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La notte della luna viola

La notte della luna viola

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La notte della luna viola

Lunghezza:
275 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
Jun 9, 2018
ISBN:
9781507121191
Formato:
Libro

Descrizione

Per Abby Leigh, la luna viola era solo l’inizio...
La polvere di una cometa di passaggio tinge la luna di viola, ma è anche portatrice di un agente patogeno letale che aggredisce gli ormoni prodotti durante la pubertà. Gli adulti muoiono nel giro di poche ore. La tredicenne Abby deve aiutare suo fratello Jordan e la sua sorellina Toucan a sopravvivere in questo nuovo mondo. Abby combatte contro la fame e gang violente, ma è impotente di fronte alla minaccia più terribile: la bomba a orologeria che è la sua adolescenza.

Editore:
Pubblicato:
Jun 9, 2018
ISBN:
9781507121191
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Scott Cramer has written feature articles for national magazines, covered school committee meetings for a local newspaper, published haiku and poetry, optioned a screenplay, and worked in high-tech marketing communications. His pursuit of a good story has put him behind the stick of an F-18, flying a Navy Blue Angels' fighter jet, and he has trekked through the Peruvian mountains in search of an ancient Quechua festival featuring a condor. Scott and his wife have two daughters and reside outside Lowell, Massachusetts (birthplace of Jack Kerouac) in an empty nest/zoo/suburban farm/art studio with too many surfboards in the garage.

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Anteprima del libro

La notte della luna viola - scott cramer

ORE

SOMMARIO

GIORNO 1 – LA COMETA

GIORNO 2 – CHIAMA IL 911

GIORNO 3 – NOTIZIE DA LONTANO

GIORNO 4 – C’È QUALCUNO VIVO?

MESE 2 – SCONOSCIUTI IN ARRIVO

MESE 3 – UN BACIO

MESE 4 – QUATTRO COMPLEANNI

MESE 5 – PROBLEMI ALLA FATTORIA

MESE 6 – DUE ADDII

MESE 7 – IN PERFETTO ORARIO

MESE 8 - PERSI

MESE 9 – RAPPORTO SULLE VITTIME

MESE 10 – LABBRA CHE SI SFIORANO

ANNO 1 – UN NUOVO PIANO

MENO SETTE GIORNI

MENO SEI GIORNI

MENO CINQUE GIORNI

MENO QUATTRO GIORNI

MENO TRE GIORNI

MENO DUE GIORNI

L’ULTIMO GIORNO

ULTIME ORE

GIORNO 1 – LA COMETA

Una nebbia densa avvolse e inghiottì Abby. Non riuscendo neppure a vedere la sua mano tesa, serrò la mandibola per smettere di battere i denti. Nebulafobia. Paura della nebbia. Un terrore incontrollato che colpiva milioni di persone, ma in quanti vivevano nella capitale universale della nebbia?

Abby.

La voce di suo padre le arrivava da lontano. Un istante prima era accanto a lei. Tentò di raggiungerlo, ma afferrò solo aria umida. Fu scossa da un brivido, poi iniziò ad agitare le braccia.

Sentì una mano sulla spalla. Ehi, dormigliona.

Abby aprì gli occhi e sbatté le palpebre per mettere a fuoco quella sagoma alta e magra, con una massa riccia di capelli castani. Papà!

Nuotavi da qualche parte?

Sì, a Cambridge. Abby trovava sempre il modo di far sapere a suo padre cosa provava per essersi trasferita dalla città del Massachusetts in cui era cresciuta, dove i suoi amici vivevano ancora, a un’isoletta a una trentina di chilometri dalla costa del Maine. Anche sua madre aveva la sua parte di colpa per aver acconsentito alla folle idea di trasferirsi lì.

Ci siamo, è stanotte! esclamò il padre con un luccichio negli occhi, poi andò a svegliare suo fratello Jordan, di dodici anni.

Una luna viola? proruppe Abby. Ci crederò quando la vedrò.

Si tirò su a sedere sul letto, ancora scossa dal sogno. Proprio in quel momento udì il suono lungo e fragoroso che annunciava il traghetto delle 7:00, in arrivo dal continente. Se voleva fare la doccia per prima doveva sbrigarsi.

Entrò in corridoio nello stesso momento di Jordan, ed entrambi si lanciarono di corsa verso il bagno. Si infilò dentro prima lei, ma lui bloccò la porta prima che Abby riuscisse a chiuderla. Ognuno spingeva più che poteva. Abby, un anno più grande e più forte di suo fratello, riuscì a dare il colpo finale e chiudere a chiave.

Dai! fece Jordan, prendendo a pugni la porta, Devo fare la doccia.

Anch’io!

Non finire tutta l’acqua calda!

"Si dice per favore!"

Lui colpì di nuovo la porta.

Con un calcio Abby spostò le mutande e i calzini sporchi che Jordan aveva lasciato per terra e aprì la doccia. Si infilò sotto al getto caldo e sospirò. Due giorni e sarebbe stata domenica, eppure le sembrava ancora troppo lontana. Abby avrebbe passato quei giorni di vacanza di primavera a Cambridge con sua madre. Per la prima volta da quando si erano trasferiti a Castine Island, tre mesi prima, sarebbe potuta uscire con la sua migliore amica Mel.

Quando Abby uscì dal bagno, trovò Jordan accampato in corridoio. Lui si fece strada dandole uno spintone. Idiota!, esclamò. Spero per te che ci sia ancora acqua calda.

Ma cresci! ribatté lei. E tira su la tua roba sporca da terra!

Più tardi, Abby appoggiò lo zaino sul pavimento della cucina, pronta per fare colazione. La sua sorellina di due anni, Toucan, se ne stava sul seggiolone mangiando Cheerios, sorridendo e farfugliando. Abby, cometa, Cheeries.

Abby le schioccò un bacio sulla guancia. Buongiorno, Touk.

Papà stava lavando una pila di piatti nel lavandino – Operazione pulizia, la chiamava lui. In preparazione per l’arrivo di mamma il sabato, iniziava sempre a risistemare casa il giorno prima.

Abby si versò una tazza di cereali e studiò il giornale. In prima pagina c’era una grossa immagine della cometa Rudenko-Kasparov, dal nome dei due cacciatori di comete dilettanti che per primi avevano individuato quella macchia indistinta nella costellazione di Andromeda. Il titolo recitava: PREPARATE LE SCOPE. Era una battuta, ovvio, nessuno avrebbe dovuto spazzare la polvere cosmica, ma quando quella notte la Terra sarebbe entrata nella coda della cometa per la prima volta, gli astronomi prevedevano settimane di albe e tramonti colorati e, soprattutto, una luna viola.

Non tutti erano in attesa della cometa. Una setta credeva segnalasse la fine del mondo, e i suoi adepti se ne stavano nascosti in una grotta, come se un buco sotto terra potesse offrire loro un qualche tipo di protezione.

Abby non temeva che il mondo potesse finire, anche se era piuttosto curiosa di scoprire che odore avesse la polvere cosmica.

* * *

A scuola, l’insegnante del settimo anno di Abby, il professor Emerson, disse alla classe che aveva per loro una storia sugli ippopotami in Africa. C’è un collegamento con la cometa! esclamò, con l’aria soddisfatta. Erano mesi che parlava della cometa in tono entusiastico.

Molti dei suoi compagni alzarono gli occhi al cielo. Toby Jones fece una pernacchia soffiando tra le mani. L’ippopotamo ha scoreggiato, gridò.

Toby, il giullare della classe, quel giorno aveva un altro occhio nero. Da gennaio si era presentato già due volte come se qualcuno gli avesse dato un pugno. I suoi amici, Chad e Glen, risero alla sua stupida battuta.

Abby e il resto della classe – tutti e quattro – rimasero in silenzio.

Il professor Emerson fulminò Toby con lo sguardo. Non poteva mandarlo dal preside, visto che era lui stesso il preside della piccola scuola Parker, che gestiva tutti gli otto anni della scuola inferiore. Gli studenti delle superiori prendevano il traghetto per Portland. Fece quello che faceva spesso, ovvero ignorò l’uscita di Toby.

Ogni giorno gli ippopotami uscivano dalla giungla per abbeverarsi a un lago nei pressi di un villaggio, incominciò il professore. Il villaggio era lì da centinaia di anni. Un giorno arrivò una squadra di medici per aprire una clinica. Un medico disse agli abitanti di uccidere tutti gli ippopotami perché avrebbero potuto diffondere dei germi nell’acqua. Gli abitanti fecero quello che aveva chiesto il medico. Alla successiva stagione delle piogge, il lago straripò e si portò via tutte le loro capanne.

Il professor Emerson disegnò sulla lavagna le impronte degli ippopotami, che andavano dalla giungla al lago. Gli ippopotami lasciavano tracce profonde. Quando pioveva, l’acqua defluiva lungo il loro sentiero verso la giungla. Una volta sparite le tracce, ecco cosa è successo.

Che c’entra questo con la cometa? chiese Derek Ladd. Il padre di Derek era il capo della polizia.

Quando si interferisce con l’ordine naturale delle cose, rispose il professore, non si può mai sapere cosa possa accadere. Oggi entreremo nella coda della cometa. L’inquinamento ha danneggiato l’atmosfera. Di conseguenza, domani tutti noi respireremo la polvere cosmica. Quale sarà l’effetto? Scrollò le spalle. Nessuno lo sa.

Kevin Patel alzò la mano di scatto. Era il vicino di casa di Abby e alzava la mano molto spesso. Ho sentito che gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale analizzeranno la polvere per vedere se contiene tracce di vita.

È vero Kevin, confermò il professore. Alcuni scienziati pensano che i ‘mattoni’ della vita si siano originati nello spazio milioni di anni fa.

Zoe Mullen inspirò bruscamente. Sarà pericoloso respirare la polvere cosmica? Cioè, che succede se contiene qualcosa di vivo?

Abby cercò di non fissare le braccia e le gambe di Zoe. Le ricordavano degli stuzzicadenti.

Sono sicuro che non ci saranno problemi, disse il professor Emerson.

Nasconditi in una grotta, scherzò Ryan Foster. Ryan, l’unico con i capelli rossi oltre a Abby in tutta la scuola, sedeva nel banco davanti a lei.

Toby fece di nuovo il rumore di una scoreggia. L’ippopotamo sta appestando la grotta!, esclamò.

Il professor Emerson so fece rosso di rabbia. Toby, noi due ci vediamo dopo la scuola.

Toby fece un sorrisetto malizioso. Sapeva che il professor Emerson, che viveva sul continente, doveva prendere il traghetto delle 15.

Il professore andò alla lavagna. Grazie al Signor Toby Jones, assegnerò a tutti un compito per le vacanze di primavera. Ci fu un lamento generale e una serie di occhiatacce dirette a Toby. Il compito sarà... il professor Emerson sorrise e scrisse: GUARDARE LA COMETA!!!

* * *

Il papà di Abby ordinò pizza viola per cena. Sembrava che ogni attività commerciale lucrasse sulla cometa. Potevi comprarti bibite viola, latte viola, birra viola. Abby ipotizzava che avessero messo del colorante nella salsa di pomodoro, ma non aveva idea di come avessero fatto con il formaggio, che era di un viola acceso. Anche se la pizza aveva un’aria assolutamente disgustosa, il sapore era quello di sempre.

Dopo che suo padre ebbe messo a letto Toucan, sistemò tre sedie da giardino nel portico sul retro. Jordan diede un’occhiata alla postazione di osservazione e dichiarò: Io guardo dal tetto. La maggior parte delle case del vicinato aveva un terrazzino panoramico.

All’improvviso Abby ebbe un brutto presentimento sulla cometa. Non voleva che suo fratello stesse da solo. Jordan, stai qui con noi, disse in tono amichevole.

Lui corrugò la fronte. E perché dovrei?

Si sarebbe messo a ridere se avesse ammesso di essere preoccupata. Possiamo condividere il binocolo.

Ti pare che serva il binocolo? la schernì lui dirigendosi sul tetto.

Abby si sedette e si tirò su la coperta fino al mento per stare al caldo. Guardò in su. Le stelle brillavano feroci nel cielo nero come la pece. I contorni dei crateri della luna erano nitidi. Un puntino luminoso si muoveva lento nel cielo: era la Stazione Spaziale Internazionale. Gli astronauti a bordo, stando a quel che diceva quel secchione del suo compagno, erano pronti ad analizzare la polvere cosmica in cerca di segni di vita.

Vorrei che la mamma fosse qui, disse.

Suo padre, che era accanto a lei, ridacchiò. Io sono felice di avere ancora quattro ore per l’operazione pulizia. Poi annuì malinconico. Anch’io vorrei che fosse con noi, Abby. Ma domani sera la cometa sarà ancora qui.

Papà, davvero cercherà un lavoro a Portland?

Lui puntò il binocolo sulla luna. Saremo di nuovo una famiglia.

Venderete la casa di Cambridge?

Già, non appena mamma troverà un nuovo lavoro.

Ma ci sono altri modi per tornare a essere una famiglia. Tu potresti riprenderti il lavoro alla biblioteca di Cambridge. Potremmo tornare a casa.

Suo padre non disse niente, e Abby si sentì come se dovesse restare inchiodata lì per il resto della vita.

La cometa apparve a est verso le 23. La testa era una sfera scura con un alone bianco latteo. Abby sentì la voce di Kevin, di sua sorella Emily e dei loro genitori provenire dal cortile della casa accanto. I Signori Patel lavoravano al laboratorio di biologia marina sulla costa nord dell’isola. Si erano trasferiti a Castine Island a dicembre, un mese prima del loro dannato arrivo.

Alle 23:30 l’indistinta coda bianca si estendeva per circa la metà del cielo. L’energia crepitava nell’aria come prima di un temporale. Il primo colore comparve verso mezzanotte. Abby e gli altri proruppero in esclamazioni di stupore mentre una pellicola viola copriva la luna e le stelle rilucevano di quello stesso colore. Sembrava incredibile che la polvere cosmica potesse viaggiare per 160 milioni di chilometri.

Il colore si fece più carico. L’alone della cometa brillò di un viola intenso, e striature color lavanda avvolsero la luna. Ampie pennellate viola tinsero il cielo notturno. Abby pensò a quanto sembravano stupide ora le sue preoccupazioni sulla cometa.

Quando sentì Jordan rientrare, diede un’occhiata al cellulare. L’1:30! Aveva perso la cognizione del tempo.

È ora di dormire anche per te, disse suo padre.

Non se ne parla! protestò Abby. Sono quasi adulta!

Ok, hai vinto, disse lui con un sorriso.

Poco più tardi, non riuscendo a smettere di sbadigliare, Abby diede un’ultima occhiata alla cometa. Quei matti che si nascondevano in una grotta non avevano idea di cosa si stessero perdendo. Fece un respiro profondo. Buffo, la polvere cosmica non sapeva di niente.

Abby diede a suo padre il bacio della buonanotte e se ne andò a dormire.

GIORNO 2 – CHIAMA IL 911

Bum! Bum... Bum! Bum!! Bum!!!

Svegliata dal fracasso dei colpi, Abby scattò a sedere sul letto e guardò l’orologio: le 7:20. Sarebbe arrivata tardi a scuola! No, era sabato, si ricordò, il primo giorno delle vacanze di primavera.

La ferocia dei colpi la spaventò: qualcuno stava tempestando di pugni la porta di ingresso. Sollevò la persiana della sua camera e rimase a bocca aperta davanti a quello spettacolo: era come trovarsi su un altro pianeta. Il sole irradiava una luce viola intenso, e onde di polvere cosmica scintillavano nel cielo terso color lavanda.

Ma cosa ci faceva un furgoncino delle aragoste sul prato antistante alla casa dei Couture, dall’altro lato della strada? Doveva esserci stato un incidente, pensò. Il furgoncino si era schiantato contro lo steccato bianco, sfondando le assi nel punto d’impatto. Le ruote, slittando, avevano sollevato un cumulo di zolle nel punto in cui infine si erano arrestate. Il conducente doveva essere andato prima di tutto a casa dei Couture per chiedere aiuto, ma il signore e la signora Couture erano molto anziani. Probabilmente stavano ancora dormendo. Quindi doveva essere venuto lì da loro.

Abby corse in corridoio. Papà! gridò. Papà! Papà! Quei colpi le mettevano i brividi.

Passò davanti alla stanza di Toucan. Cheeries, Cheeries ripeteva a gran voce sua sorella, reggendosi in piedi nel suo lettino. Abby capì subito che qualcosa non andava. Toucan sarebbe dovuta essere già pronta e vestita da un’ora. Doveva aver già mangiato. Perché papà non le aveva preparato la colazione?

Arrivo subito, Touk, gridò Abby correndo verso la camera dei genitori.

Papà non c’era. Il letto era intatto. Abby premette il naso contro la finestra, pensando che potesse essersi addormentato nel cortile sul retro la sera precedente. Le sedie da giardino erano vuote. Ma la coperta della sedia di suo padre non c’era. Toucan continuava a sgolarsi.

Diretta in camera di Jordan, Abby la tirò su dal lettino e con uno sforzo se la caricò in braccio.

Suo fratello dormiva profondamente. Jordan, svegliati! gridò. Svegliati! Siccome lui non si muoveva, Abby si fece strada tra i mucchi di vestiti sporchi disseminati sul pavimento e gli diede uno strattone.

Lui sbatté le palpebre, un attimo confuso. Vattene! gridò con rabbia.

Jordan, un furgoncino si è schiantato dall’altro lato della strada!

Bum. Bum. Bum... Lui sgranò gli occhi. Cos’è questo rumore?

C’è il conducente alla porta. Ha bisogno di aiuto.

Jordan si precipitò giù dal letto e alzò la persiana. Wow! Viola. Dov’è papà?

Abby deglutì. Non lo so.

Sempre stringendo Toucan, raggiunse Jordan. Da questa angolazione, riusciva a vedere la fiancata del furgoncino. ARAGOSTE MARSH. Conosceva Colby Marsh, un ragazzo robusto dell’ottavo anno. A volte suo padre lo accompagnava a scuola con il furgone.

Bum. Bum. Bum.

Come fai a dire che è il conducente? domandò Jordan.

Lo so e basta. Andiamo.

Abby strinse Toucan ancora più forte mentre scendevano circospetti giù per le scale. Bum. Bum. Bum. La porta rimbombava sotto i colpi. Abby pensò che solo un matto poteva continuare a colpire la porta in quel modo. E se non fosse stato il Signor Marsh?

Provò un’improvvisa fitta di paura. A Castine Island nessuno chiudeva a chiave. La porta è aperta, sussurrò a Jordan.

Chiudila disse lui. Guardo fuori dalla finestra.

Una volta messo il chiavistello, Abby riprese fiato.

Eh? esclamò Jordan. Sono solo Kevin ed Emily.

Kevin sembrò sorpreso che finalmente qualcuno avesse aperto. Era in pigiama e aveva le guance lucide di pianto. Abby non lo aveva mai visto senza gli occhiali. Sembrava diverso, più piccolo dei suoi tredici anni. Emily, in camicia da notte, stava dietro a suo fratello con un’espressione vuota, tormentando assente tra le dita i lunghi capelli castani. A Abby aveva sempre ricordato un cerbiatto, timido e riservato.

La strada era vuota, silenziosa... niente del solito trambusto del traffico del sabato in direzione del porto. Era come un sogno inquietante. Un furgoncino schiantato. Il sole e il cielo di varie tonalità di viola. Raggi di luce color lavanda che fendevano enormi vortici di polvere. Non una macchina, non un gabbiano che passasse sopra le loro teste. Papà misteriosamente scomparso. I suoi vicini di casa, fuori di sé e mezzo svestiti, che non dicevano niente.

Abby li fissava, loro fissavano lei.

Toucan puntò il dito, aggrottando la fronte. Kevy, triste.

Quelle parole ruppero l’incantesimo.

I nostri genitori... Kevin affondò la testa fra le mani e si mise a piangere. Quando un attimo dopo rialzò lo sguardo, Abby si trovò di fronte l’espressione più triste che avesse mai visto. Sono morti, gemette.

* * *

Abby mise giù Toucan e accompagnò i suoi vicini al divano. Non riusciva a pensare, era come se le si fosse congelato il cervello. D’istinto però chiuse la porta a chiave.

Kevin, con la mano destra rossa e gonfia, continuava con il suo pianto isterico. Emily se ne stava zitta, come intontita. Jordan, con Toucan che gli stava incollata alla gamba, fissava il vuoto con gli occhi spalancati.

Abby fece un respiro profondo. Doveva scoprire cos’era successo ai signori Patel. Ma Kevin doveva prima calmarsi se voleva riuscire a chiedergli qualcosa. Ancora più urgente, doveva trovare papà. Non era da lui lasciarli soli senza una buona ragione. Forse era andato in aiuto alla casa accanto, o stava soccorrendo il signor Marsh. Forse era... Abby scacciò a forza i pensieri più cupi.

Chiama il 911, disse a Jordan. Il sangue le rimbombava così forte nelle orecchie che non riconosceva nemmeno la sua stessa voce.

Ci ho già provato, reagì Kevin. La polizia non risponde!

La polizia risponde sempre. Muoviti! aggiunse.

Jordan corse di sopra. Tornò con il telefono all’orecchio. Non rispondono.

Sei sicuro di aver fatto il 9-1-1?

Le avvicinò il telefono perché sentisse gli squilli. Sì, Abby, lo so fare il 9-1-1.

Doveva esserci una spiegazione. La polizia starà venendo qui, disse. Li avrà chiamati qualcun altro. Jordan, chiama la mamma.

E cosa potrebbe fare? chiese lui sarcastico.

Fallo e basta! scattò Abby.

Compose il numero battendo sui tasti. Le linee sono occupate. C’è una voce registrata.

Be’, riprovaci.

Le allungò il telefono. Provaci tu.

Chiama i Couture, ribatté Abby.

Credi che sappia il numero?

Abby afferrò il ricevitore e fece il 4-1-1. La voce metallica reagiva alle sue risposte. Couture, Castine Island, Maine. La chiamata partì, ma il telefono squillò, squillò e squillò ancora.

I singhiozzi acuti di Kevin si erano ridotti a un piagnucolio faticoso e sommesso. Abby, in tono gentile ma con la voce tremante, gli chiese: Cos’è successo ai tuoi?

Lui ricominciò a piangere.

Abby tese la mano di fronte a Emily. La dodicenne sembrava guardarci attraverso. Abby mosse lentamente la mano avanti e indietro, ma lo sguardo di Emily restava fisso. Era sotto shock, doveva vederla un dottore. Ma non c’erano dottori a Castine Island. Non appena papà fosse tornato, pensò, avrebbe portato Emily e Kevin alla stazione di polizia, oppure all’ospedale di Portland.

Quando alla fine Kevin si

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