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I Figli del Guardiano - La Saga del Guardiano

I Figli del Guardiano - La Saga del Guardiano

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I Figli del Guardiano - La Saga del Guardiano

Lunghezza:
426 pagine
6 ore
Editore:
Pubblicato:
Apr 3, 2017
ISBN:
9781507118160
Formato:
Libro

Descrizione

Therese vede i suoi genitori morire. Mentre si trova in coma, incontra i figli gemelli di Ade - Hypnos, dio del sonno, e Thanatos, dio della morte. Pensa di manipolare un sogno, non di baciare il dio della morte e di cambiare completamente il suo mondo.

Than stringe un accordo con Ade e da mortale si trova sulla terra per tentare di conquistare il cuore di Therese, ma non tutti gli dei ne sono felici. Alcuni le fanno dei doni. Altri tenteranno di ucciderla.

L'accordo richiede che Therese vendichi la morte dei suoi genitori. Con l'aiuto delle feroci sorelle di Than, le Furie, si ritroverà in un'arena faccia a faccia con l'assassino, e solo uno sopravvivrà.

Editore:
Pubblicato:
Apr 3, 2017
ISBN:
9781507118160
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Eva Pohler is a USA Today bestselling author of over twenty novels for teens and adults. She writes fantasy based on Greek mythology, supernatural suspense, and psychological thrillers. Her books have been described as "addictive" and "sure to thrill"--Kirkus Reviews.Whichever genre you read, you will find an adventure in Eva Pohler's stories. They blur the line between reality and fantasy, truth and delusion, and draw from Eva's personal philosophy that a reader must be lured and abducted into complete captivity in order to enjoy the reading experience.Visit Eva's website for resources, such as a Greek mythology bingo game, Greek mythology flashcards, Greek names pronunciation guide, interactive map if the Underworld, color-me bookmarks, a printable reading log, reader emojis, and an interactive tarot reading. You will also find free ebooks and other cool stuff: http://www.evapohler.com.

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Anteprima del libro

I Figli del Guardiano - La Saga del Guardiano - Eva Pohler

lingua

A proposito dell’autrice

Eva Pohler scrive romanzi e insegna scrittura alla University of Texas a San Antonio, dove vive col marito, tre figli, due cani e due topi. Altri libri della Saga del Guardiano: La sfida del guardiano, La figlia del guardiano, La casa del guardiano, Il segreto del guardiano e La promessa del guardiano. Per altre informazioni andate sul sito http://www.evapohler.com. Può essere trovato lì anche il suo romanzo per adulti, The Mystery Box.

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Riconoscimenti

Vorrei ringraziare i miei genitori, Cathy e Joe Mokry; i miei fratelli Jody Mokry, Rachel Mokry e Lisa Hubacek; mio marito, David Pohler e i miei tre figli, Mason, Travis e Candace Pohler. Senza di loro questo libro non esisterebbe. Vorrei anche ringraziare chi ha realizzato la copertina, Melinda Van Lone, i miei nonni, le zie, gli zii, i nipoti, il gruppo di critici e il club del libro per il loro aiuto e supporto. Infine vorrei ringraziare Alice Walker per questa frase: Il modo più comune in cui gli uomini rinunciano al loro potere è credere che non ne abbiano.

Capitolo Uno: L’annegamento

Therese Mills sfilò i guanti bianchi dalle mani sudate non appena lei e i genitori si trovarono sull’auto. Ora che l’impegno della madre era finito, poteva finalmente tornare a casa e togliersi l’abito blu. Era come avere una camicia di forza.

Qualsiasi cosa per mamma.

Ma che cosa...

Un uomo la fissava fuori dal finestrino. Lei saltò su e si risiedette, sbatté le palpebre. L’uomo era sparito, ma quando lei chiuse nuovamente gli occhi poteva ancora vederne il volto misterioso: la barba nera scompigliata e gli occhi scuri e indagatori.

Grazie ancora per aver reso la serata speciale disse sua madre, che all’apparenza non aveva visto l’uomo, dal sedile del passeggero, mentre suo padre avviava il motore. La vostra presenza ha significato molto per me.

Avete visto quell’uomo? Therese scrutò dal finestrino in cerca del volto.

Cosa? Anche la madre guardò. Che uomo?

Che uomo, Therese? chiese suo padre.

Fa niente.

Therese non trovò insolito il fatto che sua madre non avesse notato l’uomo. Anche se era una scienziata brillante, non era una persona molto osservatrice.

Solo l’estate prima, dopo che tutta la neve si era finalmente sciolta attorno alla loro casa tra le montagne del Colorado e Therese e sua madre erano riuscite a godersi il portico di legno con il lago scongelato che si estendeva davanti a loro e la foresta che incombeva dalle montagne alle loro spalle, Therese aveva scorto il cavallo selvatico e il puledro che aveva visto appena prima dell’inverno. Avevano entrambi il manto tra il rossiccio e il marrone, il puledro si annidava tra le zampe della madre, osservando intensamente Therese senza muoversi. Gli animali stavano sotto uno dei due magnifici olmi a circa quattro metri dall’entrata posteriore – l’albero che aveva avuto la malattia olandese. Therese si era rilassata con la madre al tavolo di legno sul portico, ognuna con la sua tazza di caffè in quella domenica mattina. Sua madre aveva davanti a sé un foglio, ma non stava leggendo. Aveva la tipica espressione di quando pensava a una formula scientifica o a un nuovo esperimento da provare in laboratorio. Therese guardò di nuovo il cavallo e non si mosse. Sussurrò Mamma.

La madre non sentì.

Mamma, i cavalli selvatici sussurrò di nuovo.

Therese spostò lo sguardo dalle creature meravigliose alla madre, che sedeva fissando il vuoto, assente, come ipnotizzata.

Mamma, sei sorda? sbottò, e sentì i cavalli fuggire tra i pini alti tra le montagne. Ebbe una fugace visione del posteriore rossiccio-marrone del puledro, e fine.

Mentre Therese si allacciava la cintura, prese in considerazione il fatto di aver solo immaginato l’uomo dal finestrino. Lei era, dopotutto, molto incline all’immaginazione e completamente in grado di rendere i sogni ad occhi aperti reali quanto il mondo vero, come aveva fatto proprio ora con il suo ricordo dell’incontro coi cavalli.

Il suo telefono vibrò. Un messaggio di Jen diceva Programmi d riscaldamento pronti. Kiamami qnd 6 a casa. Ottimo, pensò. Therese era ansiosa di sapere con chi avrebbe svolto il riscaldamento durante l’incontro di campionato del giorno dopo. Sperava di essere nella batteria migliore di rana, contro Lacey Holzmann di Pagosa Springs. Voleva batterla stavolta.

Cercò di nuovo il volto disordinato fuori dal finestrino, ma vide solo una fila di fanali, come i loro, che uscivano dal parcheggio del salone. Forse l’aveva davvero solo immaginato. Stava diventando buio. Le montagne vicino al campus erano a malapena visibili mentre il crepuscolo lasciava posto alla notte.

Siamo entrambi orgogliosi di te, tesoro disse il padre di Therese dal volante.

Therese probabilmente aveva ereditato il suo talento per l’immaginazione da suo padre, uno scrittore di romanzi gialli di successo. Non appena il suo primo libro era entrato nell’elenco dei bestseller del New York Times, aveva traslocato con la famiglia nella loro baita tra le San Juan Mountains.

Therese vide che suo padre la guardava dallo specchietto retrovisore. Non è vero, cucciola?

Si chiedeva perché suo padre sentisse il bisogno di elogiare continuamente la madre. Lei sapeva di essere brillante e che suo marito e sua figlia le erano vicini. Assolutamente. Sei fantastica, mamma.

Il telefono di Therese vibrò di nuovo. Un messaggio di Paul diceva Cos’hai addosso?

Si rannicchiò e mormorò Oooh, che volgare. Non riusciva a credere che lui avesse ottenuto il suo numero. L’aveva tampinata fuori da scuola appena prima delle vacanze estive.

Prima che riuscisse a cancellare il messaggio, Therese udì il vetro posteriore esplodere dietro la sua testa. Che diavolo... Schegge di vetro le ferirono il collo e le spalle nude. L’auto sbandò a destra e a sinistra. Si voltò per guardare il vetro inesistente. Le luci si erano disperse nel caos, i clacson suonavano, la gente gridava.

Che diavolo era? gridò suo padre Oh mio Dio! Linda! Linda!

Papà, che succede? Mamma sta...

Un’altra esplosione, e qualcosa sfrecciò di fianco alla testa di Therese.

Therese, stai bene? Sta’ giù!

Che succede? Cosa sta succedendo? Therese si fece piccolo nel sedile posteriore mentre una terza esplosione risuonò, stavolta vicino al parabrezza. Therese riusciva a malapena a respirare. Cercò l’aria, il cuore sul punto di esplodere.

Sta’ giù, qualcuno ci sta sparando! gridò il padre.

L’auto sbandò, rallentò e si girò. L’odore di gomma bruciata permeava l’aria. Therese prese un colpo di frusta mentre suo padre pigiava l’acceleratore. Le dita le tremavano selvaggiamente, era a malapena in grado di schiacciare i numeri giusti sul telefono. Sbagliò due volte e dovette ricominciare da capo. Infine riuscì a schiacciarli, a rallentatore: 911.  Sembrò passare un’eternità prima che una donna rispondesse all’altro capo.

Nove uno uno, si tratta di un’emergenza?

Qualcuno ci sta sparando! Dovete aiutarci. Stiamo lasciando il Fort Lewis College. Papà, dove siamo?

Ci dirigiamo verso Huck Finn Pond.

Huck Finn Pond! urlò Therese al telefono mentre l’auto sbandava e la cintura le affondava nell’anca. Poi notò il sangue che gocciolava dal collo della madre, sulla sciarpa di seta Oh mio Dio! Mamma? Mamma, stai bene?

Starà bene, Therese! gridò il padre.

Oh mio Dio! Credo abbiano sparato a mia mamma! Dovete fare qualcosa, dovete aiutarci!

Un fracasso riverberò per l’auto e Therese si sentì sbalzata a destra. Sbatté la testa sul finestrino e le cadde il cellulare. Quando si chinò per tentare di recuperarlo, la parte posteriore dell’auto si sollevò come una catapulta e la sua testa colpì il retro del sedile della madre. Si tirò su e vide che erano in aria, sopra il lago. La parte anteriore dell’auto colpì l’acqua, e la sua testa andò prima avanti e poi indietro. Sentì l’aria che gonfiava gli airbag davanti. Era così sconvolta da non riuscire a parlare. Osservò immobilizzata l’acqua che saliva nell’auto, fino al collo del padre, il farfallino slacciato che ora gli galleggiava vicino. Gli airbag spingevano contro la guancia del padre e la faccia della madre. L’acqua passò oltre i sedili anteriori e raggiunsero quelli posteriori, dove stava lei, poco più in alto dei genitori.

Slacciò la cintura e si piegò in avanti, guardando la madre con orrore. Un proiettile aveva perforato la parte posteriore del collo e il sangue usciva a fiotti. La sua testa era appoggiata all’airbag, rivolta verso il padre di Therese. I suoi occhi erano aperti e boccheggiava, ma le usciva sangue dalla bocca e questo la soffocava.

Mamma! Oh mio Dio! Mamma! I denti di Therese sbattevano senza controllo mentre sua mamma si sforzava per guardarla. Si sporse e accarezzò i capelli della madre. Mamma! Oh mio Dio!

Si rese conto che suo padre aveva gridato il suo nome per diversi secondi. Ascoltami, Therese! Therese! Prova ad aprire la portiere, Therese! Prova ad uscire dall’auto!

La sua voce aveva lo stesso tono di quando la incitava dagli spalti della piscina alle gare. Continua così Therese, stai andando bene! Forza! Spingi!

L’unica differenza era che adesso era disperato.

Non me ne vado senza te e mamma! Ho paura! Papà, per favore! Non riuscite a uscire? I denti continuavano a battere.

L’acqua gli arrivava alla bocca. Lui scosse la testa. Sono incastrato! Gridò nell’acqua. Gli occhi gli si spalancarono mentre l’acqua raggiungeva il naso. Stava annegando davanti a lei.

Papà! Papà!

In uno stato frenetico, lui si divincolava da una parte all’altra, solo la parte più alta della testa era ormai visibile.

Therese guardava, immobilizzata dallo shock.

Guardò sua madre. I loro occhi si incontrarono brevemente, poi si chiusero mentre l’acqua la ricopriva completamente, ad eccezione dei capelli rossi. Al contrario del padre, sua madre non si muoveva, si abbandonò semplicemente all’acqua. I suoi capelli danzavano come alghe, come lunghe vene di sangue. Therese divenne cosciente del freddo dell’acqua che la stava portando giù. Ormai le arrivava alle spalle. I suoi guanti bianchi le galleggiavano vicino, indicandola: Tu! Fai qualcosa!

Inspirò a fondo e andò sott’acqua verso il padre. Non riusciva a vedere nel buio, così spinse l’airbag e cercò a tastoni l’ostacolo. La cintura era slacciata, ma il cruscotto era compresso addosso al padre. Spinse il volante con tutte le sue forze. Non si mosse. Provò a sgonfiare l’airbag, ma non ebbe successo. Strattonò il braccio senza vita del padre. Non riuscì a sollevarlo dal sedile.

Le tornò alla mente un altro ricordo: tirava il braccio di suo padre, cercando di blandirlo per fargli cambiare idea. Vieni a vedere il cervo diceva. Era piccola, sui sei anni. Vieni papà, vieni a vedere. Lui aveva riso e fatto un commento sulle sue guance da scoiattolina e sulle sue lentiggini, avrebbe fatto qualsiasi cosa per quelle lentiggini. Lei tirò il suo braccio mentre lui rideva e si alzava dalla sedia per seguirla fuori.

Ma ora non poteva farsi seguire da suo padre.

Sentì la mano di sua madre e rabbrividì. La trovò di nuovo. Era fredda come l’acqua e flaccida quanto un pesce morto. Abbracciò sua madre, la strinse come se da lei dipendesse la sua vita finché la testa non le fece male e aveva bisogno di aria.

Therese galleggiò all’indietro verso il retro dell’auto per riprendere aria, ma non ce n’era più. Sollevò il corpo e colpì la capote dell’auto. Poi dal finestrino posteriore notò una forte luce che brillava. Credette di vedere qualcuno nuotare verso di lei. Sentì un altro tonfo e uno spostamento d’acqua, ma aveva bisogno d’aria! Il panico la sopraffece come una bestia selvaggia, aprì gli occhi quanto riusciva, si contorse contro la volontà di ogni sua molecola e spalancò la bocca. I polmoni le si riempirono di acqua bruciante: l’acqua fredda le sembrava fuoco bruciante. Lottò contro l’acqua, lottò, scalciò, impazzì di paura e poi si fermò, arrendendosi all’oscurità.

Capitolo Due: Thanatos

Gli umani non capivano la loro fortuna, pensò Than prendendo la mano della donna. Almeno, se erano in prevalenza buoni, potevano vivere una vita breve con certi tipi di libertà e passare l’eternità in una trance simile al sogno, inconsapevoli della monotonia attorno a loro.

Da questa parte disse alla donna e all’uomo che avanzavano incerti al di sopra dell’abisso, disorientati, come tutti loro quando arrivavano a questo punto del viaggio.

E Therese? chiese la donna Dov’è Therese?

Than sospirò. Non riusciva a immaginare il dolore quasi sempre presente sui loro volti. Non poteva immaginarlo perché non lo aveva mai provato. Almeno era temporaneo. Il Lete, il fiume dell’oblio che scorreva dall’Acheronte, avrebbe presto alleviato il dolore e poi sarebbero presto arrivati i giudici.

Non manca molto mormorò Than Seguitemi.

Ma nostra figlia? chiese l’uomo.

I tre ora fluttuavano su banchi fangosi dove Caronte aspettava sul traghetto. Than li fece scendere e lasciò che dell’acqua bagnasse i loro piedi. Avrebbe aiutato ad annebbiare la loro mente prima di raggiungere il Lete.

Oh, è fredda disse piano la donna Ma la sensazione è bella.

Molto bella confermò l’uomo.

Than annuì secco. È ora di imbarcarsi.

Caronte annuì in risposta mentre affondava la sua asta snella nel fango per tenere in equilibrio il traghetto. Parlava raramente, testa quasi pelata, baffi lunghi e bianchi e pelle pallida e rugosa, sembrava molto più a suo agio là dentro di ognuno di loro, facendo continuamente avanti e indietro, su e giù per il fiume, in un cerchio senza fine. Than credeva che l’esistenza di Caronte fosse quasi peggiore della sua. Almeno Than viaggiava per il mondo. Caronte vedeva sempre lo stesso paesaggio giorno dopo giorno. La sua vita non cambiava mai.

Than mise una mano sulla spalla di ognuno dei due passeggeri, sapendo che li avrebbe confortati. Sì, pensò di nuovo, gli umani erano fortunati. Una vita breve ed eccitante batteva un’eternità noiosa. Come diceva sempre suo padre, non cambiava mai niente. Forse alcuni dettagli sì, ma la visione d’insieme rimaneva sempre la stessa. Than capì che nessuno degli dei era davvero diverso da Sisifo, ogni giorno alle prese col suo masso.

E se le cose potessero cambiare? Si chiese Than, e non era la prima volta. Sospirò e ancora una volta scosse la testa e attese che il traghetto raggiunse i cancelli.

Capitolo Tre: Sonno

Therese aprì gli occhi e si ritrovò su una spiaggia fredda e fangosa. La nebbia si arricciava attorno a lei, e attraverso di essa riusciva a vedere l’acqua davanti a sé che scorreva in una strettoia tra due spaventose montagne di granito. Mamma! Papà! Le sue grida erano soffocate dalla nebbia densa. Mamma! Papà!". Si guardò attorno, sulla spiaggia vuota. I suoi piedi nudi affondavano nel fango. Dov’erano le sue scarpe? I suoi guanti bianchi erano tornati sulle sue mani, il suo vestito era perfettamente asciutto, e i suoi capelli erano raccolti nel mollettone. Delle lame d’erba alte fino alle sue ginocchia crescevano a ciuffi lungo la spiaggia. Le zanzare sciamavano su una zona dell’acqua. Tre grossi massi erano raggruppati sulla sinistra della spiaggia, alla base di un enorme e ripido muro di pietra. Come era arrivata lì?

Si avventurò nel lago ghiacciato. L’acqua le si arrampicava sulle cosce. Non riusciva a vedere Ponte Huck Finn. Non riconosceva nulla, ma doveva trovare i suoi genitori. Era quello il luogo in cui era affondata la macchina? Si tuffò nell’acqua gelata.

Lunghi tendini di alghe simili a serpenti le avvolgevano e graffiavano le caviglie. Rabbrividì, scalciando.

Si sta muovendo disse una voce familiare sopra di lei.

Therese?

Riemerse. Chi ha parlato? La sua voce era solo un sussurro, anche se provava parlare a voce più alta. Le veniva difficile muovere la bocca. "Chi, chi ha parlato?

Quando non udì risposta, si rituffò ne lago. Mamma! Papà! Perché li stava cercando? La sua memoria era confusa. Mamma? Papà?" Riusciva a parlare sott’acqua come se stesse parlando normalmente. Riusciva a respirare senza che le entrasse acqua nella bocca. Che strano, pensò tra sé. Si sentiva come se fosse diventata una specie di sirena. Il lago si trasformò in un meraviglioso mondo di coralli colorati, pesci tropicali e casse piene di tesori affondati.

Tornò a nuoto alla riva fangosa. Sto sognando. Si incamminò verso i tre massi e si sedette su uno di essi. Oppure sono morta. Si tolse i guanti bagnati e li gettò a terra.

Therese saltò in aria e nuotò nella nebbia, come faceva sempre per verificare se stava sognando. Si alzò al di sopra delle spire iridescenti di nebbia, e riuscì a vedere le stelle splendenti. Provò a fare salti mortali, avanti e indietro, saltò come un delfino e poi galleggiò sulla schiena. Sì. O sto sognando o sono morta.

Fece sparire la nebbia, così da potersi guardare intorno. Salì in alto e toccò una stella splendente, la trasformò in un anello con diamante e se lo mise al dito. Poi evocò il suo flauto dal nulla e suonò un brano di Handel. Percepiva il flauto comodamente tra le sue mani, il freddo metallo splendente tra le sue dita. Le note le riuscivano facilmente mentre soffiava, muovendo le dita da una posizione a un’altra con perfetta fluidità.

Non ho mai visto qualcuno come te una voce giunse alle sue spalle.

Therese smise di suonare. Non lo aveva desiderato lì, come invece aveva desiderato altri ragazzi in sogni passati, ma era contenta che fluttuasse accanto a lei. I suoi spessi capelli biondi gli coprivano le orecchie e gli ricadevano sulla fronte e fin quasi sugli occhi. I suoi occhi erano azzurri, la pelle chiara e le labbra piene e colorite. Si aprirono in un sorriso.

Mi stai controllando? chiese lui.

Therese arrossì. Questo è il mio sogno, no? O sono morta?

Non sei morta.

Allora sto sognando. Posso fare quello che voglio Gettò il flauto e desiderò che apparissero i suoi genitori, e comparvero.

Mamma! Papà! Volò nel cielo, tra l loro braccia. Indossavano ancora gli abiti formali. Il collo, il viso e la sciarpa di sua madre erano perfettamente puliti, e odorava di Haiku, il suo profumo preferito. Suo padre odorava di muschio, il deodorante che metteva sempre. Al contrario di Therese, i suoi genitori indossavano le scarpe. Therese decise di riavere le sue scarpe, perciò desiderò che esse le comparissero ai piedi.

Affascinante disse il ragazzo. Indossava una camicia bianca aperta, e i suoi addominali scolpiti splendevano alla luce lunare. Dei larghi pantaloni bianchi gli coprivano le gambe e indossava dei sandali marroni ai piedi.

Therese desiderò che la camicia sparisse e questa sparì.

Il ragazzo rise Hai molto controllo. Pochissimi riescono ad avere sogni lucidi, e non ho mai conosciuto qualcuno come te.

Therese si voltò verso i suoi genitori Credevo foste morti.

Che sciocca. Certo che no la rimproverò sua madre. Dammi un bacio.

Diede un bacio sulla guancia a sua madre. Sembrava tiepida e soffice, e assolutamente viva.

Chi è il tuo amico? chiese suo padre.

Ora che Therese era stata confortata dalla presenza dei suoi genitori, poteva lasciarli andare per un po’. Tornerò a casa più tardi, okay?

Non troppo tardi disse suo padre.

Therese desiderò che si rimangiasse ciò che aveva detto.

Va bene a qualsiasi ora disse lui.

I suoi genitori sparirono, lasciando che un lieve senso di panico offuscasse l’eccitazione dovuta alla presenza del ragazzo, ma fece svanire il panico, ricordandosi di essere solo in un sogno. Si voltò verso il ragazzo, ancora senza camicia, al suo fianco. Qual è il tuo nome?

Ne ho molti. I più mi chiamano Hip, diminutivo di Hypnos.

Okay, strano. Vabbè. Hip. Io sono Therese.

E adesso ci baciamo, o cosa? La prese tra le braccia. La tua bellezza, come il tuo potere, mi attira. Questa è una proiezione o è il tuo vero aspetto?

Therese aveva desiderato che molti ragazzi sexy comparissero nei suoi sogni e avessero avventure con lei, ma anche lì, li aveva baciati e si era lasciata andare secondo ciò che lei desiderava, e nel mondo reale, da sveglia, i baci erano ancora un desiderio lontano. Lo sguardo vorace sul viso del ragazzo la faceva stare all’erta.

Lo spinse via. Perché tanta fretta? Si guardò il corpo. Decise di ingrandirsi il seno. Sorrise alla vista della pelle soffice e rotonda che fuoriusciva dal formale abito blu. Bella carrozzeria, pensò lei. Come ti sembra?

Lui gettò la testa all’indietro e scoppiò a ridere. Poi scosse la testa, ricomponendosi, e disse Mi piacevano di più prima.

Starai scherzando. Arrossì e si sgonfiò. È il mio sogno, ma va bene.

Nessuno scherzo. E mi piacciono le tue lentiggini. Hai una bella faccia tonda e delle labbra piene. Non mi dispiacerebbe baciarle.

Un’altra voce risuonò sopra di lei. Therese?

Ma chi è? Chi continua a chiamarmi?

Un rimasuglio di pensiero di un’auto in un lago si impose nella sua memoria, ma Therese si voltò verso il ragazzo e si immerse nella sua bellezza, dimenticando tutto il resto.

Hip disse Stanno provando a svegliarti. Ma non sono ancora pronto a lasciarti andare. Sei un bel diversivo a quella che altrimenti sarebbe un’esistenza estenuante.

Quanti anni hai? Therese si voltò e fluttuò sulla schiena, poi guardò in basso verso di lui, che aleggiava vicino alle sue scarpe.

Sono antico.

Sembri un diciottenne. Io ho quindici anni..

In basso, vide una zattera che galleggiava su quello che ora riconosceva essere un fiume. C’erano quattro persone su di essa, ma non riusciva a capire chi fossero. Nuotò nell’aria, verso l’acqua, per avere una vista migliore. I suoi denti sembravano instabili. Stavano cominciando a sgretolarsi. Desiderò riavere i suoi denti, e li leccò per verificarne la solidità. Soddisfatta, sorrise.

Hip la seguì rapido Sei davvero incredibile. Le persone di solito si svegliano quando i denti cadono.

Therese vide un anziano sulla zattera: trascinava un lungo remo nell’acqua. Di fianco a lui c’erano due persone a lei familiari e un’altra che non conosceva. Sono mamma e papà. Ehi, aspetta Volò sopra di loro, ma sembrarono non accorgersene.

L’anziano e l’altro passeggero, che ora Therese riconobbe come un altro ragazzo, carino quanto Hip, guardarono in alto, verso di lei. Lui sembrava triste e serio, un tipo silenzioso e lunatico. I suoi occhi erano azzurri, e i capelli erano quasi neri. È davvero bellissimo, pensò lei. Indossava dei larghi pantaloni bianchi e una camicia bianca aperta, come Hip fino a poco prima e, come aveva fatto con Hip, desiderò che la sua camicia sparisse. Il ragazzo sembrava stupito, ma i suoi genitori non reagirono. Stavano sulla zattera, privi di espressione.

Hip rise per lo stupore dell’altro ragazzo. Quello è mio fratello, Thanatos. Tutti lo chiamano Than. Sono piuttosto sicuro che sia la prima volta per lui

Ti somiglia molto

Siamo gemelli, ma non identici. Io ho il senso dell’umorismo, sono estroverso e bravo con le donne. Lui ha...beh, non molto in realtà. Suppongo ci si possa fidare di lui. Mio padre dice che è affidabile e responsabile, ma queste sono qualità noiose, secondo me. A volte mi dispiace per lui.

Cosa sta facendo ai miei genitori?

Li porta agli Inferi, dove vanno tutti i morti.

I miei genitori non sono morti. Di nuovo, un ricordo temeva di insinuarsi nella sua memoria, ma Therese scosse la testa. Desiderò trovarsi nuovamente a casa nel suo letto comodo col suo cane, Clifford, raggomitolato accanto a lei. Hip non c’era.

Ora di svegliarsi disse a Clifford.

Il fox terrier bianco e marrone le leccò la guancia.

Therese gettò indietro le coperte e scese dal letto, il caldo pavimento di legno era familiare sotto i suoi piedi. Mise del cibo nella gabbia del criceto Puffy e si voltò verso la lampada sulla vasca della sua tartaruga russa.

Buongiorno Jewels disse Therese.

La tartaruga sbatté le palpebre.

Therese si diresse al piano di sotto. Clifford la seguiva, come al solito. I suoi genitori erano in cucina seduti al bar di granito mentre bevevano caffè e leggevano il giornale, come una qualsiasi domenica mattina.

Erano ancora in pigiama, ma lei indossava il suo elegante vestito blu.

Cambiò l’abito con una camicia da notte. Poof. Ecco, meglio.

Buongiorno disse ai suoi genitori.

Attraversò il portico esterno ed uscì in quello che desiderava essere un mattino soleggiato nella loro casa di legno in montagna, ma invece c’era un cielo notturno sul fiume nebbioso. Hip la salutò.

Carino l’abbigliamento.

Quindi tutto questo è davvero un sogno disse Niente di tutto questo è reale.

Che cosa rende un sogno meno reale? la sfidò lui.

Hip, lasciala andare lo avvertì il ragazzo sulla zattera Devono farla rinvenire o morirà!.

Therese? giunse una voce da sopra di lei.

Than volò verso l’alto e tirò via Therese da Hip Lasciala andare, fratello. Stai mettendo in pericolo la sua vita.

Therese si sentiva debole e provò a liberarsi, ma quasi cadde.

Than la sostenne. Non dovresti essere qui sussurrò, vicino al suo orecchio. Un brivido le scese lungo la schiena, ma il suo respiro era dolce.

Non le piaceva la direzione presa dal suo sogno. Nei sogni in cui stava per morire, di solito sfrecciava in aria e cambiava gli avvenimenti in qualcosa di felice. Anche se non riusciva a trovare la forza di saltare e scattare, riuscì a gettare le braccia attorno al bel ragazzo che la sosteneva. Il mio sogno riuscì a dire mentre si teneva a lui. Premette le labbra sulle sue. Sei...davvero...adorabile.

Wow, fratello disse Hip Oggi è pieno di prime volte per te.

Than sembrava sconvolto. La guardava come se fosse un’aliena. Non puoi farlo disse lui, ma non la respinse. I suoi occhi si chiusero, sospirò e, apparentemente, riluttante, mise le forti braccia attorno a Therese, che si sentiva più debole. Riusciva a sentire la bocca di lui vicino alla sua fronte. Dalla sua gola giunse un suono simile a un gemito.

Le piaceva stare tra le sue braccia. Sei...davvero...adorabile mormorò, sempre più debole.

Portala indietro. Than sembrava combattere una battaglia dentro di sé. Devo portare i suoi genitori, ma non lei. Non è il suo momento.

Therese si sforzò di alzarsi. I miei genitori? Dove li stai portando?

Than la guardò negli occhi, pieni di domande. Sembrava che volesse baciarla. Anche lei voleva baciarlo. Il viso di lui si fece più vicino. Lei perse quasi il respiro. Ma i suoi genitori! Volò via dalle sue braccia, verso la zattera.

Caronte, non farla salire! ruggì Than, standole alle calcagna Non deve attraversare.

Mamma! Papà!

I suoi genitori sembravano non sentirla.

Questo è il mio sogno, dannazione. Guardatemi!

I suoi genitori si voltarono. Therese?

Than rivolse a Therese un’occhiata stupefatta. Come hai fatto?.

Therese volò dai suoi genitori.

Delle braccia forti la strinsero e la tirarono via dalla zattera. I due fratelli le stavano a fianco, ognuno da un lato. Stava combattendo un’inutile battaglia. I fratelli erano troppo forti perché lei riuscisse a liberarsi.

Than sorrise. Hai ragione. È un’anima potente. Non ho mai conosciuto nessuno che fosse in grado di seguire chi ama fin quaggiù.

Dimentichi Orfeo ed Ercole sottolineò Hip.

Ma loro erano semidei. Le mani di Than rafforzarono la presa su Therese. Hip cominciò a dire qualcosa, ma Than lo interruppe E Odisseo è stato mandato qui, perciò nemmeno lui conta. Hip aprì bocca, ma come prima, Than fu più rapido di lui Ed Enea aveva una guida e un arco d’oro, al contrario di questa ragazza, che è arrivata qui senza strumenti.

Hip infine prese la parola Te l’ho detto che questa ragazza è potente. Mi stai dando ragione, fratello tirò Therese più vicino a sé. Voglio tenerla.

Therese si chiedeva se stessero parlando di lei. Potente? Era tutto tranne quello, come provava la sua incapacità di liberarsi in quel momento.

Than si rabbuiò. Se ci proverai, morirà, e allora tutto ciò che ti affascina di lei andrà perduto.

Therese? chiamò una voce dall’alto.

Lasciala andare! implorò Than.

Hip avvicinò le labbra all’orecchio di Therese. Cercami nei tuoi sogni. Voglio ritrovarti. Cercami. Chiamami.

Capitolo Quattro: Un Avvertimento

Ancora sconvolto dal folle rischio corso da suo fratello, Than attese tra i papaveri finché non si addormentò, e poi cercò Hip nel mondo dei sogni.

Than sapeva esattamente cosa avrebbe fatto Hip quando l’avesse trovato.

Arriverò da te, mia bella! E dal tuo cane! La voce di Hip riecheggiava sopra l’abisso.

Non proprio pensò Than, facendo roteare gli occhi davanti alla proiezione, realizzata da suo fratello, di una piccola donna verde con un cappello nero a punta. Ehi, strega!

Hip si voltò sorpreso e parlò con la voce della vecchia megera. Cosa ci fai qui? Sono un po’ impegnato qui.

Than guardò la ragazzina raggomitolata per la paura davanti a suo fratello. Poi chiese a suo fratello, ancora in forma di strega Da quando questo è il tuo stile? Cos’è successo al latin lover?

Andiamo, fratello disse Hip Lo faccio da più di mille anni. Questo dimostra quanto spesso vieni a trovarmi.

Cos’è tutto questo, esattamente? chiese Than Non credo che questo personaggio in particolare sia in giro da più di un millennio.

Dettagli, dettagli disse Hip Parlo di strategie, non di dettagli.

Spaventarli a morte?

Mai a morte, fratello. Altrimenti li prenderesti tu. Semplicemente li spavento abbastanza da far loro desiderare di avere un protettore. Hip cambiò il suo aspetto da strega in quello abituale e parlò con la propria voce. Via, via, Melody. Ti salverò io da quella strega cattiva.

La ragazzina corse tra le braccia di Hip.

Hip rivolse a Than un ghigno e un occhiolino. Funziona sempre disse da sopra la testa della ragazza.

La bocca di Hip andò su quella della ragazza. Non male disse Hip tra un bacio e l’altro.

Than ricordò la sensazione delle braccia di Therese attorno a sé, e delle sue labbra sulle proprie.

Hip gli lesse nella mente prima che Than potesse bloccarlo. Essendo gemelli, avevano il potere di leggersi nella mente.

Aha! rise Hip, gettando la ragazza da parte Ecco perché sei qui. Per tutti questi secoli mi hai castigato, mi hai disprezzato perché passavo il mio tempo a divertirmi con le ragazze, un piccolo divertimento innocente...

Non sempre innocente mormorò Than.

Melody svanì in lontananza.

Ed eccoti qui, a desiderare un’esca dopo averne avuto un piccolo assaggio. Che ipocrita!

Esca? È così che chiami gli esseri umani? Non sono dei giocattoli

Oh? Da che pulpito? Hip incrociò le braccia sul petto Scendi dagli allori.

Sono una nostra responsabilità, non un divertimento.

Sono entrambe le cose, Than. Questo è il tuo problema. Prendi tutto troppo seriamente. Devi imparare a divertirti un po’.

Scambiamoci il lavoro per un giorno e poi dimmi come può essere possibile!

Sei un disco rotto, fratello! Ecco cosa sei! Un disco graffiato. Non ho scelto io di chi dobbiamo occuparci. Tutto ciò che posso dire è che devi cercare di trarre il meglio dalla tua gente, e tu non lo fai.

Than si avvicinò a Hip, i due visi a pochi centimetri uno dall’altro. E tu devi stare più attento. Hai quasi ucciso quella ragazza prima che fosse la sua ora.

"Sei solo arrabbiato perché adesso

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