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Spagna on the road. In viaggio tra città, aneddoti e tradizioni

Spagna on the road. In viaggio tra città, aneddoti e tradizioni

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Spagna on the road. In viaggio tra città, aneddoti e tradizioni

Lunghezza:
206 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
29 lug 2015
ISBN:
9788867974009
Formato:
Libro

Descrizione

La Spagna è un paese a noi vicino per lingua, cultura, costumi, tradizioni e carattere. Eppure, quanto conosciamo dei paesaggi, delle città, della storia che si nasconde nei particolari delle terre abitate da questi nostri stretti cugini?

In questo libro l’autrice ci porta con sé in un viaggio on the road nella parte settentrionale dello stato iberico fino Fisterra, la meta più ambita e sognata dai pellegrini di Santiago de Compostela. Una dopo l’altra l’autrice racconta le tappe di questo viaggio, percorso in moto, con occhio vigile e fotografico, svelando al lettore particolari nascosti, curiosità e aneddoti che non si trovano nelle guide ufficiali. Soprattutto troverete le emozioni suscitate da questo ambiente di grande bellezza e spiritualità.
Editore:
Pubblicato:
29 lug 2015
ISBN:
9788867974009
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Spagna on the road. In viaggio tra città, aneddoti e tradizioni - Barbara Oggero

© 2015 goWare 2015, Firenze, prima edizione

ISBN 978-88-6797-400-9

Con la collaborazione di Enrico Lanfranchi e Paola Guazzotti

Redazione: Paola Guazzotti

Copertina: Lorenzo Puliti

Sviluppo ePub: Elisa Baglioni

Tutte le foto, compresa quella di copertina, sono dell’autore.

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Presentazione

La Spagna è un paese a noi vicino per lingua, cultura, costumi, tradizioni e carattere. Eppure, quanto conosciamo dei paesaggi, delle città, della storia che si nasconde nei particolari delle terre abitate da questi nostri stretti cugini?

In questo libro l’autrice ci porta con sé in un viaggio on the road nella parte settentrionale dello stato iberico fino Fisterra, la meta più ambita e sognata dai pellegrini di Santiago de Compostela. Una dopo l’altra l’autrice racconta le tappe di questo viaggio, percorso in moto, con occhio vigile e fotografico, svelando al lettore particolari nascosti, curiosità e aneddoti che non si trovano nelle guide ufficiali. Soprattutto troverete le emozioni suscitate da questo ambiente di grande bellezza e spiritualità.

* * *

Barbara Oggero, scrittrice di viaggi e fotografa di storie. Viaggia da sempre con la macchina fotografica e un taccuino. Collabora con testate giornalistiche per la realizzazione di reportage di viaggio; fotografa eventi con uno stile che si avvicina al fotoromanzo; con le immagini scattate in giro per il mondo realizza foto d’arredo per pareti in cerca d’identità.

A Claudio e ai nostri sguardi rivolti nella stessa direzione

I luoghi della narrazione

Barcelona

Zaragoza

Burgos

Atapuerca

Segovia

Àvila

Salamanca

Valladolid

León

Lugo

Santiago de Compostela

Fisterra

La Coruña

Ferrol

Oviedo

Santillana del Mar

Grotte di Altamira

San Vicente de la Barquera

Comillas

San Sebastián

Pamplona

Loarre

Huesca

Barcelona

Introduzione

Ogni mio viaggio ha una destinazione, raggiunta la quale volto a malincuore le spalle per tornare indietro. Talvolta questo punto non corrisponde al termine dell’itinerario, ma è spesso il più lontano e arrivandoci l’animo viene pervaso da una vena malinconica. Una sensazione che provo ancora più acuta quando la meta corrisponde alla fine della Terra stessa perché davanti agli occhi si apre solo il mare, che rivela senza pudore la propria vastità. È una strana sensazione, provocata dalla fusione tra la libertà del viaggiare e l’impotenza davanti ai limiti della natura.

Perciò quando mio marito e io decidemmo di visitare la Spagna del Nord in moto puntammo il dito su Cabo Fisterra, in Galizia, come punto estremo del viaggio. Oltre non era possibile andare perché, com’è facile intuire, il nome significa dove la Terra finisce e, come per Finisterra in Bretagna, cotanto appellativo si porta appresso una nota apocalittica che sa di fine del mondo.

Così, ben prima di partire, mi arrotolavo quel nome sulla lingua e mi immaginavo sulla spiaggia dinnanzi all’Oceano Atlantico, a raccogliere le conchiglie come tanti pellegrini prima di me che, giunti laggiù percorrendo la via verso Santiago de Compostela, davano così testimonianza al mondo d’aver portato a termine il cammino e aver ottenuto la remissione dai peccati.

Partimmo anche noi da Torino alla volta di Santiago consapevoli che la comodità e la velocità delle due ruote non ci avrebbero dato il diritto di chiedere alcuna assoluzione. Ci spinse soprattutto la voglia di vedere coi nostri occhi dei luoghi nuovi, conoscerne aspetti e aneddoti patrimonio degli abitanti.

Salpammo dal porto di Genova in un torrido giorno di fine luglio. La decisione di prendere la nave fu dettata dalla necessità di avere quanti più giorni di viaggio nella penisola iberica. La barca su cui viaggiammo era diretta verso Tangeri e ancora oggi mi chiedo se fosse davvero destinata ai passeggeri e non al trasporto delle merci per i tanti che, facendo ritorno a casa, portavano dentro furgoni scassati ogni tipo di oggetto, da altalene per bambini a stock di water in ceramica.

Sbarcammo a Barcellona quando le prime luci dell’alba indoravano la statua di Colón, il nostro Cristoforo Colombo. Il traffico tranquillo dei pochi lavoratori in giro a quell’ora ci accompagnò verso l’uscita dalla capitale catalana e imboccammo senza difficoltà la via dell’Aragona, con destino (destino in spagnolo significa destinazione) Zaragoza. Forse fu la stanchezza per la traversata, dovuta a poche – infami – ore di sonno, o forse fu il caldo della pianura aragonese che non lascia scampo, ma ricordo quelle due ore scarse di tragitto come se la strada non scorresse sotto le ruote finché, attraversato un ponte, eccoci entrati direttamente nel casco histórico della cittadina, a destreggiarci tra sensi unici e aree pedonali.

Zaragoza,

la Caesaraugusta

Zaragoza mi piace pronunciarla con la lingua infilata tra i denti, che addolcisce la zeta. Mi piace sapere che deriva da Caesaraugusta, come la battezzarono gli antichi romani, e che il suo nome attuale è frutto di una lunga metamorfosi glottologica: prova a togliere il prefisso Cae- iniziale e avrai Saugusta, e da lì: Saragusta → Saragosta → Saragosa → Zaragoza. Non è delizioso?

Di pomeriggio il caldo è implacabile. Gli unici ad arrischiarsi tra vie e piazze siamo noi e pochi altri visitatori; gli abitanti sono sicuramente chiusi in qualche ufficio refrigerato artificialmente o si stanno dedicando a una più che legittima siesta. In effetti è soprattutto l’entusiasmo del viaggio appena iniziato a farci camminare, esplorare e cercare le zone ombrose per delle brevi soste rinfrancanti.

Zaragoza è famosa in Spagna e nei paesi ispanici perché vi si trova la Basilica de Nuestra Señora del Pilar [Figura 1 – Zaragoza: veduta frontale della Basilica Nuestra Señora del Pilar], un imponente edificio religioso che oscura persino la Cattedrale. La Basilica è dedicata alla Madonna del Pilar, patrona di Spagna e dell’Ispanicità, e accoglie ogni giorno centinaia di fedeli provenienti da diverse parti del mondo per rendere onore all’effige sacra. Per capire l’importanza attribuita al leggendario pilastro basta pensare che Pilar è un nome femminile molto diffuso nei paesi spagnoli, così come Inmaculata o Dolores.

La storia racconta che il 2 gennaio dell’anno 40 d.C. l’apostolo Giacomo (meglio noto come Santiago) ebbe un’apparizione della Vergine posta sopra un pilastro di marmo e, sul luogo della

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