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Affinità d’intenti

Affinità d’intenti

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Affinità d’intenti

Lunghezza:
212 pagine
3 ore
Pubblicato:
May 21, 2015
ISBN:
9781310638282
Formato:
Libro

Descrizione

24 ore.
2 persone.
1 obiettivo.

Sono le dieci del mattino quando l’agente sotto copertura Amelia Jennings si reca a un colloquio di lavoro presso lo studio legale Goldberg & Associates. Il suo scopo è farsi assumere per investigare su una serie di omicidi che hanno come vittime alcuni noti avvocati della City. Dietro di essi pare celarsi un inafferrabile killer su commissione, che già da mesi è oggetto di infruttuose indagini da parte della polizia.
Il suo piano, però, andrà all’aria ancora prima di iniziare.
Nel corso di appena ventiquattro ore Amelia si ritroverà coinvolta suo malgrado in una caccia all’uomo senza tregua, in cui il suo destino si incrocerà con quello di Mike Connor.
I loro intenti, apparentemente simili, potrebbero rivelarsi opposti, ma l’affinità che li lega va oltre ciò che credono di sapere l’uno dell’altra.

Pubblicato:
May 21, 2015
ISBN:
9781310638282
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Note: please scroll down for the English version.Nata a Carbonia nel 1974, Rita Carla Francesca Monticelli vive a Cagliari dal 1993, dove lavora come scrittrice, oltre che traduttrice letteraria e tecnico-scientifica. Laureata in Scienze Biologiche nel 1998, in passato ha ricoperto il ruolo di ricercatrice, tutor e assistente della docente di Ecologia presso il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell’Università degli Studi di Cagliari.Da bambina ha scoperto la fantascienza e da allora è cresciuta con ET, Darth Vader, i replicanti, i Visitors, Johnny 5, Marty McFly, Terminator e tutti gli altri. Il suo interesse per la scienza si è sviluppato di pari passo, portandola, da una parte, a diventare biologa e, dall’altra, a seguire con curiosità l’esplorazione spaziale, in particolare quella del pianeta rosso.Ma soprattutto ama da sempre inventare storie, basate su questi interessi, e ha scoperto che scriverle è il modo più semplice per renderle reali.Tra il 2012 e il 2013 ha pubblicato la serie di fantascienza “Deserto rosso”, composta di quattro libri disponibili sia separatamente che sotto forma di raccolta. Quest’ultimo volume è stato un bestseller Amazon e Kobo in Italia, raggiungendo anche la posizione n. 1 nel Kindle Store nel novembre 2014, ed è tuttora uno dei libri di fantascienza più venduti in formato ebook.Grazie alla pubblicazione della serie, nel 2014 è stata indicata da Wired Magazine come una dei dieci migliori autori indipendenti italiani e ciò le è valso la partecipazione come relatrice al XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino e alla Frankfurter Buchmesse 2014.“Deserto rosso” è anche la prima parte di un ciclo di opere di fantascienza denominato Aurora, che comprende inoltre “L’isola di Gaia” (2014), “Ophir. Codice vivente” (2016) e “Sirius. In caduta libera” (2018).“Nave stellare Aurora” è l’ultimo volume di questo ciclo ed è il suo quindicesimo libro.Oltre a quelli del ciclo dell’Aurora, nel 2015 ha pubblicato un altro romanzo di fantascienza, intitolato “Per caso”.La sua produzione include anche quattro thriller, vale a dire “Affinità d’intenti” (2015) e la trilogia del detective Eric Shaw: “Il mentore” (2014), che nella sua versione inglese edita da AmazonCrossing è stato nel 2015 al primo posto della classifica del Kindle Store negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia, raggiungendo oltre 170.000 lettori in tutto il mondo, “Sindrome” (2016) e “Oltre il limite” (2017).Dal 2016 è docente del “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”, nell’ambito del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e del corso di laurea magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese). Da questo laboratorio è tratto il suo saggio “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” (2020).Oltre che al Salone e alla Buchmesse, è stata chiamata a intervenire in qualità di autoeditrice, divulgatrice scientifica nel campo dell’esplorazione spaziale e autrice di fantascienza hard in eventi quali COM:UNI:CARE (2013) all’Università degli Studi di Salerno, Sassari Comics & Games (2015), Festival Professione Giornalista (2016) a Bologna, la fiera della media e piccola editoria Più Libri Più Liberi (2016) a Roma, Scienza & Fantascienza (2014, 2016, 2018, 2019 e 2020) all’Università degli Studi dell’Insubria (Varese) e Voci e Suoni di Altri Mondi (2018) nella sede di ALTEC a Torino.I suoi libri sono stati recensiti o segnalati da testate nazionali quali Wired Italia, Tom’s Hardware Italia, La Repubblica, Tiscali News e Global Science (rivista dell’Agenzia Spaziale Italiana).Appassionata dell’universo di Star Wars, in particolare della trilogia classica, è conosciuta nel web italiano con il nickname Anakina e di tanto in tanto presta la sua voce e la sua penna al podcast e blog FantascientifiCast. È inoltre una rappresentante italiana dell’associazione internazionale Mars Initiative e un membro dell’International Thriller Writers Organization.ENGLISH VERSIONRita Carla Francesca Monticelli is an Italian science fiction and thriller author.She has lived in Cagliari (Sardinia, Italy) since 1993, earning a degree in biology and working as independent author, scientific and literary translator, educator and science communicator. In the past she also worked as researcher, tutor and professor’s assistant in the field of ecology at “Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia” of the University of Cagliari.As a cinema addict, she started by writing screenplays and fan fictions inspired by the movies.She has written original fiction since 2009.Between 2012-2013 she wrote and published a hard science fiction series set on Mars and titled “Deserto rosso”.The whole “Deserto rosso” series, which includes four books, was also published as omnibus in December 2013 (ebook and paperback) and hit No. 1 on the Italian Kindle Store in November 2014.“Deserto rosso” was published in English, with the title “Red Desert”, between 2014 and 2015.The first book in the series is “Red Desert - Point of No Return”; the second is “Red Desert - People of Mars”; the third is “Red Desert - Invisible Enemy”; and the final book is “Red Desert - Back Home”.She also authored three crime thrillers in the Detective Eric Shaw trilogy - “Il mentore” (2014), “Sindrome” (2016), and “Oltre il limite” (2017) -, an action thriller titled “Affinità d’intenti” (2015), five more science fiction novels - “L’isola di Gaia” (2014), “Per caso” (2015), “Ophir. Codice vivente” (2016), “Sirius. In caduta libera” (2018), and “Nave stellare Aurora” (2020) - and a non-fiction book titled “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” (2020).“Il mentore” was published in English by AmazonCrossing with the title “The Mentor” in 2015.“Affinità d’intenti” was published in English with the title “Kindred Intentions” in 2016.All her books have been Amazon bestsellers in Italy so far. “The Mentor” was an Amazon bestseller in USA, UK, Australia, and Canada in 2015-2016.She is also a podcaster at FantascientifiCast, an Italian podcast about science fiction, a member of Mars Initiative and of the International Thriller Writers Organization.She is often a guest both in Italy and abroad during book fairs, including Salone Internazionale del Libro di Torino (Turin Book Fair), Frankfurter Buchmesse (Frankfurt Book Fair) and Più Libri Più Liberi (Rome Book Fair), local publishing events, university conventions as well as classes (University of Insubria), where she gives speeches or conducts workshops about self-publishing and genre fiction writing.As a science fiction and Star Wars fan, she is known in the Italian online community by her nickname, Anakina.


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Anteprima del libro

Affinità d’intenti - Rita Carla Francesca Monticelli

1

Vide la testa di Mike voltarsi, prima di udire il rumore attutito dello sparo. Un attimo dopo la mano di lui le aveva già afferrato il braccio e la stava trascinando sul pavimento, mentre una pallottola le sfiorava la testa e andava a piantarsi sul divano dove si era accomodata appena cinque minuti prima.

Eppure quella giornata sarebbe dovuta essere relativamente tranquilla.

Amelia si era recata alla Goldberg & Associates per sostenere un colloquio di lavoro. Il posto di investigatore presso lo studio legale era già suo, si trattava di una formalità. Così aveva detto il responsabile dell’ufficio risorse umane che l’aveva selezionata. Restava soltanto l’approvazione del suo capo. Ma lei aveva avuto sentore che le cose non sarebbero andate proprio come aveva previsto, quando si era ritrovata davanti un concorrente: Mike Connor.

Era seduto su quel divano, nella sala d’attesa dove la stessa Amelia era stata indirizzata dall’assistente dell’avvocato Goldberg. Sul momento lei suppose che si trattasse di un cliente, ma, come lo sguardo di lui si sollevò per incontrare quello della nuova arrivata, in un istante il gelo cadde nella stanza. Anche lui era lì per quel posto. Fu soltanto un’intuizione, poco più di un presentimento, eppure lei capì subito che il suo semplice piano era destinato a fallire. Non temeva di essere surclassata da quell’uomo. Era proprio la sua presenza, così fuori dei programmi, a innervosirla. E Amelia Jennings sapeva che in una situazione del genere ogni variazione poteva essere un pessimo presagio.

Prese posto a sua volta all’altra estremità del divano, indirizzandogli un sorriso educato e un altrettanto educato Salve.

Mike fece un cenno con la testa. Forse disse qualcosa, poco più di un suono inarticolato. I suoi occhi gli conferivano un atteggiamento a metà strada tra il fastidio e l’indifferenza, come se la donna fosse un piccolo insetto da scacciare via, non una persona vera.

Anche lei è qui per il colloquio da investigatore? domandò lei, cercando di apparire cordiale. Sorrideva, tesa. Stava pensando che fra poco più di un’ora la sua squadra si sarebbe ritrovata punto e a capo alla ricerca di una nuova strategia. Nel frattempo, però, non aveva intenzione di darsi per vinta. Pensò bene di studiare il suo avversario. Magari era lì per un altro motivo e lei si stava facendo mille problemi per nulla.

Mike annuì.

Okay, come non detto, era lì per il colloquio, ma ciò non implicava che fosse in gamba quanto lei o avesse un curriculum migliore di quello che lei aveva presentato, o che avrebbe fatto una migliore impressione a Goldberg.

Per una frazione di secondo le sorse il dubbio che questi avrebbe assunto lui poiché era un uomo. No, non avrebbe fatto una tale discriminazione. O forse sì?

Sbuffò tra sé. Avrebbero dovuto parlare chiaro con l’avvocato, senza tutti quei sotterfugi. In fondo era nel suo interesse. Ma la verità era che lo studio legale era tenuto a tutelare gli interessi dei propri clienti, compresi i loro affari poco cristallini, e gli associati non avrebbero mai acconsentito di buon grado a essere sottoposti a una tale intrusione nell’ambito del proprio lavoro.

Amelia allungò il braccio destro, estendendo la mano. Sono Amelia Jennings.

L’uomo osservò con scarso interesse quel gesto, poi focalizzò la sua attenzione sul viso della donna. E per un istante lei ebbe l’impressione che in lui fosse scattato qualcosa, che avesse capito tutto di quella situazione.

Mike Connor. La sua voce stava ancora pronunciando l’ultima sillaba, quando i suoi occhi guizzarono di lato. Si voltò dalla parte opposta, come se avesse sentito un rumore.

Due secondi dopo era disteso sopra Amelia, sul pavimento, mentre un proiettile aveva mancato per poco la testa di lei. Col cuore che le rimbalzava nel petto, lei se lo scrollò di dosso, alla ricerca dell’origine di quel colpo.

Isabel Jordan, l’assistente di Goldberg, si sollevò in piedi. Brandiva qualcosa con la mano destra. Una pistola? Ci fu un altro pop e, spinta da una forza invisibile, la donna venne scaraventata all’indietro.

Qualcuno stava sparando con un silenziatore.

Un altro colpo impattò su una lastra decorativa in metallo fissata alla parete della sala di attesa e cambiò direzione, andando a centrare un vaso di fiori sul mobile alla destra di Amelia. Quello esplose in mille pezzi, proiettando schegge di ceramica, acqua e petali colorati in tutte le direzioni.

Mentre in seguito a un istinto ben radicato la mano della donna raggiungeva l’impugnatura della sua pistola, inserita nella fondina sotto l’ascella sinistra, Mike, all’apparenza per niente atterrito dalla situazione, si mise sui piedi e fece ruotare il divano di centottanta gradi, ponendolo tra loro due e la minaccia che sarebbe sbucata di nuovo, da un momento all’altro, da dietro l’angolo.

Amelia si accovacciò in posizione di tiro, con la mano armata posata sul bracciolo, la testa che spuntava appena e il resto del corpo nascosto dietro il mobile. Con la sinistra raccolse il cellulare dalla tasca e attivò la ricetrasmittente installata sul dispositivo. Colpi di pistola al ventesimo piano. Il soggetto sta venendo verso di me sussurrò concitata.

Una guardia di sicurezza dello stabile comparve da dietro il muro e per una frazione di secondo Amelia provò un senso di sollievo. Poi notò che l’arma che l’uomo recava in mano era dotata di silenziatore.

Cazzo.

Amelia tirò il grilletto. Lo sparo echeggiò nell’ampio ambiente. Un’impiegata, che in quel momento usciva dall’ufficio accanto a quello di Goldberg, lanciò un urlo. Il colpo mancò il bersaglio, ma fu sufficiente a permettere al sicario di individuarne la provenienza.

Amelia sparò ancora. Si trovava in una posizione di vantaggio, poiché l’aveva colto di sorpresa, ma, se gli avesse permesso di reagire, non sarebbe certo stato uno stupido divano imbottito a salvarla. Magari le sarebbe tornato utile un giubbotto antiproiettile. Ma chi se lo aspettava di trovarsi coinvolta in una sparatoria? Si trattava di un banalissimo colloquio di lavoro. Be’, sì, c’era anche da considerare che gli avvocati della Goldberg & Associates da qualche mese avevano iniziato a morire. E non per cause naturali.

Era il terzo studio legale della City a trovarsi coinvolto in una serie di omicidi che avevano tutta l’aria di esecuzioni. Solo che il loro coinvolgimento, per una volta, non era legato alla rappresentanza dell’omicida, bensì all’uccisione dei soci stessi. Amelia e la sua squadra sapevano bene che ci doveva essere sotto qualcosa di grosso, ma gli avvocati superstiti, invece di coadiuvare la polizia nelle indagini, si erano barricati dietro il segreto professionale e si erano rifiutati di proferire parola su quale possibile nemico stesse commissionando la loro eliminazione. A quel punto il detective Monroe aveva optato per una strategia diversa, inviando la Jennings sotto copertura a condurre delle indagini all’interno dello studio di Goldberg. Sperava di scoprire qualcosa sugli affari che potessero essere all’origine di quella carneficina e, magari, fermarla, prima che non ci fosse più niente da scoprire.

Ma in quell’istante Amelia ebbe la netta sensazione che ancora una volta la sua squadra fosse arrivata in ritardo. O forse no, forse poteva fermare quell’uomo prima che succedesse il peggio, forse era arrivata giusto in tempo.

Tirò il grilletto ancora e ancora. La pioggia di proiettili passò laddove si era trovato il suo bersaglio, ma solo un attimo dopo che questi era indietreggiato, riportandosi oltre il muro.

Lo vediamo nel video gracchiò forte la voce di Monroe dalla ricetrasmittente. Mando su i rinforzi.

Uno scalpitio lontano.

Che cazzo sta facendo? urlò Amelia all’apparecchio. Adesso non aveva più importanza non farsi sentire.

Sta scappando. Jennings, non ti azzardare a seguirlo! tuonò la voce del suo capo. Lo prendiamo noi.

Ma Amelia aveva già riposto in tasca il cellulare, scavalcato il divano, facendolo rovesciare, e si era lanciata dietro al killer. Quell’edificio era enorme e quell’uomo era scaltro. Non poteva permettere che fuggisse. Da quello che sapeva, non erano mai stati tanto vicini a lui. Che cavolo, non l’avevano mai incontrato prima d’ora.

Girò l’angolo, trovandosi di fronte un corridoio vuoto. Dove sei? mormorò, tenendo con due mani la pistola saldamente di fronte a sé.

Un uomo raggomitolato a terra gemeva, con le braccia sopra la testa. La guardava col terrore negli occhi.

Amelia si portò l’indice sinistro alla bocca, facendogli segno di tacere. Il suo sguardo si mosse dall’impiegato a una macchia sul pavimento. Una goccia gravitazionale rossa. La raggiunse in fretta e si abbassò per osservarla da vicino. Sangue. Allora l’aveva colpito. Sollevò il mento in avanti e ne scorse subito un’altra a qualche metro di distanza.

Sentì le proprie labbra distendersi in un sorriso. La sua preda gli stava lasciando una scia di briciole e a ogni passo diventava più debole.

Avanzò, seguendo le tracce e nel contempo restando all’erta, pronta a reagire a qualsiasi movimento.

A una decina di metri da lei una freccia verso l’alto si illuminò sopra le porte di un ascensore, che si aprirono, rivelando un uomo e una donna. Chiacchieravano, ignari di quanto fosse appena accaduto a quel piano, ma, appena scorsero Amelia, si bloccarono.

Andate via! Rafforzò il concetto con un gesto del braccio che recava l’arma.

I due rimasero impietriti, mentre le porte si chiudevano di nuovo e l’ascensore ripartiva, verso un piano superiore.

Una corrente d’aria mosse una ciocca dei capelli castani della poliziotta, che le finì dritta sugli occhi. Si voltò, repentina.

Una porta socchiusa col simbolo dell’uscita di sicurezza. Era sceso a piedi. Avrebbe dovuto avvertire gli altri, ma forse lo vedevano nei filmati. Non poteva perdere tempo.

Aprì la porta e piombò nel pianerottolo. Era vuoto.

Si sporse nel pozzo delle scale, cercando di non far rumore. Uno strascichio irregolare di passi proveniva dal basso. Poteva vedere di tanto in tanto una mano coperta da un guanto nero scivolare lungo il corrimano.

Si mosse per scendere a sua volta, ma subito arrestò il suo slancio. Lo sguardo si rivolse ai propri piedi. Maledetti tacchi. Li aveva indossati per fare buona impressione al colloquio, ma adesso camminarci sopra corrispondeva ad andare in giro con una campanella al collo.

Si sfilò le scarpe, posandole piano sul pavimento una alla volta. La superficie era fredda e scivolosa attraverso il nylon delle calze. Se le tolse. Se fosse caduta e si fosse spezzata l’osso del collo, di certo non avrebbe preso quell’uomo.

Sospirò nervosa e prese ad affrontare gli scalini con passi rapidi e guardinghi.

Si affacciò di nuovo. La mano continuava a scendere, ma adesso era molto più in basso. Doveva andare più veloce. Allungò il passo, mentre sentiva crescere in sé il fiatone. Cosa avrebbe fatto, se l’avesse raggiunto? Mise da parte quel pensiero. Si sarebbe posta il problema più tardi. Magari alla fine di quella discesa il killer sarebbe stato stremato. Le gocce di sangue che aveva lasciato dietro di sé erano sempre più grandi e ravvicinate.

Scese i gradini, silenziosa come un gatto. Lo sentiva arrancare due piani sotto il suo. Accelerò. Una rampa, due, tre. Si arrischiò a guardare giù un’altra volta. Un movimento scuro, un pop. Fece appena in tempo a indietreggiare con la testa che una pallottola colpì la ringhiera a pochi centimetri dalla sua mano.

Lo scalpiccio si fece più rapido. Ogni precauzione era ormai inutile. Sapeva che lei era lì. Amelia si mise a correre, saltando due o tre gradini per volta. Raggiunto l’ennesimo pianerottolo, guardò di nuovo di sotto. Un braccio e una spalla era tutto ciò che poteva scorgere.

Sparò un colpo.

Lo vide ritrarsi. L’aveva mancato. Riprese a muoversi, mentre contava mentalmente le pallottole rimaste. Non aveva con sé un caricatore di riserva. Cazzo, doveva essere un semplice colloquio di lavoro!

Quando ormai mancavano solo le ultime due rampe, udì il cigolio provocato dall’aprirsi di una porta. Il killer stava lasciando le scale per raggiungere un’uscita. Il resto della sua squadra, però, controllava l’ingresso principale. Senza dubbio li avevano visti sul sistema di sorveglianza. Non aveva scampo. Ma vi era un’insolita calma nel modo di fare di quell’uomo. Era entrato con disinvoltura nell’edificio, travestito da guardia di sicurezza e di certo aveva predisposto la sua fuga.

Raggiunse il piano terra, ansimante. Allungò una mano per aprire la porta. Se fosse stato lì ad aspettarla? Girò piano la maniglia, scostando il pannello tagliafuoco quel tanto da permetterle di guardare fuori. Non riusciva a vedere nient’altro che una parete e un pavimento. Un inusuale silenzio aleggiava nell’aria. Un fascio di luce inondava ogni superficie. La differenza rispetto alla penombra della tromba delle scale era quasi accecante. Infilò un piede tra stipite e battente e puntò con risolutezza l’arma di fronte a sé.

Si concesse un profondo respiro. Non poteva attendere oltre o l’avrebbe perso. Monroe le avrebbe fatto una bella lavata di testa per aver preso l’iniziativa. Fanculo, ci avrebbe pensato dopo. Doveva inchiodare quel figlio di puttana.

Spinse la porta di lato con decisione, usando il dorso del piede. Controllò a destra, poi a sinistra. Nessuno.

E adesso dove cazzo era finito?

Da una parte c’erano gli ascensori. I display indicavano che tutti e quattro erano in movimento. Dall’altra, oltre il margine del corridoio, c’era l’ingresso presieduto dal bancone dell’accettazione. Non poteva essere passato di lì, o sì? Ma dov’erano i rinforzi?

Con una mano raggiunse la tasca per riattivare la ricetrasmittente. Poi udì un rumore. Mille voci nella sua testa le dicevano di non andare verso di esso, i suoi piedi parevano di tutt’altro avviso.

Avanzò fino al termine del corridoio, dove quello si apriva nell’atrio. Se lui fosse stato lì, si sarebbe trovato senza riparo. Ma anche lei.

Girò l’angolo.

Non c’era nessuno. L’accettazione era incustodita. Vedeva le macchine della polizia parcheggiate di fronte all’ingresso, costituito da due porte scorrevoli incastrate in una parete di vetro, ma nessuna traccia dei suoi colleghi. Vi era qualcosa di profondamente sbagliato in quella situazione.

Un altro rumore, stavolta dalla direzione opposta.

Si voltò. Un ascensore in fondo al corridoio tintinnò, le porte si aprirono. Ma era vuoto.

Amelia si voltò di nuovo e il suo sguardo venne catalizzato dall’imboccatura di un silenziatore posto a un palmo dai suoi occhi. La figura scura e imponente del killer campeggiava contro la luce abbagliante del sole attraverso il vetro. Avrebbe dovuto guardare il suo volto. Nessuno l’aveva mai visto prima. Anche se di lì a poco sarebbe morta, aveva il dovere di guardarlo. Ma non ci riusciva. Era irresistibilmente attratta da quel buco scuro, da cui sarebbe venuto fuori il proiettile che avrebbe messo fine alla sua vita.

Ripensò a suo figlio Joseph. Morire non sarebbe stato poi così male. L’avrebbe rivisto.

Abbassò l’arma, allungando il braccio sul fianco, e osò sollevare gli occhi per incontrare quelli di lui. Erano scuri, ma velati. Il suo volto era imperlato di sudore. Non vi vedeva quella determinazione che si era aspettata. Erano esitanti. Lei non era il suo bersaglio, ma solo un danno collaterale, un ostacolo alla sua fuga. Magari l’avrebbe risparmiata.

Lascia andare l’arma!

Lei allargò le dita e la pistola cadde sul pavimento con un rumore metallico. Fu allora che le parve di scorgere un movimento, ma si sforzò di non spostare gli occhi da quelli del suo avversario.

Un’altra figura calò su di lui alle spalle. Amelia si fece da parte e i due finirono a terra ai suoi piedi. Il killer si dimenava, mentre un altro uomo con indosso un abito elegante gli teneva una mano sulla testa e con l’altra tentava di bloccargli il braccio armato.

Esterrefatta, la donna sussultava a ogni scatto dei due contendenti. Il suo salvatore non era uno dei suoi colleghi. Cercò con lo sguardo la propria

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