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Energy manager: Una professione vincente al servizio di imprese ed enti pubblici. Seconda edizione

Energy manager: Una professione vincente al servizio di imprese ed enti pubblici. Seconda edizione

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Energy manager: Una professione vincente al servizio di imprese ed enti pubblici. Seconda edizione

Lunghezza:
359 pagine
2 ore
Pubblicato:
22 gen 2015
ISBN:
9788869094200
Formato:
Libro

Descrizione

Quella di Energy manager è una professione manageriale in cui a fare la differenza è la capacità di coniugare le competenze tecniche con quelle relazionali e organizzative.


Una professione entusiasmante che ha bisogno di visione e di attitudine alla pratica; di efficacia nella comunicazione e di competenze tecniche avanzate. Per insegnare alle imprese e alle Pubbliche amministrazioni come usare l'energia in modo efficiente e produrre dal sole una quota crescente del fabbisogno di elettricità e calore, sia il modo concreto per migliorare radicalmente il conto economico, la produttività e la qualità degli ambienti di vita e lavoro.


Attraverso gli argomenti e i risultati di molti grandi manager dell'energia italiani, questo libro descrive le soluzioni tecnologiche e organizzative per fare realmente efficienza energetica.
Pubblicato:
22 gen 2015
ISBN:
9788869094200
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Energy manager - Mario Pagliaro

2014

CAPITOLO 1

Professione: Energy manager

1.1 Energy management: Contesto e prospettive

Quella energetica è una questione strategica con significative implicazioni geopolitiche. Da un lato, gli Stati Uniti hanno interesse ad elevare e mantenere elevato il costo del barile. Dall’altro, Paesi dell’Opec dove estrarre il petrolio costa molto meno, non hanno interesse che il prezzo salga troppo, per non deprimere il mercato, e per mettere fuori mercato la produzione concorrente più costosa.

Il greggio infatti si compera col dollaro e questo costringe gli Stati ad acquistare dollari conferendo al dollaro la qualità di moneta di scambio per le transazioni energetiche. Inoltre, un prezzo elevato del petrolio favorisce l’estrazione, molto costosa, dalle sabbie bituminose del Nord America.

Figura 1.1 Andamento del costo del petrolio, 1861-2008 (in alto). L’andamento del 2014 (in basso), mostra un trend rapidamente calante. Da oltre 100 a poco più di 60 $ al barile. Il mercato del petrolio è intrinsecamente volatile. [Immagine di Wikipedia, riprodotta con il permesso].

Il gas naturale si trasporta con i gasdotti ed è molto meno soggetto alla speculazione finanziaria di cui invece soffre il petrolio trasportato per nave con azioni deliberate sulla domanda che spesso portano i prezzi in alto.

In Italia, che lo esporta essenzialmente da Russia, Algeria e Libia, il prezzo del gas è elevato e anche quando il costo della materia prima scende, il prezzo resta elevato per via della crisi finanziaria dello Stato che vi applica oneri elevati (e crescenti).

In questo contesto che pare consolidarsi, in Italia vale la pena diventare esperti in efficienza energetica?

Come ripetiamo sempre ai nostri studenti, la domanda giusta da farsi è invece quale sarà il vostro futuro professionale se non lo diventerete.

Le uniche persone che oggi hanno certezza di continuare a lavorare con successo sono quelle il cui lavoro dà ai loro datori di lavoro – ovvero ai loro clienti -- rapidi e consistenti ritorni economici; nonché assicura la possibilità concreta di prevenire o mitigare i problemi di sicurezza dovuti ai cambiamenti climatici e alla crisi finanziaria in corso, che in Italia a causa dell’entità senza precedenti del debito pubblico sarà strutturale per molti decenni a venire.

Come ha detto con voluta enfasi Renato Pagliaro

, un banchiere, intervenendo nel 2012 ad un convegno di fronte a dei liceali milanesi:

«Non c’è nessuno al mondo che oggi possa obbligare le imprese ad assumere qualcuno se non ci dimostra che la sua assunzione ci farà fare dei soldi».

Ora, il management dell’energia è forse la professione che più di ogni altra è in grado di "far fare dei soldi" (e anche rapidamente) a chi assume un Energy manager capace. Aumentando in questo modo la competitività delle imprese e quella territoriale delle amministrazioni pubbliche (riducendone il costo a carico della collettività).

Dice Claudia Paoletti

, partner milanese di Kilpatrick (una società di cacciatori di teste), intervenuta all’Energy Business Forum 2014:

«Sono molte le società, in giro per il mondo, che ci chiedono Energy manager. Queste figure devono avere competenze molto superiori a quelle tecniche. Skills relazionali e comunicative.

«Gli Energy manager sono manager. E lo sono oggi, in un contesto non facile. Dovranno gestire il breve per garantire redditività e utili che sono sempre meno facili e scontati e al contempo non perdere la capacità di guardare avanti, investendo tempo e risorse che solo la tranquillità dei conti possono dargli».

Ciò che occorre adesso, quindi, è la creazione di una vasta comunità di giovani professionisti realmente qualificati che sia in grado di far conoscere alle imprese, alle Pubbliche amministrazioni -- e alle banche -- l’esistenza di soluzioni concrete ed attuabili in grado di cambiare e migliorare l’uso dell’energia.

Per farlo, occorrerà insegnare a questi giovani tanto le necessarie conoscenze tecniche che quelle manageriali; a partire dalla capacità di comunicare con efficacia, e quindi di convincere i manager che i progetti proposti sono largamente bancabili producendo significativi e prolungati benefici di tipo economico che rendono urgente e necessario dal punto di vista economico l’investimento in efficienza energetica.

Questo, e non altro, cambierà le attitudini attuali tanto dei committenti che del sistema creditizio che hanno preferito investire massicciamente nel fotovoltaico sostenuto dal Conto Energia, e hanno trascurato gli investimenti in efficienza energetica.

Figura 1.2 Il grande sociologo Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, qui a Palermo in occasione del Seminario Marcello Carapezza del 2006:

"No alla cultura envetualisica. Ma radicamento sul territorio".

Qui non si tratta di varare campagne di informazione e di comunicazione. Ma di integrare al proprio lavoro di esperti in efficienza energetica una costante ed efficace attività di comunicazione rivolta alle imprese, ai decisori pubblici e alle banche.

Perché solo un’attività costante e sul territorio -- e quindi non estemporanea perché fatta di convegni ed eventi -- potrà cambiare abitudini e credenze radicate da anni di inazione. Parafrasando Giuseppe De Rita, noi crediamo che lo sviluppo locale basato sull’efficienza energetica passi in modo cruciale dalla crescita del capitale sociale sul territorio.

Ovvero, come da anni spiega lucidamente la celebre teorica dell’efficienza energetica Claudia Bettiol

, non ci sarà successo nelle strategie per l’efficienza energetica senza coinvolgere le persone:

«All’inizio l’efficienza energetica è stata considerata allo stesso modo del risparmio energetico. Poi si è capito che uno prevedeva un uso migliore dell’energia mentre l’altro implicava il fatto di non utilizzare l’energia. In sostanza uno prevedeva un atteggiamento attivo e l’altro un atteggiamento passivo.

«Poi si è passati all’abbinamento con la frase uso razionale dell’energia e si sono costruiti una serie di incentivi economici per spingere le persone a cambiare il modo di gestire l’energia. Sono stati attivati centinaia di portali web e migliaia di articoli, scuole di formazione professionale e corsi per Energy manager.

«Il risultato è stato ancora un nulla di fatto: anzi i consumi sono continuati a crescere fino alla crisi economica».

Dal 2009, i consumi energetici in Italia sono crollati. La più grave crisi finanziaria globale dal 1929 ha causato poco dopo il crollo della produzione industriale globale, diminuita del 25% in due anni.

In Italia, decine di migliaia di imprese sono finite fuori mercato a causa del crollo della domanda interna. Le tasse hanno raggiunto livelli record e nel 2013 l’intera economia europea è entrata in deflazione, con il calo dei prezzi di beni e servizi per molti trimestri consecutivi che ha come conseguenza un ulteriore calo della redditività delle imprese.

Al contempo, però, il costo dell’energia elettrica solare è crollato. E sono arrivate sul mercato le tecnologie dell’efficienza energetica – fra le quali i LED e le pompe di calore ad altissima efficienza -- che ci consentono, sostanzialmente, di cessare l’uso dei combustibili fossili per riscaldare gli edifici d’inverno e raffrescarli d’estate: ovvero il 40% dei consumi di energia primaria in tutta l’Unione europea.

Sono questi il radar e la penicillina frutto dalla crisi corrente, così come radar ed antibiotici furono il frutto indiretto degli sforzi bellici durante la II Guerra mondiale.

In questo contesto, la riduzione dei costi operativi legata alla pratica dell’energy management va inquadrata nel contesto più generale del management dei processi operativi delle organizzazioni. Il lean thinking (il pensare snello) è parte integrante dell’energy management. Va creata in azienda una cultura che parte dalla necessità di eliminare tutti i processi inutili, obsoleti e ridondanti: cioè privi di valore per i clienti o per cittadini.

La professione di Energy manager è la sfidante professione di oggi -- e non di domani -- il cui successo si misura tanto nel radicale miglioramento dell’efficienza energetica, che dell’efficacia operativa.

1.2 Energy manager: Una professione vincente

Sono passati oltre due anni da quando nel marzo del 2012 l’Osservatorio Energy Management

della società di consulenza Strategic Management Partners in partnership con il Gruppo 24 Ore definiva quella di Energy manager una professione in crescita

per essere subito confutato nel Gruppo di discussione "Efficienza Energetica e utilizzo razionale dell’energia"

di Linkedin da Paolo Bianco, grande Energy manager della Ausl di Rimini:

«Figura in crescita?

«In effetti da quando svolgo questo ruolo sono ingrassato un bel po’…».

Nei due anni successivi, però, è cambiato tutto. L’Italia è divenuta il primo Paese al mondo per potenza fotovoltaica installata pro-capite e il terzo al mondo in termini assoluti, dietro solo alla Germania e alla Cina. Le imprese e le Pubbliche amministrazioni hanno iniziato a conoscere ed apprezzare le tecnologie dell’energia solare e dell’efficienza energetica.

Ed infatti nel Rapporto 2013 sugli Energy manager in Italia

la Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia (Fire) riscontrava che l’impatto dell’Energy manager sulle scelte manageriali era nettamente in crescita.

Adesso, i piani energetici aziendali arrivano finalmente ai top manager, mentre la rapidità dei tempi di ritorno economico dell’investimento, spesso inferiore ai 2 anni, consolida il cambiamento di status della figura dell’Energy manager, rimasta per un ventennio relegato a figura anonima presso la gran parte delle imprese e delle Pubbliche amministrazioni che avevano provveduto a nominarlo.

La Fire nel 2013 ha iniziato ad organizzare Enermanagement

, un convegno annuale per gli Energy manager generalmente in programma a Milano a dicembre.

Richmond Italia organizza nel 2015 la sesta edizione dell’Energy business forum

, ovvero una due giorni per una full immersion nel mercato dell’energia per gli Energy manager e responsabili delle scelte strategiche in ambito energetico delle più importanti aziende italiane.

Gli Amici della Terra hanno organizzato nel 2013 la quinta Conferenza nazionale

per l’efficienza energetica: un incontro annuale iniziato nel 2009, cui partecipano alcune delle imprese italiane ed europee leader nelle soluzioni per l’efficienza. Mentre il Gruppo Sole 24 Ore ha organizzato nel 2014 la 14esima edizione dell’Italian Energy Summit

iniziato con la liberalizzazione del mercato italiano dell’energia a fine 1999.

Figura 1.3 Per valutare il peso dell’energia come fattore di produzione gravante sul sistema produttivo nazionale si valuta la crescita del prezzo dell’energia elettrica (eurocent/kWh) e del prezzo del gas (eurocent/m³) sul PIL nazionale (Fonte: AEEG, 2012).

D’altra parte, i dati parlano chiaro. Le imprese e le Pubbliche amministrazioni italiane pagano le bollette elettriche più care di Europa

.

La gran parte delle organizzazioni produttive italiane, tuttavia, continua a non gestire l’energia. Ma la considera come una tassa ineludibile: riceve le bollette, e le paga.

Al contrario, gli sprechi di energia elettrica, calore, fresco e combustibili sono nella gran parte di queste imprese e Pubbliche amministrazioni talmente elevati, che pochi accorgimenti organizzativi possono tradursi in una riduzione delle bollette di oltre il 5% senza intervenire in alcun modo sugli impianti.

Mentre, con una gestione sistematica e l’allocazione delle relative risorse finanziarie, i risparmi possono in pochi anni superare il 50% dei costi correnti, e ripagare rapidamente gli investimenti.

Breve glossario

Procedura di conciliazione – Insieme delle procedure interne di valutazione del disallineamente fra costo dei consumi dell’energia effettivamente utilizzata e quella fatturata dal fornitore.

Tonnellata equivalente di petrolio (TEP) - è un’unità di misura di energia. Rappresenta la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo e vale circa 42 GJ.

Distribuzione – E’ il trasporto e la trasformazione di energia elettrica su reti di distribuzione a media e bassa tensione per la consegna ai clienti finali

Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) – E’ l’Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità formalmente indipendente nata nel 1997 in seguito alla decisione dell’Unione Europea di liberalizzare il settore dell’energia. Compito: favorire lo sviluppo di un mercato concorrenziale nel settore energetico.

Certificati bianchi – O, più propriamente, Titoli di Efficienza Energetica (TEE), sono titoli che certificano i risparmi energetici conseguiti attraverso la realizzazione di specifici interventi e rappresentano un incentivo atto a ridurre il consumo energetico in relazione al bene distribuito

1.3 Energy manager: Chi deve nominarlo e procedura di nomina

Ai sensi dell’articolo 19 della Legge 10/91

sono obbligati ogni anno ad effettuare la nomina del Responsabile per la Conservazione e l’Uso Razionale dell’Energia (a tutti gli effetti, l’Energy manager), tutti i soggetti consumatori di energia, pubblici o privati, con consumi energetici annui, in fonti primarie espresse in tonnellate equivalenti di petrolio (TEP), che superano le soglie:

•  Settore industriale: 10.000 TEP/anno

•  Altri settori: 1.000 TEP/anno

Il comma 1 della legge 10 del 9 Gennaio 1991 fissa al 30 aprile di ogni anno il termine entro cui i soggetti operanti nei settori industriale, civile, terziario e dei trasporti devono comunicare a FIRE (utilizzando il modulo sul sito www.fire-italia.it alla voce Energy manager – guida alla nomina

) il nominativo del Responsabile per la Conservazione e l’Uso Razionale dell’Energia attraverso una comunicazione firmata dal responsabile legale dell’organizzazione. Non necessariamente l’Energy manager deve far parte della struttura dell’organizzazione che lo nomina.

Figura 1.4 Un TEP corrisponda a circa 980 kg di gasolio, 1.200 mc di gas naturale e, in Italia, a 5.350 kWh elettrici.

Il TEP Rappresenta la quantità di energia rilasciata dalla combustione di una tonnellata di petrolio grezzo e vale 41,860 (gigajoule o miliardi di Joule). E’ dunque l’unità di misura usata per rendere più maneggevoli le cifre relative a grandi valori di energia. Ai prezzi attuali, corrisponde circa a 1,7 milioni di euro.

Con la Delibera EEN 3/08 del 20 marzo 2008 l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) ha fissato il valore del fattore di conversione dell’energia elettrica in energia primaria in 1 kWh = 0,187 x 10-3 TEP.

In altri termini, l’Autorità ha fissato il rendimento del sistema nazionale di produzione e distribuzione dell’energia elettrica al valore del 46%. 1 TEP di energia primaria equivale a 41,860 GJ: con questa energia primaria il sistema nazionale riesce a mettere a disposizione dell’utenza energia elettrica in ragione di 1/(0,187 x 10-3) kWh/TEP ovvero 19,25 GJ, con un rendimento di trasformazione quindi pari a:

19,25/41,86 = 0,46.

La nomina legale dell’Energy manager

Alla fine del 2014, il Ministero dello sviluppo economico ha emanato la Circolare 18 dicembre 2014 che modifica le modalità per la nomina dell’energy manager, abrogando le due precedenti circolari del 1992 e 1993.

La Circolare prende atto delle numerose modifiche intervenute negli ultimi venti anni sia nel mercato dell’energia, sia nel ruolo dell’energy manager nominato ai sensi dell’art. 19 della legge 10/1991, sia infine dell’impulso dato alle nomine volontarie dal D.M. 28 dicembre 2012 sui certificati bianchi.

I cambiamenti sono numerosi: La nomina viene informatizzata. Dal 2015 la modalità standard sarà l’invio della nomina tramite posta elettronica certificata. Nel corso del 2015 la Fire svilupperà una piattaforma informatizzata di nomina che diventerà la modalità standard nel 2016.

La nomina va inviata entro il 30 aprile di ogni anno esclusivamente alla Fire (e non al Ministero). L’eventuale invio ritardato è causa di non conformità col D.M. 28 dicembre 2012 e può determinare la perdita degli eventuali certificati bianchi richiesti come società con Energy manager per tale anno (su questo aspetto la Fire collaborerà con il Gse per la verifica delle non conformità).

Diventa obbligatorio comunicare i consumi di energia, distinti per

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