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the ART of FASHION

l couturier inglese Charles Frederick Worth – il preferito dell’Imperatrice Eugenia – ha rivoluzionato il dress code dell’alta società con un gesto audace, radicale e innovativo, di estrema semplicità. Ha messo il suo nome, Worth, sul vestito che stava disegnando, trasportandolo istantaneamente dallo status di ornamento a quello di opera d’arte. L’azione, all’apparenza innocente, si è rivelata cruciale per come ha determinato il destino della moda, divenendo il principio fondatore valido ancora oggi. Essendosi auto-proclamato artista con la A maiuscola, Worth ha messo in moto una serie di dinamiche che hanno lanciato il mito del couturier-creatore.. Paul Poiret proclamava opere d’arte le sue creazioni. «Nel momento in cui le creo, sento che i miei abiti sono opere d’arte: proietto qualcosa della mia personalità nella stoffa. Quando indico una piega, è più di una piega – è un’espressione di volontà, un’intenzione al di là della piega, da cui nascono la linea e lo stile». Opere che vanno valorizzate ma anche protette dalla pirateria, un problema spinoso che è ora diventato vero flagello, abbattendosi su tutti i segmenti dell’industria di moda. Nel 1921 la purista della moda Madeleine Vionnet creava la Association pour la défense des arts plastiques et appliqués per combattere il fenomeno, sebbene la legge non ponesse ancora sullo stesso livello le belle arti e le arti applicate. Non tutti i couturier condividevano quell’attitudine, per esempio Gabrielle Chanel vedeva la questione delle copie in un modo radicalmente diverso. «Pochi creatori sono stati copiati tanto quanto me, ed è un fatto che mi ha sempre resa felice. Io sto dalla parte del maggior numero di persone. Credo che lo stile abbia bisogno di arrivare in strada, nella vita di tutti i giorni, come una rivoluzione». Yves Saint Laurent era più sottile: «Una forma d’arte? Direi piuttosto una professione artistica. È qualcosa di estremamente complesso e sfaccettato. Si usa lo stesso procedimento di un pittore, uno scultore, un regista - specie da quando la sfilata è diventato un evento molto importante».. Ma chi in realtà crea la moda? Christian Dior spiegava: «In effetti, questo ethos è creato dal pubblico e si compone di molti e diversi elementi. Il primo è lo spirito del tempo; il secondo la sua logica deduzione; il terzo, il caso; il quarto, le scelte fatte dai magazine».. Le riviste di moda sono infatti veicoli essenziali del fashion system perché presentano e distribuiscono le creazioni dei grandi couturier al più ampio numero possibile di persone. Una pioniera nella fruttifera collaborazione tra arte e moda come Elsa Schiaparelli diceva: «A quei tempi, gli artisti contribuivano molto di più alla vita e allo sviluppo della moda, rispetto a oggi. I magazine ci incoraggiavano, cercavano il nostro aiuto e supporto. Resto sempre colpita quando rileggo le pubblicazioni di prima della guerra. Presentavano la moda come una vera forma d’arte, qualcosa di vero e meraviglioso e la gente attribuiva grande importanza a tutte le creazioni autentiche».. non faceva certo eccezione alla regola, perché dal momento in cui è stato lanciato, esattamente cento anni fa, con il suo nome e intento si è posizionato come l’indispensabile e ufficiale portatore del messaggio di una intera industria. Era passato appena un anno dal suo lancio che “il portavoce del gusto alla francese per una clientela adeguata” si era affermato, con passi decisivi: « ha presentato dei capolavori. È giunto il momento di fare di più – deve sostenerli».. Pubblicato simultaneamente in francese, inglese e spagnolo, non solo registrava le nuove collezioni di moda francesi, riportava anche notizie dai produttori tessili, dai ricamatori, merlettai, così come dai creatori di novità in fatto di pellicce, lingerie e accessori (cappelli, borsette, gioielli, ventagli, parasole, ombrelli). Per ogni edizione venivano evidenziate le ultime mode grazie al lavoro di illustratori come Léon Benigni, Bernard Blossac e René Gruau. La fotografia giocava un ruolo essenziale nella narrazione visiva delle prime edizioni. Dai fratelli Séeberger, nel periodo tra le due guerre, a Francesco Scavullo negli anni ’80, passando per Peter Knapp, Patrick Bertrand o, più di recente, Michel Mallard, i fotografi hanno contribuito a influenzare il gusto di ogni generazione. Oggi, la moda parigina continua a esercitare una meravigliosa attrazione legata alla promozione e celebrazione della creatività tanto cara a Charles Frederick Worth. Stagione dopo stagione segue le regole del gioco, mentre rivisita i misteri di una creazione costantemente rinnovata. E instancabilmente accompagna in avanti, quella “geniale e capricciosa fatina” che è la moda.

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