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Le Evocazioni Magiche - Il Libro Segreto del Comando

Le Evocazioni Magiche - Il Libro Segreto del Comando

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Le Evocazioni Magiche - Il Libro Segreto del Comando

valutazioni:
4/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
175 pagine
1 ora
Pubblicato:
Aug 3, 2015
ISBN:
9786050402827
Formato:
Libro

Descrizione

Indice

Due parole ai Lettori

Introduzione
Immortalità della vita del gran mago Cornelio Agrippa

Consacrazione della bacchetta del comando.

Cerimoniale per fare la bacchetta del comando.

Segreti della bacchetta del comando.

Assassini scoperti colla virtù della bacchetta del comando.

Ladri scoperti colla virtù della bacchetta del comando.
Modo di sapere quel che fanno le persone assenti, e di sapere il passato, il presente e l’avvenire, colla bacchetta del comando.

Modo di scoprire gli oggetti nascosti colla bacchetta del comando.

Precetti per fare i circoli magici e garantirsi dai brutti tiri del demonio.

Modo di conoscere una persona colpevole od innocente, e di scoprire i tesori con una chiave.

Spiegazione del gran segreto di fabbricare la pietra filosofale.
Segreti di trasmutare i metalli in argento fino, e fabbricare l’elisir bianco che guarisce tutte le piaghe, e che prolunga la vita.

Mirabili virtù d’un uccello nel predire i venti, mantenere l’unione nelle famiglie e comunicare la bellezza alle donne.
Modo antico d’indovinare col mezzo d’un gallo qualunque cosa si vuol sapere.

Segreto magico per conoscere il nome del successore d’un trono.
Modo di scoprire, con un pane d’orzo, quello che uno ha di nascosto nel cuore, se moglie o marito sono fedeli, ecc.

Cerimonie magiche degli antichi per scoprire con una focaccia, la verginità d’una ragazza.

Modo di far comparire in uno specchio una persona e di vedere in faccia i ladri.

Segreto magico d’indovinare colle cipolle la salute d’una persona lontana.

Segreto magico di sapere, con una cipolla, il nome dello sposo o della sposa, che si deve prendere.

Modo di sapere, col canto d’un cuculo, l’anno preciso in cui si prende marito o moglie, e se avrete danaro tutto l’anno in tasca

I prodigi del balsamo universale e ricetta per fabbricarlo.

Modo di render le anime del purgatorio di buon umore.

Distribuzione delle danze delle streghe nella notte del sabato.

Ballo del sole nel giorno di Pasqua.

Modo di conoscere il nome delle persone colpevoli di qualche delitto occulto, con il mezzo d’uno staccio.
Il gran segreto della costola d’Adamo.
Segreto magico di sapere l’avvenire con un anello.

Il buon augurio cavato dal numero dodici.

Modo di mettere in fuga il demonio.

Nome delle principali potenze della Corte infernale.
Nome degli angeli rossi, messaggeri di Pape Satan Aleppe Lucifer unum et trinum.

Nome dei cherubini e dei serafini neri al servizio delle prime 15 potenze infernali.

Preparazione per invocare in aiuto una delle potenze infernali.

Offertorio a Lucifer.

Formazione del circolo cabalistico.

Consacrazione dell’obolo, dell’offerta.

Prima preghiera.

Seconda preghiera.

Terza ed ultima preghiera.

Cerimoniale della comparsa di Lucifer.
Pubblicato:
Aug 3, 2015
ISBN:
9786050402827
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Le Evocazioni Magiche - Il Libro Segreto del Comando - Cornelio Agrippa

infelici.

Due parole ai Lettori

« Enrico Cornelio Agrippa medico e filosofo, uno degli uomini più dotti del suo tempo sicché fu appellato il Tismesgisto, nacque a Colonia nel 1486 e mori nel 1535, dopo una tempestosa vita, presso il ricevitore generale di Grenoble e non già a Lione, e neppure in un’ospedale, come i suoi nemici hanno scritto. Egli era stato in relazione con tutti i grandi uomini e tutti i principi, che facevano a gara per averselo in compagnia. Quindi la causa de’ numerosi viaggi, che il Thevet nelle sue Vite degli uomini illustri, attribuiva alla mania di far valere ovunque la sua abilità di mago.

« I suoi talenti furono cagione delle sue sciagure ; era forse troppo istruito per il suo tempo: fu accusato di stregoneria, e, più d’una volta, dovette colle forze, sottrarsi ai bistrattamenti d’una sommossa di popolaccio.

I demonomani pretendono che si possa rappresentarlo soltanto di notte, come un barbagianni, a motivo della sua bruttezza magica, e alcuni storici che vogliono bravarla pur da uomini gravi, non ebbero schifo di accusarlo di truffa, allorché pagava lo scotto agli osti, porgendo in apparenza moneta di giusto conio, la quale poi in capo ad alcuni giorni, si mutava in piccoli pezzi di corno, di conchiglia o di cuoio.

« A vent’anni, forse lavorò d’alchimia; però è certo che neppur egli, trovò la famosa pietra filosofale.

« Una singolare avventura gli doveva accadere a Lovanio, mentre si professava. Un suo scolaro leggendo un libro di scongiuri, cadde morto improvvisamente, e la colpa fu del diavolo che lo avesse strangolato. Temendo d’esser sospettato per quel fatto, accaduto in casa sua, vogliono che egli abbia comandato allo spirito maligno, di rientrare nel corpo morto, e di fargli eseguire sette od otto passeggiate sulla piazza pubblica, prima di tornarlo a lasciare. Il diavolo naturalmente, da buon servitore premuroso, doveva obbedire alla bacchetta del mago, e il giovinetto andò a spasso, e poi mori per la seconda volta.

« Era così destro, l’accusava un biografo francese, che faceva sparire, colle sue mani podagrose e contorte, tesori che molti prodi capitani non potevano guadagnare col fragore delle loro armi e coi loro combattimenti. Compose il libro della Filosofia occulta, censurato dai cristiani, per il quale fu cacciato di Fiandra, ove non poté più essere tollerato, in guisa che prese la via dell’Italia, che appestò talmente, che diverse persone gli dettero caccia, ed ebbe appena tempo di ritirarsi a Dole. Finalmente si recò a Lione, ridotto al verde, e colà mise in opera tutti i mezzi possibili per campucchiare la vita e sgambettando per le vie ; ma guadagnava cosi poco che mori in una bettola, aborrito da tutti e detestato come un mago maledetto, perché sempre conduceva in sua compagnia un diavolo, sotto la figura di un cane nero.

« Un altro biografo, non meno cretino dei suoi compari, aggiunge che all’avvicinarsi della morte, siccome era sollecitato a convertirsi, tolse a questo cane, che era il suo demonio famigliare, un collare guernito di chiodi che formavano alca ne iscrizioni negromantiche e gli disse: — Vattene, bestia sciagurata, tu sei stata la mia dannazione in vita e in morte.

« Allora il cane prese tosto la fuga verso la Saona, e vi si gettò dentro con la testa innanzi e più non comparve.

« Un discepolo di Agrippe dice che, in effetto, questo grand’uomo aveva molta affezione per i cani, che se ne vedevano costantemente due nel suo studio, dei quali uno si chiamava Monsieur e l’altro Mademoiselle, c che si pretendeva che quei due cani fossero due diavoli travestiti. Se Crebillon, che aveva un tenerissimo gusto per questi animali fosse vissuto nel secolo sedicesimo, i suoi cani l’avrebbero fatto mal recapitare ; e S. Rocco è ben fortunòto di essere stato messo nel leggendario de’ santi della Chiesa Cattolica, perché il suo cane sarebbe un demonio, come un demonio agli occhi del Morgatti e caterva galeotta, fu Bianchi—Giovini, padrone e cane.

« Non bisogna negare che Agrippa fosse curioso delle cose strane. Amava i paradossi, e il suo capolavoro ne è una prova ; ma in questo libro egli declama contro alla magia e alle arti superstiziose.

« Esercitava pure la medicina empirica, e Luisa, madre di Francesco I, lo nominò suo medico, e colle pure che fosse suo astrologo ; ma egli rifiuta accettando in seguito, alla corte di Carlo V, e con esso lui venendo a Roma per la incoronazione dell’imperatore, come appare da un suo stesso opuscolo.

« Dopo aver predetto al contestabile di Borbone secondo corse fama allora, i suoi successi contro la Francia, faceva scontare, con le torture dell’ambizione a Carlo V il disprezzo di cui lo avviliva sovente, tenendolo mollo tempo ansiosamante sospeso prima d professargli, mentre contemplava le sfere, esser avvenuto la congiunzione, degli astri felicemente, per modo che poteva tener per diggià avverata la sua futura grandezza.

« Ma poi, un nuovo libro lo faceva accusare di magia, e gettatalo nelle prigioni di Brusselles da dove lo salvò l’arcivescovo di Colonia.

« Nei secoli d’ignoranza e prima del ristabilimento delle lettere, coloro che le coltivavano erano riputati grammatici ed eretici ; quelli che intendevano la lingua ebraica erano tenuti in conto di giudei, e quelli che studiavano le matematiche e le scienze meno comuni erano sospettati incantatori e maghi.

« Fu un distinto autore; e noi aggiungeremo che ciò che sopratutto lo fece passare per mago, gli è che gli si attribui, ventisette anni dopo la sua morte, uno zibaldone pieno di cerimonie magiche e superstiziose, e che noi porgiamo ai lettori col suo vero titolo di DOPPIO LIBRO DEL COMANDO.

Corvino dei Scianca.

Introduzione

d’un discepolo di Cornelio Agrippa nella prima edizione di Parigi

Immortalità della vita del gran mago Cornelio Agrippa

« Mi è accaduto un caso così strano che mi prende voglia di raccontarlo. Dovete sapere che, stanco dall’attenzione che avevo posta a leggere un libro di prodigi, uscii a fare una passeggiata onde dissipare le fantasie di cui aveva pieno la mente. Mi internai in un piccolo bosco oscuro, ove camminai circa un quarto d’ora. Scorsi allora un manico di scopa che venne a mettersi tra le mie gambe, e sul quale mi trovai a cavalcioni ; tosto sentii che volava in aria. Non so quale strada facessi su questa cavalcatura; ma fui fermato, in mezzo ad un deserto ove non incontrai alcun sentiero. Tuttavia risolvetti di internarmi vieppiù e di riconoscere i luoghi. Ma aveva un bel fender l’aria, i miei sforzi non mi facevano trovare ovunque che l’impossibilità di passar oltre.

« Finalmente, spossato caddi in ginocchio e ciò che mi stupì fu di esser passato, in un momento da mezzogiorno a mezzanotte. Vedeva luccicar le stelle in cielo con un fuoco azzurrognolo ; la luna era piena, ma molto più pallida del consueto : tre volte eclissò e tre volte oltrepassò il cerchio ; i venti tacevano, le fontane erano mute ; tutti gli animali non avevano altro movimento all’infuori di quello che ne occorre per tremare : l’orrore di un silenzio spaventevole regnava ovunque ; e tuttavia la natura sembrava stare in attesa di qualche gran caso.

« La paura che mi colse non era, per così dire, minore del terrore di cui sembrava agitata la faccia dell’orizzonte, quando al chiaror della luna vidi uscire da una caverna un vecchie alto e venerabile, vestito di bianco, bruno di volto i sopraccigli folti e rilevati, l’occhio spaventevole la barba rovesciata dietro le spalle. Aveva in testa un cappello di verbena e attorno alla vita una cintura di erba di maggio intrecciata. A diritta del cuore era attaccato sulla sua veste un pipistrello mezzo morto, in giro del collo un vezzo carico di sette differenti pietre preziose, ciascune delle quali portava il carattere del pianeta che le dominava.

« Così misteriosamente vestito, portando con la mano destra un vaso triangolare pieno di rugiada, e con la dritta una bacchetta di sambuco in succo, di cui una cima era ferrata da un miscuglio di tutti i metalli, lasciò il limitare della grotta, si cavò le scarpe, pronunciò borbottando alcune parole oscure, e si avvicinò a ritroso a una grossa quercia a piè della quale scavò tre circoli l’uno entro l’altro. La natura, obbedendo agli ordini del negromante, prendeva, essa pure, le figure che voleva tracciarvi. Vi incise i nomi degli spiriti che presiedevano al secolo, all’anno, alla stagione, al mese, al giorno e all’ora. Ciò fatto, pose il vaso in mezzo dei cerchi, e lo scoprì, si mise la cima della bacchetta tra i denti, si sdraiò a terra con la faccia rivolta verso l’oriente, e si addormentò.

« Verso la metà del suo sonno, io scorsi cadere nel vaso cinque grani di

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