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Come se foste a casa vostra

ci siano solo bellissime spiagge e hotel di lusso, l’autunno è la stagione giusta per ricredersi andando alla scoperta dell’isola: dalle coste meno conosciute ai borghi delle aree interne, tra boschi e meraviglie archeologiche, l’ospitalità sarda sa sorprendere anche in fatto di alloggi. Sono diverse le dimore storiche – che si tratti di eleganti ville, palazzetti di famiglia o stazzi rurali rimessi a nuovo – convertite in affascinanti strutture ricettive dove l’atmosfera famigliare e la cura per i dettagli rendono, borgo medievale del che fu un importante centro culturale, è una struttura diffusa che accoglie gli ospiti nell’edificio principale (un’antica casa affacciata sul giardino fiorito, appartenente alla famiglia della madre di Lucilla Speciale, restaurata preservando l’atmosfera originale sottolineata da travi in legno, ferro battuto, volte in pietra, mobili e libri d’epoca) e in tre case nelle vicinanze, inclusa , dove tra il 1905 e il 1907 visse il giovane Antonio Gramsci, che frequentava una scuola locale. offre agli ospiti la possibilità di conoscere da vicino la cultura sarda anche attraverso una ristorazione autentica (dalle paste tradizionali come gli andarinos a una carta dei vini costruita con attenzione) e attività che vanno dai workshop gastronomici alle serate che uniscono cibo, musica e arte. Non troppo lontano - facendo tappa magari anche al , al o al lago artificiale , creato nel 1923 -, circondato da oliveti e vigne, è un altro borgo medievale con strade acciottolate, piazzette e bassi edifici. Tra questi c’è il grazioso palazzetto giallo che ospita . Realizzazione concreta dei sogni (bisos, in sardo) dell’architetto Francesco Urgu, il cui bisnonno costruì il palazzo trasformato in un’accogliente guesthouse con sei camere, e guidata da Chiara Floris, è una struttura improntata alla sostenibilità ambientale – dai materiali agli ingegnosi sistemi di risparmio energetico e idrico – e alla valorizzazione della cultura e dell’artigianato sardo: dalle testiere dei letti rivestite in lana tinta con sostanze naturali agli oggetti che decorano stanze e spazi comuni, fino alla prima colazione con formaggi e salumi locali, frutta fresca e dolci fatti in casa. Ma ci sono anche lezioni di cucina, escursioni archeologiche guidate e iniziative di “social eating”, per far sì che la conoscenza dell’isola e dei suoi abitanti passi anche per la tavola.

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