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I Disturbi della Personalità'

I Disturbi della Personalità'

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I Disturbi della Personalità'

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
364 pagine
7 ore
Pubblicato:
11 set 2012
ISBN:
9781301276646
Formato:
Libro

Descrizione

La personalità è quel modo relativamente stabile e particolare che abbiamo di organizzare gli elementi cognitivi, emotivi e sensorio-motori della nostra esperienza. Una personalità è considerabile abnorme se un tratto personologico ritenuto di importanza clinica è presente in modo deviante dalla media statistica della maggior parte degli esseri umani. Dunque, quando i tratti di personalità risultano rigidi e non adattivi e causano una compromissione significativa o una sofferenza soggettiva, essi costituiscono un Disturbo di Personalità (DSM-IV-TR). Anche se i soggetti non si ritengono insoddisfatti dei propri tratti personologici, il loro comportamento risulta così disturbante o distruttivo per gli altri da causare un grado di menomazione sociale e/o lavorativa significativa.

Pubblicato:
11 set 2012
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9781301276646
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Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

I Disturbi della Personalità' - Jennifer King

La personalità è il modo caratteristico in cui un individuo pensa, sente e si relaziona con gli altri; risponde ai modelli di comportamento radicati nell'individuo e permette la previsione probabile di come egli agirà in particolari circostanze. La personalità abbraccia gli umori, gli atteggiamenti e le opinioni di una persona, ed è più chiaramente espressa nelle sue interazioni con le altre persone. Un disturbo di personalità è un modello di pensiero, di sentimenti e di comportamento profondamente inveterato, di lunga durata, maladattivo e inflessibile che danneggia in modo significativo il comportamento sociale e occupazionale dell'individuo, oppure gli causa un'angoscia soggettiva. I disturbi di personalità non sono malattie ma piuttosto sono accentuazioni pronunciate o variazioni di personalità in uno o più dei suoi tratti. Gli individui con tali disturbi possono avere grosse difficoltà nel controllare i loro impulsi ed emozioni, e spesso hanno delle percezioni distorte di sé e degli altri. Ne risulta che possono provare molta sofferenza ed esperire problemi a casa, a lavoro e nelle relazioni interpersonali. I familiari spesso riportano episodi di esplosione di rabbia, depressione estrema, autolesionismo, tentativi di suicidio e abuso di droghe e alcool. I pazienti con un disturbo di personalità sono spesso portati in trattamento dalle persone che sono loro vicini perché riconoscono la presenza di problemi gravi, o perché hanno raggiunto il loro limite personale di sopportazione. Questi pazienti, infatti, solitamente non ritengono di soffrire di un disturbo di personalità e considerano i loro schemi di personalità indesiderabili soltanto quando causano un'evidenza sintomatica (depressione o ansia), o quando sembrano interferire con importanti aspirazioni sociali e lavorative.

INTRODUZIONE

Ognuno di noi possiede fin sin dalla nascita un fondamento biologico: il patrimonio organico innato che ciascuno riceve attraverso la trasmissione ereditaria da cui deriva la costituzione morfologica e le modalità di funzioni vitali (circolatoria, respiratoria, digestiva, ecc.) dipendenti dal sistema nervoso e endocrino (costituzione fisiologica). Il complesso di questi elementi determina una iniziale struttura psichica o temperamento. Al condizionamento dei fattori ereditari si aggiunge in seguito l’influenza dei fattori ambientali: dalla complessa interazione di tutti i fattori dipende la formazione della personalità che unifica gli aspetti biologici del temperamento e quelli psichici del carattere, influenzati dall'ambiente, ma crea anche valori, modelli di comportamento, forme di organizzazione sociale in grado di modificare l'ambiente e la stessa personalità. Il carattere è frutto dell'iniziativa del soggetto sotto l'influsso dell'ambiente. Nel bambino il carattere non si distingue ancora dal temperamento (risposta psichica naturale al corredo organico ereditario: essa esprime impulsi, tendenze istintive, disposizioni, necessità, stati affettivi etc.), la decisione non si distingue dall'impulso,. i processi di inibizione sono poco sviluppati, gli schemi mentali sono troppo semplici, ecc. Con il termine personalità intendiamo l'insieme delle caratteristiche psichiche e della modalità di comportamento percezione, pensiero e relazione che l’individuo sviluppa su base sia acquisita che genetica e che costituiscono il nucleo fondamentale di un soggetto e che risulta stabile nelle molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime o si trova ad operare. La personalità è quel modo relativamente stabile e particolare che abbiamo di organizzare gli elementi cognitivi, emotivi e sensorio-motori della nostra esperienza. Una personalità è considerabile abnorme se un tratto personologico ritenuto di importanza clinica è presente in modo deviante dalla media statistica della maggior parte degli esseri umani. Dunque, quando i tratti di personalità risultano rigidi e non adattivi e causano una compromissione significativa o una sofferenza soggettiva, essi costituiscono un Disturbo di Personalità (DSM-IV-TR). Anche se i soggetti non si ritengono insoddisfatti dei propri tratti personologici, il loro comportamento risulta così disturbante o distruttivo per gli altri da causare un grado di menomazione sociale e/o lavorativa significativa (DSM-IV-TR, Case studies).

Le caratteristiche che danno forma alla nostra personalità ed ai relativi disturbi sono per lo più viste come egosintoniche, cioè come qualcosa che fa parte di noi, che non costituisce un problema. In alcuni casi può accadere invece che ci lamentiamo per alcuni aspetti come ad esempio l’eccessiva timidezza piuttosto che per essere un precisino, meticoloso. Avvertiamo cioè questi aspetti come egodistonici, vorremmo essere un po’ diversi perché magari questi tratti ci creano qualche difficoltà sul lavoro o nelle relazioni. Fin qui potremmo dire tutto bene, non c’è particolare sofferenza, si è capaci di vivere la nostra vita affettiva e di relazione, di avere e mantenere un’attività lavorativa, di perseguire i nostri interessi e scopi. Ci saranno inevitabilmente momenti di crisi, di difficoltà, problemi da affrontare, sconforto, delusioni o paure ma così è la vita. Ci sentiamo in fondo capaci di affrontarle, talvolta rendendoci conto che qualcosa in noi è cambiato, che l’esperienza ci ha fatto crescere in qualche modo, ha acuito o smussato qualche nostro tratto. Alcune persone mostrano delle caratteristiche nelle reazioni agli eventi, nell’eccessiva emotività spesso incontrollabile e drammaticamente espressa, nell’instabilità delle relazioni affettive, nell’incapacità di mantenere un’attività lavorativa o di perseguire con costanza un interesse o uno scopo, nell’eccessivo isolamento sociale o al contrario nell’eccessiva dipendenza dagli altri che indica un forte disagio interiore ed una compromissione della loro funzionalità sociale. Si parla di Disturbo di Personalità per indicare un modello di esperienza interiore e di comportamento marcatamente diversi da quelli del contesto sociale e culturale cui la persona appartiene, che è rigido, difficilmente modificabile dalle esperienze di vita e applicato quasi indiscriminatamente nelle più diverse situazioni; si presenta fin dall’adolescenza o nella prima età adulta; è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione. Usualmente tali modalità sono vissute come egosintoniche per cui non si fa niente per cercare di modificarsi, non si chiede aiuto. Ma l’esperienza di disagio spesso aumenta perché queste modalità di entrare in rapporto con il mondo e con gli altri in qualche modo si rinforzano peggiorando la situazione. Prendiamo ad esempio una persona che ci appare come molto introversa, timida, schiva. Facciamo conto che sia un nostro collega di lavoro, saluta a malapena, non si unisce agli altri nelle pause caffè per fare due chiacchiere. Sarà inevitabile che dopo qualche tentativo non riuscito di coinvolgerlo, non lo si inviti più nel gruppo, sembra quasi di intromettersi nella sua riservatezza, di essere scortesi a rompere il suo silenzio e il suo apparente bisogno di isolamento. Se proviamo , come in un film, a focalizzarci sull’esperienza interiore di questo signore, ci renderemmo conto che essa è caratterizzata da sentimenti di inadeguatezza, paura del giudizio e del rifiuto dei colleghi. Nella sua mente passano pensieri come Se mi conoscessero bene si accorgerebbero della mia inferiorità e mi rifiuterebbero, Sono incapace e indesiderabile, Gli altri possono solo criticarmi e svalutarmi, meglio tenerli a distanza. Ed infatti gli altri finiscono per tenerlo veramente a distanza, confermando così le sue credenze ed aumentando il suo disagio interiore perché c’è il desiderio di condivisione con gli altri ma una sorta di impossibilità a realizzarlo. Si creano cioè, in questo caso come nella maggior parte dei Disturbi di Personalità, dei circoli viziosi disfunzionali, caratterizzati dall’incapacità di rendersi conto del proprio contributo a ciò che sta accadendo e che sempre di più renderà la vita di relazione problematica.

Quando i tratti di personalità di un individuo risultano rigidi e non adattivi e causano una compromissione significativa o una sofferenza soggettiva, essi costituiscono un Disturbo di Personalità (DSM-IV-TR). Anche se i soggetti non si ritengono insoddisfatti dei propri tratti personologici, il loro comportamento risulta così disturbante o distruttivo per gli altri da causare un grado di menomazione sociale e/o lavorativa significativa (DSM-IV-TR, Case studies). Un disturbo di personalità rappresenta un modello di rappresentazione mentale, esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura di appartenenza, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell'adolescenza o nella prima età adulta, e determina disagio o menomazione. È un disturbo rigido, stabile nel tempo, sul quale si costruisce l’organizzazione mentale dell’individuo, influenzando il suo equilibrio. Tale modo costante di pensare, agire, sentire e comportarsi si manifesta in almeno due delle seguenti aree:

- cognitività (modi di percepire e interpretare se stessi, gli altri e gli avvenimenti);

- affettività (varietà, intensità e adeguatezza della risposta emotiva);

- funzionamento interpersonale;

- controllo degli impulsi.

Nel DSM-IV (Manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali), essi vengono descritti in tre gruppi separati.

Il primo gruppo (A) comprende quei disturbi caratterizzati da comportamenti eccentrici e bizzarri e sono:

• Disturbo Paranoide di personalità: chi ne soffre mostra una tendenza persistente e irrealistica ad interpretare le intenzioni e le azioni degli altri come umilianti o minacciose. Di solito viene percepito dagli altri come polemico, ostinato, difensivo e non disponibile al compromesso.

• Disturbo Schizoide di personalità: le caratteristiche principali di questo disturbo sono la mancanza di relazioni interpersonali e l'assenza del desiderio di queste relazioni. Gli altri vengono considerati come intrusivi e poco gratificanti e le relazioni come instabili e indesiderabili. Di conseguenza, questi individui sono spesso descritti come distaccati, appartati ed isolati.

• Disturbo Schizotipico di personalità: caratteristiche principali sono, oltre all'isolamento sociale, l'affettività inappropriata e coartata e il comportamento insolito, le stranezze delle cognizioni che ruotano attorno a temi come le credenze bizzarre o il pensiero magico.

Il gruppo B descrive quei disturbi caratterizzati da emotività e forte imprevedibilità:

• Disturbo Antisociale di personalità: questo disturbo comprende atti criminali pericolosi per l’altrui incolumità e la mancanza del senso di colpa per i gesti compiuti.

• Disturbo Borderline di personalità: chi ne soffre presenta instabilità dell'umore, delle relazioni interpersonali e dell'immagine di sé.

• Disturbo Istrionico di personalità: è caratterizzato da un'emotività eccessiva e dalla ricerca di attenzione. L'eloquio può essere teso ad impressionare e carente di dettagli ed il comportamento è spesso seduttivo e teatrale.

• Disturbo Narcisistico di personalità: chi ne soffre si sente unico, importante e diverso dagli altri, può richiedere costante attenzione e ammirazione, è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti degli altri ed è ipersensibile alle critiche.

Il gruppo C comprende i disturbi caratterizzati da ansia e paura:

• Disturbo Evitante di personalità: è caratterizzato dall'evitamento delle situazioni sociali alimentato da temi cognitivi quali l'auto-disapprovazione, l'aspettativa del rifiuto interpersonale e la convinzione che le emozioni ed i pensieri spiacevoli siano intollerabili.

• Disturbo Dipendente di personalità: chi ne soffre è fortemente dipendente dagli altri, a cui delega il prendere le decisioni. Tende ad essere dominato dalla paura di essere abbandonato e manca di fiducia in se stesso.

Senza dubbio, ancor oggi, l'inquadramento diagnostico dei disturbi di personalità offre notevoli difficoltà, tanto che rimane ancora valida l'osservazione, secondo cui tale gruppo nosologico rappresenta il tallone d'Achille della psichiatria. Sebbene le classificazioni proposte dal DSM si presentino come un sistema a-teorico, pure è possibile rilevare che le distinzioni da esso proposte per i disturbi di personalità derivano da diverse impostazioni teoriche sia per quanto riguarda le basi della personalità sia rispetto ai criteri nosologici specifici. Secondo Kernberg, poiché i Disturbi di Personalità hanno differenti livelli di gravità e appaiono tra loro differenti (lo schizotipico è una forma più grave di schizoide, il borderline è una forma più grave di istrionico, l’istrionico è una forma più grave dell’isterico, etc.), appare chiaro come dal punto di vista clinico si abbia bisogno sia dell’approccio categoriale che dimensionale. L’altra area di conflitto riguarda invece la concettualizzazione dei Disturbi di Personalità. Vi è una tendenza sempre più forte, afferma Kernberg, a concettualizzare i Disturbi di Personalità come entità neurobiologiche all’interno di un approccio secondo cui è possibile tradurre alcuni sistemi neurobiologici in sintomi psichici che riflettono cosa sta succedendo nel funzionamento della corteccia orbitale o prefrontale, nell’amigdala, etc. Tale tendenza a sposare una visione neurobiologica radicale, è fortemente influenzata dall’industria farmacologica, alla ricerca di caratteristiche che permettano il trattamento dei sintomi con psicofarmaci, ed è sostenuta dalla necessità di individuare trattamenti alternativi a terapie psicologiche a lungo termine, dispendiose sia dal punto di vista economico che di tempo. Dei 10 Disturbi di Personalità presenti nel DSM IV la commissione in vista della redazione del DSM 5, ha risparmiato solo i 5 che sono stati oggetto di ricerca empirica in tempi recenti. Non essendoci, per esempio, ricerche significative sul disturbo paranoide, esso è stato eliminato dal manuale diagnostico pur essendo un’importante sindrome clinica. È stato mantenuto il disturbo schizotipico, ma non il disturbo schizoide; si è tenuto il disturbo borderline, ma non l’istrionico. Con particolare riferimento al Disturbo Narcisistico si osserva un impoverimento dei criteri diagnostici rispetto al DSM IV: nel DSM 5 il disturbo è infatti caratterizzato da deficit nel funzionamento del Sé, da problemi nell’identità, nell’autodirezionalità, nell’empatia e nell’intimità, in aggiunta alla grandiosità e al bisogno di attenzione. Tra le caratteristiche rilevanti del disturbo scompare la psicopatologia dell’invidia, e il criterio della mancanza di intimità non rende conto della grave incapacità di dipendere e di stabilire relazioni interpersonali di questi pazienti.

IL DISTURBO PARANOIDE (PPD)

Caratteri Generali

Il Disturbo Paranoide di Personalità è fondamentalmente caratterizzato dalla tendenza, persistente ed ingiustificata, a percepire e interpretare le intenzioni, le parole ed i comportamenti degli altri come malevoli, umilianti o minacciosi: il mondo viene vissuto come ostile e guardato sempre, nei contesti più vari, con diffidenza e sospettosità, con la conseguente ed obbligatoria scelta di uno stile di vita solitario. Sfiducia e sospettosità portano le persone che soffrono di questo disturbo ad avere un atteggiamento ipervigilante (ricercano segnali di minaccia, di falsità e significati nascosti nelle parole e nelle azioni altrui), ad agire in modo cauto e guardingo, ad apparire fredde e prive di sentimenti. Questi soggetti sono, inoltre, eccessivamente permalosi, polemici, ostinati e sempre pronti a reagire quando credono di essere criticati o maltrattati. La sospettosità può essere espressa da un'aperta polemica, lamentele ricorrenti o distacco ostile. Se gli individui con disturbo di personalità paranoide possono sembrare freddi, e razionali, mostrano più di frequente manifestazioni ostili e testarde. Possono aggregarsi a culti o gruppi con altri che condividono il loro credo paranoide. La sensazione prevalente, praticamente costante, nelle persone che presentano il Disturbo Paranoide di Personalità, è quella di minaccia, pericolo, aggressione. Ne conseguono uno stato di allerta e di tensione fisica intensi e insopportabili. I tratti paranoici si possono manifestare in un certo grado in una fetta significativa della popolazione normale. Indicazioni di uno stile paranoico sono di frequente abbastanza sottili; i caratteri paranoici possono formare una porzione latente della personalità che emerge sotto stress.

Mentre il pensiero paranoide non è di per sé patologico e consiste nello scindere e proiettare sugli altri sentimenti ritenuti pericolosi e inaccettabili (quindi scissione e proiezione), il disturbo paranoide di personalità consiste in uno stile pervasivo e rigido di sentire, pensare e relazionarsi agli altri, i quali vengono costantemente vissuti come minacciosi, pericolosi, impegnati in complotti contro di lui. Attribuendo agli altri pensieri e sentimenti vissuti come negativi o pericolosi, il soggetto salvaguarda la propria autostima. Tutto ciò che è spiacevole è spostato all’esterno e ciò lo rende più facilmente controllabile: l’individuo risulta molto impegnato in operazioni di controllo sull’ambiente che lo circonda. Il suo stile di pensiero è connotato da sfiducia, diffidenza, sospettosità, ricerca di significati nascosti nel comportamento degli altri, letto spesso come un comportamento volto a provocargli un danno. Tipicamente le persone con questo disturbo presentano pensieri del tipo: Non si può mai abbassare la guardia!, Appena ti rilassi sono pronti a fregarti!. A volte la sensazione interna assume una diversa sfumatura, quella della derisione, e gli altri, più che pericolosi, sono percepiti come sprezzanti o provocatori. La reazione emotiva e, quindi, il conseguente comportamento variano: quando la convinzione è di essere ingiustamente vittime di un mondo ostile e umiliante prevarranno rabbia, risentimento o irritazione e la tendenza sarà quella di reagire attaccando e aggredendo; quando, invece, la sensazione che si vive è quella dolorosa di essere esclusi, in quanto non voluti, di essere emarginati dal gruppo, prevarranno ansia, tristezza, senso di solitudine e astenia, con la conseguente tendenza ad isolarsi, a ritirarsi dal mondo. Gli individui con questo disturbo possono essere anche morbosamente gelosi e sospettare, senza reali motivi, che il coniuge o il partner sia infedele. Il pensiero della persona con un disturbo paranoide di personalità si presenta estremamente rigido, le proprie idee e convinzioni non hanno possibilità di essere messe in discussione. Va da sé che i rapporti sociali risultano essere tutt’altro che sereni e soddisfacenti: si può arrivare ad una chiusura sempre più netta nei confronti degli altri e gli altri stessi possono arrivare a non sopportare più gli atteggiamenti del soggetto. Infatti sono quasi sempre amici o familiari a proporre il contatto con un professionista che possa pianificare un intervento. Come già accennato, il soggetto non sente di avere dei comportamenti disfunzionali, sono gli altri ad essere percepiti come problematici. Esercitare un costante controllo sugli altri è probabilmente specchio del proprio terrore di essere controllato e quindi limitato nella propria autonomia: ciò tradisce un’ importante lacuna nella propria autostima. Questi soggetti presentano, inoltre, due importanti difficoltà che si rinforzano reciprocamente. La prima è rappresentata dall’incapacità di porsi nella prospettiva dell’altro, di distinguere il proprio punto di vista da quello altrui; la seconda è la difficoltà a distinguere tra mondo esterno (realtà obiettiva) e mondo interiore (proprie sensazioni e idee): la sensazione pervasiva di minaccia, ad esempio, non viene mai considerata come un vissuto soggettivo, una fantasia o un’ipotesi, ma come un dato di realtà assoluto e certo. Spesso le persone con questo disturbo sentono di non avere capacità sufficienti per gestire determinate situazioni e provano quindi un senso di costrizione da parte del mondo esterno rispetto alle loro scelte. Chi soffre di questo disturbo è, o spesso gli dicono di essere, eccessivamente permaloso o geloso e soprattutto sempre sospettoso, sul chi va là. Gli altri non ispirano quasi mai fiducia. La persona con disturbo paranoide, infatti, pensa che sotto c’è sempre una fregatura e si aspetta di essere in qualche modo danneggiato, sfruttato o umiliato. In genere preferisce limitare i contatti con gli altri e tende ad isolarsi e a condurre, anche se con sofferenza, uno stile di vita solitario. Può alternare dei periodi in cui prevale l’ansia e la tensione, a periodi più rabbiosi e rancorosi o anche stati di depressione e abbattimento; quello che è certo è che non conduce una vita serena, ma prevale comunque uno stato di sofferenza ed una generale difficoltà a vivere bene nel mondo, con gli altri. Alcuni di questi sintomi, tuttavia, si possono ritrovare anche in altre patologie (ad es. spesso nel disturbo paranoide troviamo sintomi ansiosi e/o depressivi che potrebbero far pensare a disturbi d’ansia o a un disturbo dell’umore); è quindi necessario rivolgersi a professionisti competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata. Diffidenza e sospettosità portano il soggetto ad avere atteggiamenti e comportamenti che causano numerosi problemi. La modalità di interazione spesso controllante, aggressiva e sospettosa, ad esempio, non incoraggia certo gli altri ad approcci gentili e amichevoli, ma al contrario, suscita nelle altre persone proprio il comportamento ostile o l’allontanamento temuti dal soggetto paranoico: in tal modo alla persona con questo disturbo si conferma la correttezza dell’approccio paranoide alla vita, con il risultato che le relazioni saranno sempre vissute con stati d’animo spiacevoli (ansia, rancore, umore irritabile, ostilità). Nel tempo il Disturbo Paranoide di Personalità può causare problemi lavorativi, coniugali, relazionali e, in alcuni casi, può portare ad un isolamento che rafforza e aggrava il disturbo stesso, al punto da determinare una compromissione del rapporto con la realtà. La paranoia o l'ideazione paranoica non si limita a quei disturbi che hanno paranoia nel nome. Ci sono almeno cinque disturbi mentali che contengono costrutti di paranoia nel DSM-IVT: disturbo di personalità paranoide, disturbo di personalità schizotipico (con sospettosità e ideazione paranoica), disturbo di personalità borderline (con ideazione paranoide passeggera, correlata allo stress); schizofrenia di tipo paranoide e il disturbo di delirio di tipo persecutorio. I sintomi della paranoia possono anche essere associati all'abuso di sostanze; con l'astinenza questi sintomi si calmano. Si è proposto che la paranoia venga vista come un continuum che va dalla vigilanza normale verso la minaccia potenziale nell'ambiente al comportamento paranoide transitorio e alla sospettosità interpersonale (disturbo di personalità paranoide) a stati di delirio fino alla completa schizofrenia paranoide. Il disturbo di personalità paranoide è distinto dalla psicosi per la mancanza di deliri o allucinazioni E' stato suggerito di chiamarlo disturbo di personalità vigilante per rendere la variante del disturbo di personalità dei disturbi della paranoia più facilmente riconoscibile.

Criteri Diagnostici

I criteri diagnostici per il Disturbo Paranoide di Personalità secondo il DSM-IV-TR sono i seguenti:

A. Diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni vengono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:

1) sospetta, senza una base sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato

2) dubita senza giustificazione della lealtà o affidabilità di amici o colleghi

3) è riluttante a confidarsi con gli altri a causa di un timore ingiustificato che le informazioni possano essere usate contro di lui

4) scorge significati nascosti umilianti o minacciosi in rimproveri o altri eventi benevoli

5) porta costantemente rancore, cioè, non perdona gli insulti, le ingiurie o le offese

6) percepisce attacchi al proprio ruolo o reputazione non evidenti agli altri, ed è pronto a reagire con rabbia o contrattaccare

7) sospetta in modo ricorrente, senza giustificazione, della fedeltà del coniuge o del partner sessuale.

L’ICD-10 (1994, pp. 224-225) descrive il disturbo di personalità paranoide come caratterizzato da:

•eccessiva sensibilità agli ostacoli;

•mancata volontà di perdonare gli insulti percepiti;

•sospettosità;

•inclinazione a distorcere l'esperienza interpretando le azioni neutrali come ostili;

•sospettosità di infedeltà sessuale da parte del partner e un'aderenza combattiva e tenace ai diritti personali.

Ci possono anche essere un'eccessiva importanza di se stessi e autoriferimento.

La rigidità delle credenze, che si riscontra negli individui con PPD, li isola da un feedback ambientale correttivo; sono soggetti a una crescente distorsione della realtà, all'ipersensibilità nell'interpretare gli avvenimenti e una visione gonfiata del sé che ha come conseguenza battaglie tumultuose con gli altri che sono sconcertati dall'intera situazione.

B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della Schizofrenia, di un Disturbo dell’Umore con Manifestazioni Psicotiche, o di un altro Disturbo Psicotico, e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.

Si possono distinguere due tipi di personalità paranoide accomunati dalla convinzione di base che gli altri siano minacciosi, ostacolanti:

• Attivo: sospettoso, malfidente, ostile, facile ad offendersi, litigioso, geloso a livelli morbosi (può commettere atti di violenza in risposta ad immaginarie ingiustizie);

• Passivo: il mondo è esperito da una posizione di sottomissione e umiliazione, presume che qualsiasi evento gli accada sarà dannoso, poco assertivo, arreso ad un inevitabile, infausto destino. (Sims, 1997)

In generale, il disturbo paranoide è caratterizzato da idee fisse che pervadono ogni ambito della vita, per le quali non viene cercata una disconferma, ma al contrario, ogni circostanza viene letta allo scopo di confermare la veridicità delle idee stesse. Si distingue dalla schizofrenia in quanto non sono presenti deliri, la realtà viene percepita correttamente, ciò che viene distorto è il significato che viene dato alla stessa.

È importante esplorare aspetti che possono essere stati determinanti per l’insorgenza del disturbo: tipo di legame oggettuale (la paranoia deriva da una scissione e proiezione di sentimenti negativi nei confronti dell’oggetto); rappresentazioni dell’oggetto interno; modalità in cui sono state vissute le fasi dello sviluppo ponendo particolare attenzione a fissazioni anali dove predomina la tematica del controllo.

Relazioni Interpersonali

Gli individui con disturbo di personalità paranoide suppongono che gli altri li sfrutteranno, gli faranno del male o li inganneranno; sono preoccupati dai dubbi sulla lealtà degli altri. Possono sentire che sono stati profondamente e irreversibilmente feriti dagli altri anche quando c'è poca evidenza oggettiva che questo sia vero. Le persone sono viste come subdole, traditrici e manipolatrici; bisogna fare attenzione a non essere sminuiti, controllati o discriminati. Questi individui sono consumati dalla loro sfiducia e dall'anticipazione di tradimento. Si aspettano il peggio dagli altri e sono, di conseguenza, apprensivi, sospettosi, non accettano compromessi e sono polemici. Stanno in guardia contro il mondo ostile. Quando un amico o un collega si mostra leale verso gli individui affetti da PPD, sono così sorpresi che non possono crederci; se si trovano nei guai, si aspettano che gli altri li attacchino o li ignorino. Questi individui spesso interpretano male i complimenti come una critica nascosta o una costrizione a fare ancora meglio. Possono vedere un'offerta di aiuto come un'implicazione del fatto che non stanno facendo abbastanza bene da soli (DSM-IVT, 1994, p. 634). Kantor (1992, pp. 113-119) suggerisce che gli individui con PPD mostrano sei credenze fondamentali (che necessariamente influenzeranno il loro modo di vedere se stessi):

•Il disastro è all'orizzonte (un senso continuo di presentimento)

•Il mondo è pieno di nemici

•I casi sono dubbi; gli eventi negativi sono iniziati da altri con intenzione negativa

•Tutti gli eventi si riferiscono al sé

•Gli individui affetti da PPD non sono mai da rimproverare e non sono colpevoli (lo sono gli altri)

•Gli individui affetti da PPD sono diversi dal resto dell'umanità, e spesso hanno la pretesa di avere una consapevolezza unica di comprensione.

In genere è difficile andare d'accordo con gli individui affetti da PPD. Questi soggetti hanno problemi notevoli nelle relazioni. Sono diffidenti e ostili; il loro comportamento interpersonale può implicare aperta polemica, lamentele e distacco. Possono essere sulla difensiva, tendere al segreto ed essere tortuosi; sembrano privi di sentimenti teneri e si trovano ad avere scambi testardi e sarcastici con gli altri. Può essere difficile tirare fuori comportamenti che suggeriscono il PPD da individui in terapia. Le caratteristiche del PPD tendono a essere manifestate nei conflitti interpersonali con gli altri intimi o significativi, per esempio i coniugi, i supervisori, i colleghi e i parenti. Gli individui affetti da PPD tendono a provocare ostilità negli altri. Le persone con PPD come diffidenti, tendenti al segreto e all'isolamento; essi direzionano l'odio e la rabbia su coloro che li tradiscono e li deludono. Si preoccupano di problemi come il potere e la mancanza di potere e temono di essere dominati. Sono esageratamente veloci a raccogliere le offese, lenti a perdonare e sempre pronti a contrattaccare. Nel complesso, nonostante tutto, queste disfunzioni all'interno della diagnosi di disturbo di personalità paranoide permettere a molti di questi individui di essere abbastanza funzionali a livello interpersonale così da conservare relazioni significative. Molti autori fanno notare la possibilità degli individui affetti da PPD i cui sintomi si manifestano a un livello così sottile da permettere loro di funzionare all'interno del matrimonio e di mantenere relazioni di lavoro adeguate. Le

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