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Code 2-18: Intermission One - Black Breeze (Racconto Technothriller)
Code 2-18: Intermission One - Black Breeze (Racconto Technothriller)
Code 2-18: Intermission One - Black Breeze (Racconto Technothriller)
E-book73 pagine59 minuti

Code 2-18: Intermission One - Black Breeze (Racconto Technothriller)

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Info su questo ebook

Marzo 2010, la Terza Guerra Mondiale divide l’Est dall’Ovest da ormai più di sei anni.
Stati Uniti, Unione Sovietica e Repubblica Popolare Cinese sono i principali antagonisti in quello che è divenuto il più sanguinoso conflitto mai combattuto dall’umanità.
Una squadra mista di incursori appartenenti a Marina e Corpo dei Marine americani è chiamata ad affrontare l’ennesima battaglia contro il gigante cinese, questa volta per sabotare una devastante arma chimica di nuova concezione che Pechino intende scatenare contro gli Stati Uniti.
Ma la missione che sembrava iniziare con i migliori auspici, si tramuta ben presto in incubo tattico; fra l’inevitabile scontro con un nemico più che mai agguerrito, e un comandante sul campo che fa sorgere dubbi sulla sua effettiva idoneità alla guida di altri compatrioti in battaglia.

BLACK BREEZE è un racconto di pura azione bellica. Anche se è stato pubblicato successivamente allo Step One di Surreal, ne è a tutti gli effetti un prequel.

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La saga Code 2-18 racconta un presente alternativo in cui l’Unione Sovietica non si è mai dissolta e il conflitto armato e ideologico fra le maggiori superpotenze mondiali è infine esploso in una vera e propria Terza Guerra Mondiale. È una storia sospesa a metà fra il thriller militare e la fantascienza, vissuta attraverso gli occhi di uomini e donne in armi, ma anche di spietati assassini, trafficanti d’armi e cittadini innocenti.

I volumi già disponibili:
1) Surreal Step One
2) Intermission One - Black Breeze
3) Surreal Step Two
4) Surreal Step Three (E.T.A. 18 febbraio 2015)

LinguaItaliano
Data di uscita13 giu 2013
ISBN9781301612390
Code 2-18: Intermission One - Black Breeze (Racconto Technothriller)
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Autore

Morning Star Alliance

Nel 2008 nasce la Morning Star Alliance, un'associazione segreta dalle finalità oscure.

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    Anteprima del libro

    Code 2-18 - Morning Star Alliance

    Capitolo 1

    13 marzo 2010, ore 00:24 locali - Mar Cinese Orientale

    Silenzioso e furtivo, il sottomarino hunter-killer Classe Virginia li aveva portati fino all’imbocco della Baia di Huanghai, navigando dieci metri sotto il livello del mare. Poi aveva fermato le macchine e si era lasciato scivolare nelle acque scure fino al completo arresto della sua corsa.

    Tutti e quattordici gli incursori avevano salito la scaletta che collegava il Classe Virginia con il piccolo sommergibile d’assalto ASDS ancorato alla parte superiore del sottomarino nucleare, si erano sistemati in quello spazio angusto e avevano atteso che il minisub venisse sganciato dal suo alloggiamento e il suo motore elettrico avviato.

    Senza alcuna fretta, l’ASDS li portò ancora più vicini al loro obiettivo e si fermò di fronte alla foce del Jiaoshimiao, il fiume più importante di quella regione.

    Gli uomini all’interno del piccolo sottomarino controllarono per l’ennesima volta il loro equipaggiamento SCUBA e si infilarono maschera e respiratore. Dopo che tutti ebbero dato l’ok, le valvole di compensazione vennero aperte e l’acqua salata invase la camera stagna del sommergibile.

    Pochi minuti dopo, gli incursori varcarono il portello del mini sottomarino, liberi di pinneggiare in quel mare ostile. A patto che continuassero a rimanere invisibili agli occhi dei nemici.

    Tre metri più in alto, il cielo notturno era nero come la pece, senza neanche una debole falce di Luna. L’acqua dell’estuario del Jiaoshimiao non era differente, appariva buia come una miniera di carbone. Faceva maledettamente freddo lì sotto, ma le mute stagne in neoprene che gli incursori statunitensi avevano indossato ancora prima di lasciare il Classe Virginia li mantenevano al sicuro dai rischi di assideramento.

    L’equipaggio dell’ASDS, assolto il suo compito di traghettatore, tornò verso il sottomarino hunter-killer, per ricollegarsi al suo scafo e scomparire in direzione del gruppo da battaglia della portaerei CVN-75 Harry S. Truman.

    I quattordici incursori si divisero in gruppetti di due con movimenti studiati e ristudiati, dato che per quella missione non avevano reputato necessario dotarsi di radio subacquee, e senza di esse sott’acqua era impossibile comunicare se non a gesti. Il primo di ogni coppia imbracciava una tavoletta di navigazione dotata di maniglie, bussola, profondimetro e un piccolo motore che spingeva un’elica silenziosa: il loro ultimo mezzo di trasporto per concludere la fase finale di avvicinamento.

    "Sarà come venir fuori da una cazzo di matrioska." Aveva scherzato uno dei militari durante un briefing di missione, commentando la sequenza di mezzi subacquei che avrebbero adoperato uno dopo l’altro per portarsi sull’obiettivo.

    Di tavoletta ne era necessaria solo una ogni due uomini, quelli che ne erano sprovvisti si erano semplicemente aggrappati con una mano alla spalla dei compagni e si erano lasciati trascinare assieme a loro dalla tavoletta, mentre battevano ritmicamente le pinne Twin Jet che avevano ai piedi.

    In testa al gruppo c’erano i SEAL. Erano loro i veri esperti in questo genere di infiltrazioni. Tre coppie per un totale di sei incursori subacquei provenienti dal SEAL Team 10.

    Dietro di loro venivano otto marine del MARSOC, l’unità per missioni speciali del Corpo dei Marine. Erano anche loro addestrati alle operazioni subacquee, ma la superiorità dei SEAL della Marina in questo ambito era fuori discussione.

    Sempre mantenendo il più totale silenzio, si infilarono nel fiume e cominciarono a percorrerlo controcorrente. Dai loro apparati di respirazione LAR-7 non fuoriusciva nemmeno una bolla d’aria che potesse tradire la loro presenza, i respiratori militari Drager erano progettati apposta per questo.

    Gli americani pinneggiarono per più di due ore in profondità nell’entroterra cinese, poi il leader dei SEAL fece un segnale e tutti si fermarono. Erano giunti al punto prestabilito per risalire in superficie.

    Il sergente artigliere Alan Bricker non vedeva l’ora: ormai era passata più di una settimana da quando si era imbarcato sul sottomarino Classe Virginia, quindi era da più di sette giorni che se ne stava sott’acqua come un pesce, in scatola per di più. La cosa non era esattamente di suo gradimento.

    Bricker era il vice comandante di quella pattuglia di otto marine, e lì in quel fiume cinese era il numero quattro in ordine gerarchico, contando anche i SEAL.

    Occhi color nocciola e capelli castani un po’ troppo lunghi per essere quelli di un marine regolare, faceva parte del Corpo da otto anni, di cui gli ultimi due passati nelle forze per operazioni speciali del MARSOC. Prima era stato un ricognitore del 1° Battaglione da Ricognizione e prima ancora un fuciliere del 2/2 della 2° Divisione Marine. Si era arruolato che la Revolucion sudamericana non era ancora scoppiata, e in pratica aveva prestato servizio su ogni fronte in cui gli Stati Uniti erano intervenuti da quel momento in avanti: Messico, Afghanistan, Europa, Medio Oriente, Scandinavia... e stavolta era il turno della Cina.

    Ad Alan non importava granché dove o contro chi si combattesse, l’importante per lui era esserci. Non tanto per la gloria personale o della patria, quelle erano questioni

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