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Storia del Mostro di Firenze - Appendice al I Volume

Storia del Mostro di Firenze - Appendice al I Volume

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Storia del Mostro di Firenze - Appendice al I Volume

Lunghezza:
201 pagine
2 ore
Pubblicato:
5 mag 2015
ISBN:
9786050376678
Formato:
Libro

Descrizione

Terminato con soddisfazione il primo capitolo della storia, mi si proponevano fondamentalmente tre alternative (oltre a quella, semplicemente, di passare ad altro): scrivere un secondo volume (I delitti) sostanzialmente ripetitivo e inutile; saltare a piè pari i delitti e scrivere un terzo volume (I processi), ma sulla base di una documentazione in fieri e ad oggi, 1 maggio 2015, non ancora completa; seguire i fili sparsi delle innumerevoli cose che già si conoscono, ma sono proposte in maniera inorganica, parziale, spesso falsata, cercando di approfondire, sia attraverso una rivisitazione critica di “luoghi comuni” sia con una ricerca originale di argomenti poco esplorati, le tematiche che potevano sembrare meritevoli di ulteriore trattazione. Quasi involontariamente, è venuta fuori, invece che un secondo volume mediocremente originale, una serie di approfondimenti che compongono un patchwork, con tutti i limiti, ma anche la inerente libertà, insiti in questa modalità espressiva. Il blog si è rivelato a questo fine un accettabile strumento per condividere non solo pensieri e riflessioni estemporanei, ma che a giudizio dell'autore meritavano di essere fissati nella scrittura – e spesse volte anche integrazioni a quanto era stato scritto nel libro, alla luce di nuove informazioni che erano diventate nel frattempo disponibili – ma anche “tentativi di interpretazione” che potranno essere accolti e sviluppati in successivi scritti, quando ve ne saranno le condizioni; oltre a considerazioni di metodo, ad esempio sul relativo valore delle “fonti”, che considero propedeutiche a un qualsivoglia approccio di studio.

Ancora una parola sulla finalità ultima, che purtroppo non è quella di scoprire – e magari catturare – l'assassino o gli assassini. A differenza di alcuni autori di scritti recenti (cito qui Segnini e Scrivo, ma ve ne saranno altri), il mio pessimismo della ragione mi impedisce di sperare che il/i colpevole/i sia/no mai individuati con certezza, ossia tramite prove giuridicamente valide; quindi, temo che il caso del Mostro di Firenze rimarrà per sempre un cold case, visto che anche il principale accusatore sembra ora convinto, a sentire le sue dichiarazioni, di aver potuto raccontare soltanto “la mezza messa”; e non si dimentichi che anche la verità giudiziaria conclamata dà conto soltanto di cinque duplici omicidi su otto (dieci vittime sulle sedici che caddero sotto i colpi della nefasta calibro 22) né è stata in grado di spiegare in qual modo un'unica arma leghi a sé il Mele assassino per onore del 1968, per passare, attraverso un Pacciani serial killer per libidine morto in attesa di nuovo giudizio, nelle mani dei Compagni di Merende assassini di coppiette per commissione, ricevuta peraltro da soggetti rimasti ignoti...
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5 mag 2015
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9786050376678
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Le ragioni di queste pagine

Quando nel dicembre del 2013, dopo più di due anni di studio, pubblicai il primo volume della Storia del Mostro di Firenze, interamente dedicato al delitto Locci - Lo Bianco e alle indagini sulla pista sarda, avevo fermamente in animo di continuare la narrazione con un secondo volume che avrebbe dovuto trattare i delitti seriali (1974-1985) ed un terzo che coprisse il lungo (troppo lungo e in parte inconcludente) periodo dei processi. Tanto più che quelli che avevano letto il libro – specialisti e non - lo avevano apprezzato e mi incitavano ad andare avanti con la storia.

Ben presto, mi scontrai con un dato di fatto ineludibile: un vuoto documentale (si intende, di documenti resi pubblici) che avvolgeva gli anni dal 1974 (delitto Pettini – Gentilcore) a quel giugno – luglio 1982 che era da considerarsi il primo dei molti punti di svolta dell'indagine, ossia il ricordo, autentico o indotto che fosse, del delitto di Signa da parte del maresciallo Fiori. E d'altra parte, dal luglio 1982 a tutto il 1985 le indagini, almeno per la parte resa nota, non avevano seguito altro che la pista sarda e di quella avevo già parlato a sufficienza. La mole documentale riprendeva poi con le indagini contro Pietro Pacciani e i vari processi, fino a quello contro Francesco Calamandrei e la sentenza di Perugia. Peraltro, il processo ai Compagni di merende del 1997-98, fondamentale nella ricostruzione dell'iter giudiziario, è tuttora in fase di trascrizione su Insufficienza di Prove e bisogna attendere una pubblicazione completa.

Ora, è ben chiaro che non si può fare storia senza disporre dei documenti. Se il 1968 e la pista sarda erano eccezionalmente ben documentati grazie alla triade Matassino – Torrisi -  Rotella ed altre carte sparse, il nulla parallelo e successivo sugli altri filoni di indagine poteva solo essere tentativamente ricostruito attraverso la lettura dei giornali e di altri libri; libri però che, quand'anche pregevoli, erano essenzialmente autobiografici (Perugini) o romanzati (Spezi) e a tesi (Alessandri, Filastò). Se è abbastanza facile passare dalla storia al romanzo, è eccezionalmente difficile, se non impossibile, il percorso contrario, ossia retrocedere dal romanzo alla storia; del resto, non avevo alcun interesse a riscrivere alla mia maniera quello che già era stato scritto, e ripetutamente, da altri. E' pur vero che sono da tempo disponibili tutte le sentenze; e le sentenze, si sa, si prendono la briga di ricostruire ogni volta, nelle motivazioni, la storia come l'ha vista e capita il giudice estensore. Tuttavia, nel nostro sistema giudiziario, il giudice ha cognizione unicamente di quello che gli viene sottoposto in dibattimento e deve ignorare ciò che non compare nel processo; e nel processo compare solo quanto è necessario per provare l'accusa da parte del PM, per smontare la tesi accusatoria da parte della difesa. Una storia critica delle indagini, che è quello che alla fine mi interessa, sulla base delle sole sentenze, non si può scrivere; e bisognerebbe anche capire se ci sia un interesse a farlo o se l'attività di polizia giudiziaria in quegli anni (si intenda 1974-1982) si sia in realtà limitata a investigare i guardoni e correre dietro alle segnalazioni anonime. Ma questo si vedrà; poiché le carte delle indagini esistono tuttora in gran parte, non sono state obliterate e si può e deve sperare che alla fine in qualche forma vengano pubblicate e rese disponibili agli studiosi.

Ciò detto, terminato con soddisfazione il primo capitolo della storia, mi si proponevano fondamentalmente tre alternative (oltre a quella, semplicemente, di passare ad altro): scrivere un secondo volume (I delitti) sostanzialmente ripetitivo e inutile; saltare a piè pari i delitti e scrivere un terzo volume (I processi), ma sulla base di una documentazione in fieri e ad oggi, 1 maggio 2015, non ancora completa; seguire i fili sparsi delle innumerevoli cose che già si conoscono, ma sono proposte in maniera inorganica, parziale, spesso falsata, cercando di approfondire, sia attraverso una rivisitazione critica di luoghi comuni sia con una ricerca originale di argomenti poco esplorati,  le tematiche che potevano sembrare meritevoli di ulteriore trattazione. Quasi involontariamente, è venuta fuori, invece che un secondo volume mediocremente originale, una serie di approfondimenti che compongono un patchwork, con tutti i limiti, ma anche la inerente libertà, insiti in questa modalità espressiva. Il blog si è rivelato a questo fine un accettabile strumento per condividere non solo pensieri e riflessioni estemporanei, ma che a giudizio dell'autore meritavano di essere fissati nella scrittura – e spesse volte anche integrazioni a quanto era stato scritto nel libro, alla luce di nuove informazioni che erano diventate nel frattempo disponibili – ma anche tentativi di interpretazione che potranno essere accolti e sviluppati in successivi scritti, quando ve ne saranno le condizioni; oltre a considerazioni di metodo, ad esempio sul relativo valore delle fonti, che considero propedeutiche a un qualsivoglia approccio di studio.

Ancora una parola sulla finalità ultima, che purtroppo non è quella di scoprire – e magari catturare – l'assassino o gli assassini. A differenza di alcuni autori di scritti recenti (cito qui Segnini e Scrivo, ma ve ne saranno altri), il mio pessimismo della ragione mi impedisce di sperare che il/i colpevole/i sia/no mai individuati con certezza, ossia tramite prove giuridicamente valide; quindi, temo che il caso del Mostro di Firenze rimarrà  per sempre un cold case, visto che anche il principale accusatore sembra ora convinto, a sentire le sue dichiarazioni, di aver potuto raccontare soltanto la mezza messa; e non si dimentichi che anche la verità giudiziaria conclamata dà conto soltanto di cinque duplici omicidi su otto (dieci vittime sulle sedici che caddero sotto i colpi della nefasta calibro 22) né è stata in grado di spiegare in qual modo un'unica arma leghi a sé il Mele assassino per onore del 1968, per passare, attraverso un Pacciani serial killer per libidine morto in attesa di nuovo giudizio, nelle mani dei Compagni di Merende assassini di coppiette per commissione, ricevuta peraltro da soggetti rimasti ignoti. Ora, se nella ricostruzione ufficiale alcuni nessi logici indubitabilmente mancano all'appello, delle due l'una: o sappiamo ancora troppo poco o la storia non è andata nel modo che ci è stato raccontato. In entrambi i casi c'è dunque motivo di ulteriore studio, foss'anche solo per raggiungere un risultato in negativo.

Se, a meno di un incredibile colpo di fortuna (una confessione postuma, una pistola ritrovata in una qualche soffitta della campagna fiorentina, una prova reale di quelle che invano inseguiva il giudice Rotella), è del tutto improbabile acquisire nuove certezze sulla verità dei fatti e ognuno dovrà accontentarsi di quelle, in genere ben radicate e poco suscettibili di essere rimesse in discussione, che già ha di suo, si può però tentare di fornire, attraverso i dettagli, un quadro d'insieme sufficientemente organico e coerente per  quanto riguarda la storia delle indagini; il che significa la storia degli indagatori, dei giudici, degli imputati e anche, per quel poco che se ne può sapere, delle vittime. In questa direzione, queste pagine sono un primo abbozzo episodico, battuto sulla tastiera nella speranza di trovare il loro posto all'interno di una storia complessiva.

Terminato il bla bla bla metodologico e autocelebrativo, un paio di indicazioni concrete. Questo volumetto raccoglie gran parte degli articoli postati sul blog dal gennaio 2014 all'aprile 2015, rivisti e disposti nel corretto ordine cronologico con riguardo alla narrazione. Come si vedrà, si insiste ancora anche su Signa, più per integrare e approfondire che per correggere. Tuttavia, non voglio nascondere che qualche particolare seminascosto nelle nuove carte che si sono rese disponibili ha cambiato - leggermente – la prospettiva dei fatti come mi risultava nel 2013. Ne do conto nel testo, che comunque comprende molte altre considerazioni. Mi auguro che questa Appendice sia fruibile anche da coloro che non hanno letto il I volume; anche se non comprendo perché si vorrebbe leggere un Appendice senza conoscere il testo principale.

Buona lettura.

Vogliamo tutto e tutti

In generale, nello studio del caso del Mostro di Firenze, non si può essere tutto per tutti. Non si può essere contemporaneamente Paccianisti puri e Paccianisti-Merendari e Merendari-Mandantisti e Narducciani e Sardisti e  Lottisti e Innocentisti ecc.; bisogna esercitare il discernimento e la ragion critica e, una volta fatto questo, scegliere una ipotesi, poiché esse si escludono a vicenda; oppure, avere il coraggio di sospendere il giudizio, ammettendo di non sapere e capire abbastanza.

Non si può neppure, come qualcuno fa, attribuire al Mostro di Firenze tutto il male accaduto in Italia dal 1968 al 1985; neppure tutto il male accaduto in Toscana; e neppure tutto il male accaduto nella provincia di Firenze; è pur sempre troppo e troppo diverso per un uomo solo. Infatti gli assassini irrisolti continuano ben oltre il 1985, e certo gli assassini di donne continuano ancora oggi., nella stessa Firenze. Ma la pistola non ha più sparato, il coltello non ha escisso pubi, tagliato seni.  Diamo al Mostro di Firenze quello che è suo: gli assassini di coppie di giovani amanti avvenuti intorno a Firenze tra il 1968 (forse) e il 1985.

Una serie non è un disordinato accumulo di elementi disparati, è una successione legata da un filo conduttore, una sua logica interna, riconoscibile per quanto perversa. Un omicida di massa, che uccide indifferentemente chi gli capita sotto tiro, non è un serial-killer.

L'inclusione spinta all'estremo non funziona. Più allarghiamo il quadro, meno possibilità abbiamo di capire: il Mostro di Firenze non è Gilles de Rais redivivo, non è anche il mostro di Bargagli, non è anche Ludwig, non è anche Stevanin o Donato Bilancia, è lui e non altri. 

C’è anche chi pensa (seriamente?) che il Mostro di Firenze sia parte di un qualche complotto internazionale o dei servizi segreti deviati, (anche della CIA e del KGB?), di una setta esoterica-satanista, della massoneria, della Uno Bianca o, preferibilmente, di tutte queste cose insieme. Naturalmente, non ci sono punti di contatti tra queste ipotesi, poiché né la CIA era o è satanista, né la massoneria stava dietro alla banda della Uno Bianca, che a me sembra, piuttosto, emulare i nefasti delle bande di pistoleros del vecchio West. Tanto meno ci sono punti di contatto con i delitti del Mostro di Firenze. Cosa, ad esempio, quel gruppo di banditi, rapinatori e assassini in divisa abbia da spartire con un soggetto o - ammettiamolo per puro amore di ipotesi - più soggetti dediti ad omicidi per libidine (lustmörder, in criminologia) non mi è e non mi sarà mai chiaro, a meno di veramente clamorosi sviluppi.

Per chiarirci subito, in questo primo volume di Appendice, ci si occupa di storia e non di fantasy.

Luoghi del Mostro

Per i neofiti, un riepilogo non solo dei luoghi che hanno visto le imprese criminali del Mostro di Firenze, ma anche delle località dove vivevano le persone che a qualche titolo, a torto o a ragione, sono state coinvolte nelle indagini.

Zona Firenze Sud –Signa - San Casciano; vi hanno luogo cinque duplici omicidi.

Artimino: residenza di Carlo (A.V.)

Baccaiano (strada per Fornacette): duplice omicidio del 1982

Bargino: frazione di san Casciano, vi abitò Giancarlo Lotti

Calcinaia di Lastra a Signa: località dove si sarebbe esercitato al tiro a segno Francesco Vinci

Cascine del Riccio (a sud di Arcetri): luogo di un agguato fallito (ipotetico) nel 1982

Casellina: (località tra Scandicci e Lastra a Signa): vi abitava la famiglia di Stefano Mele prima del trasferimento a Lastra a Signa

Cerbaia: vi si tenne la festa dell'Unità dal 6 al 8 settembre 1985

Firenze Certosa: casello autostradale (anni Ottanta)

Firenze Signa: casello autostradale (anni ottanta)

Galluzzo (vicinanze): duplice omicidio del 1983

Lastra a Signa: residenza di Stefano Mele nel 1968

Mercatale (Val di Pesa): residenza di Pietro Pacciani dal 1982

Mosciano (vicinanze): duplice omicidio del 1981 (giugno)

Montefiridolfi: luogo di lavoro di Mario Vanni; residenza di Pietro Pacciani dal 1973 al 1982

Montelupo Fiorentino: residenza di Francesco Vinci (San Miniatello) e del suo medico di famiglia, Dottor B. nel 1982; residenza di Miranda Bugli

Ortimino: vi è segnalata la presenza di Francesco Vinci in coincidenza con il duplice omicidio del 1982

Ponte Rotto: frazione di San Casciano, vi abitava Giancarlo Lotti negli anni Ottanta.

Romola: residenza principale della famiglia Locci (forse vi abitò Giancarlo Lotti, ma il dato non è certo)

Roveta: luogo prediletto dai guardoni di Scandicci e dintorni, che si riunivano alla Taverna del Diavolo

Sambuca Val di Pesa: residenza di Renato Malatesta, suicida (?), e Maria Antonia Sperduto, presunta amante di Vanni e Pacciani

San Casciano in Val di Pesa (capoluogo): residenza di Francesco Calamandrei, imputato e assolto come mandante di alcuni delitti; residenza di Mario Vanni e altri; luogo di un agguato fallito (ipotetico) nel 1986

San Casciano Nord: uscita superstrada Firenze - Siena

Sant'Andrea in Percussina (vicinanze): duplice omicidio del 1985

San Martino alla Palma o Badia a Settimo: residenza di Miranda Bugli (nel 1960)

San Pancrazio: luogo di lavoro di Paolo Mainardi. Forse collegata al medico di Perugia.

Signa (centro): ultimo spettacolo per Barbara Locci.

Signa Castelletti (bivio per Comeana): duplice omicidio del 1968

Tavarnelle (Val di Pesa): presunto agguato fallito agosto 1984

Turbone: residenza di Enzo Spalletti, incriminato per il duplice omicidio del 1981

Via Volterrana: provinciale che attraversa i comuni di Firenze, Scandicci, San Casciano e Montespertoli, a breve distanza dai luoghi dei duplici omicidi.

Zona FIRENZE Nord – Calenzano; vi ha luogo un duplice omicidio

Barberino di Mugello: casello autostradale; residenza di una compagna di Salvatore Vinci

Briglia di Vaiano: residenza di Salvatore Vinci

Calenzano (Travalle): omicidio del 1981 (ottobre)

Calenzano (centro): residenza di Giovanni Faggi

Campi Bisenzio (via Pistoiese): vi arriva nella notte

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