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La fatica di scrivere

La fatica di scrivere

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La fatica di scrivere

Lunghezza:
88 pagine
1 ora
Pubblicato:
1 mar 2014
ISBN:
9788868858162
Formato:
Libro

Descrizione

Scrivere è una attività faticosa.

Saperlo non rende le cose più facili, ma almeno solleva dalla preoccupazione per le proprie performance: scrivere è faticoso in sé.

Rimane da scoprire in cosa consista questa fatica, come si presenti e come sia possibile affrontarla.

Rispondono autori diversi che - direttamente o attraverso i loro personaggi - raccontano il travaglio di scrivere e le loro personali strategie di contenimento.
Pubblicato:
1 mar 2014
ISBN:
9788868858162
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

La fatica di scrivere - Graziano Maino

Il libro

Scrivere è una attività faticosa.

Saperlo non rende le cose più facili, ma almeno solleva dalla preoccupazione per le proprie performance: scrivere è faticoso in sé.

Rimane da scoprire in cosa consista questa fatica, come si presenti e come sia possibile affrontarla.

Rispondono autori diversi che - direttamente o attraverso i loro personaggi - raccontano il travaglio di scrivere e le loro personali strategie di contenimento.

Credits

L'autore

Graziano Maino

è socio di Pares cooperativa di consulenza, ricerca, formazione e documentazione.

Collabora con il Dipartimento di Psicologia dell’Università Bicocca di Milano in qualità di docente a contratto nel corso di laurea Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici.

Partecipa ai blog Appunti di lavoro e Conciliazione plurale, cura il blog Mainograz.

Realizzazione dell'ebook a cura di

Luciano Barrilà

è Laureato in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici. Si interessa di editoria e tecnologia. Collabora con Pares in progetti di ricerca nel campo dell’innovazione sociale e tecnologica per le organizzazioni.

Pares

è una cooperativa costituita nel 2001. Ha sede a Milano.

Offre consulenza, formazione, ricerca-intervento, scrittura per le organizzazioni.

Propone strumenti per la responsabilità sociale, la valutazione dei servizi, la comunicazione organizzativa.

Cura la costruzione e l’aggiornamento di bilanci sociali, codici etici, carte dei servizi, linee guida operative, sistemi 231/2001.

Accompagna i gruppi dirigenti nel riconsiderare direzioni intraprese, risparmiare risorse organizzative, innovare in modo sostenibile, costruire collaborazioni efficaci dentro e fuori l’organizzazione.

Interviene per facilitare avvicendamenti nei ruoli di governo e di responsabilità, per supportare le figure di coordinamento, per favorire la conciliazione tra vita e lavoro, per migliorare la convivenza nei gruppi professionali.

Lavora con enti e aziende pubbliche, cooperative e network sociali, organizzazioni di terzo settore, imprese.

La fatica di scrivere come se... (Cervantes)

La fatica di scrivere è un fatto.

Indubitabile.

Esperienza comune, ma non per questo meno irritante.

La fatica di scrivere è sempre la stessa?

Gli scrittori la esorcizzano forse anche confessandola.

Consideriamo per un attimo che l’impertinenza, scaricata da Cervantes nel prologo del Don Chisciotte sul lettore, non sia baldanza ma insicurezza. L’ammissione della sua difficoltà a comporre il prologo (a finire l’opera) potrebbe essere letta non come artificio retorico, ma come vera e propria ammissione della fatica di scrivere.

Qual è la ‘tessitura’ della fatica?

Come ne esce Cervantes?

Cervantes riconosce che è difficile finire, decidere che – bene o male – alla produzione deve essere posto un termine. Finire significa aprire, concludere in fondo è esordire: chiudere un testo è mettere a punto l’inizio, l’ouverture [quale che sia il testo, non necessariamente un capolavoro]. Cervantes, rivolgendosi al suo lettore ideale, si esprime così:

[...] e ti so dire che sebbene siami costato qualche travaglio il comporla, nulla mi diede tanto fastidio quanto il fare questa prefazione che vai leggendo. Più volte diedi di piglio alla penna per iscriverla, e più volte mi cadde di mano per non sapere come darle principio. Standomi un giorno dubbioso con la carta davanti, la penna nell’orecchio, il gomito sul tavolino, e la mano alla guancia, pensando a quello che dovessi dire, ecco entrar d’improvviso un mio amico, uomo di garbo e di fino discernimento, il quale, vedendomi tutto assorto in pensieri, me ne domandò la cagione. Io non gliela tenni celata, ma gli dissi che stava studiando al prologo da mettere in fronte alla storia di don Chisciotte, e ci trovavo tanta difficoltà, che m’ero deliberato di non far prologo, e quindi anche di non far vedere la luce del giorno alle prodezze di sì nobile cavaliere.

Cervantes è in stallo. Non sa come proseguire. Da giorni pensa a come dare avvio al componimento. Bloccato, ipnotizzato davanti al compito. Incerto (dubbioso), pensieroso (assorto), preoccupato – ammette poco oltre – del giudizio dei lettori e dell’inconsistenza della storia. L’amico prova a consolarlo. Ma Cervantes reagisce e lo interrompe: Come vi figurate di riempire il vuoto che genera la mia preoccupazione e di chiarire il caos della mia confusione?. L’amico sostanzialmente gli dice di agire con una certa sfrontatezza. Di agire come se si sentisse sicuro.

Come ne esce allora Cervantes? Dichiarando la sua incertezza e accettando il suggerimento dell’amico (di fatto confrontandosi e facendo leva sul supporto offertogli) di non idealizzare i modelli (irridendoli quanto basta per attenuarne l’incommensurabilità).

La fatica di scrivere senza scadenze (Gianrico Carofiglio)

Ritorno sul punto (e ci ritornerò ancora).

La fatica di scrivere dipende (appare stancamente ovvio a dirsi) anche dalle nostre aspettative.

Cioè siamo noi che la generiamo.

E la alimentiamo, convincendoci che scrivere è un’attività poco più che meccanica (ma non è così, sia chiaro).

Questo il punto che provo ad esplorare (fuggevolmente).

E per farlo mi aggrappo ad una citazione che sfilo da Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio, Sellerio, 2010, pag. 237-238 (seconda edizione gennaio 2010, senza parole!-).

Ma prima un brevissimo ricordo, sulla falsa riga delle molte digressioni nel passato con le quali Carofiglio dilata il tempo del suo romanzo (mi accodo e gli faccio il verso).

Ecco il ricordo.

Alle superiori una compagna di classe – quando la mattina le si chiedeva se avesse studiato, ripassato, tradotto, o altro –, rispondeva (semplicemente, senza tirarsela) che aveva studiato guardando

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