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Mal di Schiena: Terapia manuale   Semeiotica, Diagnosi  e tecniche di normalizzazione
Mal di Schiena: Terapia manuale   Semeiotica, Diagnosi  e tecniche di normalizzazione
Mal di Schiena: Terapia manuale   Semeiotica, Diagnosi  e tecniche di normalizzazione
E-book443 pagine3 ore

Mal di Schiena: Terapia manuale Semeiotica, Diagnosi e tecniche di normalizzazione

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Info su questo ebook

Di chiara matrice trattatistica, questo testo cerca di assolvere all’esigenza di comprendere i raccordi neurofisiologici, biomeccanici e, non per ultimo, patologici che caratterizzano quello stato di alterazione funzionale meglio noto come “mal di schiena”. L’esposizione delle nozioni è stata organizzata così da rendere agevole la comprensione dei temi trattati pur senza sacrificare una progressiva ed adeguata conoscenza dei meccanismi con cui la situazione organismica si sposta da una condizione di equilibrio fisiologico (stato di benessere) ad una di squilibrio più o meno grave (stato di malattia). Lo studio semiotico torna ad essere un momento cruciale per la definizione di una corretta diagnosi clinica, indispensabile nei processi di organizzazione e gestione di un idoneo, specifico e differenziale intervento terapeutico.
Il volume si costituisce di 2 sezioni (della teoria, della pratica) e 17 capitoli (le matrici dottrinali, caratteristiche morfo-funzionali del rachide, cenni di biomeccanica, le dinamiche corporee, la fascia corporis, i carichi agenti, la conduzione delle informazioni, la via del dolore, le cause di interferenza nella conduzione delle informazioni, il metodo scientifico, la clinica, l’approccio concettuale alla normalizzazione, la normalizzazione del tessuto fasciale, la normalizzazione del tessuto muscolare, la normalizzazione delle giunture articolari, la normalizzazione del tessuto nervoso), completato da un’iconografia di oltre 100 immagini
LinguaItaliano
Data di uscita10 nov 2013
ISBN9788889986318
Mal di Schiena: Terapia manuale   Semeiotica, Diagnosi  e tecniche di normalizzazione
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    Anteprima del libro

    Mal di Schiena - Santoro Claudio

    ScD

    SEZIONE PRIMA

    della teoria

    Cap. 1

    Le matrici dottrinali

    La medicina è un qualsiasi atto intenzionale volto a prevenire, lenire, curare una condizione psicofisica che il soggetto sente recessiva rispetto al suo benessere. La sua pratica "…combina scienza ed arte. Il ruolo della scienza in medicina è chiaro. La tecnologia scientifica ed il ragionamento deduttivo sono il fondamento della soluzione di molti problemi clinici. Eppure, l’abilità nelle applicazioni più avanzate di laboratorio e di farmacologia non fa, di per sé, un buon medico. La combinazione di conoscenza, intuizione e capacità di giudizio definisce l’arte della medicina, che è tanto necessaria quanto lo è una solida base scientifica" (T.M. Harrison).

    La dimensione culturale in cui si inquadra l’operatore, il personale percorso di formazione seguito per coltivare il proprio animo (in accezione sia quantitativa che qualitativa), consentono la definizione di uno studio più profondo della natura umana: "Iatros philosophos isotheos – il medico che si fa filosofo diventa simile a un dio (Ippocrate). La maggiore consapevolezza ideologica, la diversa e più efficace disponibilità tecnica di indagine, il minor condizionamento religioso, aiutano la comprensione non solo delle modificazioni che il corpo affronta durante la sua vita, ma anche delle reazioni che la coscienza pone in essere davanti ai problemi di fondo della sua stessa esistenza. Quello tra medicina e filosofia è un rapporto che può essere ricondotto a due elementi fondamentali: da un lato il tentativo di integrare la fase clinica; dall’altro la necessità di compensare l’assenza di un approccio olistico, tipico delle medicine orientali. I confini delle due discipline possono spesso confondersi in una dialettica feconda per entrambe: il medico, per essere medico, non avrà da investigare o iperscrutare (troppo) i testi della propria disciplina alla ricerca di quanto occorre per fugare queste impressioni (cioè le stimolazioni psichiche nocive). Questi scopi si possono ottenere con la filosofia e con l’ etica" (Maimonide). I presupposti che hanno determinato il particolare sviluppo seguito dalle medicine tradizionali dell’oriente, sono di fatto agli antipodi rispetto a quelli che hanno invece caratterizzato lo sviluppo della medicina occidentale.

    Cio nonostante, sebbene tanto lontane nel tempo e nello spazio, sono allo stesso modo fortemente impregnate di elementi filosofici, tanto da fondarsi sulla medesima concezione dialettico organicistica: la manifestazione del sè in una visione unitaria (olistica) dei fenomeni propri dell’organismo umano. Nati più di 4000 anni fa, i sistemi medici orientali hanno tratto le loro origini dalle influenze ricevute ad opera di filosofie profonde e raffinatissime che, applicate alla medicina, hanno migliorato la clinica e hanno consentito di tornare ad un modo di pensare, che si oppone a quel riduzionismo scientifico tipico della medicina moderna (R. Brawel). Lo stato di necessità dettato dall’originario religioso divieto di intervenire chirurgicamente, ha determinato lo sviluppo di una metafora pratica tale da consentire non solo un’attenta descrizione di sezioni anatomiche e relativo funzionamento, ma anche e soprattutto, nella fattispecie, la conduzione di interventi manipolativi mirati al riequilibrio della funzione alterata.

    La fuga dei sapienti scatenata dalle campagne militari condotte da Ciro il Grande re di Persia in Asia Minore (559 a.C.), di fatto, determinò l’avvio di un inarrestabile processo di esportazione della cultura che, dall’entroterra orientale, raggiunse le rive del Mediterraneo, così contribuendo in maniera decisiva alla nascita di quel pensiero medico-filosofico che, con la visione Ippocratica (406 a.C.), ha dominato in occidente almeno fino alla fine del XVIII secolo. Da E. Harrison (1784) ad A.T.Still (1874) e P.P. Palmer (1896), passando per R.H. Hutton (1840), H.O. Thomas (1859) ed H. Atkinson Barker (1889), il XIX secolo ha segnato la rinascita del forte connubio esistente tra filosofia e medicina.

    Qualunque sia la sua forma¹, ogni intervento condotto nell’intento di salvaguardare la salute dell’individuo necessita: di comprendere le modalità di una medicina che ammette, secondo le sue modalità ragionative, le sue modalità operative (I. Cavicchi); di scelte operate falsificando il vero e verificando il falso, selezionando la logica e il ragionamento più convenienti al caso.

    Attività che si avvalgono di un sapere scientifico opportunamente moderato ed arricchito da una consapevolezza tipicamente filosofica (fissano i giusti limiti ad ogni forma del sapere, nell’intento di contrastare qualsivoglia atteggiamento di onnipotenza) il Tuina, l’Osteopatia e la Chiropratica, piuttosto che la più moderna Medicina Manuale, possono essere considerate a pieno titolo discipline elettive tra le arti mediche: studiano l’organismo nel suo complesso, sostenendo la tesi secondo cui ciascun organo sia chiamato a svolgere le proprie funzioni tanto sul piano energetico quanto su quello psicofisico. Solo attraverso un’accorta valutazione di entrambi gli aspetti è possibile risalire, per la correzione degli squilibri che l’hanno determinata, alla radice da cui si è sviluppata la malattia: giunti ai confini della medicina scientifica, senza filosofia non si può dominare la stoltezza (K. Jaspers).

    La filosofia Tuina

    Già Anmo, il Tuina è uno dei cinque pilastri su cui si struttura la Medicina Tradizionale Cinese. Tra le più antiche forme di manpolazione del corpo ad oggi praticate (codificazione avvenuta sotto la dinastia Shang, 1600 a.C. – 1046 a.C.), esso combina tecniche di massaggio e di manipolazione mirata alla conoscenza di anatomo-fisiologia, agopuntura e teoria dei canali (o meridiani). Le basi filosofiche in cui affonda le proprie radici, sono quelle tipiche del naturalismo: la posizione dell’uomo nel mondo naturale, infatti, viene posta in rapporto di continua relazione con un sistema di corrispondenze dialettiche tra i due aspetti (Yin e Yang) dell’energia (Qi), i 5 elementi costitutivi della natura (Acqua, Fuoco, Terra, Metallo, Legno) e gli organi fondamentali del corpo (5 organi pieni o Zang e 5 organi vuoti o Fu).

    Il senza forma è il grande progenitore di tutte le cose […] (Huang Di Nei Jing) e, in ciò, il Tao rappresenta la prima forma, quella che in sé racchiude Yin e Yang: nell’eterno movimento dall’uno nell’atro, essi rappresentano i concetti di origine unica, assunzione di forma (trasformazione) e differenziazione nella complementarità (opposizione). Yin rappresenta il principio femminile passivo o negativo mentre Yang il principio attivo maschile o positivo. Tutte le cose hanno un punto di vista Yin e un punto di vista Yang: l’esempio più tipico è quello relativo gli organi interni. Nel numero di dodici, infatti, sono soliti essere distinti in sei organi pieni Zang (natura Yin) e sei organi vuoti Fu (natura Yang): la loro distinzione è data dalle funzioni che li caratterizzano (trasformazione organi Yin e trasporto organi Yang). Agli organi Yin, seguendo la classificazione dei cinque elementi, sono associati organi Yang (o visceri) così come emozioni, sensi, colori, sapori, tessuti, ecc… cinque elementi del legno, del fuoco, della terra, del metallo e dell’acqua, in natura svolgono un ruolo di assoluto rilievo: consentono il susseguirsi dei cicli vitali.

    Negli antichi testi medici cinesi si sostiene che le 5 energie elementari si combinano e si ricombinano in innumerevoli modi per produrre e manifestare l’esistenza […] tutte le cose contengono le 5 energie elementari in diverse proporzioni.

    Gli elementi interagiscono e si controbilanciano l’un l’altro in due cicli di base conosciuti come il ciclo creativo (Sheng) e il ciclo del controllo (Ke). Tutti gli elementi sono reciprocamente inibitori e nello stesso tempo reciprocamente creativi: il legno genera il fuoco, il fuoco crea la terra, la terra crea il metallo, il metallo crea l’acqua e l’acqua crea il legno. Di contro, l’acqua inibisce il fuoco, il fuoco inibisce il metallo, il metallo inibisce il legno, il legno inibisce la terra e la terra inibisce l’acqua. Il loro legame con gli organi interni è strettissimo: il fuoco corrisponde al Cuore, la terra alla Milza, il metallo al Polmone, l’acqua al Rene e il legno al Fegato.

    In questi termini, a differenza di quanto non accada in occidente, il corpo umano viene concepito come un sistema strutturato su tre livelli di energia, meglio noti come i tre tesori (San Bao): il Qi che rappresenta l’energia vitale e consente all’organismo di funzionare; lo Jing che rappresenta l’energia ereditaria; lo Shen che rappresenta lo spirito (controlla i precedenti). Comunque composto da sostanze e funzioni diverse, il corpo vede la propria vita garantita anche da altre due sostanze fondamentali: Jin Ye (fluidi) che proteggono, alimentano e lubrificano i tessuti; Xue (sangue) che nutre il corpo e rappresenta il fondamento materiale per ossa, nervi, pelle, muscoli e organi riproduttivi.

    Considerate le cinque sostanze fondamentali nel loro complesso (Qi, Jing, Shen, Jin Ye e Xue), la debolezza di una sola di loro determina la malattia; l’assenza di una di esse, invece, la morte. È solo grazie al Qi che sangue e fluidi riescono a muoversi: mentre quest’ultimi però, lo fanno attraverso strutture fisiche, il Qi utilizza canali immateriali meglio noti come meridiani (strettamente legati ai dodici organi Zang Fu: fegato, cuore, maestro del cuore, milza, polmone, reni, vescicola biliare, intestino tenue, triplice riscaldatore, stomaco, intestino crasso e vescica).

    I principi osteopatici

    La filosofia osteopatica nasce con A.T. Still, medico statunitense, fortemente in contrasto con la profilassi del suo tempo, definita mediocre e troppo spesso inappropriata.

    Nella sua concezione, ogni processo patologico è l’espressione di una disfunzione muscoloscheletrica più o meno pronunciata, tale da contribuire al mantenimento dello stato stesso di alterazione. Definito lesione osteopatica, quello stato di alterazione associa due o più disfunzioni derivanti da cause iatrogene, esogene ovvero da fenomeni degenerativi vascolari, nervosi e/o linfatici che, nel tempo, limitano sempre più "la libertà di movimento²" delle strutture organiche.

    In particolare sono le alterazioni nella funzione del sistema muscoloscheletrico, soprattutto della componente articolare, a determinare l’ostruzione e la restrizione dei canali attraverso cui hanno luogo le attività (definite primarie) di nutrizione ed eliminazione: perse così le capacità di autoregolazione, insorge il disturbo, mero preludio alla malattia. L’organismo, in piena autonomia, è però in grado di reagire allo stato di squilibrio, avviando un complesso processo di autoregolazione delle funzioni organiche.

    I principi posti a fondamento della nuova dottrina osteopatica sono:

    il corpo è un’unità;

    la struttura e la funzione sono reciprocamente intercorrelati;

    il corpo possiede dei meccanismi di autoregolazione (omeostasi);

    quando la normale adattabilità è interrotta, o quando i cambiamenti ambientali superano la capacità del corpo di ripararsi da sé, può risultarne la malattia;

    il movimento dei fluidi corporei è essenziale al mantenimento della salute;

    il sistema nervoso autonomo gioca una parte cruciale nel controllare i fluidi del corpo;

    ci sono componenti somatiche della malattia che sono non solo manifestazioni della malattia, ma anche fattori che contribuiscono al mantenimento dello stato di malattia.

    Ad essi, la letteratura contemporanea è solita associare l’uso della manipolazione: un intervento sulla struttura è in grado di riportare armonia ed equilibrio ovvero di ripristinare la massima capacità funzionale dell’organismo, favorendo il recupero da traumi e malattie. L’osteopatia è la regola del movimento, della materia e dello spirito, dove la materia e lo spirito non possono manifestarsi senza il movimento; pertanto noi Osteopati affermiamo che il movimento è l’espressione stessa della vita (A.T. Still).

    I principi chiropratici

    Per definizione la chiropratica rappresenta la correzione mdiante aggiustamento con le mani, di anomalie in carico alle articolazioni vertebrali, causa di interferenze nella normale conduzione dell’impulso nervoso (C. Santoro).

    Nata da intuizioni del terapista manipolativo autodidatta D.D. Palmer (1890), la chiropratica fonda la propria dottrina sul concetto che la causa delle malattie sarebbe da ricercarsi nella variazione dell’espressione della normale funzione neurale³. La Lista dei trentatre principi⁴, numerati e denominati, elaborata da R.W. Stephenson D.C. (1927), ha definito quelle che sarebbero presto divenute le basi filosofiche della dottrina chiropratica. Dall’osservazione dell’Universo intorno a sé, Stephenson D.C. è passato all’osservazione dell’Universo interno a sé.

    Quello rappresentato da Stephenson è un Universo che riconosce nel sistema nervoso il suo Impulso Informante (forza innata o intelligenza⁵) e nel sistema muscoloscheletrico la sua Struttura di Contatto (o materia): il primo capace di organizzare la seconda attraverso l’uso della Forza. Una visione che D.B. Koch D.C., ha esaltato, definendo i principi assolutamente rilevanti nella strutturazione di un sillogismo logico e ragionato, da assumere quale ragion d’essere della chiropratica. Attraverso tre passaggi di modifica ed integrazione dei trentatre principi, egli ha donato loro una comprensibilità evidentemente superiore.

    Con il primo passaggio, ne ha fissato la collocazione in tre categorie naturali: Principi Universali – riguarda l’organizzazione generale dell’universo e forma un modello relazionale tra intelligenza (il principio organizzativo o Intelligenza Innata, n.t.) e materia:

      1°.  Primo Concetto. Esiste un’intelligenza universale che permea tutta la materia, che le fornisce continuamente e totalmente le sue proprietà ed azioni, mantenendola perciò in esistenza e permettendole nel contempo di esprimersi (esistere, n.t.) (1)

      2°.  Causa ed effetto. Ogni effetto ha una causa e ogni causa ha degli effetti. (17)

      3°.  Il Principio del tempo. Tutte le azioni necessitano di tempo. (6)

      4°.  Non esiste organizzazione senza la fatica della Forza. La materia non può essere organizzata senza l’applicazione di una forza da parte dell’Intelligenza. (15)

      5°.  Espressione universale. La forza si manifesta come organizzazione nella materia; tutta la materia è organizzata; di conseguenza esiste un’Intelligenza Universale in tutta la materia. (14)

      6°.  La triade dell’organizzazione. Ogni struttura organizzata è una triade composta da tre fattori essenziali e più precisamente intelligenza, materia e forza che li unisce. (4)

      7°.  a quantità di intelligenza presente nella materia. La quantità di intelligenza presente in tutta la materia è sempre 100% ed è sempre proporzionale alle sue necessità. (7)

      8°.  La funzione dell’intelligenza. Creare la forza. (8)

      9°.  La quantità di forza creata dall’intelligenza. Sempre pari al 100% (9)

    10°.  La funzione della forza. Integrare intelligenza e materia. (10)

    11°.  La funzione della materia. Esprimere la forza. (13)

    12°.  Le caratteristiche delle forze universali. Le forze dell’intelligenza uni versale si manifestano quali leggi fisiche, non sono mutabili e modificabili e non si preoccupano per l’ambiente nel quale operano. (11)

    13°.  Intelligenza nella materia organica e inorganica. L’intelligenza universale da forza sia alla materia organica che a quella inorganica. (16)

    14°.  Interferenze di trasmissione delle forze universali. Possono esserci interferenze nella trasmissione delle forze universali. (12)

    Principi Biologici – riguarda la relazione tra intelligenza e materia negli esseri viventi e si riferiscono all’Intelligenza Innata della vita:

    15°.  Materia organica. La sostanza di un corpo vivente è costituita da materia organizzata. (19)

    16°.  Intelligenza Innata. Un essere vivente è nato permeato dall’intelligenza dell’universo, chiamata Intelligenza Innata. (20)

    17°.  Il significato della vita in termini chiropratici. L’espressione di questa Intelligenza Innata attraverso la materia è il significato Chiropratico di vita. (2)

    18°.  La triade della vita. La vita é necessariamente l’unione di questa Intelligenza e della materia di un essere vivente risultante dalla creazione di speciali forze interne (Innate). (3)

    19°.  Evidenza della vita. I segni della vita (assunzione, eliminazione, crescita, riproduzione, adattamento) sono evidenze dell’Intelligenza Innata della vita. (18)

    20°.  La Missione dell’Intelligenza innata. Mantenere in uno stato di organizzazione attiva il tessuto vivente di un corpo. (21)

    21°.  La perfezione della Triade. Per ottenere il 100% di vita, devono coesistere il 100% di Intelligenza, il 100% di forza e il 100% di materia. (5)

    22°.  La quantità di Intelligenza Innata. Esiste il 100% di Intelligenza Innata in ogni essere vivente, la quantità necessaria, proporzionata al suo livello di organizzazione. (22)

    23°.  La funzione dell’Intelligenza Innata. Adattare le forze universali e la materia ai bisogni del corpo, in modo che tutte le parti dell’organismo intero abbiano un’azione coordinata per ottenere un beneficio completo. (23)

    24°.  Il Principio della Coordinazione. Interazione armonica di tutte le parti di un organismo, nell’adempimento delle loro funzioni e scopi. (32)

    25°.  I limiti dell’Adattamento. L’Intelligenza Innata del corpo ha la funzione di adattare le forze e la materia ai bisogni del corpo per il tempo possibile purché possa farlo senza violare una legge universale; in altre parole, la sua azione è limitata dai limiti della materia stessa e dal trascorrere del tempo. (24)

    26°.  La normalità dell’Intelligenza Innata. L’Intelligenza Innata del corpo è sempre normale e la sua funzione è sempre normale. (27)

    27°.  La caratteristica delle Forze Innate. Le forze create dall’Intelligenza Innata del corpo non sono mai indirizzate a danneggiare o distruggere l’organismo vivente nel quale agiscono. (25)

    28°.  Paragone tra Forze Universali e Innate. Al fine di perpetuare il ciclo universale della vita, le Forze Universali sono, a meno che possano essere mutate, di origine distruttiva, mentre le Forze Innate sono sempre di origine costruttiva, per quanto riguarda uno specifico organismo vivente. (26)

    29°.  Interferenze di trasmissione delle Forze Innate. Possono esserci interferenze nella trasmissione delle forze Innate. (29)

    30°.  La causa del Malessere. (Disease). L’interferenza nella trasmissione delle Forze Innate causa non coordinamento ovverosia Malessere. (Disease). (30)

    Principi Chiropratici – si riferiscono specificatamente al ruolo della chiropratica e alla relazione sistema nervoso – colonna vertebrale:

    31°.  Il conduttore delle Forze Innate. Negli animali alcune delle Forze Innate create dall’Intelligenza Innata del corpo funzionano con o attraverso il sistema nervoso. (28)

    32°.  La legge dell’offerta e della domanda. Legge che esiste nel corpo allo stato ideale: il sistema nervoso trasmette messaggi, relativi ai suoi bisogni, dal corpo al cervello, che agisce come un’unità centrale di elaborazione per l’intelligenza innata del corpo, e dal cervello al corpo per soddisfare tali bisogni. (33)

    33°.  Sublussazioni. L’ interferenza nella trasmissione nel corpo è spesso direttamente od indirettamente dovuta a sublussazioni alla colonna vertebrale. (31)

    Con il secondo passaggio, ha organizzato l’elencazione dei Principi in ossequio ad un ordine cronologico logico, impresa assai ardua considerato che Stephenson D.C., originariamente, non ebbe ad elencarli in un ordine preciso e rigoroso. La catalogazione resa da D.B. Koch D.C. sebbene libera, si è rivelata un tentativo logico di relazionare premesse e conclusioni nel modo più chiaro possibile.

    Con il terzo passaggio, ha modificato il linguaggio con cui i Principi sono stati originariamente scritti, sia per chiarire alcune delle relazioni tra i concetti, sia per renderli attuali in termini chiropratici, fisici e biologici.

    Assunto che Intelligenza, Materia e Forza rappresentano l’essenza stessa della chiropratica e considerate le tre categorie in cui Koch D.C. ha inteso catalogare i 33 Principi enunciati da Stephenson D.C., si afferma il rapporto di relazione in essere tra:

    intelligenza (o forze innate) e principi universali, nella concettuale definizione di un universo inteso come Uno che scorre nel verso uguale: non più separazione con leggi diverse per ciascuno dei fenomeni analizzati quanto, piuttosto, interdipendenza ed unità tra Materia ed Energia che si addensano qua e la in provvisoria forma;

    materia e principi biologici nella definizione della forma, della struttura e non per ultimo, delle dinamiche che dominano l’anatomofisiopatologia delle strutture organiche;

    forza e principi chiropratici nella definizione delle leggi che regolano o condizionano le funzioni nervose e osteomiofasciali.

    La Medicina Manuale

    Con l’avvento della medicina manuale (1960), la prassi manipolativa abbandona del tutto ogni aspetto empirico, basando le proprie teorie sull’osservazione clinica, la ricerca anatomopatologica e la ricerca bibliografica, necessari all’individuazione di quei principi medici che, basati sull’evidenza, consentono di inquadrare con maggior rigore scientifico i fenomeni osservati. La medicina manuale si concentra sul sistema muscoloscheletrico, di cui punta a ripristinare la massima mobilità, senza provocare dolore, in condizioni di equilibrio posturale (J. Dvorak, V. Dvorak e W.Schneider).

    Ciascun intervento è condotto nel pieno rispetto dei tre principi fondamentali enunciati dal Dr

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