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… come un agnello condotto al macello (Is 53, 7): La passione di Gesù in santa Maria Maddalena de' Pazzi
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E-book141 pagine2 ore

… come un agnello condotto al macello (Is 53, 7): La passione di Gesù in santa Maria Maddalena de' Pazzi

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Maria Maddalena de’ Pazzi (1566 - 1607), chiamata la Serafina del Carmelo per la sua intensa vita mistica, ci ha lasciato un tesoro inestimabile di scritti spirituali. Fra di essi abbiamo i resoconti di tre estasi sulla passione di Gesù che la santa visse in tre diversi momenti della sua vita. Questo libro ripropone tali testi nella loro integrità, in italiano corrente, per poterli apprezzare meglio, e, con a fronte, i testi biblici che hanno ispirato la grande monaca fiorentina. La sua esperienza, così, potrà essere interiorizzata anche da noi, donne e uomini del Terzo Millennio.
LinguaItaliano
EditoreGraphe.it
Data di uscita5 mag 2010
ISBN9788889840924
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    … come un agnello condotto al macello (Is 53, 7) - Monache Carmelitane Carpineto Romano

    paesi.

    L’esperienza

    * mistica della passione del Signore è sicuramente un fattore d’importanza determinante nella spiritualità cristiana; essa ne costituisce una forma di realizzazione straordinariamente ricca di contenuto teologico, di comunicazione di Dio all’anima, di trasformazione dell’anima nella comunione divina e, infine, di rinnovamento e accrescimento di zelo profetico e apostolico per la salvezza del mondo.

    BREVE EXCURSUS SULLA PASSIONE DI GESÙ

    NELLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA

    Ciò che in Maria Maddalena giunge a una vetta di straordinaria intensità non è altro che la dinamica essenziale di tutta la vita cristiana. Ogni fedele è chiamato a prendere parte alle sofferenze del Cristo, a portare la sua croce e a seguirne i passi. Nell’apostolo Paolo si possono riconoscere già i tratti di una mistica della passione, poiché il Cristo crocifisso è al centro della sua vita e del suo insegnamento. Paolo visse in Gesù – e Gesù visse in lui – fino a potersi identificare con la Sua passione: «In realtà per me non c’è vita nella pratica della Legge. Essa non mi riguarda più: ora vivo per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo » (Gal 2, 19).

    I cristiani delle prime generazioni vissero questa partecipazione alla passione del Cristo soprattutto nell’esperienza del martirio. È sufficiente pensare alle espressioni ardenti di un Ignazio di Antiochia (+107): «Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, dalle quali mi sarà dato di godere Dio. Io sono frumento di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, affinché sia trovato puro pane di Cristo». In seguito i monaci si considerarono loro eredi dal momento che essi sono coloro hanno crocifisso la loro carne, portano la croce e muoiono al mondo. Tuttavia non bisognerebbe dimenticare che i primi scritti apologetici cristiani passano sotto silenzio il tema della passione e della croce e che l’eresia gnostica tenta di mostrare la passione del Cristo come una realtà simbolica.

    Bisognerà aspettare le riforme monastiche dei secoli X e XI per trovare uno sviluppo nuovo della spiritualità, che accentuerà l’orientamento verso l’umanità del Cristo e della sua passione. Il Cristo sofferente diventa un soggetto sul quale il monaco si sofferma. Alcune donne, come Ildegarda di Bingen (1098-1179) e Elisabetta di Schönau (1129-1164), rivissero misticamente il dramma della passione. Ma è san Bernardo (1090-1153) che ricopre il posto più importante in quest’evoluzione della contemplazione della passione del Cristo con una profonda compassione, un’autentica partecipazione alle sofferenze del maestro; la sua influenza su tutto il medioevo cristiano è stata considerevole.

    Il movimento francescano con il suo desiderio di seguire il Cristo nudo, soprattutto nell’esperienza di san Francesco, assegna alla contemplazione della passione del Cristo un posto sempre più importante nella vita spirituale dell’occidente cristiano.

    San Bonaventura (1218-1274) e la successiva moltiplicazione dei libri sulla vita e la passione del Cristo fanno del medioevo un tempo imbevuto della passione del Signore.

    Nei suoi poemi, Jacopone da Todi (+1306) invita alla compassione con le sofferenze del Cristo. Nella francescana Angela da Foligno (+1309), che nelle sue visioni «ha rivissuto il dramma della passione e ne ha descritto le scene con un realismo impressionante», noi possiamo riconoscere dei tratti che ritroveremo nell’esperienza di Maria Maddalena e il posto che la contemplazione della croce occupa nella sua vita e nella sua spiritualità. Il suo cammino fu, in effetti, caratterizzato da un semplice sguardo alla croce, dal quale sguardo ella vide tutte le sofferenze del Cristo; sentì allora una voce echeggiare profondamente nel suo cuore: «Tutto questo io l’ho sopportato per te».

    ASPETTI DELLA PASSIONE DEL CRISTO

    NELLA SPIRITUALITÀ CARMELITANA

    Nella spiritualità carmelitana la meditazione sulla passione del Signore – non disgiunta dalla profonda riflessione sulla risurrezione, evidenziata anche dal pio esercizio delle Sette allegrezze di Maria – occupa un posto importante, come naturale conseguenza del cristocentrismo proposto dalla Regola carmelitana.

    I carmelitani, nati in Palestina, erano sensibili più di altri ai misteri dell’Incarnazione. I luoghi santi, infatti, richiamano tutto l’itinerario sulla terra dell’umanità del Cristo e favoriscono la devozione ai misteri sacri della sua nascita, passione e morte. I carmelitani, che seguivano la liturgia del Santo Sepolcro, avevano naturalmente davanti agli occhi il ricordo della passione, della morte e della risurrezione del Signore. Nel loro passaggio in occidente essi importarono la devozione alla passione del Cristo e contribuirono alla sua diffusione nelle città in cui si stabilirono.

    La beata Francesca d’Amboise (1427-1485), nelle sue Esortazioni alle monache, indica come oggetto preferito di meditazione il Cristo e il Cristo crocifisso. In quest’ottica è da leggere il fatto che prima di morire la beata Francesca abbia chiesto alla sua comunità di recitare lo Stabat Mater.

    La tradizione tramanda che, quando la beata Giovanna Scopelli (1428-1491) prese in affitto una casa per iniziare una vita di contemplazione, portò con sé un’unica ricchezza: il suo crocifisso.

    Il rituale della vestizione dei carmelitani, così com’era in uso a Firenze, testimonia una profonda devozione sia verso il Cristo e la sua passione sia verso la Vergine Maria e i suoi dolori. Imponendo la tonaca alla candidata il sacerdote la esortava a fare memoria della passione del Signore e delle sofferenze della Vergine Maria.

    Fra le opere del beato Battista Spagnoli (1447-1516), detto il Mantovano, c’è da ricordare il Trattato del Sangue di Cristo conservato come manoscritto nella biblioteca municipale di Mantova.

    L’introduzione della festa del Sangue di Cristo nell’Ordine risale alla metà del Cinquecento. In quello stesso periodo, e precisamente al termine del Capitolo Generale del 1564 tenutosi a Traspontina e che vide l’elezione di Giovanni Battista Rossi a Priore Generale, ci fu un’ostensione della cosiddetta reliquia del velo della Veronica da parte del cardinal Carlo Borromeo, protettore dell’Ordine, ai partecipanti a detto capitolo.

    Non possiamo terminare queste note sulla tradizione carmelitana, senza un rapido accenno ai due grandi mistici spagnoli, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, che hanno preceduto di poco Maria Maddalena de’ Pazzi, ma che non hanno esercitato su di lei alcuna influenza diretta. La nostra santa, infatti, si inscrive nel solco della spiritualità italiana, in particolare dei gesuiti della sua epoca. La convergenza di sensibilità e di attenzione al mistero della passione più che un’espressione tipica della spiritualità del Carmelo, ci appare come un tratto abbastanza comune della spiritualità cattolica di quel secolo. Al contrario, la contemplazione della passione del Cristo ha giocato un ruolo fondamentale nella vita di Teresa d’Avila e di Giovanni della Croce, che ha nel suo stesso nome il simbolo supremo dell’imitazione di Cristo e della sua offerta per le anime.

    SANTA MARIA MADDALENA DE’ PAZZI

    E LA PASSIONE DI GESÙ

    Cenni biografici

    Caterina de’ Pazzi nacque a Firenze il 2 aprile 1566 da Camillo, alto esponente della nota famiglia fiorentina, e da Maddalena Maria Buondelmonti. Fu la seconda di quattro figli e unica femmina. Lucrezia (come veniva preferibilmente chiamata dai suoi) amava sentir parlare di Dio e poneva alla mamma domande su di Lui per approfondirne il mistero.

    Fin da piccola esercitò la carità, sia con il fare elemosine sia insegnando ai figli dei suoi contadini le preghiere e il catechismo. Ebbe sempre nel cuore un fermo e vivo desiderio di fare la volontà di Dio e di esercitare le virtù.

    Fu particolarmente dedita all’orazione mentale nella quale si soffermava specialmente sulla passione del Signore e sul mistero dell’Eucaristia.

    Nel 1574 andò come educanda nel monastero di san Giovannino dei Cavalieri, dove fece la prima comunione e dove il 19 aprile 1576 emise il voto di verginità. Intanto andava maturandosi la sua vocazione alla vita religiosa, per la quale scelse il monastero delle carmelitane di santa Maria degli Angeli, in borgo san Frediano, quando sentì che vi si riceveva con frequenza la comunione.

    Il 30 gennaio 1583 vestì l’abito carmelitano e prese il nome di suor Maria Maddalena. Ai primi di marzo dell’anno seguente si ammalò gravemente di una strana malattia con febbri altissime e tosse, per cui fu deciso di farle anticipare la professione religiosa, che emise il 27 maggio 1584, festa della santissima Trinità. Aveva diciotto anni.

    Da questo giorno cominciarono i fenomeni estatici della sua vita, un’esperienza eccezionale e impressionante, concentrata però tra gli anni 1584-1591. I favori divini ripresero poi per un semestre nel 1592 e andarono quindi diradandosi sempre più fino a scomparire del tutto.

    Partecipazione alla passione di Gesù, scambio del proprio cuore con quello del Cristo, dono della corona di spine, incisione sul cuore della parole E il Verbo si fece carne, dono ripetuto delle stimmate, dell’anello delle nozze mistiche, estasi prolungate anche per quaranta ore, infusione dello Spirito santo sotto diverse figure… sono alcune delle esperienze mistiche vissute da Maria Maddalena.

    Ma non c’è perfetta trasformazione in Dio senza prove e purificazioni. Dal 16 giugno 1585 iniziò, infatti, per lei un terribile periodo di prove e tentazioni d’ogni genere che durò per cinque anni e che essa chiamava significativamente il lago dei leoni.

    Fu appassionata della Chiesa e del suo rinnovamento, tanto da scrivere diverse lettere al papa, ai cardinali, a persone e istituti religiosi perché la Sposa-Chiesa fosse sempre più bella.

    Esercitò l’ufficio di maestra delle novizie e delle giovani e fu anche sottopriora, ma concluse la sua vita come suora comune, senza particolari incarichi. Dal 1604 sperimentò il «nudo patire», si ammalò e passò gli ultimi tre anni della vita nel nascondimento e nelle prove fisiche e morali. Morì il 25 maggio 1607, all’età di soli quarantuno anni.

    Urbano VIII la proclamò beata l’8 maggio 1626 e il 28 aprile 1669 Clemente IX la elevò alla gloria degli altari con la canonizzazione.

    Nel monastero di santa Maria degli Angeli si conservano cinque libri manoscritti di sue opere così intitolati: Libro dei quaranta giorni, Libro dei colloqui, Libro delle rivelazioni e intelligenze, Libro della prova e Libro del rinnovamento della Chiesa. Suor Maria Maddalena non ha scritto nulla, salvo le lettere. Le sue opere sono il frutto di quanto alcune monache trascrivevano mentre la santa parlava durante i suoi fenomeni straordinari, o quando dettava, ricordando ciò che aveva sperimentato nelle sue estasi.

    Il tema più ricorrente è quello dell’Amore come sintesi della rivelazione di Dio e dell’esperienza cristiana. Sul tema del Cristo s’incrocia la riflessione della santa sul mistero trinitario e particolarmente l’esperienza dello Spirito santo. Grande spazio ha pure la vita cristiana, la devozione alla Madre del Signore e, naturalmente, la vita religiosa e consacrata.

    La sua dottrina è concentrata attorno alla figura e al mistero di Gesù Cristo. Qui convergono, con un certo rilievo, altri temi importanti: lo Spirito, la Chiesa, la vita religiosa. Il tema di fondo, però, è Gesù Cristo, mistero di Dio e salvezza dell’uomo.

    La passione di Gesù in Maria Maddalena

    La contemplazione della passione di Gesù, concentrata in modo visivo nella crocifissione è un pilastro essenziale della spiritualità e della mistica di Maria Maddalena de’ Pazzi. Questa dimensione è pressoché onnipresente, soprattutto nei due primi anni delle sue esperienze estatiche. Se nelle espressioni di questa devozione possiamo percepire un certo gusto proprio della sua epoca per la sovrabbondanza delle immagini e il linguaggio ridondante – è il tributo inevitabile al barocco nascente –, al di là di questi aspetti dobbiamo, soprattutt, riconoscere in Maria Maddalena una profonda conoscenza del mistero

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