidentale delle fondamenta è tutto ciò che rimane del secondo tempio ebraico ed è quindi anche il luogo più sacro per gli ebrei. Lo Ha Kothel ha Marawi, il Muro del Pianto, al quale i giudei di tutto il mondo vanno a piangere ancora oggi, dopo quasi duemila anni, la distruzione del loro tempio. Gli ebrei più devoti in Israele (e i cristiani apocalittici americani) fremono per la ricostruzione di un terzo tempio (Beit haMikdash haShlishi), esattamente dove ora sorge la Cupola della Roccia. I palestinesi hanno sempre percepito il desiderio del sionismo giudaico di ricostruire il terzo tempio. Nel 1984 è stato sventato un attentato alla Cupola della Roccia, ad opera di estremisti ebrei ortodossi che protestavano contro gli accordi di pace di Camp David e che volevano preparare la via alla costruzione del terzo tempio.

    Esiste anche l’Istituto per la costruzione del Terzo Tempio, il Machon HaMikdash guidato dal Rabbi Yisrael Ariel (Movimento dei Fedeli del Monte del Tempio). L’istituto ha già ricevuto 60.000 dollari⁹ di donazioni da ebrei americani. Per molti ebrei religiosi, la ricostruzione sarebbe un simbolo del ritorno del popolo ebraico alla terra promessa e alla loro sovranità. Nelle campagne elettorali alcuni gruppi di estrema destra hanno incluso nei loro programmi anche la ricostruzione del tempio.

    In più di centinaio occasioni dal 1967 membri del fondamentalismo ebraico hanno progettato di distruggere la Cupola della Roccia e la moschea di Al-Aqsa, mettendo in serio pericolo la pace nella regione. Anche se Gerusalemme significa in ebraico Città della Pace, il Monte del Tempio ha da sempre infiammato gli animi di ebrei e musulmani. Il leader israeliano Ariel Sharon, nel 2000 entrò nell’area sacra islamica con mille sodati israeliani. Fatto che causò dei gravi disordini in cui persero la vita quasi cinquecento palestinesi musulmani. Un ufficiale della sicurezza israeliana dichiarò alla televisione britannica: «Toccare la moschea significa guerra tra il mondo islamico e Israele e senza dubbio sarebbe un conflitto che potrebbe portare alla distruzione dello stato di Israele». Storicamente, in seguito alla rivolta giudaica di Bar Kochba nel 135 d.C., l’idea di ricostruire il terzo tempio fu abbandonata. Solo il messia sarebbe capace di ricostruire il tempio. Questa idea anima il cuore del sionismo da oltre un secolo. Stranamente questa visione è sostenuta dai cristiani apocalittici degli Stati Uniti d’America. Pochi anni fa il gruppo radicale Fedeli del Monte del Tempio era quasi scomparso. Poi stabilì legami con le chiese millenaristiche americane e da allora il fondatore, Gershon Salomon, ha avuto il sostegno di un network televisivo americano per una grande raccolta di fondi.

    Vi sono studiosi che mettono in discussione il luogo del secondo tempio per cui il pericoloso ombelico del mondo non creerebbe problemi. Infatti secondo Ernest L. Martin l’originale tabernacolo di Davide e il Tempio di Salomone si trovavano sopra la sorgente di Gihon. L’antica legge ebraica prescriveva che una sorgente per la purificazione rituale fosse localizzata dentro il tempio. (2 Samuele 6,17). Tuttavia non è stata trovata alcuna sorgente naturale all’interno dell’area sacra islamica dell’Haram esh-Sharif. L’unica sorgente naturale a Gerusalemme è a Gihon. L’area del Monte del Tempio corrisponderebbe invece all’antica fortezza Antonia. Il vero tempio si trovava quattrocento metri a sud, più in là, sopra la sorgente di Gihon. Gesù Cristo predisse per quattro volte la distruzione del tempio quaranta anni prima che avvenisse (Marco 13:1-2, Matteo 24:1-3, Luca 19,43-44, 21:5-6). Una distruzione totale, secondo il Vangelo, che non avrebbe lasciato nemmeno il muro occidentale delle fondamenta, l’attuale Muro del Pianto.

    Rituali e norme morali

    No al barbiere

    Tempi difficili per i barbieri di ebrei ortodossi. È assolutamente proibito usare il rasoio per la barba, sia per la Torah, sia per la Mishna¹⁰ – uno dei testi fondamentali dell’ebraismo – sia per la Cabala, che la considera santa. Dopotutto tutti i profeti e i patriarchi avevano una folta barba. L’accorciarla costituisce un grave peccato, tranne per gli ebrei chassidici italiani. Per l’ebraismo ortodosso è anche obbligatorio¹¹ per i maschi far crescere sin da piccolissimi i peyot (boccoli) ai lati delle tempie. I bambini ebrei delle famiglie ortodosse devono lasciarsi crescere i capelli sino all’età di tre anni. Poi, secondo la tradizione, il padre invita i membri della famiglia a tagliare ciascuno una ciocca di capelli al bambino, lasciando solo i peyot, che rimarranno lunghi per tutta la vita e che dopo la pubertà si uniranno alla barba.

    È uno dei segni più caratteristici degli ebrei ortodossi. Forse l’unico che li distingue dagli altri. Infatti, gli ebrei sono quattordici milioni nel mondo, ma solo una piccola parte, circa due milioni, può essere riconosciuta subito anche visivamente. La maggioranza degli ebrei non ha segni distintivi esteriori. I peyot sono dapprima solo capelli (nell’età impubere) e poi misti a barba. Possono essere anche molto lunghi. Secondo Maimonide rasarsi ai lati delle tempie è un uso pagano.

    Difficili sono le regole per i rasoi ebraici. Infatti, il rasoio elettrico Philishave con lame rotanti fu inventato proprio da un ebreo ortodosso olandese, Alexandre Horowitz. Un rasoio kosher, secondo la legge ebraica. Quello adatto per gli ebrei ortodossi, per una semplice regolata ai baffi quando interferiscono con la bocca nel mangiare, deve avere le lame secondarie rimosse. Le lame del rasoio non possono toccare la pelle in cinque punti. Esistono due vere e proprie enciclopedie di più di 1000 pagine solo sul come poter trattare religiosamente la santa barba¹².

    I comandamenti attuali e quelli in disuso

    Gli Ebrei non hanno dieci comandamenti. Ne hanno 613. Si chiamano mitzvot (al plurale), mitzvah al singolare. Se per il Cristianesimo si possono sintetizzare in due solo due: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze e il prossimo tuo come te stesso»¹³ e per San Paolo addirittura in uno solo (l’amore del prossimo)¹⁴, l’ebreo osservante oggi rispetta circa la metà dei 613 mitzvot, di cui 248 positivi (fare) e 365 negativi (non fare). Gli altri sono così obsoleti da essere ormai in disuso. Vediamone qualcuno di entrambe i gruppi. I 613 comandamenti sono chiamati Taryag Mitzvot. Nella ghematrìa le parole Taryag Mitzvot hanno valore numerico 613. La parola Torah (legge divina) ha valore numerico 611 (che è anche il numero dei comandamenti dati da Mosè) al quale si aggiungono i primi due comandamenti dati da Dio nel decalogo – quelli che si riferiscono direttamente a Lui. La somma è 613. Anche la parola tzitzit (le frange del tallit, il velo maschile della preghiera ebraica) ha valore numerico 600. Sommandolo al numero dei fili (8) e dei nodi (5) si ottiene il valore numerico 613. Indossare il tallit vuol dire indossare la Torah e i suoi comandamenti. Tutti i comandamenti hanno un riferimento nella Torah. Nella lista dei 613 vi sono comandamenti validi solo per gli uomini o per entrambe i sessi. 248 sono gli obblighi (aseh) e 365 i divieti (ta’aseh). È un obbligo avere figli (125°, Genesi 1,28). È proibito ripudiare la donna che hai costretto a sposarti (133°, Deuteronomio 22,29). È proibito avere relazioni sessuali con la madre (139°, Levitico 18,7), con le bestie (155°, Levitico 18,23) e mangiare uva passa (221°, Numeri 6,3). È obbligatorio osservare le leggi sull'impurità rituale causata dalle perdite femminili irregolari (456°, Levitico 15,25) e restituire gli oggetti smarriti (480°, Deuteronomio 22,1). È tuttora obbligatorio trattare gli schiavi cananei senza asprezza (514°, Levitico 25,46), seppellire il condannato a morte il giorno stesso in cui è stato ucciso (550°, Deuteronomio 21,23), distruggere la discendenza di Amalék (598°, Deuteronomio 25,19). È vietato risiedere permanentemente in Egitto (601°, Deuteronomio 17,16). Inoltre, è obbligatorio essere felici durante le feste. È scritto: «Gioirai in questa tua festa» (Deuteronomio / Devarim 16,14). Un uomo ha l’obbligo di rendere felice la moglie con bei vestiti e distribuire dolci ai membri della famiglia. Inoltre è un dovere rendere felici i poveri nel giorno festivo. È proibito radersi a zero i capelli. È scritto: «Non vi raderete tra gli occhi per un morto» (Deuteronomio / Devarim 14,1). Nonostante Dio chiese questo come rinuncia a una pratica dell’antico paganesimo, ancora oggi è proibito radersi i capelli.

    È proibito tatuarsi. «Non vi farete segni di tatuaggio» (Levitico / Va-yikra 19,28). Dio lo chiese come rinuncia a una pratica dell’antico paganesimo, ma la regola è ancora valida. (Nella tradizione indù e buddhista i tatuaggi sono invece considerati come talismani contro le forze del male). È un comandamento che una vedova tolga la scarpa al cognato se non lo vuole sposare. È la legge del levirato. Se il marito moriva, senza lasciare eredi maschi, la vedova doveva unirsi al cognato, cioè al fratello del marito. Il figlio di quest’unione era ufficialmente considerato prole del defunto. Il suo nome poteva essere ancora ricordato e solo in questo modo egli continuava ad esistere. Il levirato proteggeva la proprietà familiare e dava speranza per il futuro. Non era ancora sviluppata la fede nell’aldilà (a parte una vaga sopravvivenza impersonale nello sheol): un uomo continuava a vivere nei suoi discendenti maschi. Il levirato (yibum) è caduto in disuso nel giudaismo moderno. È cessato nel 400 d.C. I Saggi di Israele richiedono di rinunziarvi e di passare direttamente allo halitzah prescritto in Deuteronomio 25,7-10.

    Levir in ebraico sognifica cognato. Secondo la legge del levirato, caduta in disuso nel 400 d.C. se un uomo si rifiutava di unirsi alla cognata per dare una discendenza al fratello, la donna la prendeva molto male e, con un preciso rituale, gli sputava in faccia e gli levava i sandali: «…allora sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli toglierà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e prendendo la parola dirà: «Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello. La famiglia di lui sarà chiamata in Israele la famiglia dello scalzato. (na`al chalats)» (Deuteronomio 25, 9-10) È la norma dello halitzah. Oggi (nonostante la legge del levirato non sia più in vigore), vige ancora il rito della scalzatura del cognato e dev’essere eseguito da rabbini qualificati. Non è permesso un nuovo matrimonio, prima di questa cerimonia.

    È proibito non fornire cibo, vestiti e rapporti sessuali alla moglie. Sta scritto: «Se egli ne prende un’altra per sé, non diminuirà alla prima il nutrimento, il vestiario, la coabitazione». (Esodo / Sh’mot 21,10). La onah (Esodo 21,10) prescrive che il marito abbia regolarmente rapporti sessuali con la moglie, non per avere figli, ma per piacere reciproco (Talmud Babilonese, Nadarim 15b). Una donna ha il diritto a chiedere al marito di non cambiare occupazione che lo porti spesso lontano dai suoi doveri coniugali.

    La parola onah letteralmente significa periodo di tempo. Secondo le regole della niddah, di solito si riferisce a un giorno o una notte. Ogni giorno di ventiquattro ore consiste quindi di due onot. La onah del giorno inizia all'alba (henetz hachamah, comunemente chiamato Netz) e termina al tramonto (shekiat hachamah o shekiah). Il periodo notturno della onah dura dal tramonto fino all'alba. Le relazioni coniugali sono vietate su un onah quando una donna anticipa le mestruazioni. Questo è chiamato un onah perishah, periodo di separazione. Il termine onah può anche riferirsi alla lunghezza del ciclo mestruale. Si presume che la onah beinonit, o intervallo medio duri trenta giorni. Il termine mitzvat onah (cioè un comandamento eseguito in un determinato periodo) si riferisce agli obblighi coniugali del marito verso la moglie ed è utilizzato anche come sinonimo di rapporti sessuali tra coniugi. Il desiderio è così importante che c’è un particolare angelo incaricato di prendersene cura (Bereshit Rabbah 53,6), perché porta armonia e pace tra i partner.

    È proibito praticare sortilegi yid’oni. Sta scritto: «Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini (yid’onim), non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio». (Levitico / Va-yikra 19,31). Yid’oni è il mettere in bocca l’osso dell’uccello chiamato yiddo’a. È il bruciare incenso, facendogli cadere le ali perché pronunci oracoli. Non è lecito. È proibito ingerire sangue. Sta scritto: «Non mangiate affatto sangue, né di uccelli, né di bestiame, in qualunque luogo voi vi troverete ad abitare». (Levitico / Va-yikra 7,26). Chi ne ingerisce almeno l’equivalente del peso di un’oliva merita una karéth (punizione). Il sangue umano è proibito dalla legge dei Saggi, ma solo se ha lasciato il corpo della persona. È lecito però ingerire sangue di pesci kosher (quindi senza squame) e quello di locuste (per chi lo gradisce). È sulla base di questo passo della legge dell’Antico Testamento che i Testimoni di Geova rifiutano le trasfusioni di sangue. Il comandamento aveva però solo lo scopo di evitare pratiche idolatriche al popolo di Israele alleato con Dio.

    È proibito mangiare animali striscianti. Sta scritto: «Voi non mangerete alcun animale che striscia sulla terra, sia che si trascini sul ventre, sia che cammini su quattro o più piedi, perché sono abominevoli». (Levitico / Va-yikra 11.42). Tra gli animali (b’hémah) striscianti sono compresi serpenti, scorpioni, vermi e scarafaggi. Chi ne mangia almeno l’equivalente di un’oliva riceverà delle frustate.

    È proibito unirsi alla moglie durante le mestruazioni. Sta scritto: «Non accostarti a una donna per scoprire la sua nudità durante la sua impurità mestruale». (Levitico / Va-yikra 18,19). «Scoprire la nudità» significa avere rapporti sessuali. L’unione coniugale è proibita durante il ciclo sin dal suo inizio, al termine del quale la donna deve prima immergersi, come già detto, in una piscina naturale. È importante che un uomo non viva con la moglie in una città priva di una piscina rituale, (generalmente presente presso una grande sinagoga). Anche dopo il parto, la