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II consenso per servire
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E-book131 pagine1 ora

II consenso per servire

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In Italia c’è spazio per una “generazione” di politici cattolici, che abbiano “rigore morale” e “competenza”. Questo libro ha cercato negli insegnamenti cattolici, testimonianze credibili, capaci di sostenere il fascino del cristianesimo nell’azione di tutti i giorni e dunque anche nella nobile attività politica.

Contribuire a fare qualcosa di buono per il proprio Paese, se da un lato è un fatto importante dall’altro è un obiettivo difficile da realizzare. E’ nel sognare un Paese migliore, nel puntare agli obiettivi più nobili, nell’offrire le nostre competenze e il nostro tempo per costruire un futuro migliore, che noi diamo un senso alla nostra esistenza, nella consapevolezza che troveremo la nostra gioia nella gioia degli altri. Le considerazioni sintetizzate in questo libro, possono servire a contribuire a migliorare il modo di “agire in politica”, nella consapevolezza che questa attività è la più nobile perché offre strumenti straordinari per cambiare in meglio il mondo. Questo libro spinge a riflettere su questi temi. Sicuramente può rappresentare una prima guida per tutti coloro che vogliano “intraprendere” un percorso di politica attiva e uno stimolo a far meglio per chi è già impegnato su questi temi. E come sottolineano gli autori: “Tutte le volte che nel silenzio, pensi alla giornata trascorsa e ti rendi conto che meritava qualcosa di più, ricorda che la vita sulla terra è una piccola ma preziosa parentesi rispetto all’eternità. Concentrati affinché quest’attimo non sia inutile, fai in modo di poter inserire altri preziosi frammenti in quel fantastico mosaico che è l’esistenza.”.

Franco Portelli, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Formatore e giornalista, ha collaborato dal 2003 con il Sole24oreScuola curando una rubrica mensile. Svolge dal 2004 attività sindacale. Ha pubblicato diversi volumi distribuiti, sull’intero territorio nazionale, dalla casa editrice FrancoAngeli, tra cui Vivi cent’anni e non un anno ripetuto cento volte (2002), Crescere con l’Etica (2003), Dalle 4 P alle 4 E del marketing (2005). Dirige l’Istituto di Ricerche per l’Economia Civile.

Orazio Ragusa, è deputato regionale. La sua prima esperienza politica diretta avviene nel 1994, quando è eletto consigliere comunale a Scicli (Rg). Nel 2001, essendo stato il primo degli eletti nel suo partito, riveste il ruolo di consigliere provinciale e di capogruppo; nel 2004 gli viene conferita la delega di Assessore ai servizi sociali, alle politiche giovanili e del lavoro fino al dicembre del 2005. Attualmente è presidente del Comitato qualità delle leggi all’Ars.
LinguaItaliano
Data di uscita30 ago 2012
ISBN9788867514380
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    II consenso per servire - Franco Portelli

    comune.

    LA STRADA MENO BATTUTA

    «Il mondo è malato», diceva Paolo VI², e sembra che da allora la situazione si è aggravata di molto. In tutto questo la politica ha grandi responsabilità. Corruzione, interesse privato, assenza di strategie di sviluppo, incapacità di operare scelte necessarie, aumento della conflittualità sociale, scarsa fiducia nel futuro, fuga di cervelli, aumento delle disparità regionali, sono solo alcune delle conseguenze della cattiva politica.

    Scriveva Robert Frost: "Divergevano due strade in un bosco, e io..... lo presi la meno battuta. E di qui tutta la differenza è venuta³".

    In politica c’è tanto bisogno di persone capaci di scegliere le strade meno battute, di impegnarsi, pronti a percorrere anche le strade in salita, quelle meno comode ma necessarie per arrivare a cambiare in meglio gli avvenimenti. E’ una strada che non può essere percorsa se prima non nasce dentro di noi la convinzione che ciò che si fa è il frutto di un cammino personale, in grado di motivare le scelte.

    Molti che ho interpellato sostengono che parlare di dono per il bene comune, in politica è solo un sogno irrealizzabile.

    Credo che vivere la politica come un modo per esprimere al meglio i propri talenti in favore degli altri, può essere realmente complicato, si dovranno affrontare moltissime difficoltà, ma se si è fortemente motivati si può riuscire.

    Benedetto XVI, a proposito dell’impegno in politica ha affermato: «Si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo».

    E’ evidente che un simile approccio può comportare un percorso che può essere definito, in alcuni casi, controcorrente. Tutto ciò però non deve spaventare. Mi viene da pensare a questo proposito all’esempio di S. Francesco che è andato oltre il buonsenso. Tutte le condizioni l’avrebbero spinto verso il patrimonio paterno e una vita comoda e quieta. Lui sceglie, invece, di vivere diversamente scegliendo «la parte migliore che non gli sarà mai tolta⁴» (Luca 10, 41-42).

    ² Populorum progressio, 66.

    ³ Frost Robert, Conoscenza della notte e altre poesie, 1999 Mondadori.

    Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno: Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta. (Lc 10, 41-42).

    IL VALORE AGGIUNTO DEL RICONOSCERE UNA PRESENZA

    Il viaggio nella politica, che propongo di fare, ha molto a che vedere con l’alpinismo. Chi decide di scalare una montagna nell’affrontare il suo viaggio è consapevole delle difficoltà che lo attendono, sa che deve prestare molta attenzione ai venti, alle condizioni climatiche spesso avverse, ai pochi strumenti che si porta dietro per raggiungere la cima. E’ consapevole che è poca cosa rispetto alla potenza della natura. Così fa fede sui valori morali in cui crede: il senso del dovere, la consapevolezza dei propri limiti, la dedizione al lavoro, il rispetto, l’amore. L’alpinista, tuttavia, non si nasconde dietro le difficoltà, le affronta, pur rispettandole sa che potrà superarle ed utilizzarle a proprio vantaggio. Su una montagna, le certezze scompaiono. Raggiungere la cima, praticando la propria attività politica così come descritto, è un’operazione assai difficile considerata da molti impossibile. E’ la forza di volontà e lo spirito di sacrificio che consentono di raggiungere l’obiettivo. Quasi sempre il risultato ripaga ampiamente gli sforzi fatti. E’ quello che è capitato a Tenzing Sherpa che, quando ha raggiunto la cima ha detto: Ti sono riconoscente Everest, esprimendo i suoi sentimenti di fronte alla montagna che nessun uccello può sorvolare. Da lì, dopo aver superato lo sforzo immane compiuto per salire lassù dove l’ossigeno si era fatto così raro, ha poi goduto dell’incredibile spettacolo che gli offriva la più straordinaria terrazza sull’Everest.

    Come gli alpinisti quando raggiungono la meta si stringono la mano, si scambiano pacche sulle spalle, si lasciano andare ad un abbraccio, così i politici, che hanno scelto di mettere al primo posto il vivere l’esperienza come dono di sé, esultano quando riescono a migliorare la vita degli altri.

    Il presupposto per riuscire è cominciare da se stessi. «L’uomo non può conquistare la montagna, ma solo se stesso», è la frase che ci rimane degli alpinisti Tenzing Norgay e Edmund Hillary che per primi raggiunsero la vetta del monte Everest il 29 maggio del 1953. Un modello di umiltà e di altruismo per chi oggi sceglie di impegnarsi in politica.

    IMPORTA IL RISULTATO NON CHI L’HA OTTENUTO

    Si racconta che i giornalisti nepalesi, nell’esempio citato in precedenza della scalata dell’ Everest, montarono delle polemiche sostenendo che fosse stato Tenzing l’elemento determinante dell’impresa e che Hillary fosse stato trascinato in cima. I due, eliminando ogni possibilità di polemica, firmarono una dichiarazione congiunta in cui affermavano di essere arrivati praticamente insieme alla vetta. Due anni dopo Tenzing affermò, con grande onestà, di essere arrivato in cima subito dietro a Hillary, semplicemente perché in quel momento era il turno di Hillary di aprire la strada e che, come ben sa chi va in montagna, non avevano senso quelle polemiche e che non si sentiva affatto sminuito per questo.

    Ciò che è importante non è l’individuazione del protagonista ma il risultato.

    La politica, nella società attuale, ha bisogno di un gioco di squadra. Purtroppo, in molti casi, nel mondo politico è ancora prevalente l’individualismo.

    Molti presentano questa situazione come non modificabile perché parte integrante del nostro sviluppo, invece, sono certo che a questa situazione si può reagire.

    Il famoso I CARE – mi sta a cuore - di Don Milani, giusto l’opposto di me ne frego, non sono problemi miei, è un modo per cominciare a cambiare. E’ possibile passare dalla rassegnazione all’indignazione ed alla conseguente reazione.

    E’ arrivato il momento di impegnarsi personalmente e comunitariamente in scelte di vita in cui, lasciando in secondo piano gli interessi personali, si servono gli altri e la società nei modi che sembrano più validi, rispondendo alla domanda:

    Di che cosa c’è più bisogno che io possa fare?

    Ciascuno, in relazione alle proprie capacità può scegliere il ruolo che più si addice.

    Da dove cominciare?

    Per esempio possiamo cambiare il nostro modo di vedere gli altri, cominciando con una sorta di etica dell’ascolto, prendendo sul serio i problemi e la disperazione degli altri. Possiamo passare dall’indifferenza all’ascolto empatico. L’ascolto è etico quando favorisce la reale conoscenza dell’altro, quando si creano le condizioni per comprendere i fenomeni, quando ci si apre all’altro, quando ci si mette nei panni dell’altro, si pensa e si sente come se si fosse l’altro, mantenendo nel contempo il contatto con se stesso e con le proprie emozioni.

    Questo ascolto presuppone il riconoscimento dell’altro come portatore di valori diversi ma importanti, in modo che le differenze non rappresentino un ostacolo, ma al contrario diventino delle opportunità da cogliere. Questo processo è il presupposto per la discussione dei reciproci punti di vista e quindi, di conseguenza, della prevenzione dei conflitti.

    Cosa fare?

    Impegniamoci per un giorno ad abbassare il volume della nostra soggettività, a reprimere le nostre attese, le nostre aspettative su quello che l’interlocutore ci dirà, i nostri modelli valutativi, il nostro insindacabile giudizio, per offrire una maggiore attenzione, entrare nell’ottica dell’altro, calandoci nel suo punto di vista senza pregiudizi.

    VIVERE L’ESPERIENZA PARTENDO DA NOI STESSI

    Non è possibile per l’uomo stare nell’immobilità. Non crescere nella scala delle virtù, significa crescere nella scala del vizio.

    Gregorio di Nissa

    Dopo aver scelto di impegnarsi attivamente, è necessario trovare le necessarie motivazioni per andare avanti perché il cammino è arduo e le difficoltà sono tante.

    Diceva Richard Bac a proposito della motivazione necessaria per raggiungere gli obiettivi:

    Per vincere, dovete aspettarvi di vincere; io aggiungo per realizzare qualcosa di importante non si deve aver paura di rischiare. Patty Hansen⁵ ha espresso molto bene il concetto di cogliere l’opportunità di rischiare, attraverso una breve storia.

    "Due semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno primaverile.

    II primo seme disse: «Voglio crescere!

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