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Libertà indefinita

Libertà indefinita

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Libertà indefinita

Lunghezza:
189 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
19 feb 2015
ISBN:
9788891176462
Formato:
Libro

Descrizione

Il “Manifesto della democrazia integrata” costituisce un trattato in cui l’autore illustra la sua proposta politica nell’ordine della realizzazione di un sistema garante del massimo grado di libertà per ciascun individuo. Una disquisizione nel più ampio senso politico (che include anche la filosofia e la storia) che trae ispirazione da un’analisi delle definizioni esistenti sul concetto di “libertà”.

Giuseppe Cirillo ha ideato un dialogo fittizio con un fantomatico interlocutore con cui si procede alla critica del sistema mondiale quale quello che conosciamo, inteso come una dittatura e una gabbia per l’individuo, nell’esplorazione della vacuità se non dell’insensatezza di diritti umani naturali, nell’analisi delle visioni sullo stato di natura e nel predominio della forza su qualsiasi altro ordine di leggi. Una critica al sistema che muta in proposta costruttiva di trasformazione per consentire una più generale e ampia partecipazione degli individui nella gestione del pubblico, inteso come l’insieme dei poteri esistenti nella società, evitando così una “dittatura della maggioranza”.
Editore:
Pubblicato:
19 feb 2015
ISBN:
9788891176462
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Libertà indefinita - Giuseppe Cirillo

mondo"

di Diego Fusaro

Il libro di Giuseppe Cirillo Libertà indefinita Manifesto della democrazia integrata è un testo degno di essere letto e discusso per molteplici motivi. Tra questi ve ne è uno, su cui vorrei insistere brevemente in questa mia presentazione del suo lavoro. Il testo di Cirillo è un testo ambizioso e coraggioso, che prende apertamente posizione rispetto al presente. Già solo per questa semplice ragione, Cirillo non è allineato né omologato con il nostro tempo. Come sappiamo, la messa in congedo di ogni prospettiva che aspiri a conoscere e a valutare il presente è oggi egemonica su tutto il giro d’orizzonte. Essa appare lampante non appena si consideri il trionfo, in particolare nel recinto chiuso accademico, di quell’idiotismo specialistico – così lo qualificava Lukács – che, occupandosi in maniera esatta di pseudo-problemi, rinuncia programmaticamente a pensare il proprio tempo storico e a prendere criticamente posizione rispetto ad esso.

Per questo, nell’odierna notte del mondo (Heidegger), la filosofia è ridotta a competenza specifica in materia di superficialità, a ebete citatologia alessandrina e – avrebbe detto Nietzsche – a cieca furia collezionistica di nozioni. Nella prospettiva oggi dominante, è lecito occuparsi di ogni problema fuorché del senso del proprio orizzonte storico. Le sole forme di sapere ammesse nell’odierna peccaminosità globale sono quelle che, programmaticamente impotenti, neutralizzano le tre istanze dialettiche della conoscenza dell’Intero, della sua valutazione e della sua trasformazione pratica.

Per questo, sia detto per incidens, il nostro tempo santifica le cosiddette filosofie analitiche (ossia quelle che escludono preventivamente ogni possibile riferimento alla dimensione storica che renda pensabile il mutamento) e i realismi che celebrano l’inemendabilità del reale; e, inoltre, glorifica senza sosta tutte quelle forme di sapere che si autoproclamano filosofiche nell’atto stesso con cui neutralizzano la dimensione veritativa propria della filosofia (emblematico, in questo senso, il pensiero postmoderno), o che predicano il disincanto come premessa per la riconciliazione con il pur deplorato ordine del mondo, o che, ancora, si pongono come rivendicata messa in congedo del pensiero dialettico (è questa, ad esempio, la cifra dell’ideologia francese, da Foucault a Deleuze e ai suoi epigoni).

Il libro di Cirillo, dal canto suo, si oppone ostinatamente a questa tendenza e, insieme, al presente della notte del mondo. Non è necessario condividere tutte le soluzioni teoriche prospettate nel suo lavoro. Ciò che conta, direi anzitutto a livello metodologico, è la volontà di porsi nella prospettiva dell’obstinate contra di chi instaura con l’esistente un rapporto critico, al di là delle troppo in voga pratiche dell’adattamento e della glorificazione ideologica. Lo ripeto: non è necessario condividere tutte le posizioni e le soluzioni di Cirillo. Il lettore potrà egli stesso trovarsi in disaccordo su alcune questioni anche non secondarie. Ma non potrà non riconoscere a Cirillo l’incontrovertibile merito di aver saputo, con coraggio, pensare radicalmente l’oggi e le sue contraddizioni, facendo seguire alla critica del presente una proposta terapeutica, vuoi anche una soluzione in vista di una felicità più grande rispetto a quella oggi disponibile (il gretto edonismo volgare per ultimi uomini sazi e felici).

Cirillo, per questa via, ci risveglia dall’incubo dell’end ofhistory, invitandoci a pensare il presente non come destino ineluttabile (cioè come lo presenta l’ovunque trionfante pensiero unico politicamente corretto), ma come mondo storico e, dunque, come eventualmente trasformabile in vista di un’ulteriorità nobilitante. In ciò vi è un fecondissimo timbro antiadattivo che attraversa ogni pagina del libro di Cirillo. Si tratta di un testo che non fa pace col mondo, né si arrende alle logiche illogiche del presente proclamato intrasformabile.

Quando un mondo storico – come oggi accade – riesce a convincere le menti dei suoi abitatori di essere l’unico possibile, l’omologazione degli individui, ossia la loro incapacità di pensare l’alterità e di programmare futuri alternativi, può dirsi compiutamente realizzata. La pluralità dei punti di vista e delle visioni del mondo può essere pacificamente metabolizzata dal sistema della produzione, perché tale molteplicità non soltanto accetta il dogma fondamentale del mondo storico, la sua intrascendibilità: di più, lo rende invisibile, occultandolo dietro il vorticare policromo degli stili di vita e delle prospettive, apparentemente tutte diverse e, in verità, tutte millimetricamente allineate.

Il segreto dell’odierna notte del mondo della società di mercato sta nel non imporre con la violenza l’accettazione delle regole del funzionamento sistemico, secondo il modus operandi delle tradizionali formazioni totalitarie, bensì nel far sì che i cittadini le desiderino essi stessi, incapaci di percepirne il carattere vincolante e indotti dalla manipolazione organizzata a concepirle come compimento della sola libertà possibile: secondo il motto di Orwell, freedomisslavery. È questo il segreto del nostro tempo, così come viene con intelligenza sottoposto a critica anche da Cirillo.

Torna, allora, a farsi sentire – più urgente che mai – una domanda, alla cui luce forse si spiega anche il senso del lavoro di Cirillo: perché gli uomini accettano l’odierno presente, intessuto di alienazione e sfruttamento, miseria e volgarità, ingiustizia e disincanto? Perché, anziché battersi per la propria emancipazione, gli uomini lottano per la loro schiavitù? Perché, anziché combattere per rovesciare il sistema dell’alienazione e dello sfruttamento planetari, essi si battono in difesa delle loro stesse catene? Ogni pancia vuota dovrebbe oggi costituire un argomento contro il trionfante fanatismo dell’economia: e, invece, anche al netto dell’ultima sconvolgente crisi, si assiste alla persistenza generalizzata di una folle fede – spesso anche da parte di chi ne trae solo svantaggi – nel sistema dell’irrazionalità dilagante elevata a summumbonum dalle omelie neoliberiste e dalla teologica economica del monoteismo del mercato.

Anziché lottare per rovesciare la condizione che necessita dello sfruttamento e della permanente mortificazione della dignità umana, gli offesi del pianeta, in preda allo stesso cinismo dei dominanti, cercano in ogni modo un’inclusione entro i confini blindati del regime dell’alienazione planetaria. Anziché battersi per rovesciare il sistema che li rende sfruttati e disoccupati, alienati e precari, preferiscono mettersi placidamente in coda per acquistare l’I-Phone 6, il meglio che la civiltà dei consumi possa vendere loro. Il libro di Cirillo, nella forma di un appassionato e appassionante manifesto, reagisce vibratamente all’ideologia dell’eterno presente, provando anche a delineare un’idealità alternativa (la democrazia integrata).

Quando sento la mano del potere

che grava sulla mia fronte, mi

importa poco di sapere chi mi

opprime e non sono meglio disposto

apassare la mia testa sotto il giogo,

solo perché impostomi da un

milione di braccia.

A. De Tocqueville

I

DIALOGHI IN LIBERTÀ

La barra del programma di scrittura continuava a presentarsi ad intermittenza, la fissavo quasi ipnotizzato. Da giorni mi interrogavo sul concetto di libertà, ma ogni volta che mi trovavo davanti allo schermo del computer, il flusso dei ragionamenti si bloccava e i pensieri si rifiutavano di trasformarsi in periodi scritti. Decisi che mi serviva una persona con cui dialogare e quindi misi un annuncio su internet per trovarla. Indeciso su cosa scrivere, alla fine optai per: Cerco ragazzo/a giovane, di buona cultura, semplicemente per parlare qualche ora al giorno per quattro giorni. Cinquanta euro ad incontro. Al lettore sembrerà una bizzarria la scelta di pagare qualcuno solo per parlare, forse bastava rivolgersi ad un amico, ma non sarebbe stato professionale. È più facile limitare con il denaro la libertà di uno sconosciuto piuttosto che di un conoscente. Risposero diverse persone, in questo periodo di crisi economica anche i lavori saltuari possono aiutare. Divenne quasi eccitante controllare la posta elettronica e scoprire una nuova risposta evidenziata in grassetto. Dopo qualche giorno arrivai ad una decisione definitiva, scelsi uno studente di economia al primo anno.

Ci mettemmo d’accordo per mercoledì come primo giorno di lavoro, se così si può chiamare. Il campanello suonò, ebbi un attimo di esitazione, dubitai qualche millisecondo su questo mio esperimento, per un attimo mi balenò in mente anche la possibilità di non aprire e rinunciare, ma presi una decisione ed aprii.

»Buon giorno … è permesso?« disse il ragazzo.

»Ciao! Vieni, vieni, entra pure« dissi e poi continuai, »io sono Giuseppe, tu invece sei …«.

»Mi chiamo M.« disse il ragazzo.

Era un ragazzo abbastanza alto, carnagione chiara ma non pallida, occhi marroni, capelli molto corti e neri. Possedeva il tipico aspetto da ragazzo studioso, con un’aria sveglia e lo sguardo vivace.

»Pensavo di trovare una persona un po’ più grande, invece tu sei quasi mio coetaneo« disse M.

»Hai ragione, sono giovane, però pago come promesso. Adesso accomodati, iniziamo a lavorare dai … « dissi in maniera scherzosa.

Una volta accomodato, M. si fece serio: »Sappiamo tutti e due, ed adesso lo saprà anche il lettore, che io non esisto e che tu non stai pagando nessuno e soprattutto non stai dialogando con nessuna persona esistente se non con te stesso. Perché questa buffonata del dialogo se alla fine non c’è nessun dialogo reale? Perché non scrivi semplicemente un saggio, credo sia decisamente più serio«.

Risposi: »Allora M., qualche anno fa feci un viaggio a San Pietroburgo. La guida russa del luogo descrisse tante meraviglie ed aneddoti di quella splendida città e tra questi mi colpì una storia riguardante lo zar Pietro il Grande. Te la racconto brevemente: Pietro il Grande per invogliare i suoi sudditi a visitare un museo, che se non sbaglio è il museo di scienze naturali chiamato Kunstkamera, noto per ospitare moltissime bizzarrie e rarità della natura, decretò di offrire da bere gratuitamente a chi lo visitasse. Molti sudditi andarono solo per quel motivo, ma al di là del risultato ottenuto, mi impressionò favorevolmente questa scelta di donare per istruire. Nel mio piccolo, quindi, vorrei fare lo stesso e pagare qualcuno solo per dialogare«.

»Perciò è solo questa la motivazione?«.

»No, oltre questa prima motivazione, che non è poi così valida, dato che non sto pagando nessuno se non nella mia fantasia, ne esiste anche un’altra«.

»Dimmi, sono curioso«.

»Io, quando rifletto su dei concetti, nel nostro caso la libertà, non rifletto come se stessi scrivendo un saggio ma come se stessi dialogando, quindi, in un certo senso, questo dialogo fittizio è una scelta di coerenza e se vogliamo, anche una scelta di libertà«.

M. fece un grosso sorriso e disse: »Una scelta di libertà oppure una scelta dovuta al fatto che vuoi distinguerti dallo stile tradizionale del saggio, quindi, in fondo, una scelta non libera?«.

»Interessante osservazione« dissi »Sono stato fortunato a scegliere te come interlocutore. Iniziamo, quindi, a sfiorare questa libertà indefinita«.

M. disse: »Arrogante da parte tua lodare un interlocutore che alla fine sei sempre tu, fossi il lettore, avrei già chiuso il libro dopo un’affermazione del genere«.

»Hai ragione, iniziamo a parlare di libertà che continuando così, più che dialoghi in libertà, sembrano i monologhi di un folle«.

»Sono pronto!« disse M. e continuò: »Posso sapere il perché di questo libro, mi sembra che di parole riguardanti il concetto di libertà se ne sono già scritte molte, quindi?«.

»Sì, è giusto quello che dici, infatti voglio essere chiaro, prima di ogni altra cosa, questo libro è un trattato politico. La tesi principale proposta è che la libertà è un concetto, un valore, un’idea, un’emozione che non può appartenere saldamente a nessun regime ed a nessun partito politico e soprattutto, il nostro attuale regime, che ama definirsi il mondo libero, non ne è il custode. Cercheremo, quindi, di dialogare attorno a questo concetto per poter ispirare il lettore ad aprire quella gabbia nella quale il nostro sistema politico ha chiuso la libertà«.

M. mi fermò con un gesto della mano e disse: »Scusami mi sono perso …«.

»Non ti preoccupare se ti sei perso, è bello perdersi, se ci pensi, ci si ricorda più delle volte in cui ci siamo persi che di quelle in cui seguiamo la strada ordinaria« dissi e continuai: »Concludendo questa pseudo-introduzione, vorrei lanciare in questo libro un nuovo modo di proporre idee. Non so se sai come le nuove scienze fisiche stiano smontando i vecchi assiomi. Ad esempio, un punto per muoversi da A a B non percorre soltanto il percorso più breve e diretto ma percorre infiniti percorsi; ecco che anche in campo politico, filosofico ed economico, gli uomini di pensiero, dal basso della loro umana finitezza, hanno proposto idee che spiegassero l’infinito come se potessero chiudere il tutto dentro i loro libri. Al contrario, l’idea di libertà indefinita, sostenuta in questa trattazione, non nasce per convincere tutti i lettori della sua assoluta verità ma per poter essere il seme da cui spunta il germoglio che poi diviene albero con tutte le sue ramificazioni«.

M. intervenne: »Non so se riesco a seguirti, parli tanto e sinceramente non so nemmeno che dire, quindi non vorrei che poi non mi pagassi« disse in modo leggermente ironico.

»Non ti preoccupare, per prima cosa devi solo ascoltare«.

»Non è tanto democratico …«.

»Scherzo M., voglio soltanto dire che per ora ascolta i miei sproloqui, tanto sono sicuro che a breve ti verrà da intervenire«.

»Va bene, allora da dove partiamo con questa libertà? Secondo me, si può iniziare dalla sua definizione formale«.

»Sì, una definizione potrebbe offrirci interessanti spunti di dialogo. Una particolarmente in voga è questa: assenza di costrizioni e impedimenti, dove per costrizione si intende obbligare l’individuo a fare una determinata azione, mentre per impedimento si intende l’esistenza di una volontà o di un fattore esterno che impedisce la possibilità di effettuare un’azione. Giusto per fare un esempio, una costrizione può essere la leva obbligatoria, invece un impedimento può essere l’impossibilità di comprare una sostanza stupefacente in un paese dove è vietata. Tu cosa ne pensi?«.

»Sì, sono d’accordo, in poche parole la libertà è la possibilità di fare ciò che si vuole«.

»In termini assoluti sì, ma ovviamente, in nessuno stato al mondo esiste una piena libertà come sopradescritta, perché esistono leggi e/o situazioni che in qualche modo limitano la libertà stessa«.

»Un attimo però, dove esiste la democrazia è comunque il popolo a decidere come limitare la propria libertà«.

»Teoricamente, ma di questo ne parleremo più avanti, ora volevo

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