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Machiavelli questo sconosciuto

Machiavelli questo sconosciuto

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Machiavelli questo sconosciuto

Lunghezza:
411 pagine
13 ore
Pubblicato:
Aug 4, 2014
ISBN:
9788862599221
Formato:
Libro

Descrizione

Niccolò Machiavelli (NM) è un’icona nazionale, viene pubblicamente lodato ma l’immagine che ne ha il grande pubblico è riduttiva, come di un grande mangiapreti, ideatore e consigliere di una politica luciferina e inventore del riprovevole machiavellismo.
Ma non è così, questo non è il vero Machiavelli. Quest’idea limitata impedisce che si possano trarre dal suo insegnamento tutti quei vantaggi che ne potrebbero derivare. Se avessimo capito e seguito NM ci troveremmo in una situazione migliore.
Questo libro presenta una figura diversa di NM. Egli viene descritto come un grande patriota, una specie di profeta, che si esprime nel modo appassionato dei profeti, che come tutti i veri profeti non viene ascoltato e che ha elaborato un completo programma di salvezza, valido per il suo tempo ma che presenta aspetti interessanti anche per l’oggi. Mettiamo da parte i pregiudizi e vediamolo com’è veramente: ci sorprenderà!
Contribuire a far conoscere NM significa contribuire al bene dell’Italia. Questo è il grande ideale a cui si ispira questo piccolo libro.
Pubblicato:
Aug 4, 2014
ISBN:
9788862599221
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Machiavelli questo sconosciuto - Iginio Ambanelli

EDIZIONI SIMPLE

Via Weiden, 27

62100, Macerata

info@edizionisimple.it / www.edizionisimple.it

ISBN edizione digitale: 978-88-6259-922-1

Stampato da: WWW.STAMPALIBRI.IT - Book on Demand

Via Weiden, 27 - 62100 Macerata

Tutti i diritti sui testi presentati sono e restano dell’autore.

Ogni riproduzione anche parziale non preventivamente autorizzata costituisce violazione del diritto d’autore.

Prima edizione digitale luglio 2014

Diritti di traduzione, riproduzione e adattamento totale o parziale e con qualsiasi mezzo, riservati per tutti i paesi.

Copyright © Iginio Ambanelli

iginioambanelli@gmail.com

Salsomaggiore Terme (PR)

2014

DEDICA

IN RICORDO DI MIA MOGLIE

GUGLIELMINA ALFIERI

CON INFINITA RICONOSCENZA

Sommario

IL PRINCIPE

PREFAZIONE

LA VITA

LE CIRCOSTANZE STORICHE

NASCITA DEL LIBRO

SIGNIFICATO DEL LIBRO

EXHORTATIO AD CAPESSENDAM ITALIAM IN LIBERTATEMQUE A BARBARIS VINDICANDAM.

IL DESTINO DI DANTE E NM

CAPITOLO I

QUOT SINT GENERA PRINCIPATUUM ET QUIBUS MODIS ACQUIRANTUR.

CAPITOLO II

DE PRINCIPATIBUS HEREDITARIIS.

CAPITOLO III

DE PRINCIPATIBUS MIXTIS.

CULTURA DI UN POPOLO

CAPITOLO IV

CUR DARII REGNUM QUOD ALEXANDER OCCUPAVERAT A SUCCESSORIBUS SUIS POST ALEXANDRI MORTEM NON DEFECIT.

CAPITOLO V

QUOMODO ADMINISTRANDAE SUNT CIVITATES VEL PRINCIPATUS QUI ANTE QUOD OCCUPARENTUR SUIS LEGIBUS VIVEBANT.

CAPITOLO VI

DE PRINCIPATIBUS NOVIS QUI ARMIS PROPRIIS ET VIRTUTE ACQUIRUNTUR.

GIROLAMO SAVONAROLA

CAPITOLO VII

DE PRINCIPATIBUS NOVIS QUI ALIENIS ARMIS ET FORTUNA ACQUIRUNTUR.

CASTRUCCIO

CAPITOLO VIII

DE HIS QUI PER SCELERA AD PRINCIPATUM PERVENERE.

CAPITOLO IX

QUOMODO OMNIUM PRINCIPATUUM VIRES PERPENDI DEBEANT.

CAPITOLO X

DE PRINCIPATU CIVILI.

CAPITOLO XI

DE PRINCIPATIBUS ECCLESIASTICIS.

CAPITOLI XII, XIII, XIV

QUOT SUNT GENERA MILITIAE ET DE MERCENARIIS MILITIBUS. DE MILITIBUS AUXILIARIIS MIXTIS ET PROPRIIS. QUOD PRINCIPEM DECEAT CIRCA MILITIAM.

L’ARTE DELLA GUERRA

CAPITOLO XV

DE HIS REBUS QUIBUS HOMINES ET PRESERTIM PRINCIPES LAUDANTUR AUT VITUPERANTUR.

CAPITOLO XVI

DE LIBERALITATE ET PARSIMONIA.

CAPITOLO XVII

DE CRUDELITATE ET PIETATE. ET AN SIT MELIUS AMARI AUT TIMERI VEL CONTRA.

CAPITOLO XVIII

QUOMODO FIDES A PRINCIPIBUS SIT SERVANDA.

CAPITOLO XIX

DE CONTEMPTU ET ODIO VITANDO.

CAPITOLI XX-XXI

AN ARCES ET MULTA ALIA QUAE QUOTIDIE A PRINCIPIBUS FIUNT UTILIA AN INUTILIA SINT. QUOD PRINCIPEM DECEAT UT EGREGIUS HABEATUR.

CAPITOLI XXII-XXIII

DE HIS QUOS A SECRETIS PRINCIPES HABENT. QUOMODO ADULATORES SINT FUGIENDI.

CAPITOLO XXIV

CUR ITALIAE PRINCIPES REGNUM AMISERUNT.

CAPITOLO XXV

QUANTUM FORTUNA IN REBUS HUMANIS POSSIT ET QUOMODO ILLI SIT OCCURRENDUM.

IDEE DI NM SULLO STATO

COME NM GIUDICA IL POPOLO

NM DIFENDE I TUMULTI POPOLARI

IL DUCA DI ATENE

UTIILITA’ DELLA STORIA

I MEDICI

LA RIVOLTA DEI CIOMPI

GIOVANNI DI BICCI

COSIMO

STEFANO PORCARI

PIERO DE’ MEDICI

OTRANTO

LA CONGIURA CONTRO LORENZO E GIULIANO

IL SACCO DI ROMA

DIARIO DI FRANCESCO VETTORI

NM E LA RELIGIONE

IL CRISTIANESIMO È UNA RELIGIONE SEMITICA?

RISORGIMENTO SOTTO ASSEDIO

NEGAZIONISMO A NORD E A SUD

LA STORIA D’ITALIA DIMOSTRA LA NECESSITÀ DEL RISORGIMENTO

GOFFREDO MAMELI

QUANDO COMINCIA LA STORIA D’ITALIA?

CARATTERISTICHE DELLA CULTURA GRECA

IL CONFLITTO FRA ROMA E CARTAGINE

L’OPERA RIFORMATRICE DI OTTAVIANO AUGUSTO

LA SVOLTA COSTANTINIANA

PERIODO DELLE INVASIONI BARBARICHE (476-1000)

IL PERIODO RINASCIMENTALE (1000-1500)

PERIODO DELLE DOMINAZIONI STRANIERE (1500-1789)

NAPOLEONE E L’ITALIA

GLI ITALIANI NELLA CAMPAGNA DI RUSSIA DEL 1813

GIUSEPPE MAZZINI

ALCUNI TESTI DA I DOVERI DELL’UOMO.

CONTROVERSIE CON CARLO MARX E BAKUNIN

TESTIMONIANZE SU MAZZINI

GIUSEPPE GARIBALDI

JESSIE WHITE MARIO

LEGGE MANCINO

RITRATTO DI NM

ATTUALITÀ DI NM

CONCLUSIONE

INTERVISTA A NM

Appello di Niccolò Machiavelli alle nobili nazioni d’Europa.

IL PRINCIPE

PREFAZIONE

Nel 2013 si è commemorato il cinquecentesimo anniversario della composizione del Principe di Niccolò Machiavelli (NM). Vi sono stati convegni, si sono fatte mostre, si sono prese iniziative varie per portare all’attenzione del pubblico questo avvenimento. Giustamente, poiché quello fu veramente un avvenimento.

Ogni giorno escono centinaia di libri, ma nessuno di essi costituisce un avvenimento. Invece il Principe dice cose che nessuno aveva mai detto prima con tanta chiarezza. Dopo il Principe, la cultura politica cambia volto. Quello che la storia insegna con i fatti, il Principe lo riunisce ed spiega ordinatamente.

Vedendo l’interesse che queste celebrazioni hanno destato, mi sono deciso a scrivere anch’io qualcosa su NM, cercando di completare quello che non era stato detto. Questo libro non si rivolge agli studiosi, agli specialisti di NM ma al grande pubblico. La sua intenzione sarebbe di fare della divulgazione ma della corretta divulgazione, dicendo cose esatte in una maniera chiara e comprensibile.

Si può affermare con sicurezza che l’italiano medio ha interesse per NM ma lo conosce piuttosto superficialmente, ne ha un’immagine luciferina, come di un grande mangiapreti, autore di opere dai principi scandalosi. In questo scritto si cercherà di completare questa conoscenza troppo riduttiva.

Si può parlare di NM rimanendo alla periferia del suo pensiero, ci sono infinite cose che si possono dire su NM, sul suo stile, veramente inimitabile, sulla sua vita, sui suoi scritti, NM qui, NM là, senza andare al cuore del suo pensiero, ma perché occuparci di particolari secondari quando ci sono tante cose importanti da trattare?

Gli argomenti che verranno esposti sono di straordinaria importanza. NM parla dell’Italia, quindi di noi, analizza le cause della sua disastrosa situazione, ne propone i rimedi. Molti suggerimenti, molte idee di NM sono validi, utili anche oggi. Da qui l’attualità dell’argomento. Il suo pensiero è la guida sicura di un’Italia vincente.

NM ha individuato i processi storici che conducono alla pace e al benessere delle nazioni.

Come schema di lavoro, prima saranno considerate le circostanze storiche nelle quali e per le quali è nato il Principe, poi si valuterà il suo scopo, che cosa si propone. Dopo si entrerà nella sua struttura, come è fatto, e si analizzerà il suo contenuto. È inevitabile fare riferimento ad altre opere di NM, il Principe è molto sintetico e per spiegare il suo pensiero occorre spesso appoggiarsi a passi di altre sue opere politiche dove tratta il medesimo argomento.

Il Principe si sviluppa ordinatamente, secondo le distinzioni che pone all’inizio. Tutto tende a formare il principe nuovo, che libererà e unificherà l’Italia e infine termina con la famosa esortazione, che riassume il libro e ne spiega il significato.

Nella seconda parte vengono esposti fatti della storia d’Italia visti nell’ottica dell’affermazione fondamentale di NM sulla necessità storica dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia. Perciò si spiega e si difende il risorgimento e si illustrano i suoi principali realizzatori.

Dopo la teoria, la realtà della storia, con i suoi alti e bassi, mostrando il consenso dei nostri migliori scrittori agli ideali di unità e indipendenza. Rinnegare l’unità d’Italia significa rinnegare la storia culturale italiana.

LA VITA

NM (Niccolò Machiavelli) nasce a Firenze il tre maggio del 1469, terzo figlio dopo due femmine, e sei anni più tardi avrà un fratellino. Il padre Bernardo, dottore in legge e notaio, uomo colto e amante dei libri, teneva un libro di Ricordi familiari, i quali ci forniscono informazioni su NM giovane. La madre, Bartolomea Nelli, donna religiosa e letterata, compose laudi sacre.

I Machiavelli erano una famiglia fiorentina doc, attestati a Firenze fin dal 1200, ebbero incarichi e uffici pubblici, svolsero attività culturali e politiche. Famiglia imparentata con famiglie nobili, era considerata tra le importanti della città. Originariamente benestante, non essendosi dedicata al commercio, finanziariamente decadde sicché a NM rimase solo un patrimonio modesto.

Egli ebbe un’educazione quale si conveniva a un rampollo delle migliori famiglie. Il suo primo insegnante di latino fu mastro Matteo, per l’aritmetica mastro Bartolomeo. Indi passò sotto la guida del famoso umanista Marcello Virgilio Adriani.

Frequentò gli ambienti letterari fiorentini, fra i quali si distinse, al punto che, resosi libero il posto di segretario della seconda segreteria fiorentina, quella che si occupava delle relazioni con l’estero e della guerra, nonostante la sua giovane età, ventinove anni, fu assunto.

Con la sua capacità, la sua dedizione al lavoro, divenne ben presto il braccio destro del gonfaloniere Piero Soderini, che se ne serviva per le missioni più delicate.

Fra una missione e l’altra, si sposò, nel 1501, con Marietta Corsini, dalla quale avrà cinque figli.

Egli ci teneva tanto al suo incarico che, nonostante glielo avessero tolto, continuò a firmarsi: "NM, segretario fiorentino".

Alla caduta della repubblica fiorentina, lo cacciarono dal suo posto per motivi politici, rimase senza stipendio e con una famiglia numerosa da mantenere. Aveva maneggiato per anni grosse somme di denaro e niente che gli sia rimasto attaccato alle mani! Per di più era un sorvegliato speciale, le sue attività erano attentamente monitorate, i Medici al potere non si fidavano di lui.

Il gonfaloniere della caduta repubblica fiorentina, Piero Soderini, che gli era affezionato, conoscendo la sua situazione e le difficoltà in cui si trovava, più volte gli scrisse, invitandolo a raggiungerlo, che lo avrebbe sistemato. Gli aveva perfino trovato un posto da segretario presso un cardinale.

NM non volle mai lasciare Firenze, sia per avere agio di scrivere i suoi libri e trasmettere agli italiani il suo sapere sia perché sperava sempre che la situazione politica si sarebbe mutata e che egli avrebbe potuto riprendere la sua attività.

Egli frequentava le riunioni culturali che si tenevano nei famosi "Orti Oricellari". Bernardo Rucellai, aveva, al suo tempo, iniziato riunioni di studiosi e amanti della storia, che si tenevano nei più bei giardini di Firenze, quelli adiacenti a palazzo Rucellai, che ancora oggi si può vedere in Firenze. I Rucellai erano una delle prime famiglie fiorentine.

Queste riunioni erano andate in disuso, ma furono riprese dal nipote Cosimo. Ad esse intervenivano giovani entusiasti, di ispirazione repubblicana e ostili ai Medici. Fu invitato NM per esporre il suo Principe; dopo averlo sentito una volta non lo lasciarono più ed egli divenne un ospite fisso di quelle riunioni.

Una parte dei partecipanti congiurarono contro i Medici per scacciarli dal potere e introdurre la repubblica in Firenze. NM non volle partecipare, perché era contrario alle congiure. Diceva che sono troppo pericolose perché si trova sempre tra i congiurati chi, per interesse o per leggerezza, tradisce il segreto.

La congiura fu scoperta, la maggior parte dei congiurati fu catturata e condannata a morte, una parte riuscì a fuggire e riparò in Francia. NM, per sua fortuna, fu lungamente interrogato ma non imprigionato.

Poiché tra le accuse che gli si fanno c’è anche quella di essere un senza Dio, un nemico della religione, che non è vero, ecco la lettera diretta a Francesco Nelli, uno stretto congiunto di parte materna, con la quale il figlio Piero ne comunica il giorno stesso la morte.

Firenze, 22 giugno 1527. Spectabili viro Francisco Nellio, avvocato fiorentino in Pisa. Carissimo Francesco, non posso fare a meno di piangere in dovervi dire come è morto il dì 22 di questo mese Niccolò, nostro padre, di dolori di ventre cagionati da un medicamento preso il giorno 20. Lasciossi confessare le peccata sua da frate Matteo, che gli ha tenuto compagnia fino alla morte. Nostro padre ci ha lasciati in somma povertà, come sapete. Ho fretta e non vi dico altro. Quando sarete di ritorno vi dirò tutto. A voi mi raccomando. Vostro parente Piero Machiavelli.

Dunque quest’uomo sposato in chiesa, non separato o divorziato, buon padre e buon marito, con il fratello minore che si era fatto sacerdote, con un figlio che studiava per diventarlo, e poi lo divenne ma che lui purtroppo non poté vedere, sarebbe un miscredente? Perché aveva fatto delle critiche ai papi, aveva rimproverato la condotta di certi frati?

Ci sono due tipi di critiche: le critiche per demolire e le critiche per costruire. Se volete ricostruire un palazzo crollato, dovete prima sgombrare le macerie. Questa è la funzione della critica: sgombrare le macerie. Le critiche di NM alla chiesa e ai papi erano per costruire, perché egli aveva una sua religiosità, una religiosità combattiva, non della rassegnazione, non della resa.

Ecco la lettera che scrisse al figlio Guido, quello che studiava da prete, per incoraggiarlo a riprendere gli studi dopo una malattia. Si noti la delicatezza con la quale gli si rivolge, come s’interessa del suo future, parlandone addirittura con un cardinale, con che affettuosità saluta la moglie e i figli.

"Imola, 2 aprile 1527. Al mio caro figliuolo Guido, in Firenze. Guido, figliuolo mio carissimo, io ho avuto una tua lettera la quale mi è stata gratissima, maxime perché tu mi scrivi che sei guarito bene, che non potrei avere avuto maggiore buona nuova, che se Iddio ti presta vita, e a me, io credo di farti un uomo dabbene, quando tu voglia fare la parte del debito tuo, perché, oltre alle grandi amicizie che ho già, ho fatto nuova amicizia con il cardinal Cibo, et tanto grande che io stesso me ne meraviglio, la quale ti tornerà a proposito.

Ma bisogna che tu impari et poiché non hai più scusa della malattia dura fatica in imparare le lettere et la musica, ché vedi quanto onore fa a me un poco di virtù che ho, sicché, figliuolo mio, se tu vuoi dare contentezza a me et fare bene et onore a te, studia, fa bene, impara, ché se tu ti aiuterai, ciascuno ti aiuterà.

Saluta monna Marietta et dille che non ebbi mai tanta voglia di essere a Firenze quanto ora, ma io non posso altrimenti. Solo dirai che per cosa che la senta stia di buona voglia che io sarò costì prima che venga travaglio alcuno. Bacia la Baccina, Piero e Totto, il quale avrei avuto caro intendere se è guarito degli occhi. Vivete lieti et spendete il meno che potete. Et ricorda a Bernardo che attenda a fare bene, al quale ho scritto due lettere et non ne ho avuto risposta. Christo vi guardi tutti. Die II Aprilis 1527. Niccolò Machiavelli in Imola."

Stava bene quando, appena tornato da una missione, in pochi giorni muore. Contrariamente alle sue speranze, Dio non gli ha dato vita per seguire il figlio Guido.

LE CIRCOSTANZE STORICHE

Per capire tutto il disastro nel quale era precipitata l’Italia, bisogna rendersi conto del suo stato precedente. Da quando erano cessate le invasioni straniere ed era cominciata l’epoca dei comuni, l’Italia aveva vissuto un continuo miglioramento. Ecco come il grande storico, amico di NM, Francesco Guicciardini, descrive lo stato dell’Italia prima delle invasioni straniere nelle prime pagine della sua monumentale "Storia d’Italia":

"Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l’armi de’ francesi, chiamate da’ nostri príncipi medesimi, cominciarono con grandissimo movimento a perturbarla.

Le calamità d’Italia cominciarono con tanto maggiore dispiacere e spavento negli animi degli uomini quanto le cose universali erano allora più liete e più felici. Perché manifesto è che non aveva giammai sentito Italia tanta prosperità, né provato stato tanto desiderabile quanto era quello nel quale sicuramente si riposava l’anno della salute cristiana mille quattrocento novanta, e gli anni che a quello e prima e poi furono congiunti.

Perché, ridotta tutta in somma pace e tranquillità, coltivata non meno ne’ luoghi più montuosi e più sterili che nelle pianure e regioni sue più fertili, né sottoposta ad altro imperio che de’ suoi medesimi, non solo era abbondantissima d’abitatori, di mercatanzie e di ricchezze; ma illustrata sommamente dalla magnificenza di molti príncipi, dallo splendore di molte nobilissime e bellissime città, dalla maestà della religione, fioriva d’uomini prestantissimi nella amministrazione delle cose pubbliche, di ingegni molto nobili in tutte le dottrine e in qualunque arte preclara e industriosa e ornatissima di tante doti, meritamente appresso a tutte le nazioni nome e fama chiarissima riteneva."

L’Italia dunque stava economicamente bene, era culturalmente all’avanguardia ma non era preparata ad affrontare il ciclone che si avvicinava, determinato principalmente da tre fattori.

L’impero germanico, al quale nominalmente l’Italia apparteneva, era stato cacciato dall’Italia dalle lotte tra guelfi e ghibellini e, dilaniato da divisioni interne, non era in grado di difendere l’Italia.

La Francia era riuscita, al termine di una lotta interminabile detta dei cento anni, a liberare il territorio francese dalla presenza inglese ed ora, munita di un formidabile esercito, si guardava intorno dove poterlo impiegare e aveva individuato nell’Italia il punto debole dove mirare.

La monarchia spagnola aveva liberata la Spagna dalla dominazione araba, l’aveva unificata e ora, libera da quegli impegni e guidata da un monarca ambizioso, Ferdinando IV, dopo Sardegna e Sicilia, mirava all’Italia meridionale.

L’Italia, da alcuni secoli senza invasioni straniere, continuava la sua vita spensierata, le corti dei principi italiani erano quanto di più raffinato ed elegante si potesse immaginare. Divertimenti continui, balli, feste, banchetti, commedie, la parola d’ordine era:" godiamoci la vita! non pensiamo al domani, del doman non v’è certezza!".

Gli stati italiani sia i principati che le repubbliche, non avevano eserciti propri a difesa (chi aveva voglia di entrare nella vita militare, faticosa e pericolosa?), si limitavano ad assumere soldati mercenari, a contratto, i quali, finito il servizio presso un principe, passavano a un altro, secondo venivano richiesti.

Questi soldati erano considerati sufficienti per le lotte tra i vari stati italiani e, dice NM, parevano validi quando combattevano tra loro, ma come si venne allo scontro con eserciti nazionali, come quelli francese e spagnolo, rivelarono i loro limiti e la loro inadeguatezza. Non avevano mezzi paragonabili, specialmente erano manchevoli quanto alle artiglierie, che avevano avuto uno straordinario sviluppo. Non avevano un addestramento e una disciplina confrontabili e soprattutto lo spirito era diverso, questi combattevano per denaro, quelli per la loro nazione, per la sua gloria, per la sua espansione.

NM, fieramente avverso al sistema mercenario, tuonava: "come potete credere che vogliano morire per voi, per quello stipendio che gli date?", ma chi badava a NM?

L’Italia aveva un altro punto debole. Di fronte agli stati unificati di Francia e Spagna, essa era politicamente divisa in vari stati regionali. Cinque di essi erano importanti: la repubblica veneta, il ducato di Milano, la repubblica fiorentina, lo stato della chiesa e il regno di Napoli. Si aggiungeva una miriade di staterelli minori.

Fra questi stati non regnava tranquillità, anzi essi erano continuamente in conflitto tra loro e avevano la pessima abitudine che, per prevalersi l’uno sull’altro, invocavano l’aiuto dello straniero. Il duca di Milano, Lodovico il Moro, aveva una fiera disputa con il regno del sud, che non lo voleva riconoscere come legittimo duca. Allora egli si vendicò mettendogli contro il re di Francia, Carlo VIII, con il quale cominciarono le invasioni estere.

NASCITA DEL LIBRO

Il 10 dicembre 1513, cinquecento anni fa, NM scrive a Francesco Vettori, ambasciatore fiorentino in Roma, e gli comunica di aver composto il Principe. Nella lettera gli descrive la vita che conduce in campagna, dove si era trasferito dopo le vicende seguite al cambio di regime: oltre al licenziamento, era stato arrestato per il sospetto di aver partecipato ad una congiura antimedicea, tenuto in prigione, torturato e infine graziato per l’elezione al soglio romano di Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, che prese il nome di Leone X, con limitazioni alla sua libertà di residenza e di movimento.

Eccone qualche brano: "Partito dal bosco, dove ho sollecitato il taglio della legna, vado ad una sorgente e di qui in un boschetto. Ho con me un libro, o Dante o Petrarca o uno di quei poeti latini come Tibullo e Ovidio, leggo le loro amorose passioni e quei loro amori mi fanno ricordare dei miei, e sono felice per un po’ in questo pensiero. Mi porto poi sulla strada maestra e vado all’osteria, parlo con quelli che passano e chiedo le ultime notizie dei loro paesi, vengo a sapere cose diverse e osservo i gusti diversi e le strane fantasie degli uomini.

Intanto arriva l’ora del pranzo, e con la mia famiglia mangio quei cibi che questo povero paese e il misero patrimonio mi consentono. Dopo aver mangiato ritorno all’osteria: qui di solito ritrovo l’oste, il macellaio, il mugnaio, due fornaciai e giochiamo a carte…

Così mi volto e rivolto tra queste occupazioni, sfogo la malignità di questa mia sorte, e sono contento che mi calpesti per vedere se se ne vergognerà.

Venuta la sera, ritorno a casa ed entro nel mio studio. E sull’uscio mi spoglio di quella veste quotidiana e plebea, e indosso panni reali e curiali; e rivestito decentemente entro nelle antiche corti degli antichi uomini, nelle quali, ricevuto amorevolmente da loro, mi nutro di quel cibo, il solo che fa per me e per il quale io sono nato; e in quelle corti non mi vergogno di parlare con essi e chiedere la ragione delle loro azioni; e quelli, per la loro umanità, mi rispondono; e per quattro ore non sento alcuna noia, dimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi turba la morte, tutto son preso da quegli incontri.

E, come dice Dante non c’è scienza senza ricordare ciò che si è capito, ho annotato le cose di cui ho fatto capitale durante quelle conversazioni e composto un opuscolo De principatibus, nel quale approfondisco, per quanto posso, i ragionamenti su questo soggetto, trattando la natura dei principati, di quali specie siano, come si conquistano, come si mantengono, perché si perdono.

E se qualche volta vi è piaciuto qualche mio piccolo scritto, questo non dovrebbe dispiacervi; e a un principe, e soprattutto a un principe nuovo, dovrebbe essere ben accetto. Filippo Casavecchia l’ha letto; vi potrà ragguagliare sia del libro in sé che dei ragionamenti che ho avuto con lui, anche se sempre io lo rivedo e lo perfeziono".

La lettera descrive bene la condizione miserevole nella quale il regime dei Medici lo aveva costretto. Un uomo nel pieno della sua maturità, con la sua esperienza e preparazione, che avrebbe potuto dare ancora tanto, costretto a consumarsi nell’inazione, a passare le sue giornate all’osteria. Chiunque altro si sarebbe avvilito, avrebbe gettato la spugna, non così il nostro, egli non cede, reagisce nell’unico modo possibile, con i suoi studi, non rinuncia a dedicarsi a quello per cui è nato.

Questa lettera è una specie di testamento, con la quale egli si dipinge per i posteri e difende coraggiosamente la sua vocazione: egli è nato per la politica. Poche lettere, nella letteratura italiana, sono così importanti e insieme commoventi.

L’accoglienza del Vettori fu piuttosto fredda, dopo aver ricevuto alcuni capitoli, scrisse che non voleva esprimere alcun giudizio prima di averlo letto tutto, e poi non ne parlò più.

La dedica a Lorenzo de’ Medici ci aiuta a entrare nelle intenzioni e nel modo con il quale NM ha scritto:

Non c’è nulla che io stimi tanto quanto la cognizione delle azioni degli uomini grandi, imparata da me con una lunga esperienza delle cose moderne e una continua lettura delle antiche, che io, dopo averle lungamente pensate e esaminate, ho concentrate in un piccolo volume… Con il quale do facoltà di intendere in brevissimo tempo quello che io in tanti anni e con tanti miei disagi e pericoli, ho conosciuto e inteso.

Questa dedica ci dice che il Principe non è frutto di improvvisazione ma il prodotto finale di una vita dedicata con tutta la serietà e l’impegno possibili alla politica, nei suoi aspetti teorici e pratici. NM è una persona seria e capace, che impegna tutta la sua vita secondo le sue convinzioni.

Egli non è un teorico da tavolino, non è neppure un politico praticone, ma unisce la pratica politica di anni come segretario fiorentino a quello che ha imparato da una vita di studio, medita lungamente e profondamente le sue esperienze e i suoi studi e ne concentra il succo in poche e chiare pagine. Un principe di buona volontà, se ci fosse stato, avrebbe trovato la strada spianata. Ma evidentemente di uomini grandi come li intendeva NM, grandi di animo, grandi di progetto, grandi di capacità ve n’era scarsità.

Le notizie che gli arrivavano erano disastrose: eserciti stranieri percorrevano l’Italia in lungo e in largo e ne facevano di tutti i colori: rubavano, saccheggiavano, stupravano, un disastro!

Francesi, tedeschi, spagnoli facevano a gara a chi si comportava peggio.

NM stava lavorando a un altro libro, al quale, finito il Principe, ritorna, e che poi pubblicherà con il titolo di Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio.

Allora egli, non potendo far altro, interrompe il suo lavoro e riassume in un piccolo libro di facile lettura, il Principe, la sua esperienza politica di segretario fiorentino, la mette a disposizione di un principe italiano per incitarlo a liberare l’Italia dalla dominazione straniera. Lo dedica a uno, lo dedica a un altro, fa circolare il libro in manoscritto (esso verrà stampato solo dopo la sua morte), ma non riceve nessuna risposta, calma piatta, il messaggio cade nel vuoto, nessuno che lo raccolga.

Sarà ripreso tre secoli dopo, in un meraviglioso momento per l’Italia, (il Risorgimento periodo che abbiamo troppo dimenticato e al quale bisognerà ritornare) da Mazzini, Garibaldi, Cavour, Verdi, Manzoni e altri, che libereranno l’Italia dallo straniero e la unificheranno.

Ma l’ideatore, l’iniziatore, il consigliere era stato NM!

SIGNIFICATO DEL LIBRO

Per capire il Principe, occorre partire dall’ultimo capitolo, il ventiseiesimo, dal titolo:" Esortazione a pigliar le difese dell’Italia e a liberarla dalle mani dei barbari."

Giuseppe Mazzini scrive che ogni volta che lo legge si sente commuovere fino alle lacrime. In esso NM svela il suo animo, la passione che lo anima, gli ideali che lo fanno scrivere e agire.

NM è un fervente patriota, non un freddo teorico, uno scienziato che impassibile analizza e spiega. Egli vive appassionatamente le vicende italiane, le sente sulla sua pelle. Egli esorta, minaccia, predice che se si va avanti così un futuro catastrofico ci aspetta, ma nessuno gli bada, è un profeta inascoltato.

In questo capitolo finale, NM raccoglie e sintetizza l’essenziale del Principe, la disastrosa situazione italiana, la necessità di reagire con le armi, la certezza morale della vittoria per la giustizia della causa e per le grandi capacità degli italiani. La posta in gioco riguarda non solo l’indipendenza politica, ma la nostra civiltà, la nostra cultura, destinata a scomparire sotto il dominio dei barbari.

I grandi condottieri, che propone da imitare al suo principe, Mosè, Ciro, Romolo e Teseo, dei quali aveva illustrato le imprese nel capitolo sesto, tutti hanno operato in situazioni difficili e pericolose ma soprattutto di estrema importanza, era in gioco l’essere o il non essere dei loro popoli.

Tra i tanti personaggi storici di cui NM poteva disporre, l’aver scelto e insistito su quelli, rivela il giudizio che aveva della situazione italiana, talmente deteriorata da poter essere paragonata a quelle situazioni estreme. Perciò il principe che fosse riuscito nell’impresa di liberare l’Italia avrebbe acquistato nella storia un posto simile a quelli. NM aveva capito tutta la profondità della crisi italiana, la cui gravità richiedeva misure adeguate.

L’appello di NM non fu ascoltato perché mancando la percezione della gravità della crisi, non fu ritenuto necessario adottare le misure da lui suggerite, ritenute troppo drastiche.

La conseguenza fu che per tre secoli, fino al Risorgimento, l’Italia scomparve dalla scena politica come "soggetto per esservi solo come oggetto", di cui trattava e si disponeva tra le potenze europee. Essa non aveva voce in capitolo. I suoi figli nascevano servi e le sue figlie erano oggetto di compera. Ecco dove conduce la viltà e la corruzione: alla schiavitù, allo sfruttamento e alla vergogna!

Tre secoli dopo, comparve una voce, quella di Giuseppe Mazzini, a reclamare un’Italia unita e indipendente, e comparve un condottiero italiano, Giuseppe Garibaldi, che condusse italiani armati alla vittoria, dopo

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