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Shemà Israel

Shemà Israel

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Shemà Israel

Lunghezza:
163 pagine
2 ore
Pubblicato:
22 mar 2015
ISBN:
9786050367072
Formato:
Libro

Descrizione

Seconda guerra mondiale , invasione dell'Unione Sovietica.

Mentre l'esercito tedesco avanza, nelle retrovie le eisantzgruppen si occupano della pulizia etnica. Le SS uccidono senza pietà civili inermi.

Sei di queste belve assetate di sangue si trovano, a causa di un evento straordinario, a dover sperimentare su se stessi dolori e patimenti oltre ad essere costretti a evitare i loro stessi camerati.

In un contesto surreale, col passare del tempo, prendono coscienza degli errori fatti.

Li attende un lungo viaggio in cerca della salvezza, trovando aiuto e accoglienza proprio da quegli esseri che prima perseguitavano.

Infine, due di loro arrivano a sacrificare la propria vita per mettere in salvo degli ebrei, stravolgendo quello che l'ideologia nazista aveva loro insegnato.
Pubblicato:
22 mar 2015
ISBN:
9786050367072
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Shemà Israel - Massimo Borsani

Massimo Borsani

Shema'Israel

INTRODUZIONE

Soldati appartenenti al più spietato reparto militare della seconda guerra mondiale, gli uomini in nero, le temibili SS.

Uomini che non conoscevano la pietà, che uccidevano senza rimorso esseri indifesi colpevoli solo di appartenere ad etnie scomode al partito a cui avevano giurato fedeltà.

Avrebbero potuto cambiare la loro condotta morale, se tolti da quell'ambiente in cui l'odio verso i diversi era diventata la religione di stato in una nazione caduta nelle mani di un regime totalitario?

La risposta che ho cercato di dare in questo volume è si, ho narrato una storia che intende portare il lettore a riflettere sull'animo umano, un uomo cresciuto e indottrinato alla violenza e all'odio.

Se si ritrova suo malgrado a vivere una situazione particolare in cui viene messo in condizione di poter riflettere su cosa è bene o male, può certamente diventare un uomo buono e lasciarsi alle spalle definitivamente la parte cattiva di sé.

Sei soldati appartenenti alle SS si ritrovano, a causa di un improvviso evento, in una situazione tale da portarli con il passare del tempo ad un radicale cambiamento.

Chi sopravvive, nei mesi si trasforma da spietato aguzzino in un uomo pronto ad aiutare i deboli fino al supremo sacrificio della propria vita.

I protagonisti si trovano ad affrontare un lungo viaggio in luoghi sconosciuti, trovandosi col tempo a contatto della brutale realtà che la guerra infligge alla popolazione civile e in maggior modo ai supplizi inferti alle minoranze perseguitate dal nazismo.

Vivendo essi stessi sensazioni sconosciute quali la paura di essere catturati, torturati, uccisi, il freddo dell'inverno russo, il dover dormire all'addiaccio flagellati dalle intemperie, ma soprattutto la fame atroce, una costante ricerca di cibo, quel cibo che fino al tragico evento era garantito dai rifornimenti militari ancora regolari data la trionfale marcia dell'esercito tedesco.

Trovano aiuto da uomini che prima consideravano al pari di animali, infine vengono accolti da un gruppo di ebrei fuggiti allo sterminio, proprio da quegli ebrei che tempo prima uccidevano incuranti di tutto il dolore profuso.

Ho cercato di ambientare il libro in contesto abbastanza realistico, i luoghi e il tempo in cui si svolge la narrazione ci riportano alla seconda guerra mondiale durante l'invasione tedesca in Unione sovietica.

Tenendo conto in ogni modo di qualche licenza fantasiosa atta allo svolgimento del racconto.

Dopo tutto non è un trattato di storia, è una storia nata dalla fantasia di un padre che per scommessa con le proprie figlie ha dovuto scrivere un libro.

Bello o brutto non sta me a decidere, la spontaneità con cui è stato scritto mette in luce il fatto di non essere di fronte ad uno scrittore di professione. Non sarò riuscito a trovare citazioni che passeranno alla storia ma l'argomento trattato, a mio modesto parere, è sicuramente interessante.

SHEMA' ISRAEL

Rincorrere, stanare, uccidere, sei uomini sono a caccia, la preda tenta di sottrarsi ad una morte sicura, corre come non ha mai fatto prima d'ora e con tutta la forza che ha in corpo. Una siepe è l'ultimo ostacolo che la divide dal bosco e con un sol balzo leggero, nonostante la stanchezza, la supera; dall'altra parte una piccola radura a pochi metri gli alberi, li c'è la speranza di salvezza.

Corre, sa che la stanno inseguendo, sente i loro passi pesanti e le grida, si volta un attimo e li vede vicini, più di prima; non manca molto, sono a venti, forse solo dieci metri da lei e il bosco diventa sempre più grande, il fiato brucia in gola, il cuore pulsa vertiginosamente ma sono gli ultimi metri e non si deve arrendere ora.

Poi un tuffo tra rami e cespugli, corre e corre ancora gli arti si graffiano si addentra in profondità fino a quando, stremata, si accascia a terra, quanta forza gli ha dato la voglia di vivere.

Ora, stanca, si nasconde nei cespugli e resta immobile, ascolta. I cacciatori sono lontani, forse hanno perso le sue tracce, forse è salva. La respirazione si normalizza e ora sente odori e profumi che prima non percepiva; il bosco profuma di buono, legno, aghi di pino, funghi, muschio: tutto un insieme di aromi che fanno dimenticare per un attimo la paura.

Rumori di rami spezzati, voci che si avvicinano, passi che si susseguono frenetici per poi rallentare: i cacciatori stanno girando a vuoto e hanno smarrito la preda e tra poco il sole tramonterà nel bosco e l'oscurità non si farà attendere, non potranno più vederla e se ne andranno a mani vuote.

Ma i sei uomini non stanno cacciando per sport o per procurarsi del cibo, la loro preda non è selvaggina, è una preda speciale.

Un'ebrea, un essere umano appartenente a una di quelle razze che loro considerano inferiori, anzi la razza che deve essere cancellata dalla faccia della terra, quella che il capo supremo del terzo reich ha deciso di sterminare.

Stare immobile, vincere la paura, vincere la voglia di fuggire e di fare rumore, attendere che i cacciatori rinuncino al loro trofeo.

Ma loro sono spietati, addestrati a stanare le loro prede, sanno che la paura farà commettere un errore alla ragazza ebrea fuggita dopo aver visto trucidare tutta la sua famiglia e gli altri abitanti del villaggio.

Ha tentato una fuga quasi impossibile, ma ora spera di salvarsi.

Deve reprimere la voglia che ha di piangere, di urlare con tutta la rabbia che ha in corpo assassini a quegli uomini vestiti di nero ma non ci riesce, gli occhi si gonfiano, le lacrime scendono in silenzio e vanno a posarsi sull'erba vicino ai suoi piedi.

Il silenzio è l'unica difesa che ha, i minuti passano, scende il buio ma le belve non se ne vanno.

Li sente più volte allontanarsi e avvicinarsi, tanto vicini che il cuore pare arrivargli in gola, ma deve trattenersi, deve riuscire a fermarlo lo sente pulsare nella testa tanto forte che si domanda come facciano loro a non sentirlo.

Fasci di luce irrompono fra i rami, hanno delle torce quei maledetti, ma lei resiste immobile guardando le lame luminose che fendono il buio, colpiscono e rimbalzano tutto intorno a lei.

Per farsi forza stringe nella sua mano la collanina d'argento con la stella di David, l'ultimo regalo fatto da mamma e papà in occasione del suo compleanno.

Li rivede con i fratelli gli amici e quel ragazzo tanto carino che gli sorrideva... quanto le piaceva, ma ora sono tutti svaniti, uccisi in poche ore.

E' bella la collanina, luccica e pare illuminarsi... sì si illumina, il fascio di luce di una torcia l'ha colpita e il leggero luccichio non è sfuggito a uno dei cacciatori.

<> grida e in un attimo gli sono attorno come un branco di lupi pronti a ghermire la preda.

<> si alza, le torce illuminano il suo esile corpo, le gambe e le braccia sono ricoperte di graffi, i rami e le spine hanno lasciato il segno durante la corsa nel bosco, anche il vestito si è strappato, sa che è la fine.

Non è giusto morire così, ripensa ancora ai suoi cari, agli amici, a tutti i sogni e le speranze che ogni ragazza della sua età spera di vedere avverati e che non vedrà mai.

Si copre gli occhi e recita E amerai il signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze... non ha il tempo di terminare la preghiera che una raffica di mitra trasforma le lacrime in sangue, il vestito si buca e la carne viene dilaniata.

Non sente più i profumi del bosco, cade a terra senza fare rumore e il suo fragile corpo si adagia sull'erba che ora è tinta di rosso.

<> dice l'ufficiale al comando <>

I sei lupi si allontanano incuranti di quel corpo disteso, per loro la ragazza è solo una pratica da sbrigare, un dovere che un soldato delle SS deve compiere.

Intanto nel silenzio della notte rotto solo dai passi che si allontanano, la piccola ebrea ora non ha più paura.

Giugno 1941: i tedeschi hanno invaso l'Unione Sovietica, sul fronte meridionale le armate del sud, di cui fa parte l'undicesima armata, avanza in Ucraina e Crimea, per il terzo reich è indispensabile impossessarsi delle risorse alimentari e petrolifere.

Mentre la Wehrmacht combatte, nelle retrovie entrano in azione le squadre della morte, le famigerate eisantzgruppen che hanno il compito di ripulire le zone occupate da tutti coloro che il nazismo considera nemici o esseri inferiori.

Vengono eliminati ufficiali dell'esercito sovietico, commissari politici, zingari e soprattutto ebrei, uomini, donne e bambini senza distinzione.

Autunno e l'avanzata prosegue, come pure le esecuzioni, tra il 29 e il 30 settembre presso la gola di Babi Yar vengono trucidate 33.000 persone, la cosa si ripete e tra il 16 e il 28 ottobre avviene il massacro di Odessa, decine di migliaia le vittime.

In questo inferno viene a trovarsi il villaggio della ragazza uccisa nel bosco.

Ad occuparsi di questa pulizia etnica è una compagnia di SS aggregate al gruppo D eisantzgruppen.

Sono entrati nel villaggio all'alba avanzando da entrambi i lati dell'unica strada di comunicazione, ogni abitante ebreo deve essere catturato, vengono passate a setaccio case, stalle e fienili, ogni possibile nascondiglio non deve essere trascurato, continue sono le minacce a coloro che avessero osato dare rifugio alle loro prede.

I soldati parlano una lingua che non capiscono, urlano ordini e gesticolano, devono abbandonare le abitazioni, il tempo di vestirsi e basta.

Nella strada si formano gruppetti di ebrei mentre gli abitanti russi se ne stanno nelle case e osservano con preoccupazione il volgersi dei fatti.

Stranamente nonostante la drammaticità del momento, le cose si svolgono in ordine, gli ebrei obbediscono e i soldati eseguono un piano ben congegnato. La retata prosegue metodica per ore, non c'è fretta e non ci sono nemici da combattere, l'esercito sovietico è in ritirata, i poveri esseri catturati non costituiscono alcun pericolo.

Le famiglie ebree si osservano poco distanti l'una dall'altra, si cercano con gli sguardi increduli e sbigottiti, si cercano i volti degli anziani come ad invocare una risposta a quello che sta accadendo ma si vedono solo spalle che si alzano e braccia che si allargano mostrando i palmi e sembra che nessuno sappia dare una risposta.

C'è più sgomento che paura tra gli ebrei. I soldati, una volta terminata la retata, stranamente si calmano e si limitano a tenerli a bada. Non urlano ma sorridono, non si sa se per scherno o per tentare di mantenere una certa calma. I bambini che sfuggono al controllo dei genitori sono invitati a tornare nel gruppo in modo deciso ma non cruento.

Il sole è ormai alto quando tutti gli ebrei vengono radunati in un piazzale, intere famiglie con genitori che tengono stretti i bambini e vecchi che cercano un posto seduto per potersi riposare tutti insieme in una calma irreale che circonda l'area se ne stanno ordinati in attesa di conoscere le intenzioni dei soldati.

Arriva un ufficiale che parla la loro lingua e chiede che il rabbino a capo della comunità si faccia avanti. Questi, obbedendo, esce dal gruppo e si avvicina per parlare con l'ufficiale.

Nessuno osa disturbare, i bambini vengono tenuti a bada in ogni modo e quelli che piangono vengono quasi soffocati ai seni delle madri.

Pochi minuti e il rabbino rientra nel gruppo e prima di venire assalito dalle domande spiega <>

<>

Queste e altre domande tempestano il rabbino che invitando alla calma esclama <>

La spiegazione fornita dal rabbino ha il suo effetto anche se qualcuno non del tutto convinto accenna a una protesta subito placata dagli stessi compagni.

Le voci delle persecuzioni sono arrivate fino al loro villaggio ma non vogliono, non devono crederci, è impossibile che si possa arrivare a tanto, ad uccidere intere comunità. Cosa hanno fatto di male e che pericolo possano essere per un esercito tanto potente da mettere in fuga l'armata rossa?

Fra dubbi e paure per ora prevale la speranza che le parole riferite dal rabbino siano vere.

Nel primo pomeriggio viene dato l'ordine di partire: la colonna degli ebrei si mette in marcia, avanza lentamente con le scarpe che strisciano e sollevano nuvole di polvere. Gli ultimi si ritrovano presto con i vestiti imbiancati e i capelli invecchiati di anni, i pianti dei più piccoli fanno da contorno al rumore dei passi. I soldati anch'essi a piedi li affiancano incuranti e quasi annoiati si godono la passeggiata lontano dai campi di battaglia.

Proseguono così come un gregge di agnelli che si lascia guidare dai pastori.

La polvere entrata nelle gole si impasta con la saliva e presto la sete

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