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Testimoni di Genova: Cronaca di un delirio a 5 Stelle

Testimoni di Genova: Cronaca di un delirio a 5 Stelle

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Testimoni di Genova: Cronaca di un delirio a 5 Stelle

valutazioni:
1/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
125 pagine
1 ora
Pubblicato:
Jan 20, 2014
ISBN:
9781311096845
Formato:
Libro

Descrizione

"Perché questo è stato il grillismo, uno psicodramma, una colossale fuga dalla ragione, di quelle nelle quali noi italiani siamo maestri, ma che forse ha superato tutte le passate evasioni mentali. E si sa che il sonno della ragione non porta mai buone cose. Contagia, soprattutto. Di grillite si sono ammalati in tanti, dentro e fuori dal mondo politico, da quello sociale, dal giornalismo. Una fascinazione per l'idiozia senza ritorno, evidente, drammatica: eppure più i grillini si confermavano incapaci e stolti, più sembravano riscuotere successo e simpatia in una opinione pubblica che mai come questa volta ha spaventato per la totale rinuncia a qualsiasi facoltà critica. Ma l'Italia non è tutto un Paese di sette, ciascuna con la sua brava alienazione, la sua squisita follia?" NUOVA EDIZIONE 2016 - Lo sfacelo di Roma e una postfazione inedita.

Pubblicato:
Jan 20, 2014
ISBN:
9781311096845
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Faccio il giornalista dal 1990. Ho scritto alcuni libri, di preferenza in formato ebook.


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Anteprima del libro

Testimoni di Genova - Massimo Del Papa

Testimoni di Genova

Cronaca di un delirio a 5 Stelle

Massimo Del Papa

Copyright Massimo Del Papa 2016

Introduzione

Quanti libri sono stati scritti, quanti ne verranno scritti ancora sull'assurda meteora della setta fondata da Beppe Grillo, ex comico, ex moralizzatore da piazza tramutatosi in coscienza politica e poi in santone/immobiliarista incredibile e inquietante? Tanti, troppi. Questo è uno di quelli. Un diario, in realtà, una raccolta di articoli, usciti su Babysnakes o sul Faro, che giorno per giorno tentavano di raccontare una reale irrazionale che nessuno sembrava vedere. Sì, di libri ce ne sono, altri ne verranno, ma nessuno (compreso questo) riuscirà a spiegare un cortocircuito della ragione per il quale un'accozzaglia di inetti, di desideranti, di lunatici è arrivata, direttamente sospinta da frange militanti dell'informazione ma agevolata dal resto di un sistema che stava alla finestra, a raccogliere un quarto dei voti validi nell'ultima consultazione elettorale; cosa, anche questa, che richiederebbe più il contributo di uno psichiatra che quello di giornalisti e sociologi. Perché questo è stato, uno psicodramma, una colossale fuga dalla ragione, di quelle nelle quali noi italiani siamo maestri, ma che forse ha superato tutte le passate evasioni mentali. E si sa che il sonno della ragione non porta mai buone cose. Contagia, soprattutto. E di grillite si sono ammalati in tanti, dentro e fuori dal mondo politico, da quello sociale, dal giornalismo. Una fascinazione per l'idiozia senza ritorno, evidente, drammatica: eppure più i grillini si confermavano incapaci e stolti, più sembravano riscuotere successo e simpatia in una opinione pubblica che mai come questa volta ha spaventato per la totale rinuncia a qualsiasi facoltà critica. Alla fine, il grillismo si è sfasciato per implosione, bombardato dai suoi 125 milioni di cazzate, per parafrasare, a proposito, uno dei tanti artisti che appoggiavano questa curiosa comunità virtuale di visionari. Ma nello scorrere dei giorni, e degli articoli, si ricompone anche un allucinante periodo di vita pubblica e di campagna elettorale, nella quale chi partiva morto e sepolto ha poi rivinto, e chi partiva vincitore è andato a morire, anche lui per cause endogene, tutte interne al suo proprio sistema. Con il che si sconfessa una della maggiori virtù attribuite a Grillo: ha fatto collassare uno stato di cose insopportabile. In effetti, all'interno della patologia politica quello che poteva crollare è crollato per conto suo, ormai corroso dal tempo, dagli scandali, dai vizi di potere; ma lo status quo in sé, Grillo ha finito per conclamarlo, per congelarlo. Effetto razionale che non era difficile prevedere, ma che tutti si sono sforzati di rimuovere con scempiaggine degna di miglior causa. Niente di questi articoli è stato omesso o ritoccato, neppure le diagnosi dimostratesi affrettate o sbagliate: per una esigenza di lealtà verso il lettore, ma anche a dimostrazione che la realtà italiana è imprevedibile nelle sue contorsioni, ad una data causa spesso non succede l'effetto previsto ma uno totalmente abnorme, una perversa eterogenesi dei fini. Fatalmente, comunque, tutto finisce nell'imbuto dell'inevitabilità. E Grillo, con la sua meteora a 5 Stelle, s'è dissolto in qualche galassia della follia. Mentre i suoi corifei, i megafoni, i parassiti, i presuntuosi che avevano scelto di sostenere questa setta nell'intento di manipolarla (era il contesto più adatto alle loro facoltà), già si guardano intorno, incazzati e smarriti, alla ricerca di un nuovo referente: e sono proprio quelli che più di tutti gridano all'indipendenza, alla democrazia, alla libertà, alla schiena dritta. Storia, anche questa, circolare. Ma l'Italia non è tutto un Paese di sette, ciascuna con la sua brava alienazione, la sua squisita follia?

MDP

27 ottobre 2012

Aporia a 5 Stelle

A me sta anche bene che Grillo gioisca se i giornaloni chiudono per mancanza di soldi. Grillo non è un democratico, è un opportunista e fa il gioco che gli conviene e gli riesce, quello dello sfascio. Mi sta peraltro bene anche che i giornali, oni o ini, chiudano, se penso a certi che ho bazzicato come venivano gestiti. Ma neppure io sono un democratico e gioco all'unico gioco che conosco, quello dello sfascio di me stesso. Quello che non capisco sono i tifosi di Grillo, che contemporaneamente, per definizione, sono i tifosi della libera informazione. Quelli che vedono bavagli dappertutto, che si fiondano sempre in piazza, vogliono la rete libera, strepitano alla censura, ce l'hanno con le leggi liberticide eccetera. Come fanno a coniugare queste smanie libertarie con la voglia di mannaia di Grillo? C'è una sola risposta: per loro, l'unica informazione libera è quella che dicono loro, e come tale è l'unica che va salvaguardata, mantenuta, sostenuta. Le altre non meritano altro che di crepare. Si potrebbe obiettare che, così ragionando, si riduce l'informazione esattamente a quella che è: una merce, suscettibile di concorrenza, di pubblicità, in mano ai mercanti. Ma qui mi fermo, altrimenti passo per provocatore. Lasciamo l'aporia, che tanto i grillini non sanno neanche cosa sia.

29 ottobre

Ha vinto, ha vinto!

La nuova frontiera della Chicco-informazione: dire, anzi mitragliare, che Grillo ha vinto, ha vinto, a prescindere, prima di cominciare, anche se non ha vinto, anche se ha perso. Ha vinto, perché lo dicono gli exit poll (quali? Quelli made in Chicco?). Un bel passo avanti, rispetto al terzismo aziendalista del periodo Mediaset. In realtà, alla prova dei fatti, in Sicilia uno su due non ha votato e il grillino è arrivato terzo, con la metà, grossomodo, dei voti del vincitore, Rosario Crocetta, uno dei pochi che, a prescindere da qualsiasi valutazione politica, la patente di sindaco (di Gela) antimafia non l'ha usurpata. Ma ha vinto il suo partitino personale, ha vinto Grillo. Perché? Perché ha traversato lo Stretto. In realtà, sarebbe stato meglio avesse vinto veramente: così in due settimane usciva tutta l'incapacità di questa setta di disperati, la Sicilia non è Parma dove un Pizzarotti può anche star lì a scaldare la poltrona da sindaco con i due paraguru che via skype gli dicono cosa fare. Invece Grillo ha vinto proprio perché non ha vinto: camperà di rendita, lasciando le imcombenze agli altri e non rischiando di sporcarsi le mani con la politica delinquenziale dell'isola. Da questa storiella nazionale affiora una morale ridicola: da che mondo è mondo, le elezioni in Sicilia, terra del Gattopardo, si giura, le pilota la mafia, che di volta in volta decide dove dirottare i voti. Valeva per qualsiasi partito da destra a sinistra, col climax di Forza Italia che nel 2001 prese 62 collegi su 62. Per il Cinquestelle, no: se il 18%, grossomodo in 300mila su una popolazione di 6 milioni di abitanti, li ha votati, si dice, è perché la Sicilia ha voltato pagina, ha mandato un segnale forte. Quale, nessuno li ha capito; viene in mente Leonardo Sciascia quando in un fil di fumo sussurrava, La mafia si è concessa il lusso di una commissione antimafia. però il partitello autoritario di Grillo ha vinto, ha vinto. E Cosa Nostra è sconfitta, anche se a palazzo regionale ci va un altro, che la mafia l'ha combattuta davvero, ci va Saro Crocetta.

2 novembre

Servizio privato

Piccola eterea questione da verginella smarrita. Tutti i giornali, ci mancherebbe, millantano se stessi come liberi, veritieri, dediti all'esclusiva missione di informare e all'unico e solo servizio del Lettore. Maiuscolo, che fa più scena. Debbo ancora vederla una testata che strilla: no, noi siamo ladri, bugiardi e al servizio dei poteri forti dai quali veniamo finanziati e posseduti. Benissimo, fa parte del gioco questo pretendersi e venire e non venire creduti. Però c'è qualcuno che, a questo gioco, esagera un po' più di altri, e forse bara un po' più di altri. Il Fatto per esempio sponsorizza, ed è un eufemismo, una setta, si chiama Cinquestelle, il cui padrone, un comico sempre più nuotatore all'acqua pazza, presenta l'autentico direttore di questo giornale come un amico, un fratello (che interviste in famiglia, tra una puttanesca e un caffè corretto!) e perfino, pubblicamente, in piazza, in comizio, il mio ministro della giustizia. Lo stesso giornale è rimasto l'unico a difendere, contro ogni logica più che ogni evidenza, un altro ex leader, ex magistrato, talmente malmesso da ammettere lui per primo di non esserci più, di avere fallito, d'essere saltato. Sulle mine vaganti della legalità e dell'onestà, aggiungeremmo, quanto a dire gli autentici Valori ai quali la sua Italia sosteneva d'ispirarsi: e, come Nemesi, non c'è chi la valga. Ora, il sostegno del solito amico dell'amico, è lodevole in quanto prova d'amicizia, anche se forse lievemente omertoso, o se non altro distratto: ma qualcuno riesce a spiegarmi che c'azzecca con l'informazione pura e nuda e tutte le altre fandonie per gonzi? Forse che l'amicizia personale, il sostegno a prescindere, la manica larga, larghissima, la comprensione, la disponibilità, l'etica elastica, una volta tanto, laddove di solito non si fanno mai sconti a nessuno, il ruolo da spin doctor che gli attribuiscono altri giornali, cioè di intrigante con la pretesa faustiana di mettere i suoi amici nei posti chiave del potere, son tutte robe che vanno al servizio del Lettore (maiuscolo)?

7 novembre

Ma il carro a 5 stelle salta in aria

Si sa: scalare il carro dei vincitori è lo sport nazionale. Per cui tutti alla bagarre per salire sul 5stelle. Ma vincitore di cosa, poi? Primo partito in Sicilia, e sai che soddisfazione. Sì, ma proiettato su base nazionale... Queste proiezioni, che poi ciascuno si manipola come gli pare, ricordano un po' la notorietà ai tempi di twitter, roba molto gassosa, opinabile, transeunte. Di certo c'è che il Grillo natatorio pensava di sbancare e, piaccia o non piaccia, la Regione è andata al già fin troppo garrulo Crocetta, con annesso Maestro Battiato e che Kundalini aiuti i siciliani. Se poi si va a vedere questo fantomatico Movimento, tutto internet e arcani messaggi, si assiste all'inedito spettacolo di un partito già mangiato dalle faide prima ancora di coagularsi: non hanno candidati credibili, accertati, e già volano gli stracci, i coltelli, le fatwa. Grillo contro le infoiate (parole sue) che osano andare in televisione, la Salsi troia, bagnata, venduta, comprata, cavalla, Belen (parole dei grillini democratici) contro il suo stesso movimento, paragonato a Scientology,

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  • (1/5)
    Cicciolina é vergine!