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Norvegia: la via del nord
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E-book502 pagine5 ore

Norvegia: la via del nord

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Info su questo ebook

L'unica difficoltà nel programmare un viaggio in Norvegia è decidere l'itinerario. A meno di non rimanerci per un paio di mesi, si sarà costretti a rinunciare a qualcosa. E depennare dalla lista alcune attrattive provocherà senz'altro più di un dispiacere. A cosa rinunciare? Alla capitale con i suoi musei e la sua vita all'aperto? Agli interminabili bracci di mare che si insinuano nella costa occidentale regalando scorci spettacolari? Ad una passeggiata dietro la cascata? Alle antiche abitazioni in legno tanto caratteristiche nelle città e nei villaggi costieri? Ai sentieri che risalgono fiordi e raggiungono fattorie che pagano fantastici panorami con l'isolamento dalla civiltà? Oppure ai tracciati che attraversano i selvaggi parchi nazionali? E non si vorrà mica perdere un'escursione sul ghiacciaio? Sicuramente le scogliere con i pulcinella di mare non si possono mancare... E quando ricapita la certezza di osservare i capodogli? Ah, le Lofoten... le tipiche rorbu dei pescatori, la selvaggia costa oceanica, l'aria impregnata dell'odore dello stoccafisso appeso ad essiccare. E poi Tromsø, la Parigi del nord; la scoperta delle tradizioni sami; il confine russo. Rinunciare a Capo Nord? Nemmeno a parlarne!
La guida viene in soccorso al lettore in questo arduo compito descrivendo le bellezze del più nordico dei paesi europei.
LinguaItaliano
EditorePOLARIS
Data di uscita16 giu 2014
ISBN9788860591197
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    Anteprima del libro

    Norvegia - Massimo Cufino

    NORVEGIA

    la via del nord

    Di

    Massimo Cufino

    Foto

    Massimo Cufino

    VisitNorway/C.H. (CH)

    VisitNorway/Casper Tybjerg (CT)

    VisitNorway/Johan Berge (JB)

    VisitNorway/Nancy Bundt (NB)

    VisitNorway/Per Eide (PE)

    VisitNorway/Terje Rakke/Nordic Life (TR)

    CC/Bjoertvedt (BJ)

    CC/Christophe Dayer (CD)

    CC/Knut Arne Gjertsen (KA)

    CC: licenza Creative Commons Attribution_ShareAlike 4.0

    http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode

    Prima edizione ebook: 2014

    Copyright ©2014 Polaris

    ISBN 9788860591197

    La guida è disponibile anche in formato cartaceo

    Casa Editrice Polaris

    www.polariseditore.it

    Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte dell’opera può essere riprodotta, distribuita o trasmessa in alcuna forma o con alcun mezzo, o registrata in database, senza il permesso scritto dell’editore.

    Benché sia stata prestata la massima attenzione nella raccolta delle informazioni contenute nella guida, nessuna responsabilità per eventuali danni o inconvenienti occorsi a cagione del suo utilizzo potrà essere imputata all’autore, all’editore o a chi, sotto qualsiasi forma, la distribuisce.

    Sommario

    Profilo storico

    ... La preistoria

    ... I Vichinghi

    ... Basso Medioevo ed Età Moderna

    ... Età Contemporanea

    ... Seconda Guerra Mondiale e oggi

    Geografia, flora e fauna

    ... Geografia

    ... Flora

    ... Fauna

    ...... Mammiferi terrestri

    ...... Mammiferi marini

    ...... Uccelli

    ...... Pesci

    ... Aurora boreale

    Popoli di ieri e di oggi

    ... Vichinghi

    ... Sami

    La capitale e i dintorni

    ... Oslo

    ... Dintorni di Oslo

    ... Informazioni pratiche

    Montagne e parchi dell’interno

    ... Un salto a Lillehammer

    ... Le miniere di Røros

    ... I parchi nazionali

    ... Informazioni pratiche

    La costa sud

    ... Il litorale

    ... La regione del Telemark

    ... Informazioni pratiche

    Le città dei fiordi

    ... Stavanger, tra sardine e petrolio

    ... L’anseatica Bergen

    ... Ålesund, la città più bella

    ... Kristiansund e la strada atlantica

    ... Informazioni pratiche

    La regione dei fiordi

    ... Hardangerfjord, il frutteto norvegese

    ... Sognefjord, il fiordo più lungo

    ... Il ghiacciaio di Jostedal

    ... Geirangerfjord, la perla dei fiordi norvegesi

    ... Informazioni pratiche

    Il corridoio verso nord

    ... Trondheim, antica meta di pellegrinaggio

    ... Verso Nord

    ... Informazioni pratiche

    Le isole oltre il circolo polare artico

    ... Lofoten, terra di favole

    ... Vesterålen, dove osano le balene

    ... Senja, una gradita sorpresa

    ... Informazioni pratiche

    Estremo nord

    ... Tromsø, la porta verso l’Artico

    ... Finnmark, la Lapponia norvegese

    ... Il mito di Capo Nord

    ... Terra di confine

    ... Informazioni pratiche

    Il deserto artico delle Svalbard

    ... Oltre, solo il Polo Nord

    ... Spitsbergen, vivere in capo al mondo

    ... Escursioni

    ... Informazioni pratiche

    Letture

    ... Approfondimenti

    ...... Eroi senza tempo

    ...... Un animo dannato

    ...... La leggenda di Heddal

    ...... Incontri particolari

    ...... Un uovo nell’Atlantico

    ...... Capolavori norvegesi

    ...... Olav, nato vichingo e diventato santo

    ...... Casette in riva al mare

    ...... C’era una volta la costa ovest

    ...... Sulle orme di Querini

    ...... Le avventure di Amundsen

    ...... Caccia alla streghe

    ... Esperienze in viaggio

    ...... Piers e le sardine

    ...... Il regno di Sigurd e Steinar

    ...... Balena ore due!

    ...... Henry ed io

    ...... La mia idea di nord

    Notizie utili

    ... Organizzazione del viaggio

    ... Informazioni generali

    Perché un viaggio in Norvegia

    Poche volte il nome di un paese è stato così centrato. E’ sufficiente osservare una mappa dell’Europa per rendersi immediatamente conto di come l’ampia e massiccia parte centrale del vecchio continente si protenda verso il Polo Nord grazie alla penisola scandinava. La sua barriera verso l’oceano Atlantico è composta proprio dalla Norvegia, alla quale, tra l’altro, appartiene il lembo di terra più settentrionale. Scorrendo con lo sguardo le acque che da qui si allontanano, si incrocia un remoto arcipelago, vero trampolino in direzione del 90° di latitudine: le Svalbard appartengono alla stessa bandiera che sventola nelle strade della capitale norvegese. Il modo più semplice per raggiungere le estremità settentrionali europee, quindi, è percorrere in tutta la sua lunghezza la Norvegia, Nordvegen, la via del nord appunto.

    Secondo una recente edizione dell’Environmental Performance Index, un indice messo a punto dalle università statunitensi di Yale e Columbia, la Norvegia si è meritata la quarta posizione nella classifica dei paesi più ecosostenibili del pianeta grazie a un punteggio calcolato in base a parametri relativi a qualità dell’aria, gestione delle risorse idriche e delle foreste, biodiversità, salute ambientale, agricoltura e cambiamento climatico. Buona parte di questi aspetti sono riscontrabili nel lungo viaggio in direzione nord, senza rinunciare, naturalmente, alla deviazione verso la celebre costa occidentale, drammaticamente tagliata da lunghi e spettacolari fiordi. Proprio uno di questi deve il suo nome a Harder, una bionda ragazza germanica che si stabilì in queste zone dando origine alla razza vichinga. Popolo di violenti e predatori, i Vichinghi sono entrati nella storia di molti paesi soprattutto grazie alle loro abilità di navigatori e di commercianti, e ancora oggi il loro nome incute timore e rispetto. Ma la bionda stirpe non fu la sola ad eccellere nelle attività marittime e mercantili; la principale città dei fiordi, Bergen, è stata una delle sedi principali della Lega Anseatica e molte delle sue fortune dipendono proprio dal florido periodo caratterizzato dalle attività dei mercanti tedeschi. Anche l’UNESCO ha reso omaggio alla loro presenza includendo nella propria prestigiosa lista il Bryggen, il quartiere che raccoglie le antiche abitazioni in legno.

    In realtà, la nota organizzazione culturale e scientifica ha attinto a piene mani tra le bellezze norvegesi. Il Nærøyfjord e il Geirangerfjord rappresentano solo una delle tante attrattive naturali del paese che possono vantare una citazione di merito: il fiordo. Ma non ci si ferma qui; anche una tipologia di edificio è entrata a far parte della lista del patrimonio dell’umanità. Delle mille chiese in legno che punteggiavano il territorio norvegese negli anni del Medio Evo, costruite con una tecnica davvero particolare, oggi se ne contano solo una ventina. Piuttosto piccole, illuminate solo da modesti fori posizionati sotto il tetto, decorate con dipinti all’interno e intagli all’esterno, e spesso circondate da un porticato a sostegno dell’alto tetto, le stavkirke rappresentano un altro obiettivo che non può mancare nei piani del visitatore.

    66°33’. Una linea immaginaria abbraccia il globo intero. Naturalmente il paesaggio è uguale un metro prima e un metro dopo, eppure attraversando il Circolo Polare Artico si avverte la sensazione di abbandonare il mondo quotidiano e di entrare in un ambiente sconosciuto, remoto, selvaggio. Un ambiente dove la Natura da protagonista diventa addirittura dominante. A breve distanza il ghiacciaio Svartisen quasi raggiunge le acque del mare, le isole delle Lofoten mischiano vette aguzze a baie idilliache, orche e capodogli vivacizzano la superficie oceanica con i loro salti e spruzzi. Anche la strada, tipico dominio dell’uomo, sembra essere stata distesa per segnare la via ad alci e renne, a volte troppo confidenti nella prudenza umana.

    La Norvegia è ormai quasi interamente percorsa, la via del nord è quasi terminata. Fin dal XVI secolo, un tozzo promontorio rappresenta un luogo mitico nell’immaginario dell’uomo. Capo Nord è considerato il punto più settentrionale dell’Europa continentale, la scogliera dove meglio si ammira il fenomeno del sole di mezzanotte. Come spesso accade, però, il mito si rivela tale solo nella fantasia. Poco distante, un altro promontorio oltrepassa di poco il più celebre capo e molti altri posti permettono un’osservazione migliore del sole notturno. Eppure nessuno rimarrà deluso.

    Si è percorsa l’intera via del nord, ma non sempre bisogna arrestarsi al termine di una strada. Il nord, il vero nord, non è stato ancora raggiunto. Per proseguire, però, occorre salire su un aereo e sorvolare il freddo Mar Artico. Un bianco e isolato arcipelago permette un assaggio del nord più estremo. Altro che dominante! Nelle Svalbard la natura si mostra prepotente, ricoprendo con una spessa coltre di ghiaccio la maggior parte del territorio. Perfino gli animali fanno fatica a sopravvivere e i pochi che ci riescono devono pure fare i conti con il temibile orso polare, da molti considerato una vera macchina da caccia. Libero di scorrazzare in lungo e in largo, l’orso, mansueto solo in apparenza, può raggiungere anche i pochi centri abitati, costituendo una minaccia costante anche per l’uomo. Del resto, negli anni passati le posizioni erano invertite. Sopravvivenza allora, sopravvivenza adesso. Più che gli orsi, comunque, sono state le generali difficoltà ambientali a spingere l’uomo a concentrarsi in una manciata di villaggi. Qui la vita è dura: non ci si imbarca su nessuna nave verso la terraferma, ci si sposta in motoslitta, si attende l’alba per sei mesi, uscire in camicia procura una bronchite anche in agosto, ci si sente dimenticati dal mondo intero. Eppure l’arcipelago è avvolto da una magica atmosfera che a tutti fa respirare un’aria particolare.

    L’aria del vero nord!

    *** vai a mappa ... Norvegia (poi clicca sulla mappa per ritornare qui) ***

    Profilo storico

    Abbiamo molte più cose in comune

    con un albero che con un transistor

    Fulco Pratesi

    La preistoria

    Molti studiosi concordano nell’affermare che nel 9000 a.C. quella dei Komsa fu la prima popolazione a insediarsi nella Norvegia glaciale. Provenienti probabilmente dalla Siberia, questi uomini stabilirono alcune basi nella regione settentrionale del Finnmark, dove si dedicarono alle attività di caccia e pesca divenendo di fatto gli antenati dei Sami. Successivamente, il miglioramento del clima e delle condizioni del territorio richiamarono dal continente europeo altri popoli, che occuparono la costa meridionale, dove trovarono buone risorse per vivere. Solo verso il 4000 a.C. il suolo consentì l’introduzione dell’agricoltura, attività che portò alla formazione dei primi villaggi. Il ritiro dei ghiacci, inoltre, permise alle renne selvatiche di spingersi verso nord, portando indirettamente con sé popolazioni nomadi che furono le prime ad attraversare gli altopiani interni. Trattandosi di vita itinerante, nessun ritrovamento testimonia questi spostamenti, mentre grezzi utensili, armi e incisioni rupestri raffiguranti animali e qualche imbarcazione hanno aiutato gli studiosi a ricostruire parte della preistoria norvegese nelle altre regioni.

    I Vichinghi

    Temuti dall’intera Europa e accompagnati ancora oggi da una cattiva reputazione, i Vichinghi portarono violenza e distruzione in molte terre, razziando e radendo al suolo interi villaggi, violentando le donne e riducendo in schiavitù gli uomini. Ma sarebbe davvero riduttivo limitarsi a questi crudeli aspetti in quanto i Vichinghi furono abilissimi navigatori, attenti commercianti, colonizzatori che permisero la nascita di diverse nazioni e precursori dell’autonomia della donna e della democrazia, almeno nei loro territori.

    Considerando la Scandinavia attuale, può apparire strano che verso la fine dell’VIII secolo la disponibilità di terre coltivabili fosse ridotta. A quel tempo, però, non tutto il territorio era libero dai ghiacci e molti uomini furono costretti ad avventurarsi verso terre lontane. I racconti di coste ricche e scarsamente difese solleticarono l’ambizione di molti e gettarono le basi per le temute incursioni. Il termine vik significa baia, insenatura e indica il luogo dove erano soliti attraccare le navi di quella popolazione, quindi chiamata vichinga.

    Il periodo vichingo iniziò ufficialmente nel 793 con l’attacco al monastero della piccola isola di Lindisfarne, al largo della costa inglese. Approfittando delle eccezionali navi con le quali riuscivano a tenere molto bene il mare aperto, a risalire i fiumi e ad attraccare in fondali bassi grazie a una chiglia stretta e resistente, i Vichinghi si spinsero nel Mediterraneo fino a Costantinopoli e in Russia raggiungendo l’interno mar Nero. Intorno all’870 approdarono per primi in Islanda, da dove nel 982 Erik il Rosso salpò per raggiungere la Groenlandia; una ventina di anni dopo, suo figlio Leiv Eiriksson il Fortunato fu il primo ad approdare nell’America settentrionale, senza però stabilirvisi. Queste ultime imprese, in realtà, furono conseguenza della tumultuosa situazione norvegese. Con l’intento di unire le tante tribù, Harald Hårfagre Bellachioma condusse diverse battaglie fino a quella finale dell’872 nei pressi di Haugesund. Uscitone vittorioso, Harald iniziò il processo di unificazione nazionale allontanando o eliminando del tutto i suoi nemici, alcuni dei quali, appunto, si rifugiarono in terre lontane come l’Islanda. Alla morte di Harald Bellachioma seguirono sanguinose dispute tra i tanti figli, finché uno di questi fece ritorno dall’Inghilterra e si impadronì definitivamente del trono. Håkon il Buono, convertito al cristianesimo in terra inglese, si sforzò di introdurre la nuova religione nel paese ottenendo alcuni buoni risultati, fermati però dalla sua uccisione avvenuta nel 960. Dopo un periodo di transizione, il cristianesimo si impose nel 1030 con la battaglia di Stiklestad, dove il re Olav trovò la morte come martire tanto da essere poi proclamato santo. Oltre che dal punto di vista religioso, la battaglia condotta da Olav è riconosciuta dagli storici come la conclusione di un periodo durato decenni che portò alla reale unione nazionale della Norvegia. L’ultimo re vichingo fu Harald lo Spietato, sconfitto nel tentativo di conquistare l’Inghilterra nella battaglia di Stamford Bridge nel 1066. I tre secoli caratterizzati dall’impero vichingo si conclusero definitivamente.

    Basso Medioevo ed Età Moderna

    Gli anni successivi fino al 1227 furono caratterizzati da ripetute dispute interne per la successione al trono. D’altra parte, fu proprio in questo periodo che il paese vide un considerevole aumento della popolazione, il rafforzamento della Chiesa, la nascita di diverse città e una maggiore autorità della monarchia. Al termine del XIII secolo la corona divenne ben più potente della Chiesa e dell’aristocrazia nobiliare, e gli antichi proprietari terrieri dovettero cedere le proprie terre al regno, mantenendone comunque la gestione. Nonostante la nuova situazione, gli agricoltori godettero di una posizione di libertà invidiata nella maggior parte d’Europa. Parallelamente, la politica estera ottenne ottimi risultati con l’annessione prima delle isole Far Øer, Orcadi ed Ebridi, e successivamente anche di Islanda e Groenlandia. Il centro politico si spostò dalla regione sudoccidentale all’area dell’Oslofjord, dove Oslo diventò capitale nonostante una popolazione di 2.000 persone, decisamente inferiore rispetto ai 3.000 residenti di Trondheim e ai 7.000 di Bergen.

    L’ultima parte del Medio Evo fu drammatica per la Norvegia. La peste ridusse tragicamente il numero della popolazione, molte fattorie diventarono deserte, il clima subì un peggioramento e l’economia della ricca area sudoccidentale finì per buona parte in mano ai mercanti della Lega Anseatica. Tutto ciò provocò una forte riduzione dell’economia nazionale portando a drastiche conseguenze politiche, come il matrimonio di Håkon VI con la principessa danese Margrete. Alla morte di Håkon, avvenuta nel 1380, il figlio della coppia, Olav, ne ereditò il trono avviando l’unione con la Danimarca, destinata a durare per oltre 4 secoli. Se i primi cento anni videro la Norvegia trattata allo stesso modo della Danimarca, lo stesso non si può dire per i secoli seguenti. Nel corso dell’assemblea nazionale di Copenaghen del 1536, il re Christian III promise ai nobili danesi che la Norvegia si sarebbe sottomessa alla corona danese come qualsiasi altro suo territorio: il Consiglio Norvegese del Regno fu sciolto e la Chiesa perse la sua autonomia. I nobili danesi ricoprirono posizioni ufficiali in Norvegia, incrementando i loro redditi con i guadagni provenienti da quei territori. La Norvegia smise di essere un regno indipendente.

    Durante un’altra assemblea a Copenaghen nel 1660, Fredrik III fu nominato erede al trono e incaricato di fornire ai due regni una nuova costituzione, instaurando una monarchia assoluta. Fortunatamente per la Norvegia, il re non fu in grado di controllare pienamente l’esteso paese vicino e il vero potere cadde nelle mani di funzionari locali che favorirono gli interessi del paese, tanto da ottenere il rispetto dei residenti. La Danimarca diventò il fornitore esclusivo di grano per la regione sudorientale norvegese; da parte sua, la Norvegia approfittò del monopolio per la vendita di ferro in territorio danese. Dal 1662, inoltre, l’intero commercio di legname fu concentrato nelle città, dove ai residenti furono garantiti diritti esclusivi per l’acquisto di legname dagli agricoltori e dalle segherie. L’obiettivo di creare una ricca borghesia cittadina fu presto raggiunto e, soprattutto nel XVIII secolo, la nuova classe sociale fu pervasa da una particolare coscienza nazionale, alimentata anche dalla strenua resistenza dei governatori nel mantenere Copenaghen il cuore economico dei due regni; per la capitale danese, infatti, transitava la maggior parte delle importazioni del regno. I mercanti norvegesi fecero richiesta dell’istituzione di una banca nazionale e di un’università norvegese, ma entrambe furono negate per timore di alimentare una posizione di autonomia e indebolire l’unione dei due territori. I due enti diventarono altrettanti simboli di una nuova coscienza nazionale che conobbe un’impennata durante le guerre napoleoniche del 1807-1814, in cui i due paesi si trovarono ad affrontare un embargo dovuto all’alleanza con la Francia. Gli scambi commerciali si arrestarono e il paese affrontò un duro periodo di fame e carestia: era ormai evidente che la Norvegia non poteva più essere amministrata dalla Danimarca. Nel 1811 il re Fredrik VI accettò di aprire un’università nazionale segnando di fatto l’inizio dell’indipendenza.

    La battaglia di Lipsia del 1813 rappresentò una severa sconfitta per l’ambizioso Napoleone, e anche gli alleati ne subirono le conseguenze. Il 14 gennaio 1814, in seguito agli accordi di Kiel, la Norvegia fu ceduta alla Svezia, come richiesto da quest’ultima per rafforzare i propri confini occidentali, sancendo la fine dell’unione con la Danimarca dopo 434 anni. L’accordo risultò sicuramente favorevole per la Norvegia, in quanto le fu riconosciuto un posto tra gli stati indipendenti, seppur in unione con la Svezia, anche se i funzionari norvegesi non furono così ben disposti ad accettare le nuove condizioni. In quel periodo, infatti, il governo era in mano al principe Christian Fredrik, nipote del re danese. In accordo con lo zio, Christian preparò la strada per una rivolta, in modo da prevenire un pieno controllo svedese e garantire il ritorno della Danimarca. Il 17 maggio 1814, in un’assemblea a Eidsvoll, Christian Fredrik venne eletto re all’unanimità e la Norvegia si dichiarò un paese libero ed indipendente. I vincitori delle guerre napoleoniche non accettarono le modifiche al trattato originale e, dopo il fallimento di alcuni tentativi diplomatici, la Svezia lanciò una campagna militare che ebbe rapidamente ragione dei norvegesi. In agosto fu raggiunto un accordo a Moss, in cui gli svedesi accettarono la nuova costituzione norvegese, apportando le modifiche necessarie a garantire la nuova unione. Il 10 ottobre 1814 Christian Fredrik abbandonò il trono e il paese, e la Norvegia entrò ufficialmente in una nuova unione. Nonostante il fallimento, l’assemblea di Eidsvoll fu comunque un evento eccezionale, tanto che il 17 maggio è ancora oggi celebrato come festa nazionale.

    Età Contemporanea

    La gioia per la tanto agognata indipendenza durò davvero poco perché il paese fu colpito dalla peggior depressione economica della sua storia. Il mercato comune con la Danimarca era ormai terminato, quello inglese era precluso al legname norvegese, le miniere  e le segherie persero numerosi clienti stranieri e molti cittadini della classe media dichiararono bancarotta. Fortunatamente, già nel 1830 ci furono i primi segnali di risveglio, dovuti anche a una certa liberalizzazione degli scambi. La Norvegia partecipò al generale sviluppo economico dell’intera Europa con la costruzione della prima linea ferroviaria tra Oslo e Eidsvoll nel 1854, l’installazione delle linee telegrafiche e l’applicazione di nuovi metodi di gestione nel settore agricolo. Nel corso degli anni successivi aprirono le prime industrie e la flotta mercantile aumentò considerevolmente.

    In politica, nel frattempo, il rapporto tra i rappresentanti del governo e i delegati dei lavoratori diventò sempre più teso, e l’introduzione del parlamentarismo, il principio costituzionale secondo il quale un governo deve avere il sostegno del parlamento per rimanere al potere, non fece che fomentare la crisi. La rigida posizione del monarca svedese, contrario a tale organo di governo, sollevò la questione se gli emendamenti parlamentari avessero effettivamente bisogno dell’assenso del re, dividendo i deputati in conservatori e liberali. Questi ultimi ottennero 82 rappresentanti contro i 32 dei conservatori nelle elezioni del 1882, e due anni dopo il Primo Ministro subì un voto di sfiducia per aver consigliato il re di non ratificare gli emendamenti costituzionali. Dopo un breve periodo, il re nominò Primo Ministro il liberale Johan Sverdrup decretando la vittoria del parlamentarismo in Norvegia.

    I primi anni del nuovo secolo furono caratterizzati da una sempre maggiore richiesta di indipendenza. Nel 1905 fu modificata la costituzione con emendamenti resi necessari dalla dissoluzione dell’unione con la Svezia in quanto il re svedese non riusciva più ad assolvere al ruolo di monarca norvegese, come giustificarono i parlamentari norvegesi. La Svezia richiese un referendum che chiarisse la volontà dell’intera popolazione; il risultato fu spietato, con 368.392 norvegesi a favore dell’indipendenza e solo 184 contrari. Nell’agosto dello stesso anno si conclusero i negoziati di Karlstad secondo i quali l’unione fu annullata rispettando determinate condizioni. Un ulteriore referendum indicò la monarchia come forma di governo da adottare e il 18 novembre 1905 fu scelto come re di Norvegia il principe danese Carl, in quanto la stirpe reale norvegese si era ormai estinta nei lunghi secoli di reggenza straniera. Il nuovo monarca assunse il nome di Håkon VII e si insediò nel nuovo regno il 25 novembre assieme a sua moglie, la regina inglese Maud, e suo figlio, il principe Olav. In seguito al distacco dalla Svezia, la Norvegia dovette costituire un proprio ufficio per gli affari esteri e tessere una rete di ambasciate e consolati, ma le risorse disponibili erano davvero limitate. Le linee guida della politica estera assicurarono l’astensione da qualsiasi alleanza che potesse coinvolgere il paese in guerre, raccogliendo un ampio sostegno da parte dell’intera popolazione. Nonostante questa posizione, durante la Prima Guerra Mondiale la flotta mercantile subì pesanti perdite a causa della guerra sottomarina e dei mari minati. D’altra parte, però, la stessa guerra portò notevoli vantaggi economici che permisero di riacquistare grandi società, passate precedentemente in mani straniere.

    Durante le elezioni del 1918 i liberali persero la maggioranza in parlamento e fino al 1945 nessun partito fu in grado di guadagnarsi il consenso della maggior parte degli elettori, creando un forte disagio politico che certamente acuì la generale depressione degli anni Venti. Il commercio e le spedizioni soffrirono ingenti perdite, diverse banche fallirono, la moneta subì una svalutazione, le entrate dello stato diminuirono e molti comuni furono duramente colpiti. Il numero dei disoccupati aumentò sempre più fino al 1932, anno che segnò l’inizio della ripresa economica.

    Seconda Guerra Mondiale e oggi

    La neutralità norvegese non servì a molto neppure in occasione della Seconda Guerra Mondiale. Il 9 aprile 1940, infatti, le truppe tedesche attaccarono il paese e ne occuparono il territorio, costringendo regnanti e alti funzionari a ritirarsi in Gran Bretagna. La numerosa flotta mercantile norvegese mise a disposizione degli alleati circa un migliaio di navi, e nuove unità militari furono attrezzate in Gran Bretagna per partecipare a campagne navali nell’Atlantico. La Svezia ospitò forze militari norvegesi per prepararle a combattere il nemico, e anche la resistenza interna aumentò di anno in anno. Il paese rimase occupato fino alla fine della guerra, quando nei suoi confini si contavano almeno 400.000 soldati nazisti contro gli appena 4 milioni di residenti. Finalmente, il 7 giugno 1945 il re Håkon fece ritorno in patria a bordo di una nave della marina britannica. I tedeschi avevano confiscato il 40% del prodotto interno lordo, senza contare i danni provocati dalla guerra stessa: nella sola contea di Finnmark i Tedeschi incendiarono deliberatamente aree intere durante la ritirata con l’obiettivo di fare terra bruciata, mentre altre città e villaggi furono rasi al suolo dai bombardamenti. La guerra costò la vita a 10.262 norvegesi.

    Il partito laburista vinse le elezioni del 1945 e guidò il paese fino al 1961. L’obiettivo principale fu la ricostruzione del paese entro 5 anni, e il risultato fu ancora migliore. Già dall’anno successivo il prodotto interno lordo e la produzione industriale risultarono superiori a quelli del 1938, e gli anni successivi furono testimoni di una crescita sempre maggiore. Negli anni Sessanta il paese trovò un’autentica fonte di ricchezza nei giacimenti petroliferi del mare del Nord, che spinsero la nazione verso un periodo di eccezionale benessere; ancora oggi la Norvegia rappresenta il principale produttore di oro nero del mondo occidentale e il terzo esportatore mondiale dopo Arabia Saudita e Russia.

    Nonostante il paese sia stato membro fondatore della NATO nel 1949 e protagonista attivo come mediatore tra controversie politiche internazionali negli ultimi decenni, i suoi cittadini si sono dichiarati sfavorevoli all’ingresso nella Comunità Europea nel 1972 e all’adesione all’Unione Europea nel 1994, probabilmente ancora segnati dalle negative esperienze delle grandi unioni vissute nella storia.

    Geografia, flora e fauna

    Io sono me più il mio ambiente

    e se non preservo quest’ultimo

    non preservo me stesso

    José Ortega y Gasset

    Geografia

    La Norvegia è uno dei maggiori paesi europei per dimensione, con 300.000 kmq che si estendono tra la punta di Lindesnes a sud e il promontorio di Knivskjelodden a nord, distanti oltre 2.500 km. Il lungo paese occupa il lato occidentale della penisola scandinava e confina solo a est con territori stranieri: con la Svezia per un lungo tratto e con la Finlandia e la Russia più a nord. I rimanenti lati sono tutti bagnati dai mari: il mar Glaciale Artico a nord e l’oceano Atlantico a sudovest, che prende il nome di mar di Norvegia a ovest, mar del Nord e stretto di Skagerrak a sud.

    In epoca assai remota, durante l’orogenesi caledoniana, si formò la catena montuosa che oggi rappresenta la spina dorsale dell’intera Scandinavia. Questa, dal punto di vista geografico, costituisce un divisorio tra i fiumi che scendono verso l’Atlantico, da una parte, e il golfo di Botnia, dall’altro; da quello politico, invece, segna in buona parte il confine tra Norvegia e Svezia. Nell’era quaternaria i monti subirono una massiccia opera di modellamento dovuta in buona parte all’erosione dei ghiacciai, che liberò profonde valli a U, ingentilì le forme delle vette e disegnò la rete fluviale. La catena montuosa comprende nelle regioni settentrionali un vasto altopiano piuttosto uniforme di circa 500 m di altezza, interrotto da isolati picchi montuosi, comunque non troppo elevati. La parte centromeridionale è la più alta, con massicci ricoperti da ghiacciai che possono superare i 2.000 m. L’area meridionale, infine, scende verso la costa dello Skagerrak, racchiudendo grandi vallate dove scorrono i maggiori fiumi norvegesi.

    Il litorale della Norvegia supera in totale i 20.000 km e, proprio per la sua lunghezza, comprende buona parte degli scenari costieri: molti villaggi e qualche città con porti più o meno grandi, lunghe spiagge deserte, pareti a strapiombo sul mare, arcipelaghi e sparuti isolotti poco distanti dalla terraferma. Senza alcun dubbio, i tratti costieri norvegesi celebri in tutto il mondo sono quelli che si intrufolano nell’entroterra per formare i fiordi tanto apprezzati dai turisti. Circa 3 milioni di anni fa, il loro posto era occupato dai ghiacci e il loro scioglimento lasciò libero sfogo alle acque dell’oceano.

    L’interno presenta paesaggi tipicamente montani con elementi davvero straordinari. Numerose sono le cascate, alcune visibili addirittura dalla strada, altre al termine di sentieri, altre ancora piuttosto difficili da raggiungere. Di altezza varia, alcune superano anche i 600 m e prevedono un salto unico o diviso in più getti; in ogni caso, rappresentano sempre uno spettacolo che lascia incantati.

    Gli altopiani e le montagne, mai troppo alte, sono spesso protetti da parchi nazionali, il cui numero in costante aumento sottolinea l’attenzione dei norvegesi a impedirne lo sfruttamento da parte dell’uomo. In Norvegia i parchi prevedono poche strutture rimanendo, quindi, aree ancora selvagge da poter girare attraverso numerosi sentieri.

    Infine, uno dei fenomeni più ammirati è sicuramente il ghiacciaio. La Norvegia ospita alcune delle calotte più estese dell’Europa continentale, tra cui la maggiore è costituita dallo Jostedalsbreen. Purtroppo anche qui i cambiamenti climatici degli ultimi anni non fanno sconti, e diversi ghiacciai si sono ritirati di oltre 10 m; perfino nelle remote isole Svalbard lo stesso triste fenomeno è fin troppo presente.

    Flora

    Ad eccezione di poche piante endemiche presenti nelle zone montane, il resto della vegetazione norvegese coincide con quella di paesi dal clima temperato.

    L’aspetto del paesaggio varia in funzione della morfologia del territorio e della latitudine: distese boschive nelle pianure e nelle valli meridionali e occidentali, flora alpina e artica in montagna e oltre il circolo polare, tundra nelle isole e in cima agli altopiani. In particolare, foreste di pioppi e betulle ricoprono i fianchi delle montagne e le fertili pianure con maggiore densità rispetto ai boschi più radi che occupano le isole e il litorale meridionale. Nella parte interna della regione dei fiordi

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