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EmpireSit Caos
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E-book227 pagine2 ore

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Info su questo ebook

Quando tutto è iniziato, chiedevamo aiuto al nostro Dio per le decisioni più importanti. Domandavamo ad un dado, tutto era scelto da lui, non sapevo che questo non fosse normale, credevo in quei numeri perchè era giusto farlo. Prendo il mio pacchetto di sigarette e ne accendo una tranquillamente.
LinguaItaliano
Data di uscita22 ott 2013
ISBN9788862598897
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    Anteprima del libro

    EmpireSit Caos - Elisa Ragugini

    EmpireSit Caos

    Elisa Ragugini

    EDIZIONI SIMPLE

    Via Weiden, 27

    62100, Macerata

    info@edizionisimple.it / www.edizionisimple.it

    ISBN edizione digitale: 978-88-6259-889-7

    ISBN edizione cartacea: 978-88-6259-831-6

    Stampato da: WWW.STAMPALIBRI.IT - Book on Demand

    Via Weiden, 27 - 62100 Macerata

    Tutti i diritti sui testi presentati sono e restano dell’autore.

    Ogni riproduzione anche anche parziale non preventivamente autorizzata costituisce violazione del diritto d’autore.

    Copyright © Elisa Ragugini

    Prima edizione cartacea ottobre 2013

    Prima edizione digitale ottobre 2013

    Diritti di traduzione, riproduzione e adattamento totale o parziale e con qualsiasi mezzo riservati per tutti i paesi

    Indice

    1. Teardrop - Massive Attack

    2. Narcissistic cannibal – Korn

    3. Via con me –Noyz Narcos

    4. Carnival of rust - Poets of the fall

    5. Like suicide – Seether

    6. Burn in my light - Mercy Drive

    7. Endgame- Rise Against

    8. Hardest part is the night - Bon Jovi

    9. Toxicity - System of a down

    10. Over the hills and far away - Gary Moore

    11. No more lies – Eminem

    12. Open your eyes- Guano apes

    13. King’s supreme – Crew Machete

    14. Elena - Freddy Key

    15. Nimphétamine - Cradle of filth

    16. The scar - Broken iris

    17. Black - Pearl Jam

    18. Running up that hill – Placebo

    19. Our solemn hour -Within Temptation

    20. Disarm - Smashing Pumpkins

    21. Love someone - Dub FX

    22. Lost in the echo -Linkin Park

    Questa storia ve la racconto dalla prima all’ultima nota.

    1. Teardrop

    Posiziono la telecamera.

    - Salve a tutti, politicamente scorretti, senza Dio, senza cuore, ubriaconi, clown, sputafuoco. Come devo chiamarvi? Sono qui a raccontare tutto attraverso il classico filmino che anticipa la fine. Non chiedetemi perché ho mezza faccia squarciata e l’altra metà ricoperta di diamanti, perché non avrete ancora risposte.

    Ebbene sì, sono ubriaco, vi parlerò con parole sconnesse ma cosa importa?

    Secondo me parlare non è mai servito a nulla, parlare complica solo le cose.

    Ci vuole azione nella vita.

    Vuoi qualcosa? Prima o poi te la vai a prendere.

    Molto profondo come concetto, vero? Detto, stradetto e mai applicato.

    Ci perdiamo fra lettere e discorsi, ci perdiamo nella certezza che domani faremo quello che non siamo riusciti a fare oggi.

    In questo momento mi riesce talmente naturale filosofeggiare, da farmi temere che l’effetto dell’alcool svanisca, facendomi ritrovare la sanità mentale. Inizierò dal giorno in cui mi sono incasinato la vita e, non per vantarmi, ho un ruolo fondamentale in tutta questa faccenda.

    Vorrei cominciare con un dibattito concreto sulla politica ma non ne ho le forze.

    Ho solo dei forse che mi girano per la testa e questo è male.

    E’ una scena da film, sono in cima al tendone del mio circo mentre scruto l’orizzonte, pronto a salvarvi tutti. Solitamente però, nei film, i super eroi non barcollano.

    Chissà se Dio si trova nella mia stessa situazione? Ha creato il mondo ed ora si sta rendendo conto che non tutto va per il verso giusto. Così, adesso, anche lui è qui con me a bere una fresca botta di vita per dimenticare.

    Premettendo che è a causa della religione che si è scatenato tutto, è proprio per questo che sto pensando al nostro Essere Superiore, immaginandolo più agitato di me.

    Allora, brindiamo… alla nostra!

    Se ci fate caso, ci basiamo sugli studi di altra gente per costruire la nostra mente. Da quando siamo piccoli e ci mettono una penna tra le mani, la prima lettera dell’alfabeto che scriviamo, traballante ed indecisa, è l’inizio di testi futuri.

    Elaboriamo percezioni di poeti, di saggi, di Capi di Stato. Siamo destinati a fabbricare la nostra esistenza sulle polveri dei grandi della storia ed io, che ho sperimentato l’essere più cose, sono tornato a riprendere la penna in mano, incerto, come se non sapessi ancora scrivere.

    Quando tutto è iniziato, chiedevamo aiuto al nostro Dio per le decisioni più importanti.

    Domandavamo ad un Dado, tutto era scelto da lui, non sapevo che questo non fosse normale, credevo in quei numeri perché era giusto farlo-.

    Prendo il mio pacchetto di sigarette e ne accendo una tranquillamente.

    "Fumavo per svago, per perdermi qualche secondo.

    Sentivo che la vita di ogni individuo poteva essere paragonata ad una sigaretta.

    Questa, infatti, viene accesa da qualcosa di superiore,

    vive bruciando, la gente respira la merda che contiene

    ed infine viene buttata a caso da qualche parte.

    Logico, mesi di riflessione su una misera cicca,

    mi avevano fatto scoprire il segreto della vita.

    Devi bruciare per essere vivo

    ed il risultato prodotto dal tuo fumo, non lo scegli di certo tu"

    2. Narcissistic cannibal

    1 Settembre

    Tendiamo sempre a sbagliare la morale, mi sono accorto di questo.

    Il mio amico Alex stava giocando a carte, era talmente concentrato da riuscire a scordarsi completamente di me.

    Povero Sebastian Saix! Ero nel bel mezzo di una rissa ed avevo già incassato sei o sette pugni nello stomaco. Come se non bastasse, mi ero ritrovato con la faccia spiaccicata sul bancone del bar, ancor prima di poter dare la giusta spiegazione a quel gigante che mi aveva beccato a letto con la sua ragazza.

    Vi giuro che era stata lei a creare quel maledetto equivoco! Non mi sarei mai sognato di fare niente di compromettente, se solo avessi immaginato che Ketty o Betty o come diavolo si chiamava, fosse legata sentimentalmente ad un bestione con cento chili di muscolo in corpo.

    In fondo sono un bravo ragazzo ma credo che a lui non importasse molto. Lo capii quando, pur avendogli spergiurato di non essere a conoscenza della sua fantastica esistenza, mi buttò fuori dalla linea di demarcazione del bar senza pietà.

    Atterrai proprio vicino ad Alex che guardò in giù, verso il mio corpo indolenzito rannicchiato a terra. Mi rimproverò stranito, tenendo sempre gli occhi puntati sul mazzo di carte.

    - Sebastian, quante volte ti ho detto che non puoi usare sempre la scusa che non sapevi, anche se sapevi?-.

    Tentai una debole difesa, -Questa volta ero veramente all’oscuro di tutto!- dissi provando ad assumere di nuovo una parvenza di posizione eretta.

    Percepii un po’ di ruggine in bocca, il sapore ferroso del sangue mi nauseò come sempre, mentre continuavo a farfugliare qualche improbabile giustificazione.

    Sulla faccia del biondo apparve la solita espressione alla: Vuoi venire a raccontare cazzate a me?.

    Comunque dopo un po’, avendo ormai la certezza di aver vinto la partita, decise di prestarmi la giusta attenzione ascoltando le mie lamentele.

    Si protese in avanti con aria interessata ed iniziò a tormentare con le dita una ciocca dei capelli chiari.

    Iniziai a raccontargli tutto con aria convinta, -Allora, questa tipa mi nomina un certo Ivan, giuro che non sapevo fosse il suo ragazzo, dal modo in cui ne parlava sembrava si stesse riferendo ad un animale domestico, capisci? -.

    Dovete credermi, era tutto vero.

    Continuai il monologo, -Chi spazzola i capelli al proprio uomo? Eventualmente lo pettina. Chi, per richiamare la sua attenzione, se ne esce con: Ivan, vieni qua bello?-.

    Lui mi interruppe, sventolando in aria il bicchiere colmo d’alcool, -Senti, sono stufo di ritrovarmi in mezzo a mille scazzottate solo perché il tuo coso non sa restare al suo posto nei pantaloni!- aveva l’aria sicura, mi conosceva fin troppo bene.

    Incrociai le braccia contrariato, -Allora va a finire che il problema sarei solo io? Cosa ti viene in mente se dico: io, te, un elefante, la rossa e una bottiglia di vetro?- ma questa è un’altra storia e non la saprete mai.

    Serrò la mascella, -Eravamo al sicuro!- replicò contrariato.

    -Siamo finiti in galera!- gli rammentai.

    La sua fronte si aggrottò quando colse un piccolo particolare che mi era sfuggito, -Se non sbaglio, era stata colpa tua anche quella volta!-.

    Era vero, infatti l’elefante in questione l’avevo svegliato io.

    Gocce di sangue macchiarono improvvisamente la terra sotto ai miei piedi.

    Ivan mi aveva ferito ed Alex mi passò un fazzoletto in segno di amicizia, tanto per farmi salire ancora di più il senso di colpa.

    Mi voltai per analizzare le mie condizioni, una slot machine rifletteva la mia immagine. Attraverso i suoi specchi notai che i miei occhi erano particolarmente stanchi.

    Molte volte nella vita sbagliamo, ci guardiamo indietro notando che anni di esistenza sono andati allegramente nel cesso ed il problema è proprio questo, rischiare di divenire un gabinetto d’emozioni.

    Non sbilanciarsi, non mettersi in gioco, fare scelte facili, porterà solo a buttare fuori sporco e nessuno vuole avere contatti con una merda.

    Io mi sentivo pieno di male e colmo di sangue.

    Sebastian Saix, volevo vedere il vero lui riflesso in quegli specchi, invece non trovavo nulla che me lo ricordasse, quel vetro mostrava solo la mia tristezza. Non mi radevo da settimane, passai le dita tra i capelli divenuti ormai troppo lunghi e pensai che fosse decisamente ora di tagliarli, come sempre.

    Mi allontanai amareggiato, tamponando le ferite sulla fronte con il fazzoletto che mi aveva dato il mio amico, E’ solo qualche taglietto, nulla di grave pensai.

    Quando mi riavvicinai al vetro della slot, sperai fortemente che questa volta tutto andasse bene, che nel riflesso potessi ritrovare il mio vero volto, oppure che mi fosse spuntato un sorriso ma nulla era cambiato.

    Alzai il sopracciglio, l’anello di metallo brunito incastrato nella carne luccicò sfacciatamente. Per quanto avessi raschiato, il fazzoletto non era riuscito a pulire lo sporco del gabinetto di emozioni, perché ormai la merda in me era veramente troppa.

    Scrollai la testa, forse sapevo come tirarmi fuori da quella triste situazione emotiva.

    Decisi di intenerire Alex con il solito trucco che falliva sistematicamente, magari poteva andarmi bene quella volta!

    Così iniziai a recitare.

    -Vedo un lungo tunnel!- dissi riferendomi ai graffi che avevo sulla fronte.

    Il biondo mi diede un leggero colpo sulla testa ridendo.

    -Finiscila cretino! Vai a prendere da bere che poi ci spostiamo, siamo in ritardo-.

    Alex aveva il solito, irrinunciabile appuntamento ed io lo scortavo sempre, per evitare qualsiasi problema con la legge. Sentivo i fili sulla mia schiena tirare, il mio essere burattino mi preoccupava. Se ci avessero scoperti?

    Se avessimo tirato troppo il filo ed il Dado se ne fosse accorto?

    Le nostre fughe clandestine mi facevano salire l’ansia, solitamente non sono un tipo che ha attacchi di paranoie, eppure quel doversi nascondere mi creava ogni volta una concentrazione adrenalinica insopportabile.

    Quella notte, lo spettacolo al circo di mio padre era iniziato in orario, perciò presi il mio solito posto nell’ombra. Nessuno doveva riconoscerci ma Alex si sarebbe fatto staccare un braccio pur di vedere lei.

    Nancy, Nancy, Nancy.

    Mia sorella era la più bella, ovvio, somigliava al sottoscritto.

    Stessi capelli biondi, stessi occhi nocciola, stesso sorriso da seduttrice professionista.

    Stessa passione, fui infatti molto fiero di lei quando iniziò a cantare con voce calda, forse un po’ alta di tono, spingendo sui tasti della sua adorata pianola.

    Probabilmente aveva ecceduto con il vino, lo capivo dalle sue guance infuocate e dal fatto che stava spaccando tutto quello che si trovava sul palco.

    Alex sorrideva affascinato ed io levai il bicchiere in aria, pur sapendo che il cappuccio calzato sulla testa mi avrebbe nascosto da eventuali sguardi indiscreti.

    Alzai la faccia ed il bagliore artificiale della grande luna disegnata sulla zona più alta del tendone, mi fece sentire un punto solitario in quel circo.

    "Cos’è un punto? Nel linguaggio visivo, un punto è una figura isolata che non produce collegamento con altro.

    Se decidiamo di prolungarlo, diventa una linea ed allora assume tutt’ altro significato".

    Mi allungai sulla sedia socchiudendo gli occhi ed arrivai alla conclusione che non poteva esserci niente di meglio di un sano, rilassante, profondo momento di musica dal vivo. Guardai con un po’ d’invidia il gruppo che si stava esibendo in quel momento, le note vibranti delle chitarre elettriche mi fecero rabbrividire.

    Molti di voi mi capiranno amici musicisti, credo siate tutti d’accordo con me sul fatto che i nostri strumenti ci mancano come l’aria, quando non suoniamo da un bel pezzo.

    La mia gola arida reclamò improvvisamente soddisfazione, così lasciai Alex in contemplazione della sua bella e mi spostai verso il bar.

    Fumavo nervosamente camminando in mezzo alla gente, impegnato in un veloce slalom tra i rifiuti abbandonati a terra. A testa bassa squadravo un po’ tutti, per evitare incontri inopportuni che avrebbero portato solo guai.

    Da lontano intravidi una sagoma familiare, rallentai davanti a Maggie che mescolava le sue carte. Mischiava il futuro, il mio futuro, il mio declino.

    Sorrise, mostrandomi la dentatura deforme, -Sebastiano ti faccio le carte?- chiese con voce suadente.

    Non le risposi e feci per andarmene. La conoscevo da quando ero piccolo, eppure di lei sapevo solo che nascondeva occhi scuri ed aveva un serio problema di comunicazione con il suo dentista. Si aggiustò il cappuccio, lasciando come al solito che l’ombra m’impedisse di vedere bene i suoi lineamenti.

    La salutai con tono monocorde, -Che piacere, pensavo fossi morta! Quanti anni hai ora, centottanta?- ghignai impertinente.

    Ignorò il mio sarcasmo, -Tuo padre sa che sei qui?- domandò.

    Udendo quelle parole mi passò la voglia di scherzare, così cercai di allontanarmi voltandole le spalle.

    Lei però voleva assolutamente consultare il mio destino, perciò distribuì velocemente le carte sul tavolo.

    - Un’ alleanza!- sputò la sua sentenza, allungando il dito ossuto.

    Non potei fare a meno di notare al centro il disegno di una luna e accanto ad essa, quello della morte e della vita.

    Mi bloccai, gli occhi della fattucchiera, neri come un solco nella terra, mi indicarono le altre figure sparse attorno.

    Rimasi a rimuginare, stranito da quella predizione ed istintivamente estrassi il mio dado dalla tasca. A quella vista, la vecchia si coprì il volto col braccio.

    -Mettilo via! Quello è il male, quello è il diavolo- biascicò.

    Diavolo? Non avevo mai sentito quella parola prima.

    Scossi la testa, la reputavo una pazza e non potevo certo immaginare quanto le sue parole fossero verità .

    Lei mi indicò di nuovo la carta centrale, - Questo è il futuro, Sebastiano. O dovrei forse chiamarti Capitano ora, piccolo Seb?-

    "Se gli scrittori non avessero continuato

    a riproporci determinati concetti, questi ci sarebbero mai venute in mente?

    Se qualcuno non avesse scritto di amore, odio e guerra, queste parole sarebbero ora

    familiari alle nostre orecchie?

    Se non avessimo conosciuto un Dio,

    avremmo mai pregato qualcosa?".

    I circensi, dopo la festa notturna, stavano ripulendo la pista sterrata. Potevo sentire il cigolio delle gabbie che si chiudevano ed il ruggito delle tigri affievolirsi.

    Respirai profondamente l’odore acre della polvere, ero nervoso.

    Controllai che il filo sulla mia schiena non fosse troppo tirato, la preoccupazione salì così tanto che lo arrotolai più volte attorno al dito, per vedere quanta lunghezza ancora ci fosse.

    Alex mi stava cercando freneticamente, -Eccoti! Volevo dirti che Gabriel sta arrivando-. Mi guardai intorno allarmato e con un cenno della testa indicai il varco che portava all’aperto.

    Uscimmo di corsa, l’aria gelida

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