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Il comandante: Basato sugli appunti del comnandate di Auschwitz Rudolf Höss
Il comandante: Basato sugli appunti del comnandate di Auschwitz Rudolf Höss
Il comandante: Basato sugli appunti del comnandate di Auschwitz Rudolf Höss
E-book69 pagine1 ora

Il comandante: Basato sugli appunti del comnandate di Auschwitz Rudolf Höss

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Info su questo ebook

C'è di peggio nell’aver conosciuto i crimini di guerra di Hitler: quando lo stesso criminale di guerra nazista racconta le sue azioni, impassibile e senza rimorsi. Nulla è inventato, nessuna parola è stata aggiunta.
Questo libro fa entrare il lettore nella testa di un uomo che ha partecipato allo sterminio di un popolo. Dopo la fine della guerra, durante la custodia cautelare in carcere, Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, ha descritto la sua vita senza il minimo rimorso. Jürg Amann ha condensato questa voluminosa raccolta di appunti in un terribile monologo: non vi è nulla di inventato, ben poco è stato aggiunto. Una nuova occasione per conoscere la spaventosa autobiografia di Höss.
LinguaItaliano
Data di uscita18 feb 2013
ISBN9788865640678
Il comandante: Basato sugli appunti del comnandate di Auschwitz Rudolf Höss
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    Anteprima del libro

    Il comandante - Jürg Amann

    Titolo dell’opera originale

    Der Kommandant

    © 2011 Jürg Amann

    © 2011 Arche Literatur Verlag AG

    Traduzione dal tedesco di Emanuela Cervini

    © Atmosphere libri

    Via Seneca 66

    00136 Roma

    www.atmospherelibri.it

    info@atmospherelibri.it

    Redazione a cura de Il Menabò (www.ilmenabo.it)

    I edizione nella collana Biblioteca dell’acqua gennaio 2013

    ISBN 978-88-6564-067-8

    OPERA PUBBLICATA CON IL SOSTEGNO DI PROHELVETIA

    Dal momento dell’arresto era la prima volta

    che mi toglievano le manette.

    Rudolf Höß

    I

    Io, Rudolf Höß, comandante di Auschwitz, voglio provare a raccontare della mia vita interiore. Attraverso i ricordi cercherò di ricostruire in modo realistico tutti i processi fondamentali, tutti gli alti e i bassi della mia vita e della mia esperienza psichica. Per tracciare il quadro generale nel modo più completo possibile devo per forza cominciare dai primi avvenimenti della mia infanzia.

    Fino a sei anni ho vissuto con la mia famiglia alla periferia di Baden-Baden. Nei dintorni della nostra casa si trovavano solo alcune fattorie. A quel tempo non avevo neanche un compagno di giochi, i figli dei vicini erano tutti molto più grandi di me. Ero particolarmente affascinato dal grande bosco pieno di altissimi abeti che si estendeva nelle vicinanze, ma trascorrevo la maggior parte del mio tempo nelle stalle dei contadini. Quando mi cercavano, per prima cosa guardavano proprio nelle stalle. Mi piacevano soprattutto i cavalli, ma avevo stretto amicizia perfino con un toro dal pessimo carattere. Non ho mai avuto paura nemmeno dei cani, d’altronde nessun cane mi ha mai fatto niente. Mia madre ha tentato in ogni modo di distogliermi da questo amore per gli animali, troppo pericoloso ai suoi occhi. È stato tutto inutile. Ero e sono rimasto un solitario. Avevo anche un’irresistibile attrazione per l’acqua, trovavo ogni scusa per lavarmi o fare il bagno. Lavavo qualunque cosa si potesse lavare, in bagno o nel ruscello che scorreva nel nostro giardino.

    Quando avevo sette anni ci trasferimmo vicino a Mannheim. Anche la nuova casa si trovava fuori città, ma nei dintorni non c’erano né stalle né bestiame. Per me fu un grande dolore. Come mi raccontò spesso mia madre in seguito, la nostalgia dei miei animali e del mio bosco di montagna mi fece star male per settimane. Il giorno del mio settimo compleanno ricevetti in dono Hans, un pony nero come il carbone con due occhi scintillanti e una lunga criniera. Ero fuori di me dalla gioia. Finalmente avevo un vero compagno. Nella zona in cui abitavamo c’erano diversi bambini della mia età. Con loro facevo tutti quei giochi che accomunano i ragazzini di ogni luogo e ogni tempo e combinavo anche qualche marachella. La cosa che preferivo in assoluto, però, era andare con il mio Hans nella grande foresta della Haardt, dove eravamo completamente soli e potevamo vagare per ore senza incontrare anima viva.

    Poi, con la scuola, scoprii il lato serio della vita. Studiavo con zelo e mi impegnavo al massimo per finire velocemente i compiti e avere più tempo da dedicare ai miei vagabondaggi con Hans. I miei genitori mi concedevano piena libertà.

    Mio padre aveva fatto voto di avviarmi al sacerdozio, quindi il mio futuro era già ben tracciato. Tutta la mia educazione venne indirizzata a tale scopo. Fui allevato secondo una rigida disciplina militare, cui si aggiunse l’atmosfera di profonda religiosità che regnava nella mia famiglia. Mio padre era un cattolico fanatico. Adoravo i suoi racconti sul servizio militare in Africa orientale, le descrizioni degli scontri con gli indigeni ribelli, del loro modo di vivere, dei loro costumi e dei loro misteriosi riti pagani. Lo ascoltavo con vivo entusiasmo mentre parlava della preziosa attività di civilizzazione delle missioni. Non avevo dubbi, sarei diventato un missionario e mi sarei recato nell’Africa più nera, possibilmente nel cuore tenebroso della foresta vergine. Per me era una vera festa quando veniva a farci visita uno dei vecchi e barbuti missionari d’Africa che mio padre aveva conosciuto laggiù. Ogni volta che ne aveva il tempo, mio padre mi portava a visitare i santuari e i luoghi di

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