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Sette Storie per 7 Giorni

Sette Storie per 7 Giorni

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Sette Storie per 7 Giorni

Lunghezza:
720 pagine
10 ore
Pubblicato:
18 mag 2015
ISBN:
9786050380316
Formato:
Libro

Descrizione

“Sette storie per sette giorni”

di Gabriella Calì

PREFAZIONE

Il libro, interessante e avvincente, offre numerose suggestioni e riflessioni e si snoda secondo lo schema classico del “Decamerone”.

Il protagonista attorno a cui si articolano le storie è Andrew De Falco, un magnate Italoamericano che, un po’ per capriccio, un po’ per il desiderio di fare mecenatismo, bandisce un vero e proprio concorso letterario, offrendo a sette scrittori dilettanti la possibilità di risiedere per una settimana presso la splendida Villa dei Pavoni e di dimostrare il proprio talento ed il proprio estro con la scrittura di una novella che tragga ispirazione dal tema dei fantasmi, fantasmi inteso in senso lato.

Solo alla fine della settimana, dopo aver ascoltato le sette storie, Andrew donerà ad uno dei sette autori la possibilità di stipulare un contratto letterario per pubblicare un’opera.

Una nota importante è l’uso del lessico, che spazia agevolmente dal dialetto ad un italiano fluente, mettendo in rilievo personaggi e situazioni.

Altro elemento di fascino del libro è la forza descrittiva dell’autrice, che realizza veri e propri quadri della sceneggiatura di fondo.

Gabriella Calì vive ad Acireale, alle pendici dell’Etna, ha esordito con il romanzo “La ragazza della foto”, cui ha fatto seguito la raccolta di racconti “Il dono” e “Sette storie per sette giorni”, al momento l’ultima opera. Sta lavorando ad un testo per ragazzi.

Gabriella Calì è un modello per tutti coloro che, persa la vista, perdono la capacità di gioire del mondo che li circonda e la voglia di vivere, per coloro che dinnanzi alle difficoltà della vita si arrendono e sfoderano vittimismi o si autocommiserano. Infatti, affetta da “retinite pigmentosa” e, quindi, non vedente, ha superato tutto questo scrivendo con l’ausilio di un computer dotato di sintesi vocale, mentre, appassionata di lettura, si avvale dei testi registrati del “Libro parlato”.
Pubblicato:
18 mag 2015
ISBN:
9786050380316
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Sette Storie per 7 Giorni - Gabriella Cali'

INDICE

PREFAZIONE E DEDICA

Ai miei figli, Giuseppe e Cristian

PREFAZIONE

Sette storie per sette giorni, il nuovo lavoro di Gabriella Calì, racconta la storia di Andrew De Falco, un magnate italoamericano che, un po’ per capriccio, un po’ per il desiderio di fare del mecenatismo sfruttando le sue grandi ricchezze, bandisce un vero e proprio concorso letterario, offrendo a sette scrittori dilettanti la possibilità di risiedere per una settimana presso la splendida Villa dei Pavoni e di dimostrare il proprio talento ed il proprio estro con la scrittura di una novella che tragga ispirazione dal tema dei fantasmi. Come in una sorta di Decamerone,il tempo all’interno della villa sarà scandito dalla lettura delle sette novelle, una al giorno per sette giorni. Solo alla fine della settimana, dopo aver ascoltato le sette storie, Andrew donerà ad uno dei sette autori la possibilità di stipulare un contratto letterario per pubblicare un’opera.

Alla narrazione dei fatti che si svolgono dentro la villa e alla lettura delle sette novelle, si intreccia il racconto delle vicende personali di Andrew. Ricco rampollo di una importante famiglia americana e avvezzo ad una esistenza piena di successi, vive in un mondo dorato e perfetto che apparentemente da nulla potrebbe essere turbato; tuttavia, presto le grandi delusioni che riceve dalla vita lo gettano in una profonda disillusione. Il culmine dello sconforto arriva, insieme al tragico epilogo della sua storia matrimoniale, con l’incidente automobilistico che lo priverà della vista.

La disperazione di Andrew che si rende conto di aver perduto per sempre la facoltà di vedere il mondo, di scrutare gli sguardi di chi gli sta accanto, è vivida nelle parole dell’autrice, che ha vissuto una simile esperienza a causa di una malattia. Queste stesse parole portano il lettore a riflettere, a immedesimarsi nell’afflizione del protagonista: cosa succederebbe se, improvvisamente, fossi privato della capacità di vedere quel che ti circonda? Che cosa accadrebbe se ti venisse tolta la possibilità di osservare chi ti sta accanto come hai sempre fatto e fossi costretto a cercare un nuovo modo per comprenderne i sentimenti?

La vita dorata di Andrew diventa improvvisamente buia e triste. Precipitato in una profonda depressione, il primo istinto dell’uomo è quello di erigere un muro, una fortezza che lo protegga da tutto e da tutti; adesso anche gli amici di sempre diventano estranei e distanti. Solo gradualmente, come un bambino che muove i primi passi in un mondo che non conosce, Andrew riuscirà ad abbattere la sua barriera e imparerà nuovamente a vivere. Abituato a vivere in un contesto in cui è importante comprendere il prossimo anche attraverso quel complesso linguaggio costituito dalle espressioni del viso, dal modo di porsi e di atteggiarsi, dal modo di vestire, Andrew deve ora creare un nuovo mezzo per vedere gli altri e imparare nuovamente a fidarsi di loro; un modo più autentico e genuino, che muove esclusivamente dalla sua sensibilità e dall’empatia che si crea con chi gli sta accanto, un modo che riuscirà ad andare oltre ogni qualsiasi esteriorità. Grazie a questo nuovo sentire, Andrew instaura finalmente rapporti sinceri e autentici, legami più veri di quello che si era illuso di aver creato già con la sua prima moglie, Annette. L’amore per lei era nato all’insegna dell’ammirazione per la sua bellezza: irresistibile è il fascino dei suoi capelli e del suo aspetto; splendidi sono i suoi vestiti e ogni cosa che la riguarda, attraenti sono i suoi gesti e i suoi modi di fare. Quel che Andrew aveva percepito con la vista non era però la reale natura della donna, che presto si rivela immatura e capricciosa.

Dopo l’incidente, due saranno le figure femminili importanti della sua vita: Magda e Rachele.

La prima è la madre di quelli che diventeranno i suoi figli. Determinato a realizzare il suo profondo desiderio di paternità, Andrew decide di adottare i figli di questa donna, il cui vissuto in un certo senso è affine al suo. Magda è arrabbiata al momento del loro primo incontro, barricata dietro un alto muro di diffidenza eretto con il dolore, un muro simile a quello che anche Andrew aveva innalzato. Il suo aspetto è scolpito dalla malattia, il suo corpo è magro e segnato, opposto alla florida bellezza di Annette; ma Andrew adesso si sofferma a osservare l’anima della donna, a percepire attraverso le parole e i contatti fatti di semplici gesti la fragilità e le insicurezze di una persona che la vita ha messo a dura prova.

Rachele vive al fianco di Andrew già dai tempi del suo matrimonio con Annette, occupandosi come governante della gestione della sua casa; col passare del tempo, Andrew riesce a conservare solo di lei vivido ricordo, all'opposto  di Rachele che ha eretto una barriera, proprio nei confronti di Andrew verso il quale, giorno dopo giorno, comprende di provare dei sentimenti. Una profonda fiducia si è però instaurata tra i due, quando l’uomo ha trovato in lei l’aiuto necessario, l’appiglio per risorgere dal buio del dolore. Una fiducia che si protrae in seguito e che col tempo si trasforma in quella stima e in quel rispetto che stanno alla base di un rapporto sincero.

Anche i contatti con i sette autori in erba del concorso alla Villa dei Pavoni si svolgono in un modo non convenzionale: non c’è nessun incontro faccia a faccia tra i sette ed Andrew, che diventa La Voce, mantenendo un contatto audio per ascoltare e discutere con gli inquilini della villa. Andrew organizza quasi un reality show per i suoi ospiti, che si trovano a vivere per una settimana in un luogo assolutamente inusuale per le loro comuni condizioni e decidono di prestarsi al gioco, pur non capendo effettivamente le reali intenzioni del loro interlocutore. Come in ogni reality show che si rispetti, anche in questo caso sarà l’originalità a vincere. Ma per la prima volta, questa originalità non deriverà dagli atteggiamenti stravaganti o dalle capacità artistiche, bensì esclusivamente dalle capacità letterarie. Andrew vuole conoscere appieno i sette prescelti e per farlo, organizza una gara di scrittura che abbia come tema il paranormale. Poiché ogni scritto rivela sempre qualcosa di chi scrive, anche un argomento singolare come quello proposto da Andrew di certo servirà a comprendere non soltanto le capacità narrative, ma anche l’indole del suo autore.

Parallelamente alla narrazione delle vicende del protagonista, si svolge dunque il racconto delle giornate presso la Villa dei Pavoni. L’autrice racconta con immagini vivaci e dettagliate il trascorrere del tempo tra i lussuosi saloni della villa e la natura rigogliosa del grande parco che la circonda; durante la settimana di convivenza, i sette protagonisti di questa insolita avventura, diversi per indole ed esperienze ma accomunati dall’amore per la scrittura, imparano a conoscersi e a legare tra loro. Insieme vivono momenti di allegria, tra le portate dei banchetti che loro stessi preparano, passeggiando tra i boschi della ricca tenuta, esplorando le grandi stanze della casa; ma spesso condividono anche momenti di sconforto, soprattutto a causa dell’imbarazzo per la pubblica lettura dei loro scritti. L’autrice presenta ogni personaggio caratterizzandolo appieno sia con la descrizione delle vicende personali, sia per mezzo della novella che attribuisce a ciascuno. E proprio questo è l’escamotage di Andrew: la novella assume qui un significato e una funzione fondamentale. Diversi e numerosi possono essere i motivi del narrare: descrivere, tramandare, ricordare un evento o una persona, comunicare informazioni, riferire fatti. Sempre e comunque, la narrazione è humanitas, espressione dell’anima, delle esperienze e dei pensieri degli uomini. Andrew ha fatto dell’empatia il mezzo più forte per conoscere il prossimo: per lui anche le parole di una semplice novella che racconta storie di fantasmi assumono un significato nuovo. Le parole sono rivelatrici: ognuno racconta una storia che in qualche modo lo riguarda, che lascia trapelare un episodio della sua vita, un particolare aspetto del suo carattere, il suo personale modo di intendere e di vedere la realtà.

CHIARA LICITRA

Ai miei figli

Giuseppe e Cristian

SETTE STORIE PER 7 GIORNI

La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è bellezza, ammirala.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere, compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, conservala.

La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, godine.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La vita è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, vivila.

La vita è una gioia, gustala.

La vita è una croce, abbracciala.

La vita è un’avventura, rischiala.

La vita è pace, costruiscila.

La vita è felicità, meritala.

La vita è vita, difendila.

MADRE TERESA DI CALCUTTA

SETTE STORIE PER 7 GIORNI

Gli inviti furono spediti lo stesso giorno , alla medesima ora e furono recapitati contemporaneamente nello stesso giorno anche se non alla medesima ora.

Erano sette inviti e ilcartoncino all’interno di ogni busta, era scritto elegantemente a mano con una pennna stilografica , mentre la firma era uno scarabocchio assolutamenteincomprensibile.

La missiva diceva:

"Carissimo amico,

sei stato prescelto per trascorrere una vacanza in riva al lago,presso la famosissima Villa dei Pavoni.

Trascorrerai delle giornate indimenticabili nell’atmosfera quieta del lago,fra i boschi e le alte montagne che lo sovrastano.

Potrai, se lo vorrai,prendere il sole e dilettarti con qualche bella nuotata se l’acqua non è troppo fredda. Ma se la cosa non dovesse particolarmente allettarti, potrai godere delle tranquille e salutari passeggiate a contatto del paesaggio ancora incontaminato del luogo.

Presentati domenica 1 aprile presso la reception dell’albergo Ferrini con questo invito e chiedi del signor Marcello Giovanardi. che provvederà al tuo trasferimento presso la Villa.

Il tuo soggiorno sarà di otto giorni e il lunedì 9 Aprile sarai ricondotto nuovamente presso l’albergo Ferrini per poi far ritorno alla tua città.

Naturalmente sarai spesato di tutto e non credere che si tratti di un pesce d’aprile perché non lo è nel modo più assoluto.

Non mancare a questa iniziativa della nostra società perché potrebbe essere in gioco il tuo avvenire.

Ti aspetto.

Seguiva una firma illeggibile.

Quell’invito era stato recapitato esattamente il giorno 28 marzo e i destinatari sorpresi sgranarono gli occhi.Lessero e rilessero frastornati quel cartoncino chiedendosi se si trattasse di uno scherzo imbecille. Rifletterono però che l’invito era stato spedito con una raccomandata ,era stato aggiunto il biglietto di andata e ritorno, forse si trattava di una offerta seria e non di uno stupido scherzo.

I effetti sembrava assolutamente impensabile che la fortuna li avesse favoriti per trascorrere una settimana di vacanza gratuita presso la Villa dei Pavoni sul lago Berin, di fronte ai monti Elusini.

Non erano certamente personaggi noti, gente di spettacolo, politici, industriali, sportivi, niente di tutto ciò e la Villa dei Pavoni era una dimora fastosa,un luogo per privilegiati.

Costruita verso la fine del 1800 e si sviluppava su tre piani in perfetto stile inglese, circondata da un immenso parco dove si alternavano alberi sempreverdi caratteristici delle zone di montagna ad aiuole di fiori multicolori. La natura ancora incontaminata del luogo faceva si che una vacanza in quella zona fosse ambita da molti ma concessa a pochi.

Sul lago Berin erano state costruite altre tre ville, ma nessuna poteva eguagliare la Villa dei Pavoni per estensione e per magnificenza. Doveva il suo nome al fatto che una stravagante proprietaria vi avesse portato quelle splendide creature che avevano scorazzato libere per il parco e che avevano creato non pochi inconvenienti fino a quando il nuovo proprietario li aveva sloggiati lasciando ad imperituro ricordo una grande fontana con due grandi pavoni di marmo al centro.

La villa che più volte era apparsa in documentari televisivi e le cui foto si trovavano nei più importanti testi di architettura,era stata in seguito acquistata da una società svizzera e al suo interno si svolgevano sfilate di moda, mostre di pittura, convegni, concerti .

Più raramente era destinata al soggiorno di personaggi rinomati quali capi di stato, monarchi, facoltosa gente di spettacolo o importantiindustriali ,ma poche persone per volta, non più di una ventina.

Ora, ricevere un siffatto invito in una simile dimora e soprattutto il primo di aprile sarebbe sembrato a chiunque uno scherzo architettato a dovere, ma il biglietto ferroviario inserito nella busta dava adito a non poche perplessità.

Chi mai poteva essere quello stupido che aveva pagato dei biglietti ferroviari per fare un simile pesce d’aprile?

Poteva certamente trattarsi o di qualcuno che aveva denaro da buttar via oppure non era affatto uno scherzo, ma un colpo di fortuna che arrivava una sola volta nella vita e la data, quella particolare data non aveva nessuna importanza, era semplicemente un effetto del caso.

Perché era stata scelta proprio la Villa dei Pavoni, quel luogo riservato ad una ristretta cerchia di eletti?

Sarebbe stato più comprensibile magari una vacanza in un alberghetto a tre stelle in riva al mare o in montagna o un agriturismo in campagna, un soggiorno alla portata di qualsiasi tasca.

Ma no! La fortuna a volte è bizzarra e ti sorprende in modo strabiliante.

Perché a persone normali, gente comune senza alcuna velleità, gente coi problemi e le difficoltà della vita quotidiana era toccata una simile fortuna?

Se lo chiesero ripetutamente i nostri protagonisti, ma poiché erano giovani e non li spaventavano l’avventura e l’imprevisto decisero di tentare la sorte e scoprire cosa si celasse dietro questo misterioso invito.

Si presentarono così il 1 aprile all’albergo Ferrini e, chiesto del signor Marcello, mostrarono il loro biglietto d’invito

Erano tre donne e quattro uomini in età compresa tra i venti ed i trentacinque anni, in jeans e maglioncino, con un borsone per bagaglio che conteneva un abito elegante, magliette, scarpe da tennis ed oggetti personali.

Marcello Giovanardi attese che il gruppetto si fosse riunito nella hall dell’hotel e quindi col pulmino dell’albergo si inerpicò lungo la strada che portava alla villa.

I sette si fissarono a lungo; nessuno proferì una parola ,i loro sguardi erano carichi di sgomento e si squadrarono incerti quando presero posto all’interno del pulmino.

Si trattava di persone comuni, gente che si poteva facilmente incontrare ad un angolo di strada,ad un cinema, ad un supermercato, in un qualsiasi posto della Terra. Niente di eccezionale, gente giovane piena di speranze per l’avvenire, un numero qualsiasi tra un gran massa di altri numeri.

Si squadrarono incerti perché nessuno di loro portava abiti costosi e le loro pettinature non erano di certo state elaborate da coiffeur dal nome altisonante e il loro bagaglio non portava impresso il marchio di un affermato designer.

Possibile che la fastosa Villa dei Pavoni accettasse di dare ospitalità a gente di qualsiasi ceto sociale?

Allora non era affatto vero che era destinata solo a un numero ristretto di eletti.

Non si raccapezzavano, ma nessuno osò manifestare apertamente il proprio dubbio.

La gioventù racchiude in sé tutto :la salute, la speranza in un futuro migliore, l’energia, la voglia di andare avanti, il desiderio di affermarsi, insomma una forza interiore tipica della giovinezza

Ammirarono il luccichio del lago e le leggere imbarcazioni che lo solcavano. I monti erano fitti di vegetazione e, dopo la neve dell’inverno, tutte le piccole forme di vita si erano risvegliate al tepore della primavera. Forse sui monti vi erano dei cervi, forse qualche capriolo o qualche sparuto branco di lupi e certamente non mancavano scoiattoli, gufi e lepri.

Poi ecco apparire la villa in tutta la sua maestosità che li lasciò a bocca aperta,quasi senza respiro.

Mai si erano trovati in un luogo simile e si sentirono piccoli e spaesati con il desiderio di fuggire da quel mondo che non era il loro e certamente non lo sarebbe mai stato.

Sgranarono gli occhi dietro i finestrini , col cuore che batteva all’impazzata consci di non essere all’altezza di tanto lusso e cert idi sfigurare innanzi agli altri invitati.

Ffu solo questione di qualche attimo, volevano godersela quella vacanza inaspettata senza lasciarsi condizionare dall’eventuale intolleranza e dallosnobismo degli altri ospiti.

Davanti al grande cancello in ferro battuto artisticamente modellato, MarcelloGiovanardi azionò il telecomando e il pulminos’ inoltrò lungo il largo viale alberato.

Risuonava un coro di uccelli che inneggiava a quella splendida giornata primaverile dando prova , con armoniosi gorgheggi, di quale meravigliosa voce li avesse forniti madre natura.

La fontana dei Pavoni zampillava con alti e coreografici spruzzid’acqua.

Il pulmino si fermò davanti alla casa. Marcello aprì la portiera ,discese ed annusò compiaciuto l’aria sottile e profumata. Sorridendo con galanteria aprì l’altra portiera ed aiutò le donne a scendere poi scaricò i bagagli e disse:

Bene, siete arrivati a destinazione. Il mio compito è finito, vi auguro una buona permanenza !e risalito al posto del guidatore si allontanò in gran fretta.

I sette si guardarono intorno e poi qualcuno disse:

"Adesso cosa dobbiamo fare?.

Qualcun altro rispose:

Non ne ho la più pallida idea, ma visto che nessuno si fa vivo, forse è il caso di entrare in casa.

Ognuno prese il suo bagaglio e tutti si avviarono alla porta d’ingresso che strano a dirsi era socchiusa.Bastò semplicemente spingerla e la grande porta a vetri si aprì senza rumore, cominciando così a mostrare le meraviglie che si celavano all’interno di quella abitazione.

Nella vasta sala in cui entrarono vi era una profusione di splendidi tappeti persiani, di porcellane e cristalli. Grandi quadri e arazzi riempivano le pareti e i sette si fermarono quasi timorosi che potesse apparire il proprietario e osservandoli in quell’abbigliamento poco adattoal lusso dell’interno, potesse cacciarli fuori come se fossero dei miseri barboni.

Non si sentivano affatto a loro agio e il timore di uno scherzo grossolano li riprese.

Dopotutto quello era il primo di aprile e sette biglietti ferroviari non erano certo costati una fortuna, tutt’al poche centinaia di euro, non sicuramente milioni.

Chi poteva essere questo burlone che guarda caso conosceva proprio loro sette o dove era andato a trovare i loro nomi e indirizzi?

E quel tizio che li aveva accompagnati col pulmino era coinvolto anche lui nella farsa?

Ma no, non era assolutamente possibile. Però quel silenzio totale e quella porta non chiusa a chiave come se fossero attesi,doveva pure voler dir qualcosa.

Che ci facevano loro, miseri mortali in una dimora da dei?

Andiamo avanti! Qualcuno deve pur esserci in questa casa. Non è possibile che l’abbiano lasciata aperta e incustodita disse una vocetta sottile.

Permesso!C’è nessuno?.

Il silenzio era totale Anche il rumore dei loro passi non si sentiva attutito com’era dagli spessi tappeti .

Io ho i brividi. Che vogliano ammazzarci tutti? Mi viene quasi da pensare ad un romanzo di Agatha Christie nel quale gli ospiti di una vacanza erano stati tutti assassinati disse un’altra voce femminile.

Che sciocchezze! Sicuramente ci hanno voluto fare uno scherzo, ma la cosa migliore è quella di entrare senza tanti complimenti e fare il giro della casa. Se incontriamo qualcuno tanto meglio,altrimenti vorrà dire che sono al lago a prendere il sole o forse in cucina a preparare il pranzo. Ad ogni modo,non c’è assolutamente nulla da temere. Perbacco,non siamo mica dei neonati e in caso di pericolo sapremo ben difenderci ribattè una voce maschile.

Beh,-disse un altro-a questo punto mi viene da pensare che anche voi avete ricevuto lo stesso invito che ho ricevuto io. Confermatemi che non mi sto sbagliando,per favore.

Tirò fuori dalla tasca la busta col cartoncino e la mostrò agli altri.

Ce l’avete anche voi?chiese.

Sei teste si abbassarono annuendo.

Si, ce l’abbiamo anche noi!.

Non so che diavolo significhi, ma una spiegazione deve pur esserci. Vorrei proprio sapere chi è questo stronzo che fa simili scherzi.

Ecco,io tanto stronzo non lo chiamerei perché invitarci in un posto simile deve essergli costato parecchio però,non riesco a capire a che gioco vuole giocare.

Io dico che vogliono ammazzarci aggiunse la stessa voce timorosa di donna.

Forse ha ragione lei. Forse qui si svolge un grosso traffico di organi e ci hanno attirato in questa trappola proprio per appropriarsi dei nostri si intromise un’altra voce maschile.

Oh,per la miseria, non dire idiozie! Sarebbe stato molto più facile rapire dei barboni che dormono per strada e non hanno famiglia.

Allora perché ci troviamo qui?.

E’ scritto nell’invito. Siamo stati estratti per una vacanza sul lago. Possiamo prendere il sole o fare delle passeggiate nei boschi. Forse per una volta la fortuna ha favorito dei miseri mortali. Io non ci trovo niente di speciale. Oggi a te domani a me disse una brunetta coi capelli tagliati cortissimi che somigliava in modo impressionante ad una delle cantanti del gruppo vocale Ricchi e poveri.

Se è così come dici e non abbiamo nulla da temere, avventuriamoci nella casa e poi si vedrà per quanto, ritengo che in un soggiorno che si rispetti, almeno qualcuno avrebbe dovuto darci il benvenuto e mostrarci le nostre stanze. Ma visto che abbiamo a che fare con dei tipi strani, non ce la prendiamo più di tanto e cerchiamo di goderci questa vacanza intervenne un tipo affascinante con un corpo atletico, occhi azzurri e ricci capelli scuri.

Io non mi fido. Sono sempre del parere che debba accaderci qualcosa di brutto-ripetè la solita voce di donna- Questa casa è troppo silenziosa, non sappiamo neanche in quale stanza dormire e a che ora si dovrà pranzare, se ci sono altri ospiti o se il personale si è imboscato. No,la cosa non mi è per niente chiara.".

Le stanze cerchiamole da noi. Occuperemo quelle che troveremo vuote, non c’è problema! disse il tipo alto con gli occhi azzurri

Si chinò per riprendere il borsone che giaceva ai suoi piedi quando un altro degli ospiti, un ragazzo magro ed occhialuto col volto da adolescente disse:

Almeno presentiamoci, non sappiamo neanche i nostri nomi. Io sono Dennis.

Io Livia disse la brunetta coi capelli cortissimi.

Io Emma disse una ragazza alta con le lentiggini e grandi occhi nocciola.

E io Artemisia.

Poi fu la volta degli uomini di presentarsi.

Quello atletico dagli occhi azzurri e i capelli scuri e ricciuti disse:

Io sono Iuri.

Io sono Giovanni disse un terzo che portava i capelli lunghi sul collo ed aveva un sorriso smagliante.

L’ultimo che aveva un naso importante e grandi orecchie, un tipo non molto affascinante ma con una bella voce calda e profonda disse a sua volta:

Io mi chiamo Antonio.

Bene, ora che le presentazioni sono state fatte, cerchiamo le nostre stanze e poi si vedrà disse allora Livia.

Ognuno afferrò il proprio borsone e si avviarono verso la grande scalinata di marmo bianco che si intravedeva all’altro capo della sala.

Le camere da letto non potevano che essere al piano superiore.

Erano appena arrivati al primo scalino quando una voce metallica che pareva venire da un altro pianeta tanto era distante e disturbata, li fece trasalire bloccandoli col piede a mezz’aria.

Benvenuti! disse una voce.

Chi cazzo è!.

Non sono affatto un cazzo e vi sto dando il benvenuto. Potreste essere almeno un tantino più educati dato che vi ho procurato una settimana di divertimento.

Se non sei un cazzo,devi essere certamente uno stronzo visto che ci hai fatto venire in una casa vuota senza darci le mimime istruzioni, senza un cane che si presenti e inoltre hai anche la faccia tosta di nasconderti .Che significa tutta questa storia, che intenzione hai? Almeno fatti vedere e parliamo di presenza.

Gli altri sei assentirono.

Ha ragione Giovanni. Perchè ci troviamo in questo posto? Non c’è un cameriere, un maitre, niente di niente. Non sappiamo a chi rivolgerci. Che razza di vacanza è mai questa?.

Una risata aleggiò nella sala e la voce si sentì più chiara e più vicina.

Non è proprio il caso che vi preoccupiate. Nella villa non manca nulla e se avete un po’ di inventiva e di spirito avventuristico ve la caverete egregiamente. Le stanze da letto si trovano al piano superiore e potrete scegliere quella che volete.

Oh! che grande concessione!.

Chi sei e da dove parli? chiese Dennis.

Una gran bella domanda. Saprete tutto dopo aver lasciato il bagaglio nelle vostre stanze e vi sarete riuniti nuovamente nella sala. Vi aspetto tra dieci minuti, fate in modo di essere puntuali.

La voce si zittì ed il gracchiare sordo di un microfono chiuse la comunicazione

I sette si fissarono senza sapere cosa dire.

Mi vengono i brividi! Giuro che non mi sono mai trovata in una situazione simile confessò Emma.

Ma no,non è il caso che ci lasciamo prendere da stupidi timori. Quasi quasi ho l’impressione di partecipare ad una caccia al tesoro e la cosa potrebbe anche essere eccitante intervenne Dennis.

Allora non perdiamo tempo. Speriamo che questo stronzo ci dia qualche indicazione supplementare disse Iuri.

S’avviarono di corsa su per la grande scala ed imboccarono un largo corridoio sul quale si aprivano su entrambi i lati alcune porte. Ognuno di loro si avviò a caso verso una di quelle porte e l’aprì ,erano le loro camere, non v’era dubbio.

Dopo aver lasciato il bagaglio in camera i sette si precipitarono letteralmente a piano terra.

La curiosità li rodeva e volevano sapere in quale imbroglio si fossero cacciati .Di chi era quella voce che avevano udito ?E che voleva proporgli ?

Certo che non accadeva tutti i giorni di trovarsi invischiati in una situazione simile ed il timore si era tramutato in una sorta di sfida. Chiunque fosse il possessore di quella voce, non gliela avrebbero data vinta. Perlomeno era quello che si proponevano,ma volevano conoscere bene le proposte della sconosciuta voce.

Non avevano avuto il tempo neanche di cambiarsi d’abito, di lavarsi lemani o sciacquarsi il viso e neanche, come sussurrò Emma a Livia ,di fare pipì, tanta era la frenesia che si era impossessata di loro, la curiosità,la voglia di sapere.

La voce a quel punto si fece nuovamente sentire ed stavolta la ricezione era ottima; risuonava calda,suadente e in sottofondo anche un tantino ironica.

Vedo che ci siete tutti. Bene, accomodatevi su quei divani accanto al camino. Vi assicuro che sono comodissimi e potete facilmente rilassarvi. disse con uno strascico di risata.

I sette si avviarono e si accomodarono ammirando il grande camino in marmo rosa e lo splendido ritratto di una danzatrice del ventre che troneggiava su di esso.

Un momento, hai detto che ci hai veduto. Come è possibile? Non ci sono delle telecamere nascoste,per caso? disse a quel punto Iuri.

CI hai azzeccato,amico! Oltre alle telecamere vi sono anche dei microfoni, in realtà io posso vedervi ed udirvi in qualsiasi momento confermò la voce.

Non saremo per caso al Grande fratello?chiese Dennis.

La voce rise allegramente.

In un certo senso ci siete dentro, ma limitatamente a questa sala. Ciò che fate negli altri ambienti della casa non mi interessa, se vi accoppiate sopra o sotto i letti, non sono affari miei.Per quel che mi riguarda potete anche spaccarvi la testa o prendervi a calci,quello che vi chiedo è solo di aver rispetto per questa dimora e di usare un linguaggio che non sia quello scurrile della succitata trasmissione. Siete liberi di entrare ed uscire a vostro piacimento, di andare al lago o nei boschi, nessuno ve lo impedirà, purchè abbiate rispetto per l’ambiente.

Bene, nessuno di noi sa per quale motivo gli sia stata offerta l’opportunità di questa vacanza in un luogo così prestigioso. Non sappiamo affatto perché la fortuna si sia degnata di bussare alla nostra porta, se ci sia stato un sorteggio o un’altra baggianata simile. Non conosciamo neanche il nostro interlocutore e per quale motivo egli si voglia tenere celato. Ne converrai anche tu,signora Voce, che tutto ciò non è normale. Sette perfetti sconosciuti coinvolti nella medesima avventura. Sembra un film di fantascienza disse Antonio rigirandosi sulla poltrona

Mi piace sai,che mi abbia chiamato signora Voce, ma reputandomi un appartenente al sesso maschile chiamami signor Voce.

Seguì un altro scroscio di risate mentre i sette si sentivano ancor più confusi dinanzi a quella ignota situazione.

La Voce si ricompose e tossicchiò.

Va bene, ragazzi ,abbiamo scherzato; è arrivato il momento di parlare seriamente.Non abbiate timore di essere uccisi come ha ipotizzato una di voi perché non siamo all’interno di un triller. Ciò a cui voglio sottoporvi è semplicemente una prova, una sorta di test attitudinale per saggiare le vostre capacità letterarie.

Una prova? Che razza di gioco è mai questo! fecero in coro i sette.

Diamine, come siamo stati idioti! Avremmo dovuto immaginarlo che era uno scherzo bello e buono.C’era puzzo di bruciato da ogni parte e nessuno di noi ha avuto il naso così fine da avvertire quel miasma esclamò Giovanni.

Si sollevò dal suo posto e fece per avviarsi.

Me ne vado non starò un attimo in più in questo stramaledetto posto. Mi piacciono le cose chiare, i rebus mi hanno sempre annoiato e non intendo sottopormi a nessuna prova.

La Voce lo fermò.

Rimettiti seduto,per favore ed abbi, anzi abbiate tutti la pazienza di ascoltarmi. Non voglio proporvi né di provare tutte le posizioni del Kamasutra, né di drogarvi né tanto meno di fare una rapina in banca, né di lanciarvi come kamicaze in piazza san Pietro gremita di fedeli.

Giovanni strinse i pugni e tornò indietro.

Va bene così. Ascoltate la mia proposta e, se non vi aggrada, sarete liberi di andarvene in qualsiasi momento.

Okay! rispose qualcuno.

La Voce allora continuò.

"Vi conosco tutti, ragazzi, anche se vi può sembrare assurdo. Non immaginate nemmeno quante cose io sappia della vostra vita, ma sicuramente non per ricattarvi siete tutti delle persone oneste .Ho apppreso che ognuno di voi ha sempre desiderato diventare un personaggio famoso e apprezzo la vostra ambizione. Perché, secondo me, un uomo senza ambizioni è un fallito, un debole,unperdenteche non può vivere in questa società.

Anch’io sono stato e sono un ambizioso,non posso negarlo, per quanto l’ambizione non mi sia stata sempre favorevole.

Avete a volte lavorato sodo, ma i vostri sforzi non sono stati coronati da successo anche perché, diciamolo chiaro, non ci avete messo quell’impegno necessario che è la fonte principale per ogni riuscita".

Un mormorio di dissenso si alzò dai presenti.

Che vuoi saperne tu, dei nostri sforzi, del nostro lavoro? chiese un’irritata voce femminile.

"Vi ripeto che so di voi molto più di quanto possiate immaginare. Siete tutti degli scrittori perlomeno avete le capacità necessarie per diventarlo, ma nessuno di voi ha mai visto pubblicato un suo lavoro .Avete spedito racconti, novelle e poesie a varie riviste,tutti respinti, e nessuno di voi ha mai avuto la forza o il coraggio di andare avanti , di combattere seriamente.

Alle prime difficoltà vi siete rassegnati sebbene alcuni di voi avessero veramente la stoffa per riuscire, per sfondare".

Ora lo stavano ascoltando tutti attentamenti stupiti che la Voce,potesse conoscerli così profondamente.

Ora analizzerò, o per meglio dire cercherò di analizzare, ognuno di voi e i vostri comportamenti.

"Artemisia, tu hai l’arte nel tuo nome, sulla copertina di un libro, un nome altisonante come il tuo avrebbe fatto scoop, ma sei sempre partita in quarta per poi frenare di colpo e lasciare tutti a bocca asciutta.

I tuoi racconti erano buoni, ma alla fine ti arenavi e lasciavi tutti a chiedersi come mai una così splendida partenza avesse provocato un disastroso arrivo. A scuola eri la prima nelle materie letterarie e i tuoi componimenti lasciavano presagire un futuro splendido in campo letterario."

Artemisia arrossì e si morse le labbra. Quello che diceva la Voce era in parte vero. Si entusiasmava facilmente, faceva grandi progetti ma poi non portava a conclusione il suo lavoro perchè le mancava la fiducia in se stessa e nelle proprie capacità. Non era tutta colpa sua, nessuno mai in famiglia l’aveva gratificata, sorrretta o incoraggiata nei suoi tentativi.

"Anche tu, Dennis sei come Artemisia. Avevi una capacità di linguaggio straordinaria e una scrittura sciolta ed elegante da far invidia a molti. Scrivevi interessanti articoli sul giornale studentesco apprezzati da tutti, studenti e professori e anche da chi non faceva parte del mondo scolastico.

Comprendo che la tua vita non è stata particolarmente facile, hai dovuto abbandonare i tuoi progetti per metterti a capo della famiglia e ciò ti ha tarpato le ali , ma avevi stoffa e non hai certo saputa usarla in modo opportuno. Di quella ottima pezza di stoffa ne hai fatto dei miseri ritagli".

Dennis non disse una parola ma abbassò lo sguardo sulle mani contratte strette a pugno.

Iuri,che ne hai fatto tu della tua inventiva?.

Iuri sollevò la testa verso un punto da cui pareva arrivare la Voce, ma i suoi occhi videro soltanto un grande arazzo che rappresentava una scena di caccia.

"Si, Iuri, per quanto tu giri la testa, non potrai vedermi e anche se ciò ti farà arrabbiare enormemente e avrai voglia di prendermi a pugni, ti dirò chi sei in realtà.

Sei uno che si annoia ,che vuole tutto facile, che crede che un bel fisico gli apra la porta per entrare in Paradiso. Scrivevi delle gustose e divertenti commedie che facevano sbellicare dalle risa gli spettatori e riscuotevano tanto successo sia nelle recite di fine anno scolastico sia al teatro parrocchiale.So che qualcuno ti contattò per una rappresentazione al teatro comunale del tuo paese.

Tu avevi altro per la testa, volevi sfondare subito, volevi denaro e belle donne, applausi e riconoscimenti subito, senza fare la gavetta.

Ammetto che certe cose accadono che si innalza uno scimunito ma che anche non ci si pensa su due volte a mandarlo a fondo quando il suo stile non va più di moda.Ma è più concreto fare la salita lentamente e arrivare riposati e tranquilli piuttosto che farla di corsa e rischiare un infarto quando si arriva in cima. L’ho sempre pensata in questo modo e nessuno potrà mai farmi cambiare idea.

Oggi ,è vero, accade spesso che il merito sia messo da parte per sordidi compromessi o per una libera scopata, ma io, personalmente, preferisco alzarmi al mattino e osservare tranquillamente il sole che sorge".

Come gli altri, neanche Iuri ribattè, ma riconobbe che l’analisi della Voce corrispondeva a verità.

Quando avevano rifiutato i suoi lavori, aveva messo tutto da parte e aveva cercato di far soldi in modo non propriamente convenzionale.

Si era accompagnato spesso a ricche donne annoiate che non gli lesinavano favori e denaro in cambio di prestazioni sessuali. Tante volte, in verità, aveva rimpianto il suo lavoro di scrittore e spesso era tornato col pensiero a quel suo vecchio amore, aveva rimpianto i momenti in cui la sua mente correva verso gli infiniti orizzonti della fantasia e della creatività, ma una noia mortale si era instaurata nel suo cervello e gli aveva impedito di riscuotersi e lasciarsi andare al trasporto dell’anima.

"Livia! -chiamò la Voce facendo sobbalzare la ragazza- ti eri forse persa nei tuoi pensieri? Ti eri distratta? Anche tu ti sei arenata, vero? Le storielle fantastiche che leggi ai tuoi bambini delle elementari so per certo che catturano la loro attenzione e loro ti ascoltano attentamente e ti fanno mille domande.

Sei brava coi folletti e gli gnomi, ma i racconti che spedivi un tempo alle varie riviste mi piacevano di più. C’era tanta tenerezza in quelle storie, tanta verità .Perchè ti sei dedicata ad altro?

Devo dire che mi piaceva anche l’uso del dialetto che facevi, rispecchiava il grande amore che porti alla tua terra e alle sue tradizioni.

Evidentemente gli editori la gente a cui hai spedito le tue opere non ha saputo comprenderti".

Gli occhi di Livia si riempirono di lacrime ed ella nascostamente vi passò un dito nel tentativo di asciugarle.

Aveva lasciato la sua terra quando, per ragioni di lavoro, la sua famiglia si era trasferita a Nord, ma lei tornava ogni anno al suo paese decisa a restarvi per sempre non appena la sua situazione economica fosse migliorata.

"Emma, bella mia, tu sei il peperoncino del gruppo. Hai fatto pubblicare ultimamente un libro di racconti a tue spese e non l’hai neanche presentato al pubblico. Hai regalato i tuoi libri ad amici , parenti e anche a perfetti estranei, ma non ti è venuto in mente di regalarne qualcuno a chi si intendesse di letteratura e di editoria.

Permettimi, ragazza mia, ma hai fatto un buco nell’acqua. Se aspetti che la manna ti cada dal cielo, hai voglia di aspettare fino alla fine dei giorni. Forse speravi, ti aspettavi che uno di questi libri finisse nelle mani giustee che qualcuno ti contattasse e ti rendesse ricca e famosa. Sei un’ingenua , la tua giovane età è causa della tua inesperienza . Nel tempo ti farai i calli e sarai più accorta, ma la mia , bada bene , non vuole essere assolutamente una critica, solo una condanna dell’impulsività".

Emma arrossì e fece una smorfia per mascherare il suo imbarazzo.

Qualcuno le aveva suggerito di contattare una casa editrice, ma lei non aveva voluto sprecarea il suo tempo nell’attesa di una risposta eventualmente negativa. Voleva il suo libro stampato subito, voleva una copertina colorata con su impresso il suo nome ed aveva utilizzato tutti i suoi risparmi per quell’impresa.

Aveva speso circa millecinquecento euro per la stampa di trecento libri che per la maggior parte aveva regalato e gli altri giacevano ancora imballati nella casa dei suoi genitori.

"Antonio, tu scrivi anche poesie. Ammiro la tua sensibilità ma detesto il tuo continuo commiserarti.

La vita è dura, ci riserva prove difficili che talvolta lasciano ferite profonde nel nostro animo e non sempre la capacità di ripresa è facile e veloce.Tu sei ancora giovane ,a trentacinqueanni la vita ancora ci sorride e puoi raccontare la tua esperienza coinvolgendo altre persone.Credimi, ci sono ancora anime sensibili come la tua .Mi piace il tuo stile,ma un po’ più di ottimismo lo perfezionerebbe".

Antonio strinse i denti mentre il suo cuore aveva un balzo.

Non era un bell’uomo e lo sapeva e purtroppo l’immagine contava molto in questi tempi. Solo qualcuno aveva veramente guardato oltre il suo aspetto fisico e si era attardato su quella che era la sua anima, ma quella persona ormai se ne era andata e non sarebbe tornata mai più.

"Giovanni, eccomi a te. Sei l’ultimo del gruppo,quello che forse lavora più di tutti e non si lascia abbattere dalle varie circostanze. Hai un carattere forte ed ultimamente hai deciso di fondare un giornale nonostante la strada sia lunga e piena di imprevisti. Ammiro la tua tenacia, ma non dovresti abbandonare la tua passione per la narrativa perché hai grinta e potresti scriveredegli ottimi lavori.Non lasciarti distogliere dal tuo giornale,la tua strada potrebbe essere un’altra.

Comunque non intendo interferire nelle tue decisioni o scoraggiarti. Tu non sei tipo che ti arrendi facilmente e imboccherai sicuramente la via giusta".

Era vero, Giovanni si augurava da un canto che il suo giornale avesse successo, ma voleva coltivare anche la sua passione per la narrativa. Mille idee gli turbinavano nella mente ed era deciso a portarle tutte in porto.

Ora che la Voce aveva analizzato ognuno di loro si zittì per qualche istante come a voler prendere respiro.

Adesso che, come volgarmente si dice, ci hai fatto barba e capelli, che ci hai quasi spogliato di quegli abiti che ricoprivano i nostri sentimenti più intimi, ora che ci hai spogliato dei nostri pudori, vuoi gentilmente dirci quali sono le tue proposte?.

Il tono di Iuri era sferzante. Non gli piaceva che quel bastardo l’avesse fatto passare per un gigolò, per uno che se ne infischiava della vita e delle convenienze.

Lui era un tipo che prendeva fuoco facilmente e se l’avesse avuto a portata di mano, un pugno sul grugno a quella Voce maledetta, glielo avrebbe dato volentieri.

"Piano, non stiamo mica scappando.La mia proposta è una sola.

In ognuna delle vostre stanze è installato un computer. Vi dò ventiquattro ore di tempo per elaborare e scrivere una storia a partire dalle due di questo pomeriggio. Poi i vostri computer saranno disattivati.

Ognuno di voi leggerà la sua storia, una per sera ed io le ascolterò senza nessun commento .Mi riservo di dare la mia opinione dopo aver ascoltato tutte le vostre storie e ve la invieròper iscritto al vostro domicilio.

Saranno sette storie per sette giorni consecutivi a partire da domani .Trascorso tale termine potrete far ritorno alle vostre case.

La sfida inizierà alle due del pomeriggio di oggi e si concluderà alle due pomeridiane di domani .Il tema che vi propongo è quello degli spiriti" concluse la Voce con tranquillità assoluta.

Spiriti? chiese qualcuno.

Si, avete udito bene, spiriti o fantasmi, come meglio preferite chiamarli. Sfido chiunque a non aver mai pensato ad una storia in cui il protagonista fosse un fantasma. So che potete farcela con un minimo impegno. Si tratta di volerlo come disse Alfieri Volli, sempre volli,fortissimamente volli o come disse l’arrogante Mussolini Volere è potere e per quanto non abbia mai approvato i suoi metodi, debbo riconoscere che non aveva tutti i torti.

Un sospiro inondò la sala.

"Bene, ora che ho gettato il guanto, mi aspetto che raccogliate la sfida e che ci mettiate tutto il vostro impegno.

La casa è disabitata e potete esplorarla a vostro piacimento. In cucina i frigoriferi ed i congelatori sono pieni. Potete mangiare a sazietà e tutto ciò che vorrete, vi è una gran varietà di cibi e non avrete che da scegliere.Non manca assolutamente nulla,ve lo assicuro".

Significa che dovremo provvedere da noi ai nostri pasti? chiese qualcuno.

Non credo che sia una gran fatica,tutto sommato. Potrete spassarvela per tutta la settimana a vostro piacimento e nessuno vi chiederà di lavare i piatti o rifare le stanze.

Un sorriso aleggiò sui volti dei sette ,un sorriso quasi rassicurante ed uno disse:

Beh,provare credo che non costi nulla, tutt’al più,ci faremo quattro risate. Non è mica detto che i fantasmi debbano far sempre paura. Io ci sto,accetto la sfida.

A lui si unì il coro consenziente degli altri sei.

Quand’è così, vi lascio liberi. Avete il tempo di pranzare, fare una doccia, vuotare il vostro bagaglio e mettervi all’opera. Ci ritroviamo qui domani alle sei del pomeriggio. Vi auguro una magnifica avventura concluse allora la Voce con un profondo sospiro di soddisfazione.

Il contatto si interruppe ed una pendola battè dodici colpi.

In verità aveva suonato ogni quarto d’ora ma nessuno vi aveva badato.Ora a mezzogiorno in punto ,dopo i rintocchi ecco che una musichetta allegra si sprigionava da quel mobile ed invadeva la sala.

E’ mezzogiorno. Sono già due ore che ci troviamo qui ed io , per conto mio, ho una gran confusione nella testa disse Emma.

A chi lo dici! Non sappiamo neanche chi sia il nostro interlocutore e ci siamo lasciati convincere a fare il suo gioco! rincarò Dennis.

No,avremmo anche potuto rifiutare, non ci ha mica minacciato con la pistola replicò Antonio.

Bah! Dopo tutto possiamo spassarcela per una settimana ribattè Iuri.

Io ho una gran voglia di caffè aggiunse Livia.

Ed io ho una fame da lupo. Da mezzogiorno di ieri non mangio ammise Giovanni.

Io, col nervoso che mi ritrovo, non riuscirei a mangiare neanche una briciola di panebrontolò Artemisia.

Vuoi metterti al lavoro con la pancia vuota? No,assolutamente! In questi casi , per avere il massimo della concentrazione e della resa ci vogliono parecchi zuccheri e tanto,tantissimo caffè. Ti consiglio di portarti in camera qualche cosa da mangiare perché non ce la farai a tirare per ventiquattro ore a stomaco vuoto.

Parlavano tutti, uno appresso all’altro ed era difficile capire da che parte venisse la voce.

Faremmo meglio ad individuare la cucina e poi ,ognuno di noi si regolerà a suo modo.

Si avviarono, chi da una parte, chi da un’altra in fretta .Mancavano poco meno di due ore al loro appuntamento letterario e dovevano decidersi alla svelta.

Percorsero un largo corridoio e si trovarono in un’altra sala dove era fissato a muro un enorme televisore da 52 pollici. La vista sul lago era magnifica e quasi sembrava di poter toccare l’acqua con le mani. Purtroppo non avevano tempo da perdere per ammirare il paesaggio, le lancette dell’orologio giravano implacabili.

Alla fine trovarono quel che cercavano e restarono di stucco davanti alle dimensioni della cucina, davanti ai vari elettrodomestici, ai tre immensi frigoriferi e ai due congelatori.

Non mancava nulla, c’era solo l’imbarazzo della scelta.

Gli uomini optarono per un arrosto freddo ed un ‘insalata per finire poi con frutta di stagione e torta.

Anche Livia ed Emma si accodarono a loro, ma Artemisia rifiutò ogni cosa.

Forse dopo ti verrà fame. Non essere sciocca,portati in camera qualche panino .Puoi benissimo mangiare anche se stai scrivendo.

Come fate a restare così calmi? urlò lei al colmo dell’isteria.

Non lo siamo affatto !-la rimbeccò Iuri.-Siamo in ballo e stiamo ballando e non è rifiutando il cibo che si risolve la situazione.

"Sei uno sciocco! Siete tutti degli sciocchi- replicò lei infuriata! e girando sui tacchi si allontanò dalla cucina

Non dite nulla, non fate commenti ,ognuno reagisce a modo proprio. Sono sicuro che non aveva alcuna intenzione di offenderci la difese Antonio.

Non me ne importa un fico, ma non è comportandosi in questo modo che ci si sente meglio obiettò Dennis.

Beh, ognuno reagisce a modo proprio! Lasciatela in pace, domani si sentirà meglio,la tensione sarà scomparsa e si farà una gran bella risata. Anzi credo che ce la faremo tutti intervenne Livia.

Dici bene, sorella risposeEmma mescolando l’insalata

Mangiarono in silenzio per lo più piluccando il cibo ed anche chi si era detto affamato si mostrò inappetente.

Mi porto in camera una fetta di torta e del caffè poi, se mi viene fame posso sempre scendere e mangiare qualcosa. Voi cosa fate? disse Livia alzandosi e buttando nella pattumiera gli avanzi di cibo.

Probabilmente seguiremo il tuo esempio anzi mi hai dato un’idea. Porterò su qualche cosa ad Artemisia. Sicuramente si sentirà sola ed abbandonata e ,visto che stiamo tutti sulla stessa barca, mi pare ovvio che ci si dia una mano d’aiuto. disse Antonio imitandola.

Hai studiato in seminario? lo canzonò Iuri.

Non c’è bisogno di studiare in seminario per avere un poco di umanità lo zittì lui.

Piantatela e prima ce ne andiamo da qui e meglio è disse Giovanni.

Tanto per dare il buon esempio, andò alla macchinetta del caffè, premette il pulsante e quando il bicchiere fu pieno e l’aroma de liquido scuro solleticò le narici dei presenti, si allontanò a lunghi passi.

Il silenzio più assoluto regnava ora nella casa. Erano le 14,05 ed ognuno si era ritirato nella propria camera.

La Voce, a qualche chilometro di distanza dalla Villa dei Pavoni, si stava godendo quell’avventura.

Sprofondato in un’ampia poltrona di cuoio nero davanti ad uno scoppiettante fuoco di camino, se la rideva sotto i baffi che peraltro non aveva, ma senza alcuna malizia.

Tra i denti stringeva il cannello di una pipa di radica e in mano teneva un grosso volume nel quale , per non perdere il segno, aveva inserito l’indice della mano destra.

Ai suoi piedi sonnecchiava uno splendido labrador dal mantello scuro e, in sottofondo, la musica nostalgica di Chopin aleggiava nell’aria.

Era un signore di circa sessant’anni, piuttosto alto e con un fisico atletico, con una fluente capigliatura bruna striata di grigio e due grandi occhi scuri. Aveva un interessante viso dai tratti regolari, un naso diritto ed una bella bocca carnosa.

Viveva in quel piccolo chalet nel bosco circondato da alti pini,da abeti, faggi e migliaia di creature che si spostavano senza timore in quella vasta distesa di pace.

Era un uomo ricco, una sorta di Paperon de’ Paperoni che, contrariamente al vecchio taccagno, amava spendere il suo denaro ed utilizzarlo per scopi benefici. Era un mecenate che favoriva le arti, la ricerca scientifica, la lotta contro il cancro e l’Aids.

Non era sempre stato così. In gioventù aveva amato i divertimenti, il rischio, le avventure galanti e persino le sfide impossibili.

La vita gli aveva dato tutto, bellezza, intelligenza, ricchezza, creatività, non gli mancava nulla.

Se lo contendevano le più belle ragazze della migliore società e fioccavano gli inviti da parte di prestigiose personalità. Tutti lo volevano e tutti lo cercavano e siccome non era un tipo al tezzoso, non gli mancavano anche amici fidati.

Aveva scalato montagne ,attraversato a nuoto la Manica e il deserto in groppa ad un cammello, fatto il giro del mondo in barca a vela, percorso in canoa fiumi tumultuosi guadagnandosi l’ammirazione, ma anche l’invidia di tanti suoi pari e della gente comune che aveva imparato a conoscerlo attraverso le numerose riviste di gossip. Non era mai stato coinvolto in scandali di alcuna natura, era stato fotografato durante le sue spedizioni in Amazzonia o in ascensioni su montagne impervie o alla guida di un’auto da corsa o mentre tagliava il nastro all’inaugurazione di qualche mostra; raramente con donne probabilmente destinate ad un fastoso matrimonio con lui.

A mezzogiorno,dopo aver chiuso la comunicazione con la Villa dei Pavoni, aveva fatto qualche telefonata e all’una precisa si era messo a tavola dove aveva consumato un pasto leggero. Poi, insieme a Lacky , il suo labrador , si era concessa una salutare passeggiata nei boschi ed infine era tornato a casa e si era chiuso nel suo studio.

Ora,sprofondato nella sua poltrona, pensava alla sfida che aveva lanciato a quegli ignari sette personaggi.

Li aveva scoperti per caso, leggendo i loro racconti e, convinto di poter tirare fuori da ognuno di loro il meglio che avevano dentro, aveva voluto intrufolarsi nelle loro vite e saperne di più.

Erano persone comuni, gente sconosciuta che amava mettere per iscritto i propri sentimenti, le proprie idee con la speranza che qualcuno ne riconoscesse il valore e permettesse loro di sfondare. Fino a quel momento però ogni sforzo era risultato vano, nessun editore aveva accettato la sfida di pubblicare i loro scritti.

In ognuno di loro trovava elementi positivi e si riteneva la persona giusta per farli emergere. Era consapevole che una persona quando è stanca, deve affrontare i problemi della quotidianità, non ha nessuna possibilità di esprimere il meglio di sé.

Un uomo che lavora otto ore al giorno ed ha il problema di sbarcare il lunario, che ha sulle spalle una famiglia da mantenere, conti da pagare, imprevisti da superare e una donna con una famiglia da accudire, figli da seguire, che deve pensare al pranzo, ai panni da lavare, ebbene non possono al mattino concedersi un caffè e mettersi al computer per scrivere le loro storie. Ed è proprio al mattino,con la mente libera e riposata che esse fluiscono dalla mente come un fiume in piena che non può essere più arginato, come miele chiaro e limpido appena raccolto.

No,decisamente, non si può scrivere con la mente piena di mille problemi .

Allora subentra la noia, la frustrazione per avere un dono speciale e non poterlo offrire al mondo.

Sì! Se li prendeva singolarmente, poteva dire con tutta certezza e onestà che nessuno di loro aveva la possibilità di dedicarsi totalmente a quel dono del cielo che albergava nelle loro menti.

Giovanni , il più estroverso e combattivo del gruppo , dedicava tutto il suo tempo al decollo del suo giornale e alla sera,quando poteva,si buttava sul letto distrutto, talvolta restava sveglio anche la notte per completare qualche articolo o alla ricerca di notizie per comporlo. Non si nutriva neanche bene mangiando qualche panino senza orario e concedendosi un pasto completo assai di rado.

Iuri ,che pareva , il più strafottente, aveva gettato la spugna .Vedendosi rifiutato tante volte, aveva chiuso con un lucchetto la porta che gli permetteva di entrare nei suoi pensieri più profondi. Aveva preferito condurre una vita senza preoccupazioni , al seguito di donne scontente e nevrasteniche che raggiunta ormai un’età particolare,col timore di essere considerate vecchie e di sentircisi, andavano alla ricerca di qualche affascinante giovane che facesse durare a lungo l’illusione che la loro giovinezza si fosse fermata. Pagavano bene, ma gli stavano togliendo il suo spirito,quello che gli dava la certezza di essere un uomo non solo dentro un letto, ma con la coscienza del suo valore.

Dennis aveva una laurea in Letteratura moderna, ma non aveva mai potuto sfruttarla perché aveva dovuto,suo malgrado prendere le redini dell’azienda paterna ,quando suo padre era stato colpito da un ictus e aveva dovuto lasciarne la direzione . Ora a vent’otto anni lavorava in un’impresa edile, era tutto il giorno in giro per i cantieri ,a discutere con gli operai e i clienti,mai soddisfatti e sempre sul piede di guerra. Non era quello il lavoro che aveva sognato ma si era dovuto arrendere all’evidenza dei fatti ed in attesa che il fratello minore crescesse, si laureasse in Ingegneria e prendesse il suo posto, gli era stato chiesto di non mandare a monte ciò che suo padre aveva costruito con tanto impegno.

Nellasua mente c’erano soltanto riunioni sindacali, appuntamenti col commercialista, cantieri, acquisti di materiale,norme di sicurezza .

Poteva la sua mente concentrarsi su di un foglio bianco ed esprimere i suoi pensieri?

Antonio,risucchiato in quel turbine d’angosciache l’aveva avvolto dopo la perdita della giovane moglie e del figlio che portava in grembo,privandolo del suo bene più prezioso,aveva perso interesse alla vita.Erano svanite le illusioni,sprofondate in un antro profondo ed era già tanto che la mattina si alzasse dal letto e si recasse

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