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Tango. Guida tecnica ai fondamenti e analisi dei comportamenti emotivi nella danza

Tango. Guida tecnica ai fondamenti e analisi dei comportamenti emotivi nella danza

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Tango. Guida tecnica ai fondamenti e analisi dei comportamenti emotivi nella danza

Lunghezza:
145 pagine
1 ora
Pubblicato:
18 lug 2012
ISBN:
9788867550500
Formato:
Libro

Descrizione

Una guida tecnica ai fondamenti del tango argentino, essenziale, ricca di dettagli, suggerimenti e consigli pratici; vere e proprie lezioni private racchiuse in un libro che servono ad avvicinarsi allo studio della danza in maniera corretta, ottimizzando tempi e metodi di apprendimento senza perdersi nei meandri delle connotazioni stilistiche e delle “figure”.
E inoltre, una guida alla ricerca del proprio mondo interiore per capire come si può ballare, cosa si può esprimere, come riconoscere i punti di forza e i limiti della propria danza.

Carlo Colajanni, ballerino e fondatore della scuola “PercorsoTango” di Roma (con attività in Italia e all’estero), fonde così insieme per la prima volta in un libro gli aspetti tecnici ed emotivi del tango, in un testo unico nel suo genere, utile sia ai ballerini principianti che ai più esperti.
Pubblicato:
18 lug 2012
ISBN:
9788867550500
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Tango. Guida tecnica ai fondamenti e analisi dei comportamenti emotivi nella danza - Carlo Colajanni

Carlo Colajanni

Tango

Guida tecnica ai fondamenti

e analisi dei comportamenti

emotivi nella danza

Titolo | Tango. Guida tecnica ai fondamenti e analisi dei comportamenti emotivi nella danza

Autore | Carlo Colajanni

Immagine di copertina | www.percorsotango.com

ISBN | 9788867550500

SBF Narcissus Editore

© Tutti i diritti riservati all’Autore

Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell’Autore.

I diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento, totale o parziale sono riservati per tutti i Paesi

INTRODUZIONE

L’ approccio al ballo in età adulta, come avviene generalmente per il tango, può scaturire da una commistione di elementi: amore per la danza, desiderio di svago, socializzazione, curiosità, alternativa ad un’ attività ginnico-sportiva. Chi inizia questo percorso spesso non ha le idee chiare sugli obiettivi che vorrebbe raggiungere e molte volte può capitare che rinunci ad approfondire il suo interesse iniziale, o perché scoraggiato dai risultati ottenuti, o perché poco motivato dal contesto relazionale.

Questo libro si propone come guida pratica, mirata, essenziale per tutti coloro i quali, avendo da poco iniziato i corsi, o comunque, avendo intenzione di frequentare attività legate al tango argentino, desiderano essere aiutati nella ricerca di un approccio per comprendere i fondamenti di questa danza, acquisirne una visione d’insieme, cercando di raggiungere l’obiettivo di diventare, in un arco di tempo ragionevole, dei ballerini di buon livello. Il tutto a prescindere dal fatto che si sia trovato o meno uno o più partner con cui studiare.

Questo è un aspetto importante, che si affronterà nella prima parte della guida, e che è necessario comprendere a fondo poiché spesso si è portati a pensare che il conseguimento di buoni risultati nel tango sia indissolubilmente legato al fatto di avere un partner con cui esercitarsi. Si vedrà come lo studio in coppia rappresenti solo l’aspetto ultimo di un percorso che ciascun ballerino può e dovrebbe fare per proprio conto.

Nel testo si parla solo di fondamenti del tango, in quanto questa danza è talmente ricca di connotazioni stilistiche e possibilità interpretative che, se non viene approcciata in modo giusto, cercando di comprendere, da subito, il denominatore comune che sta alla base della sua essenza tecnica, si corre il rischio di costruire un castello di conoscenze fragile e destrutturato, che può ritardare notevolmente il processo di apprendimento dell’intera disciplina.

La guida può risultare interessante anche per coloro per hanno già fatto un proprio percorso nel tango e sono alla ricerca di nuovi spunti di approfondimento, così come può essere utilizzata anche da chi approccia il tango semplicemente per il gusto di praticarlo, per il piacere di ballarlo nelle milonghe o di ascoltarne la musica, senza la necessità di porsi degli obiettivi particolari: in questo caso vi si potrebbero trovare comunque degli elementi tali da accrescere soddisfazione e motivazione dal proprio ballo. Diventare bravi ballerini, in ogni caso, dovrebbe servire proprio a questo: aumentare la fonte di piacere che è possibile trarre dal tango per coglierne gli aspetti più sottili e nascosti.

Oltre agli aspetti puramente tecnici, affrontati nella prima parte di questa guida, c’è tutto un discorso legato all’emotività nel tango, al modo di viverlo e di condividerlo, di sentirlo, di approcciarlo nelle milonghe e che è opportuno conoscere, sperimentare ed approfondire in quanto il tango, come qualsiasi forma d’arte, non è mai pura tecnica, ma anche ricerca di quelle voci interiori più profonde di sé e del partner con cui si balla che ci aiutano meglio a capire come possiamo ballare ed esprimerci, quali potrebbero essere i nostri punti di forza e quali i nostri limiti nella danza.

Questa ulteriore ricerca di sé mette il tanguero in relazione agli altri ballerini delineandone ulteriormente quei tratti della personalità talvolta sconosciuti che traspaiono non solo nel suo modo di ballare, di porsi verso l’altra persona, di interpretare la musica, ma anche in tutti quei comportamenti che precedono e seguono i tre minuti di un tango.

La seconda parte della guida, più introspettiva ed analitica, ha lo scopo di aiutare a capire quale tipo di tangueri potremmo essere o diventare: solo dei bravi tecnici, oppure dei piacevoli ballerini, danzatori morbidi o veementi, ballerini da milonga oppure da palcoscenico, in grado di emozionare poco, oppure in grado di emozionare tanto. Se vogliamo, è proprio l’elemento carattere, ovvero quell’insieme di inspiegabili ed invisibili sensazioni che trasmette il ballerino che ci fa inconsciamente preferire un danzatore ad un altro. Anche questo, dunque, dovrebbe costituire motivo di lavoro per chi intende approcciare il tango in maniera più seria e, se vogliamo, professionale.

I consigli di questo libro sono il più delle volte svincolati da qualsiasi discorso legato all’interpretazione personale del ballo (argomento questo che, ritengo, possa trovar posto solo nella specifica sensibilità di ogni ballerino) e i suggerimenti tecnici che vi si troveranno costituiscono un’integrazione del lavoro insostituibile normalmente praticato con l’insegnante. Si parla di consigli e di suggerimenti poiché un libro, per ciò che riguarda il contesto tecnico, può fornire solo indicazioni-guida di argomenti fondamentali e non pretendere di rispondere alle aspettative di tutto il complesso e variegato mondo della danza-tango.

La guida non affronta, pertanto, lo studio delle figure coreografiche che accompagnano l’apprendimento basico del tango, in quanto la descrizione di questi elementi non solo è di scarsa rilevanza in questa sede, ma addirittura fuorviante rispetto a quella che dovrebbe essere l’unica vera necessità dell’allievo, ovvero comprendere bene, da subito, quale debba essere il suo percorso di studio, quali gli argomenti fondamentali e gli esercizi su cui focalizzarsi, quali le domande utili da fare all’insegnante quando si affronta una lezione collettiva o privata, evitando, come purtroppo spesso accade, di ritrovarsi, dopo alcuni anni di tango, a dover spesso ammettere a se stessi di non aver capito nulla e sentire la necessità di ricominciare a studiare seriamente da capo.

Alcuni ballerini spesso si crogiolano sul fatto che già dopo qualche mese riescono a gestire diversi elementi, a muoversi con sufficiente padronanza, a sentirsi apprezzati e a proprio agio nell’esecuzione delle figure salvo poi, dopo un po’ di tempo, iniziare ad essere assaliti dai primi dubbi sulla qualità del proprio ballo. Questo è stato anche il mio personale percorso. Già dopo un anno di studio mi ritenevo piuttosto soddisfatto dei progressi ottenuti e pensavo di aver raggiunto un livello di tango soddisfacente; fino a quando, un giorno, ho deciso di prendere una telecamera ed osservarmi mentre ballavo. Solo allora mi sono reso conto che il ballerino goffo ed impreciso che vedevo sullo schermo era, in realtà, molto diverso dal tanguero convinto che percepivo durante la danza! Erano passati 4 anni dalla mia prima lezione ed avevo studiato con decine di bravissimi insegnanti in Italia e all’estero. Ho deciso quindi di ricominciare i miei studi cambiando approccio e soprattutto il metodo con cui seguire le lezioni e lavorare su me stesso, ed è questo metodo che si troverà descritto nel libro e che continuo ad utilizzare nel mio personale percorso di studio del tango.

Una nota doverosa, infine, va fatta per la lettura critica del testo: tutto ciò che si troverà nella parte tecnica della guida e che nasce dalla mia personale esperienza di sedici anni di tango (di cui sei nell’insegnamento attivo), non pretende di dare regole assolute, in primo luogo perché il tango, se vogliamo, si presta poco ad essere inquadrato in schemi didattici precisi, e poi perché il processo che porta alla formazione di un buon ballerino non passa necessariamente attraverso gli stessi percorsi di approfondimento.

Discorso analogo vale per la seconda parte del libro, in cui ho raccolto la mia personale esperienza di tanguero in viaggio per il mondo a curiosare in mezzo al popolo del tango, osservandolo nei suoi comportamenti, nei suoi rituali, nelle sue gestualità, per raccontare il microcosmo delle emozioni nascoste che palpitano dentro una milonga.

Cominciamo, allora, il nostro discorso tecnico sul tango evidenziando quelli che possiamo chiamare i punti critici di un abituale iter di studio:

Rapporto col proprio corpo. Una delle difficoltà maggiori per chi, non più giovanissimo, approccia il tango è quella legata al rapporto con la propria fisicità: sentirsi impacciati, rigidi, insicuri, goffi, è un’esperienza comune a tutti i principianti e, generalmente, occorre diverso tempo (e molta pazienza) prima di superare questi limiti. E’ questa la fase più delicata, quella in cui l’allievo ha più necessità di essere guidato, sostenuto ed incoraggiato. E’ questa anche la fase in cui nascono, in genere, le difficoltà (soprattutto per gli uomini) di sentirsi inadeguati a ballare con persone più esperte.

Problema partner. Un altro aspetto è quello legato al partner o ai partner di ballo. Se è vero che il tango si balla in due e che i progressi che possiamo fare dipendono, chiaramente, anche dalla persona o dalle persone con le quali ci esercitiamo e balliamo, è pur vero che c’è tutto un lavoro su ciascuno dei due soggetti preso come entità singola, come sottolineato all’inizio, che non può essere ignorato. L’inevitabile psicologia che si manifesta in coppia è quella di attribuire spesso al partner le responsabilità delle scarse performances nel ballo. In questa guida si cercherà di far emergere l’importanza del lavoro su se stessi nel duplice aspetto sia tecnico che emotivo, come presa di coscienza delle proprie potenzialità e dei propri limiti nella danza, per evitare scontate e fin troppo facili attribuzioni di colpe.

Ansia da prestazione. Il ballerino che inizia il suo approccio al tango è molto spesso desideroso di avere subito a disposizione un repertorio

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