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We Believe In Jesus

We Believe In Jesus

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We Believe In Jesus

Lunghezza:
217 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
Oct 20, 2013
ISBN:
9788868557577
Formato:
Libro

Descrizione

Fabio, un giovane uomo pieno di desideri nascosti e dimenticati in vari cassetti, si imbatte in Jesus, il nuovo messia del rock, il chitarrista che ha realizzato il suo sogno e che vuole raccogliere fedeli con la sua religione. Fabio ne diventa il fan numero uno, e ne racconta la storia, raccogliendo interventi in radio, interviste e articoli su giornali.
Un romanzo brillante che è un inno alla gioia di seguire i proprio sogni, alla ricerca della felicità, e un monito a rimanere coi piedi per terra, a non avvicinarsi troppo al sole con le ali di cera, perché la caduta, fare i conti con la realtà, può essere devastante.
Un romanzo che è stato nel cassetto per tanti anni... ma che l'autore ha deciso di tirare fuori e con calma rielaborare, correggere e finire, perché anche lui è rimasto affascinato da Jesus, ed ha deciso di buttarsi e seguire il suo sogno... He belives in Jesus
Editore:
Pubblicato:
Oct 20, 2013
ISBN:
9788868557577
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

We Believe In Jesus - Alex Ranuzzi

Jesus

01. Intro

La Chitarra lo sta chiamando. Appoggiata lì, davanti a lui.

Bianca, come la luce di quei sogni che è riuscito a raggiungere.

Bianca, come quella pelle che non vedrà mai più.

Bianca, come l’anima d’acciaio di cui è rinforzato il manico (truss rod), munito di corde metalliche, che attraversano i pick-up elettromagnetici.

Dio se fremono i pick-up... scalpitano. Animali selvaggi in gabbia. Non vedono l’ora di convertire le vibrazioni delle corde in segnali elettrici, pronti a sfociare in quei Marshall, che li trasformeranno in onde sonore pronte a invadere lo stadio, pronte a conquistare tutti i fedeli, che da sotto un altare di legno stanno aspettando…

Il suono. Il suono che ne nasce potrà essere alterato da apparecchi elettronici, oppure distorto dalle valvole degli amplificatori, o dai pedali, che sono tutto un fermento all'idea di creare ancora quel suono… che generano solo quando sono calpestati da lui. Sì, generano, perché con quel suono prende vita per la prima volta un'emozione a cui non si potrebbe trovare una definizione in nessun vocabolario, in nessuna lingua, in nessuna religione. E ci riescono solo quando sono calpestati da lui.

Nell’angolo destro del suo corpo, pieno, solido, spicca quel famoso disegno, ormai diventato icona, dallo stile molto simile a un tatuaggio tribale, che ritrae quello che secondo l'iconografia occidentale è il viso di Cristo.

Sì… e il signore e padrone di quella lucente Chitarra è Jesus.

La folla lo sta chiamando. Voci singole si uniscono a formarne una unica, la cui forza potrebbe smuovere i potenti del mondo, potrebbe cambiare il mondo, se solo lo volesse, se solo fosse stimolata nella giusta direzione. Sono tutti uniti nella comune sete della miglior musica degli ultimi anni. È sete di Jesus. Ogni minuto di attesa che passa non fa che aumentare gradualmente la fame, il putiferio, che origina la folla. È un richiamo.

La Chitarra non è più sola nel suo arduo tentativo di smuovere quel dio del rock da una poltrona scolorita, dagli angoli stracciati, stazionata nel dietro le quinte del palco.

JESUS! JESUS! JESUS!

Ancora il coro, ausilio della chitarra.

Jesus... non gli è mai piaciuto quel nome d'arte, nato come soprannome affiliatoli dagli amici. Troppo importante, troppo arrogante. Lui è una persona modesta, si definisce semplice, non è tipo da farsi chiamare come l'uomo più famoso del mondo. Natura ha voluto che ci assomigliasse fisicamente. Soltanto una cosa di quel nome gli piace. È scomodo. Qualsiasi cosa dica o faccia è un evento. Grazie a questo potere iconografico lui può smuovere le persone, risvegliare i loro sentimenti migliori e le loro ambizioni. Può spingerle ed agire per se stesse, per i loro sogni. Potrebbe addirittura arrivare ad organizzare rivoluzioni non violente. Jesus...

Jesus?!

Questa volta è La Chitarra a parlare.

Cosa aspetti?! La band è già sul palco!

Lui prova a non ascoltarla, sbuffa, non vuole nemmeno guardarla... ma è così bella vestita di bianco... le corde le fanno da merletti di pizzo nero. È irresistibile...

Va bene dice con un sospiro di rassegnazione.

Hai vinto anche stavolta si alza arreso. La accarezza con titubanza. La afferra, si passa intorno al collo la cinghia bianca della tracolla e ...

Ma quanto sei ingrassata? che peso. Troppo.

Prende il plettro con una certa malinconia

Ancora una volta.

Si avvicina all'entrata del palco

...ma questa è l'ultima.

È buio, all'inizio la scenografia prevede sempre il buio. Sarà lui che una volta davanti al microfono porterà la luce.

Con lo stivale fa scricchiolare il legno del palco. È in scena. Si accorgono di lui, ma non gli interessa, continua a parlare con lei ma le urla del boato che esplode nello stadio coprono ogni parola.

Davanti a 150000 persone, prende il microfono.

Adesso basta!!!

Eccolo, il suo urlo di rito.

01. Intro (alternative take)

Cammina, spensierato, come sempre.

Cuffie da Dj in testa. Gli danno quel qualcosa di ridicolo, i capelli grigi dicono che non è più un ragazzino, e qualcuno fra la gente che gli passa davanti lo fissa pure, alcuni con lo sguardo storto, alcuni scossando la testa esprimendo il loro disaccordo. Addirittura.

Invidiosi… eheh.

La giungla della sua città prevede una certa particolarità nella fauna autoctona, soprattutto nella via che sta percorrendo, la principale del centro. C'è chi si finge podista per un giorno, di corsa a cercare la maglietta alla moda nei negozi di via Indipendenza; c'è chi si fa un giro in centro, tanto per fare il turista nella propria città; c'è chi armato di chitarra e bongo si dirige verso i giardini Margherita o in Montagnola per strimpellare qualcosa; c'è la coppia di quindicenni alla prima esterna; c'è chi trascina una valigia diretto alla stazione; c'è chi tiene una palla da basket sottobraccio.

Lui, invece, torna a casa. La sua città se la porta sempre con se, nel suo cuore. È vero quello che dicono: uno può viaggiare, cambiare città, regione, stato, continente in cui vivere, ma alla fine del gioco, il cuore dice di tornare a casa. È come se, mentre pompasse il sangue, spingesse fisicamente di qualche millimetro il resto del corpo verso la sua città. Eh, è casa.

Osservando la fauna che pascola via Indipendenza, si diverte a notare come negli anni nascano le nuove specie (l'ultima volta che era partito erano nati l'hipster e la fashion blogger), come questi animali cambino i vestiti, i modi di camminare, i modi di parlare, e come, nel nocciolo, sono sempre gli stessi.

I portici, così trasandati ed eleganti allo stesso tempo, continuano a lasciarlo in uno stato di umiltà, smarrimento e orgoglio, per tutta la storia e l'antichità che trasudano. Camminare là sotto a volte lo fa sentire dentro una favola. Gli ritorna in mente quella nevicata del 2012, la più imponente da trent'anni a quel giorno. Bologna era diventata una città incantata delle fiabe, dove tutte le specie di questa giungla avevano dentro una forza che le spingeva a uscire di casa, a fregarsene del freddo e della neve che entrava nelle scarpe, per farsi un giro in centro, per scoprirlo sotto una luce unica, per esserci, per testimoniare la grande nevicata. Tutti si fermavano davanti al Nettuno a fargli una foto e tutti le hanno pubblicate sulle proprie pagine Facebook, su Twitter impazzavano i cinguettii di foto, Instagram era invasa, per non parlare dei vari blog. Ha visto per la seconda volta in vita sua i bolognesi sentirsi parte di qualcosa, il senso di comunità era alle stelle, tutti avevano qualcosa in comune, qualcosa di vero, di concreto, che si poteva toccare con mano (e che freddo dopo un po'!). La prima volta era stata l'invasione di piazza Maggiore dopo che Grosso aveva infilato il rigore nel 2006…

Un teenager con addosso una maglia dei Clash gli passa davanti, e lo fa tornare al presente. Incredibile, nonostante tutta la musica che esiste e che è uscita, c'è ancora gente che gira con la maglia dei Ramones, degli Ac/Dc e dei Clash.

I ricordi affiorano, gli fanno tornare in mente il se stesso giovane, e lo fa sentire un po' ridicolo, soprattutto per come parlava.

Ci sono ancora i maragli modaioli che indossano gli occhiali da sole luccicanti anche sotto la pioggia. Ci sono ancora le fighe che se la tirano, le milf che ti sorridono… C'è ancora chi non raccoglie la merda del proprio cane. Ne ha schivata una per un soffio. C'è ancora il tizio che vende quelle collanine col nome e chi fa il gioco delle tre carte in camuffa! C'è ancora l'anziano, si crede senzatetto, che dipinge paesaggi sotto il portico, e c'è pure ancora quello che suona un sassofono contralto col cane di fianco. Chissà se in piazza Maggiore c'è ancora Beppe Maniglia che strimpella la chitarra appoggiato alla Harley.

Dopo questo pensiero si ferma. Non di colpo, ma rallentando un passo dopo l'altro, gradualmente, per poi fermarsi del tutto, come se il cervello gli avesse fatto notare una cosa e che lui, pian piano, avesse preso coscienza di quel dettaglio suggeritogli. Impulso nervoso a scoppio ritardato.

Fermo. I piedi inchiodati a terra manco fosse una canadese.

Qualcosa l'ha fulminato.

Guarda fisso davanti a sé. Sembra non volersi voltare. Sembra non volerci credere.

La gente lo evita come se niente fosse, come se fosse uno di quei normali pazzoidi che ogni tanto si incontrano, non sanno che una rivoluzione sta accadendo dentro di lui.

Ha visto qualcosa.

Non si volta ancora, come se lo avessero intimorito con una losca minaccia, o come se avesse un coltello appoggiato alla schiena.

Sicuramente ha visto qualcosa.

Qualcosa che ha fatto esplodere una diga nella sua mente, e ora tutti i ricordi e le emozioni che quella diga bloccava, stanno invadendo tutto, devastando e distruggendo. La potenza e la violenza di una tale quantità d'acqua lo sconvolge.

Finalmente si decide a voltarsi.

Torna indietro di qualche passo e si ferma davanti all'ipotetico clochard che suona il sassofono contralto col cane di fianco. È seduto, il cappello e l'inclinazione della testa ne nascondono il viso.

Ancora sconvolto, si toglie le cuffie dalle orecchie, sistemandole attorno al collo.

Allunga una mano.

Alza il cappello dell'ipotetico clochard che suona il sassofono contralto col cane di fianco, al quale sembra non interessare che qualcuno stia toccando il suo padrone.

Man mano che la faccia diventa visibile un brivido scende lungo la schiena e una goccia di sudore entra dentro le cuffie da Dj.

Quando scopre gli occhi, nota che lo stavano guardando. L'ipotetico clochard gli sorride con il bocchino del sassofono ancora in bocca. Un sorriso da furbetto ma allo stesso tempo ingenuo.

Ciao Fabio gli dice il clochard.

nessuna risposta da Fabio. Abbassa le mani. Le braccia lungo le gambe hanno acquistato un peso troppo grave da sopportare.

Ehi, il mio cane non mangia le lingue Fabio.

Finalmente Fabio si sblocca ed emette qualche parola, in un tono che ha un qualcosa di indifferente ma anche qualcosa di triste, di infinitamente triste.

Alza il culo e vieni con me.

Senza controbattere, il presunto clochard inizia a smontare il sassofono. Lo infila nella custodia, si muove senza fretta, con la calma di chi sa che deve prepararsi a qualcosa di importante. Prende il guinzaglio del cane, si rimette il cappello da pescatore in testa, in modo da nascondere il viso. Si alza.

I due si guardano negli occhi.

Adesso vieni a casa con me, ti fai una doccia, metti il cane in terrazza, e facciamo una bella chiacchierata….

Già… Te la devo.

Zitto! Parli dopo.

Si volta dandogli le spalle.

Si incamminano uno di fronte all'altro, verso la casa di Fabio. Nel tragitto non si guardano, non si parlano. Sanno che li aspetta un conflitto fatto di parole dure, ricordi, belli e sgradevoli, di segreti da svelare, scheletri nell'armadio, di confessioni alcune piacevoli, altre dolorose. Molto dolorose.

Urleranno, piangeranno, soffriranno, ma torneranno a vivere.

02. Lui ha visto la luce

- Buongiorno! Sono le 8 di mattiinaaa... ora!

Bentornati a Radio Ubris, siete a La vampata delle impressioni. Qui a parlare con voi c'è Giacomo Angeli.

Bene, siamo già a giovedì, è il quarto giorno della seconda settimana di trasmissione e ci sono già tanti ascoltatori che ci scrivono. Ricordo i numeri per contattarci, tramite sms 3490007710, 02000771 per chiamarci in diretta, l' e-mail vampata@radioubris.it. Leggeremo i vostri messaggi in diretta. E... che dire? Abbiamo raggiunto quasi un migliaio di fan che ci ascoltano, ci avete scritto tante e-mail, ci avete addirittura chiamato in diretta, dico addirittura perché non se lo aspettava nessuno un tale successo, mhmh no, parlare di successo sarebbe prematuro, diciamo... un tale apprezzamento, sì, ecco. Dicevo: non ci aspettavamo un tale apprezzamento da parte del pubblico in così poco tempo. Grazie, grazie a tutti voi ascoltatori. Una cosa così ti riempie di soddisfazioni, ti fa amare ancora di più il tuo lavoro e ti senti in qualche modo utile a qualcuno...

Ci avete chiesto in tanti che tipo di programma sia il nostro...beh… La vampata delle impressioni, oltre che essere il titolo di una canzone dei Marlene Kuntz, è un programma di... mhmh... lo definirei di... incontri. Sì di incontri, come l'ha definito la nostra Jessica dalla console due giorni fa. Un bacio a Jessica, la nostra Dj alla consolle e al computer. Oggi sei bellissima... come gli altri giorni del resto... Che fai?! Diventi rossa?! Non fare la modesta! Lo sai che sei bellissima. Caaaaspita, vorrei che voi ascoltatori potreste vedere che lineamenti meravigliosi, che capelli… così rossi! Ahahah! che profondi occhi blu, da perderci, che collo bianco ed elegante e...scusami Je, che culo si ritrova la nostra Dj!

Insomma, torniamo a noi, diciamo che è un programma di incontri... Ahahahahah che c'è?

Me la vuoi fare pagare? Sì, ne parliamo poi più tardi a pranzo... a casa tua? Ahahah Ok va bene. Scusa, ho esagerato Je. Un programma di incontri... riuscirò mai a finire il discorso senza perdermi negli occhi di Jessica?! Comunque, con questo programma vogliamo creare un atmosfera... come poteva essere quella dei caffè parigini dell'800 '900 in cui le persone si incontravano per scambiarsi pensieri, idee, insomma facevano degli aperitivi intellettuali! Anche se di intellettuale finora non è uscito niente Eheh.

Noi proponiamo delle colazioni intellettuali, chiamiamole così, sui temi più vari che ci propongono i nostri ascoltatori la mattina stessa. Tutto improvvisato, senza un copione da seguire, abbiamo solo un foglio bianco da riempire.

Ho fatto la rima! Sentito Je che bravo?!

E ora spazio alla musica!

Gli A-ah con Take on me, un classico!

TAKE ON ME

- Ah, proprio un bel pezzo allegro, per cominciare la mattina con una leggera spinta fuori dal materasso caldo.

Ho deciso di mettere questa canzone nella playlist di oggi perché l'ho sentita ieri sera. Faceva parte della colonna sonora di una puntata della serie Scrubs, medici ai primi ferri. A mio avviso una delle serie televisive più belle di questi ultimi anni, per originalità, fantasia, ovviamente divertimento ed anche per profondità...che brutto termine….può andare? Sì dai, provo a spiegarmi meglio:

Cosa Je? Devo lasciare perdere? Sono partito con la mia solita marea di parole senza senso che rischia di rompere gli argini della comune sopportazione?! Ahahah! Ok Ok.

La nostra cara Jessica, mi ha fermato appena prima di uno dei miei noiosissimi monologhi privi di senso pratico. Maledetto gusto nel perdermi nei pensieri e filosofeggiamenti. Però che c’è di male?

Cosa Je?! Ahahah! Stavo per rifare lo stesso errore. Ahahah!

Abbiamo telefonate? Ok... mhmhmh...

Va bene stella del mattino, va bene! E non diventare rossa perché ti ho chiamato stella.

Ahaha... dai su, allora mandiamo il secondo pezzo della mattinata, chiedo scusa agli ascoltatori se non abbiamo chiamato ancora nessuno o letto qualche sms ma non so, oggi parlo... e mi lascio trascinare dai pensieri...

Tutte scuse per non dirvi che non mi sono organizzato bene!

Ahahah!

Comunque, ora pochi minuti di pubblicità, poi a voi 10 Ragazze del grandissimo Lucio Battisti, marooooo che pezzo! e poi telefoniamo.

10 RAGAZZE

- ...PERCHÈ HA DETTO UNA COSA VEEERAAA!

L’ho cantata a squarciagola!!! non ho resistito, con la musa che ho davanti poi... Je, ti ho guardata e BAM! sono partito a cantare, è stato più forte di me.

Come?! Vuoi sapere del mio repertorio canoro? te lo faccio vedere a pranzo il mio repertorio! Ahahahahahaha

Ok, battuta un po' spinta scusa. Ahah.

Va beh.

La canzone è stupenda.

Abbiamo una telefonata!

Allora, pronto Marco!

- Ciao Giacomo

- Ciao ciao, e Jessica non la saluti?

- Ciao Jessica

- Eh altrimenti si offende. Bravo. Senti un po', tu sei un rappresentante se non sbaglio no?

- Sì, sono un rappresentante di una ditta che produce intimo femminile...

- Ma sai che è sempre stato il sogno della mia vita fare il rappresentante di intimo femminile...

- Ma non credere che io abbia a che fare con modelle

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