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I Love my Code
I Love my Code
I Love my Code
E-book385 pagine4 ore

I Love my Code

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Info su questo ebook

Un genio e le difficoltà nello stringere rapporti con i coetanei di un istituto scolastico. Un incredibile laboratorio sotterraneo...

Un giorno il "genio scemo", così chiamato dai compagni, realizza in segreto la "macchina creatrice", il Brahmachine!

Il Brahmachine: una macchina in grado di trasformare l'energia in materia. Comincia così una corsa contro il tempo per trasformare l'energia in idrogeno, l'idrogeno in elio, l'elio in litio... ma un incidente di percorso, una profondissima delusione d'amore, spingerà il genio solitario ad utilizzare il Brahmachine per la propria vendetta. Facendo specializzare la macchina creatrice nella chimica del carbonio, decide di creare, dalla sola energia, un DNA umano.

Ma le cose non andranno come previste...
LinguaItaliano
Data di uscita30 apr 2013
ISBN9788891109873
I Love my Code
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    Anteprima del libro

    I Love my Code - Adriano Perrone

    Titolo

    I Love my Code

    di

    Adriano Perrone

    I Love my Code ã copyright 2011

    I Love my Code è opera di fantasia ed appartiene ad Adriano Perrone©

    Tutti i diritti sono riservati.

    Ogni riferimento a persone, cose, luoghi o vicende realmente accadute è da ritenersi puramente casuale.

    L’immagine di copertina è stata trovata in internet (l’autore ringrazia chiunque abbia creato l’immagine di base) ed è stata modificata con Corel Photo Paint© dall’autore stesso per adattarsi al tema del racconto.

    copertina 

     Indice

    Cap. I                                 Cap. XVI                      Cap. XXXI

    Cap. II                                Cap. XVII

    Cap. III                                Cap. XVIII

    Cap. IV                              Cap. XIX

    Cap. V                               Cap. XX

    Cap. VI                               Cap. XXI

    Cap. VII                               Cap. XXII

    Cap. VIII                              Cap. XXIII

    Cap. IX                                Cap. XXIV

    Cap. X                                 Cap. XXV

    Cap. XI                               Cap. XXVI

    Cap. XII                               Cap. XXVII

    Cap. XIII                               Cap. XXVIII

    Cap. XIV                              Cap. XXIX

    Cap. XV                               Cap. XXX

    Cap. I

    Alcuni sono più soli di altri.

    Vorrei capire il senso delle cose; di tutte le cose.

    In una sola ora di lezione puoi capire e assimilare tutti i concetti di meccanica quantistica e farli sposare, più o meno forzatamente, a quelli della relatività ristretta.

    Basta un po’ di fantasia.

    Puoi memorizzare centinaia e migliaia di numeri, una serie infinita di formule, un elenco innumerevole di nomi e visi...

    Puoi spedire il tutto nella memoria a lungo termine senza timore di dimenticare nulla domani o tra un anno.

    E a volte senza possibilità di dimenticare.

    Puoi imparare molte cose in una sola vita, se ti predisponi per farlo.

    Ma non impari mai il senso delle cose.

    Almeno... a me non è ancora riuscito.

    O forse sono solo negato in questa materia.

    Alcuni sono più soli di altri e mi chiedo perché.

    Alcuni nascono e muoiono soli.

    Ieri, al ritorno dalla scuola, ho visto un vecchietto, solo, sulla panchina.

    Chissà chi aspettava.

    Aveva un’aria così triste...

    Chissà chi aspettava e se aspettava qualcuno.

    Ho pensato... avrà avuto una compagna una volta....

    Forse è stato lasciato solo; forse la sua compagna è morta o se n’è andata con qualcun altro.

    Forse la sua compagna non è più la sua compagna.

    Ho visto un cane cacciato dal branco.

    Non era necessariamente il più brutto o il più pulcioso.

    É stato cacciato... forse per antipatia, forse perché ritenuto diverso dagli altri.

    Forse perché troppo gentile per imporsi sugli altri.

    Chissà cosa prova un cane quando viene cacciato.

    Dova va? Cosa sente?

    Le persone sole non sono necessariamente le più brutte, anzi...

    A volte scopri una profondità superiore, una sensibilità particolare.

    Le persone sole, il più delle volte, sono persone speciali.

    Eppure, per qualche motivo a me ignoto, vengono isolate dagli altri... o più facilmente si isolano.

    Olio e acqua non si  amalgamano.

    Sono due cose diverse.

    Possono stare vicini per un certo periodo; possono essere forzati, compressi...

    Li si può obbligare in mille modi a stare insieme, questo sì.

    Ma alla prima opportunità si divideranno.

    A nessuno piace la solitudine, non quando perdura da troppo tempo.

    Quindi le persone sole non lo sono per loro scelta. Mai.

    Ma il cervello ha mille modi per sopravvivere e a volte trova piacere in ciò che è distruttivo e profondamente doloroso.

    Ci si può convincere di qualsiasi cosa.

    Ci si può convincere che il male sia bene e che il bene sia male.

    Si può addirittura annichilire qualsiasi concetto di bene e male e relegarlo nell’ambito delle scelte personali.

    Farsi saltare in aria insieme a migliaia di innocenti può essere considerato bene... se si è stati abituati a ripeterselo miliardi di volte per tutta la vita e se tutti i nostri amici ce l’hanno confermato.

    Così la solitudine, come qualsiasi altra cosa, può essere considerata piacevole anche se protratta per anni.

    É giusto che il cervello si comporti così; l’alternativa sarebbe inaccettabile.

    La prossima volta magari mi fermo.

    Se troverò ancora quel vecchietto gli chiederò qualcosa; gli sorriderò.

    Starò a chiacchierare con lui dieci minuti, non di più.

    Altrimenti rischierei di rimanere incastrato nel suo dolore.

    Potrebbe inondarmi dei suoi problemi... e non ne ho bisogno.

    Darò... ma a piccole dosi.

    Sì, farò così e saremo entrambi un po’ meno soli.

    Magari ne approfitterò per imparare qualcosa.

    Magari mi racconterà di quand’era giovane; mi parlerà della sua compagna.

    Forse è stato un soldato, un eroe o forse solo un operaio...

    Dovrò filtrare tutte le sciocchezze e le esagerazioni; metterò un firewall nelle orecchie per escludere tutte le critiche a caldo su questa generazione sfaticata e inutile ...

    Di tutto ciò che rimarrà imparerò qualcosa.

    E anche lui imparerà da me, dalla mia gentilezza e dalla mia propensione ad ascoltare.

    All’uscita della scuola mi sono seduto su una panchina.

    Lontana rispetto a quella del vecchietto.

    C’è una panchina, sempre sporca di foglie, isolata da tutte le altre.

    Mi piace sedermi là ogni tanto.

    Credo d’essere uno dei pochi a farlo.

    Mi chiedo chi ha avuto l’idea di mettere questa panchina, praticamente nel nulla, con vista verso il nulla.

    Solo campi tutt’intorno e una stradina sterrata, piccola piccola, per arrivarci.

    Affianco un grosso ciliegio.

    Ve lo immaginate?

    Un grosso ciliegio, lì da chissà quanti anni, in mezzo ad una radura immensa di verde.

    Senza altri alberi nel raggio di centinaia di metri.

    Senza altri ciliegi.

    L’immagine di una cartolina del tipo salviamo il mondo dalla deforestazione...

    Mi sono seduto lì, come tante altre volte, e mi è caduta una ciliegia in testa.

    Mi è venuto da ridere; mi sono sentito un po’ Newton.

    Ho preso la ciliegia, l’ho rigirata più e più volte tra le dita nella speranza che mi venisse un’ispirazione, alla fine non l’ho neanche mangiata.

    Tanto era acerba.

    Mi sono seduto sulla panchina per osservare, in distanza, la strada che fiancheggia la scuola e tutti gli studenti, i compagni che escono.

    I soliti fighi con gli occhiali da sole pieni di turbe psichiche, insicuri, ossessionati dal giudizio altrui, deboli, falsamente sicuri, sempre col petto in fuori...

    Mi fanno ridere e mi fanno pena.

    Veramente ridicoli.

    E subito dietro le fighette, ossessionate dal peso, dalle scarpette nuove, pettegole, finte amiche tra loro, pronte a giurarsi eterna amicizia e poi a farsi le scarpe davanti al primo ragazzo.

    Uno dei fighi, ovviamente.

    Finte indifferenti.

    Si sente il vociare in distanza; passi sicuramente più spediti che all’ora di ingresso.

    Dopo qualche minuto, tra le ultime, lei.

    Elisa, bellissima davvero...

    Dolce, intelligente, educata all’antica.

    A volte timida, a volte un po’ più decisa.

    L’unica con la gonna tra tutte.

    L’unica degna di attenzione.

    Si volta verso la mia direzione; l’unica a notarmi fra tutti.

    Forse mi sorride... non vedo bene a questa distanza.

    Sicuramente mi ha notato.

    In un attimo... un sussulto...

    Elisa ha alzato una mano per salutarmi.

    É stato bello, davvero.

    Mi sono sentito meno solo.

    É stato bellissimo, mi sono sentito scaldare il cuore.

    Ho alzato la mano e ricambiato il saluto... non ho potuto fare a meno di sorridere.

    Ho sorriso ma lei non poteva vedermi.

    Il tutto è durato più o meno due secondi ed è stato intenso.

    Mi ha scaldato il cuore... ma subito dopo ho visto lei, bellissima e di altri tempi, volgere lo sguardo verso Christian.

    Il capo dei fighi; il più ambito tra le ragazze.

    Il più idiota, precisamente.

    Una scena veramente triste.

    Credo che il sorriso mi sia morto sulle labbra molto ma molto in fretta.

    Sapevo già, e da tempo, che Elisa corresse dietro a Christian quindi la scena non mi ha stupito per niente.... rivederla, comunque, mi ha fatto un certo effetto.

    Christian... falso come pochi, ipocrita cicisbeo, presuntuoso, egocentrico ignorante, permalosissimo...

    In questo caso, evidentemente, Elisa è come le altre ragazze e la cosa mi rattrista.

    Ho aspettato che la folla scemasse e mi sono sentito invadere da un piacevole ronzio di insetti.

    Silenzio tutt’intorno.

    Quasi sul punto di alzarmi ho sentito il richiamo di un amico...

    Maestro!... volgo lo sguardo in direzione della voce...

    Maestro che fai qui?

    Vedo il mio amico Michele corrermi incontro tutto sorridente e con gli abiti da lavoro.

    Wueeeee... Miché!

    Dammi il cinque maestro! mi dice una volta in prossimità.

    Ci salutiamo alla solita maniera.

    Sono molto contento di vedere il mio amico e mi dispiace che anche lui non frequenti la scuola; ci saremmo fatti delle risate pazzesche.

    Michele lavora in un’officina con la famiglia; non ha mai amato studiare ma la colpa non è tutta sua.

    In fondo non è stupido, anzi... per le cose che vuole ha veramente una memoria eccezionale; ricorda un sacco di cose e sa guidare qualsiasi cosa abbia un motore.

    Beh... non l’ho mai visto guidare un’astronave.

    Da un lato è una fortuna che Miché lavori nell’officina dei suoi...

    Non ricordo neanche più quante migliaia di volte gli ho chiesto una chiave, qualche tonnellata di bulloni, un saldatore... persino radio scassate, transistor nuovi o seminuovi... davvero una montagna di cose.

    E ho sempre barato sul loro reale utilizzo.

    I genitori non si sono mai accorti di nulla a motivo dei continui approvvigionamenti dovuti al loro lavoro.

    Ho barato, dicevo.

    Ho fatto credere a Miché che una volta mi serviva della lamiera per una serra; una volta dei bulloni per un monopattino... non ricordo neanche più quante balle su balle ho inventato per mascherare i miei veri traffici.

    Il mio amico si è sempre accontentato di vedere qualche abbozzo di progetto strano... sempre andato in fallimento.

    Almeno in teoria.

    Ho rubacchiato anche al laboratorio di chimica un bel po’ di roba; roba del valore di migliaia di euro, per raggiungere i miei scopi.

    Soprattutto lenti e microscopi, tra cui uno tunnel a scansione, del valore che non oso neanche immaginare.

    Ho rubato, un po’ alla volta, un pezzo alla volta, per quasi quattro anni.

    É stata durissima.

    Ho dovuto cambiare orari e strategia man mano che la scuola scopriva che mancavano dei pezzi, man mano che i controlli diventavano più stringenti.

    La tensione è stata sempre altissima.

    Il cuore non ha mai smesso di battere a mille durante i miei furti...

    Altro che freddezza dovuta all’abitudine.

    Non so quanti anni di vita ho perso.

    Una volta stavano per beccarmi.

    Oh mamma... quando ci penso mi vengono ancora i brividi.

    Era il mio 114° furto nel laboratorio di chimica quando, d’improvviso, entra un bidello con aria minacciosa e si dirige verso di me...

    E tu? Cosa ci fai qui a quest’ora?!

    Ormai era un anno e mezzo che si sapeva di un misterioso ladro che si aggirava per la scuola.

    Morale... mi afferra per un braccio e mi porta in presidenza.

    Avrei dovuto spiegare cosa facevo nel laboratorio di chimica fuori orario da solo e chi mi aveva dato le chiavi...

    Il preside, scandalizzato, cominciò con... Oh Adri... questo da te non me lo sarei mai aspettato! Proprio da te! e cominciò col suo terzo grado...

    Cosa avrei potuto dire?

    Sono io il famigerato ladro del liceo e ho portato via roba per il valore di migliaia e migliaia di euro?

    Feci scena muta ma da lì a poco sarei scoppiato a piangere...

    Tutti i miei sogni e i miei progetti mi stavano crollando sulla schiena.

    Proprio nel momento in cui stetti per cedere... ecco arrivare il mio professore di chimica, Salmastrus per gli amici, a chiedere... Cosa succede Preside?

    Abbiamo beccato questo ragazzo frugare nel laboratorio di chimica da solo e fuori orario...

    Attimo di pausa.

    Salmastrus dà un’occhiata veloce al mio viso terrorizzato e quasi piangente...

    Beh... ma certo, lo avevo chiesto io

    Cooosaaa??? fu la reazione del Preside e degli altri docenti in presidenza.

    Sto facendo un esperimento didattico per le classi quarta e quinta e ho chiesto ad Adriano, considerando le sue elevate capacità, di darmi una mano. Gli ho dato io le chiavi. Rispondo io della sua presenza in laboratorio.

    Era una bellissima, composita, bugia.

    Grazie Salmastrus.

    Mi salvò vita, reputazione e progetti.

    Ma non credo che Salmastrus l’avesse fatto per benevolenza nei miei confronti.

    Il suo atteggiamento da protettore andava ricercato in quello che era successo quando facevo il secondo anno.

    Essendo un pasticcione aveva sempre dei compiti arretrati da correggere e non riusciva mai a stare al passo col programma; inoltre, in quel periodo, ci sarebbero stati gli esami del quinto anno.

    Il professore aveva notato la mia abilità nella chimica (come in qualunque altra materia tecnica) e la mia dedizione al lavoro in laboratorio.

    Una sera che ci dilungammo più del previsto e rimanemmo soli, il discorso cadde sui compiti da correggere... che erano una marea, troppi... che non ce l’avrebbe mai fatta per tempo ecc ecc...

    Al che credo d’avergli detto... Li potrei correggere io

    All’inizio il professore mi guardò stranito... forse chiedendosi se ne avevo o meno le capacità, poi pensò alla mia media scolastica.

    Sì... se si potesse fare... forse tu saresti in grado di correggere i compiti della tua classe

    Non solo della mia classe prof, anche quelli delle classi superiori dissi io con estrema convinzione.

    Mi guardò incredulo.

    Dici davvero? Sai qualcosa della chelazione degli elementi? Dei legamenti all’idrogeno? Della chimica del carbonio?...

    Parlammo credo un’ora o più.

    Salmastrus mi riempiva di domande, spesso a tranello, per vedere fin dove arrivava la mia conoscenza.

    Non si fermò un attimo... e ad ogni risposta strabuzzava gli occhi.

    Credo d’averlo profondamente sconvolto.

    Avrei potuto tranquillamente saltare tutti gli anni e passare direttamente alla tesi universitaria... fu infine la sua conclusione.

    Comunque mi passò il compito di uno studente dell’ultimo anno.

    Guarda... saresti in grado di correggere un compito come questo?

    Lo guardai.

    Abbastanza banale, per me.

    Presi una penna rossa e corressi gli errori in meno di tre minuti.

    Gli errori non erano gravi; il compito era discreto.

    Credo che a Salmastrus stettero per uscire le lacrime.

    Da qui la richiesta... Senti... se ti dessi...

    Tranquillo prof, faccio io

    Hai capito cosa intendo? mi disse indicandomi una pila di cartacce che altro non erano che i compiti delle quinte di tutte le sezioni.

    Certo, lei ha troppo da fare, lo capisco

    E’ una cosa estremamente immorale... quindi...

    Acqua in bocca, certo

    Se mi fai sto lavoro ti do... tirò fuori cinquanta euro dal portafoglio.

    Non era un benefattore né un generoso... ma comprendeva la necessità di tenermi buono.

    In qualsiasi momento avrei potuto fregarlo e non poteva certo comprarmi con voti gonfiati visto che avevo già il massimo dei voti.

    Oh no professore, non voglio i suoi soldi

    Dunque lo faresti gratis? chiese dubbioso.

    Non ho detto questo risposi con un ghignetto avido.

    Cosa vuoi?

    Oh non so... per ora non mi serve nulla ma se domani dovessi avere bisogno di un favore...

    Che genere di favore?

    Non lo so, qualsiasi cosa

    Fece un segno d’assenso col viso.

    Se ne andò rafforzando l’intesa guardandomi negli occhi, un dito sul naso e l’occhiolino...

    All’epoca non sapevo cosa avrei mai potuto mai chiedere a Salmastrus.

    Non avevo bisogno di nulla.

    Ma quel giorno davanti al Preside... tutto si schiarì al volo; ci capimmo con una sola occhiata.

    Tanto più che continuai a fare questo favore a Salmastrus anche l’anno successivo.

    Probabilmente il professore di chimica pensò che se mi fossi trovato alle strette avrei fatto cadere anche lui; legati a doppio filo come gemelli siamesi.

    Morale della favola, non solo non fui scoperto da nessuno, ma ricevetti una marea di scuse da parte di tutti i presenti per aver frainteso la mia presenza in laboratorio.

    Ma potevi dirlo no? mi diceva il Preside dandomi dei buffetti sulla guancia.

    Poverino... ero timido... per questo non avevo parlato.

    E poi non è nella mentalità ristretta dei professori immaginare che un ladro abbia la media del nove.

    Per loro la delinquenza è un fattore di ignoranza; i ladri hanno tutti al massimo la scuola dell’obbligo.

    Una volta soli Salmastrus mi diede appena un’occhiata di striscio e mi disse... Immagino che adesso siamo pari. Spero tu non mi chieda altro.

    Aveva capito benissimo che il famoso Lupin del liceo ero io anche se non ne comprendeva il motivo.

    Prima di lasciarmi mi disse Se hai intenzione di conquistare il mondo... tieni l’Australia per me e se ne andò ridendo.

    Comunque il materiale che ho accumulato non l’ho tutto rubato.

    Ho preso due borse di studio e ho utilizzato i soldi per comprarmi del materiale.

    Formalina, pipette graduate, un mega computer in perenne espansione...

    Alcune persone sono più sole di altre.

    E le persone sole, spesso, hanno degli strani hobbies.

    Molte signore anziane portano da mangiare ai gatti.

    Alcuni si dedicano al giardinaggio e parlano con le piante.

    Altri fanno collezione di francobolli.

    Altri ancora dipingono o scrivono lettere a persone immaginarie; lettere che non imbucano mai.

    Io, invece, ho assemblato un laboratorio scientifico in quattro anni di sacrifici e sforzi.

    E furti.

    Ma questa mattina, a scuola, ho effettuato il mio ultimo furto...

    Ho finito, finalmente, di correre rischi e tremare dal nervoso.

    Ho finito di farmi venire l’ulcera gastrica.

    Ho eseguito il mio ultimo furto e adesso lo assemblerò col resto.

    Il mio laboratorio è geniale, bellissimo.

    Potrò cercare di dimostrare le mie teorie, finalmente.

    Potrò riprodurre i principi della fusione fredda e fare altro.

    Potrò dar sfogo a tutta la mia creatività.

    Nessuno potrà dirmi che sono pazzo o stravagante perché da domani sarò completamente indipendente nelle mie cose.

    Non dovrò rendere conto a nessuno in quanto a orari o a metodologie di studio.

    Potrò fare tutto quello che voglio e anche sbagliare per i fatti miei.

    Non avrò orari di visita... potrò stare nel mio laboratorio anche notti intere, anche settimane, anche mesi.

    Sono profondamente convinto di quello che sto facendo; questa convinzione mi ha guidato per quattro anni di rischi assurdi...

    Se così non fosse stato non avrei avuto costanza.

    Alla prima difficoltà avrei mollato, sarei caduto.

    Invece no, invece eccomi qua.

    Tutto questo deve avere uno scopo; devo trovare uno scopo.

    Quante volte non sono uscito a divertirmi per chiudermi nello scantinato sotto terra?

    Quante volte ho rinunciato a curarmi l’aspetto o il modo di vestire per assemblare il mio laboratorio o per studiare e dare sempre il massimo?

    Tutto questo porterà ad uno scopo.

    Il mio atteggiamento mi ha portato ad isolarmi da tutto e da tutti...

    Ma domani avrò il mio laboratorio completamente funzionale.

    Domani sarò nel mio habitat naturale e potrò essere io.

    La mia soddisfazione è estrema mentre saluto Michele e, con un ghigno idiota, mi alzo dalla panchina e mi dirigo a casa...

    Dentro il mio zaino c’è l’ultimo pezzo.

    Sono così emozionato che non sto più nella pelle.

    Guardo lo zaino come se dovesse rompersi e scappar via dalle mie mani...

    La mia soddisfazione è estrema mentre mi dirigo a casa se non fosse per un pensiero.

    Solo uno.

    Rivedo un attimo l’istante in cui Elisa ha alzato la mano per salutarmi e mi ha creato quella strana, bellissima, sensazione.

    Sarebbe mai potuta diventare la mia ragazza?

    Solo per una frazione di secondo mi chiedo se essersi isolato dal mondo ne è valsa la pena.

    Cap. II

    Oggi primo giorno in laboratorio.

    Inizio con i miei esperimenti, registro tutto sul computer e ne faccio una copia cartacea.

    Ho uno speciale elaboratore a schermo gigante collegato ad un fantastico microscopio tunnel a scansione.

    Un microscopio incredibile.

    Inoltre ho un generatore di particelle luminose; neutrini che attraversano la materia e tornano indietro.

    In base alle nanomodifiche subite per aver attraversato la materia, il calcolatore elabora il tutto e ne dà un significato.

    Devo insegnarlo all’elaboratore.

    I bambini vanno educati.

    Dal punto in cui si generano le particelle luminose all’elemento che voglio far loro attraversare c’è una distanza di 5 cm.

    Attraverso questi 5 cm e per una area stabilita creo il vuoto; lo forzo.

    Praticamente un’assenza di materia.

    I neutrini, nell’attraversamento di questi 5 cm, non devono subire alcuna modifica né da materia né da gravità alcuna.

    Non sarà facile creare un vuoto assoluto.

    Una volta raggiunto l’elemento però, ad esempio l’idrogeno, i neutrini si scontrano, per così dire, con alcuni atomi e cambiano la loro direzione.

    Quindi tornano indietro per essere esaminati dall’elaboratore.

    L’elaboratore, in base al tempo di ritorno calcolato in nanosecondi e alle modifiche di inclinazione dei neutrini, deve essere in grado di stabilire cosa ha attraversato e in che quantità.

    É normale che sia così.

    Ogni elemento ha una differenza di densità di atomi e quindi i neutrini dovrebbero subire modificazioni differenti per ogni elemento.

    Se una singola molecola di idrogeno dà come risposta, poniamo il caso, 1H001-00, due molecole di idrogeno daranno 2H001-00 e una molecola di deuterio darà... 1H001-01...

    Così una molecola di elio darà 1He001-00 e così via.

    Una volta creato lo zero, il vuoto assoluto, si può creare l’uno; dall’uno tutto il resto è fatto.

    É solo una questione di codici.

    Codici lunghissimi ed estremamente complessi ma sempre codici.

    L’elaboratore dovrà imparare a codificare tutti gli elementi partendo dal singolo atomo.

    Saranno codici lunghissimi e complessi ma sarà lavoro dell’elaboratore, non mio.

    Ovviamente tutte le particelle subatomiche rimarranno escluse.

    Se anche riuscissi a trovare e a guidare delle particelle più piccole dei neutrini... queste ultime rimarrebbero comunque escluse.

    É l’impossibilità di creare perfettamente qualcosa di questo universo usando strumenti di questo universo.

    Il generatore di neutrini, però, può anche sviluppare una certa energia in modo da disintegrare la materia.

    Disintegrare nel senso di dividere, scomporre la materia in atomi e registrare il tutto passo per passo.

    In questo modo si può avere un secondo riscontro con il processo inverso.

    Registrando i passaggi di disintegrazione imparerà a riconoscere cosa ha appena disintegrato e in che quantità.

    É un bambino che rompe tutto per capire come sono fatte le cose.

    Tutte le cose.

    Infine si cercherà di riprodurre la materia dal nulla o, meglio, dalla sola energia.

    Un’evoluzione della fusione a freddo.

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