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Lunghezza:
184 pagine
2 ore
Pubblicato:
19 giu 2015
ISBN:
9781311958112
Formato:
Libro

Descrizione

Smart working, o Lavoro Agile, sono tra le parole più chiacchierate nel mondo business 2015. La diffusione di strumenti collaborativi e di tecnologie innovative, che promuovono la condivisione di conoscenze e informazioni, sta cambiando gli assetti organizzativi nel mondo business. Flessibilità, adattabilità e reattività sono tra i principali elementi richiesti sul posto di lavoro. Stiamo vivendo la Terza Rivoluzione Industriale definita, da Jeremy Rifkin, età del Commons Collaborativo: una rivoluzione digitale che ridisegna modelli e strutture verso piattaforme (tecnologiche e umane) aperte e collaborative.

All’interno di questo scenario si inserisce il concetto di smart working che vede il singolo professionista (worker) come punto cruciale dell’organizzazione. Un approccio che lo rende più responsabile e autonomo, più sereno e in grado di migliorare il suo equilibrio tra vita privata e professionale. In altri termini: maggiore efficacia lavorativa e valorizzazione delle attività svolte. Le basi dell’organizzazione del futuro ruotano intorno a tre asset principali, le cosiddette 3 B: i comportamenti e la cultura aziendale (Behaviours), le tecnologie e la collaborazione digitale (Bytes) e l’organizzazione e outfit degli spazi (Bricks).

In Italia, secondo la ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ”Smart working: si può e si deve!”, solo il 17% delle aziende ha sviluppato piani smart working che comprendono tre o quattro delle leve progettuali classiche del concetto (tecnologie digitali, policy organizzative, stili di leadership e comportamenti organizzativi e layout fisico) ma solo l’8% ha collocato tutti questi interventi all’interno di un piano organico finalizzato allo smart working. Un dato non esaltante, ma che fa ben sperare. Un buon punto di partenza.

Seedble, business accelerator operativo tra Italia e Olanda, crede nella fiducia e nella collaborazione per creare l’organizzazione del futuro. Sin dall’inizio ha implementato l’approccio smart working promuovendolo anche all’esterno attraverso lo sviluppo di progetti e iniziative. I tre fondatori di Seedble, Koen Lukas Hartog, Andrea Solimene e Giovanni Tufani, hanno deciso di condividere le loro esperienze e conoscenze sullo smart working attraverso un ebook, The Smart Working Book, rivolto a chi cerca ispirazione per cambiare il modo di lavorare e innovare. Un racconto diretto, semplice, immediato, fatto in prima persona.

Pubblicato:
19 giu 2015
ISBN:
9781311958112
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

The Smart Working Book - Koen Lukas Hartog

Inizio e ringraziamenti

Questo libro è scritto a sei mani. Hanno contribuito al lavoro Koen Lukas Hartog, esperto smart working e social media, Andrea Solimene, business strategist ed esperto personal branding, Giovanni Tufani, esperto business performance management e imprenditore nel settore Ho.Re.Ca. Tre digital smart worker che hanno deciso di condividere le loro esperienze e conoscenze sullo smart working attraverso un racconto diretto, semplice, immediato, fatto in prima persona. Un libro rivolto a chi cerca ispirazione per cambiare il proprio modo di lavorare e creare l’organizzazione del futuro.

Si ringraziano coloro che hanno collaborato nella redazione e completamento del libro. Un progetto realizzato da un team dinamico in pieno stile smart working e scritto in differenti parti del mondo: Italia, Olanda, Stati Uniti, Belgio, India, Sud Africa, Spagna e Grecia, all’interno di uffici, al parco, a casa e nei locali pubblici. Sono stati sufficienti una connessione a internet, un pc e un documento google condiviso tra tutti coloro che hanno lavorato al libro. Grazie a una community interna di Google Plus e alla definizione di un piano di progetto, all’organizzazione di semplici regole di comunicazione interna sfruttando Hangout e Skype, all’utilizzo di Google Drive e altri tool collaborativi, è stato possibile lavorare in real time e realizzare The Smart Working Book.

Si ringrazia tutto il team di Seedble, business accelerator, e in particolare Claudia Vitale, Alfredo Valentino, Lucio Manocchio e Valerio Lalli per aver collaborato nella stesura del libro e nello sviluppo del progetto.

Si ringraziano i numerosi esperti olandesi e italiani, profondi sostenitori dello smart working, che hanno contribuito alla realizzazione di questo racconto. Una menzione particolare va a Philip Vanhoutte, SR Vice President e Managing Director Europa e Africa di Plantronics, azienda leader per soluzioni tecnologiche collaborative, e ai suoi collaboratori che hanno sposato il progetto in Italia.

alle nostre famiglie e ai nostri cari

che ci hanno permesso di inseguire i nostri sogni

Come descriveresti lo smart working?

«Adottare una politica di smart working significa ridisegnare processi organizzativi, saper fare leva su una flessibilità buona, rivedere modelli di compensation e di valutazione delle performance: in sintesi, ripensare completamente la valorizzazione di ciascuno all'interno dell'azienda. Oltre a essere preparato, serve anche un management che sia coraggioso.» Silvia Zanella, Global Social Media & Online Media Director, Adecco Group

«Fiducia, dare più responsabilità ad ogni worker. Se dai fiducia, i worker possono diventare proprietari del loro lavoro. Hanno più libertà nel gestirlo e, in tal modo, riescono a bilanciarlo al meglio con la vita privata. Sono convinto che libertà e una maggior fiducia siano le basi per creare worker migliori. Se fai in modo che ogni worker possa autogestire il proprio lavoro e, soprattutto, il modo in cui lo fa, aumenterà la motivazione intrinseca. Secondo me questo è un fenomeno universale» Sandro Ansink, Program Manager Flex4Flex, il programma smart working dell’Autorità dei Mercati Finanziari olandese.

«Libertà. La libertà necessaria per arrivare ad operare nel miglior modo possibile, svolgendo il proprio lavoro in base a dei risultati ben definiti. smart working è la possibilità di decidere dove, come e con chi svolgere il tuo lavoro» Rob Janssen, Program Manager iDiplomacy presso il Ministero degli Esteri olandese.

«È la metodologia che ci consente di essere sempre connected con le nostre informazioni e con le persone con cui collaboriamo. Grazie allo smart working abbiamo la libertà di gestire la nostra vita e di migliorare drasticamente il nostro work-life balance. Per me lo smart working è iniziare la giornata in cucina e, mentre fai colazione, pensi a come organizzare e gestire al meglio la tua giornata. Hai la possibilità di restare a casa o fare qualcosa nella zona in cui vivi. Decidi di lasciare il tuo quartiere soltanto quando ne hai un buon motivo, quando hai bisogno di un posto alternativo per ispirarti o per seguire un workshop interessante» Erik Veldhoen, uno dei fondatori dello smart working olandese.

«Lo smart working è applicazione delle discipline digitali, sociali e comportamentali per attivare un nuovo modo di lavorare basato sulla condivisione della conoscenza, collaborazione e trasparenza e caratterizzato da un appiattimento delle strutture organizzative ed un alto livello di trust. L'obiettivo dello smart working è l'incremento della performance organizzativa e il miglioramento del work-life balance: accesso alle postazioni di lavoro in mobilità o da casa, rimozione di sistemi di controllo basati sulla quantità di ore lavorate, utilizzo di team interdisciplinari, costruzione di spazi di lavoro basati su uno scopo (la condivisione, il brainstorming, la concentrazione, etc) e non sulla struttura organizzativa (i.e. smart workplace)» Demetrio Migliorati, Digital Workplace and Innovation Manager Mediolanum.

«Per me lo smart working rappresenta un dialogo estendibile a tutti i processi di lavoro. Si caratterizza per l’utilizzo di tool che rendono più flessibile il lavoro e per un nuovo ruolo del manager. Infatti il nuovo tipo di leadership prevede maggiore coinvolgimento da parte dei datori di lavoro» Hermien van Triest, Program Manager smart working del Ministero degli Esteri olandese.

«Non è possibile dare un’unica risposta alla tua domanda. Dal punto di vista dell’ ICT si tratta di raggiungibilità, hardware e software. Per un architetto è logistica, si traduce su come arredare il nuovo concept di ufficio e associarlo all’idea di lavoro flessibile. Quando parliamo di rinnovare una struttura aziendale, siamo soliti parlare delle quattro T:

Task: di che cosa mi occupo e quali sono i miei risultati (deliverables);

Team: con chi collaboro;

Tempo: quando svolgo i task;

Tecnica: come entro in contatto con le persone del team con cui collaboro»

Frans van Rooij, imprenditore e coach, Performance Coaching.

«È importante non confondere questo concetto con quello di telelavoro. Il punto centrale dello smart working consiste, infatti, nel rispondere alla domanda: come posso organizzare autonomamente il mio lavoro e poterlo svolgere nel modo più efficiente possibile?» Arnold Struik, Director Marketing & Design di Ahrend.

«Lo smart working è l'approccio innovativo all'organizzazione del lavoro che si caratterizza per flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati» (Sole24Ore)» Marco Minghetti, Associate Partner Openknowledge ed esperto Humanistic Management.

«Nuovi modi di lavorare caratterizzati da maggiore flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una crescente responsabilizzazione sui risultati» Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano.

Prefazione

L’ambiente di lavoro si sta trasformando e, di conseguenza, sta mutando anche il modo in cui le persone comunicano. Sono finiti i giorni dello stare seduti tra le quattro mura dell’ufficio e dietro alle pareti divisorie, oggi i professionisti hanno esigenze diverse, a seconda del lavoro che svolgono, del luogo in cui si trovano e della propria personalità. I manager di tutti i settori merceologici devono affrontare decisioni difficili relative alla gestione smart delle proprie persone e delle loro potenzialità, allo scopo di costruire una forza lavoro più produttiva con collaboratori liberi di scegliere il posto migliore e il momento più adatto per lavorare nella maniera più efficace ed efficiente possibile.

Questa non è fantascienza, si chiama Smart Working.

I risultati ottenuti dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano dimostrano che, dopo anni di ritardi e rigidità, anche in Italia si è iniziato a parlare di smart working e i risultati ottenuti dalle imprese italiane che hanno abbracciato per prime questo progetto e questa filosofia nella sua totalità hanno ottenuto ottimi risultati in termini di produttività, ottimizzazione dei costi, soddisfazione del personale, equilibrio tra vita privata e professionale, salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.

Lo smart working è un’opportunità che, se ben colta, apre scenari impensabili sia per l’azienda sia per il singolo. Per poter avere successo, è fondamentale considerare nel progetto i tre pilastri: in primis le persone verso le quali deve esistere una relazione di fiducia, gli spazi che devono essere adatti ai diversi bisogni dei professionisti, la tecnologia che deve essere abilitante e non limitante nello svolgimento del proprio lavoro.

Plantronics ha iniziato ad adottare la filosofia Smarter Working dal lontano 2009 e i risultati ottenuti sono soprendenti: riduzione del 60% il livello di assenteismo, risparmio del 30% in ambito real estate, incremento della produttività del 20%, miglioramento della soddisfazione dei dipendenti e dei clienti di oltre il 10%.

Smart working: Facciamo decollare le aziende per non perdere l’appuntamento con le nuove generazioni!

Philip Vanhoutte

Sr VP & MD Plantronics Europe & Africa, autore del libro Il Manifesto dello Smarter Working

Introduzione allo smart working

Smart working, o Lavoro Agile, sono tra le parole più chiacchierate nel mondo business 2015. Il concetto di smart working vede il singolo professionista (dipendente o freelance) - che da questo momento e per l’intero libro verrà chiamato worker - come punto cruciale dell’organizzazione. Tale approccio lo rende più responsabile e autonomo, più sereno e in grado di migliorare il suo equilibrio tra vita privata e professionale. Tutto si traduce in una maggiore efficacia lavorativa e in una valorizzazione delle attività svolte. Un insieme coeso, in termini di coordinamento e collaborazione, di worker è la base dell’organizzazione moderna: un’organizzazione più flessibile rispetto a quella tradizionale, che tutti noi conosciamo.

Lo smart working non è un concetto del tutto nuovo. Nei primi anni ‘90 diverse aziende hanno cercato di lavorare smart rivedendo i propri processi e le proprie dinamiche aziendali. L’Olanda è stato il primo Paese ad avviare e implementare progetti riconducibili all’attuale concetto di smart working. A distanza di oltre venti anni possiamo ormai dire che tutte le organizzazioni olandesi possono considerarsi smart? Purtroppo no. Secondo alcuni esperti, il 75% dei progetti di smart working è fallito. 75%. Ripeto. Su quattro progetti avviati, solo uno aveva la speranza di decollare. Come si spiega tale fenomeno? La teoria dello smart working sembra essere così chiara e semplice da attuare, ma l’apparenza inganna. La mission dello smart working non è una mission semplice: si cerca di cambiare il modo di lavorare, di collaborare e di organizzare le attività modificando l’approccio a cui siamo tanto abituati adesso, quello riconducibile alla Rivoluzione Industriale.

Se confrontiamo gli anni ‘90, i primi anni in cui si è diffuso lo smart working, con quello che sta succedendo oggi, possiamo dire che qualcosa è sicuramente cambiato. In quell’epoca non era comune avere un cellulare e, se volevi collegarti ad internet, avevi bisogno necessariamente della linea telefonica. Ricordo ancora quando ai tempi del liceo (metà anni ‘90, quindi il Medioevo di Internet) per effettuare le prime ricerche online mi recavo a casa di amici per sfruttare la connessione. E non solo quella, visto che una fetta di torta di mele della mamma c’era sempre nei break!

Navigare sul web significava anche occupare la linea telefonica impedendo così di essere

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