il Segreto Magazine

La Signora dei segreti

Una telenovela che, al suo centro, non ha un luogo o più personaggi, ma una dimensione ideale: quella del segreto. Fin dal suo titolo, infatti, siamo condotti in questo luogo dove il cuore stesso delle trame sono le cose non dette, le passioni dell’animo tenute nascoste per lungo tempo che poi affiorano e danno vita a veri e propri terremoti emotivi. Mai titolo è stato più esemplificativo di una trama intricata che si è protratta per dodici, lunghe e ricchissime stagioni.

IL PESO DI UNA VERITÀ NON DETTA

Cosa sarebbe accaduto nella telenovela se tutte le sue verità fossero state alla luce del sole, visibili a tutti i personaggi? La loro vita sarebbe stata indubbiamente più semplice. Avrebbero forse sofferto meno, risparmiato lacrime… Puente Viejo sembra quasi immersa nella nebbia dei segreti dei suoi abitanti; i forestieri, poi, sembrano esserne attirati quando dentro di loro hanno nodi che preferiscono non vengano mai al pettine. Ed ecco che le loro vite, le loro storie si intrecciano indissolubilmente come i loro In scure ed eleganti vesti di seta, con i capelli gonfi secondo la moda dell’epoca: ecco come si vede nella prima serie, ambientata nel 1902. Non risparmia la sua lingua tagliente, la sua mente machiavellica per inventare piani sempre più intricati per ottenere quanto vuole. E, dalla sua, ha conoscenze che le permettono di agire nelle vite degli altri, di coloro che le stanno intorno. Fin da quando era una giovane donna ha compreso che chi possiede le informazioni ha in mano un immenso potere: per questo, negli anni in cui è stata la moglie di Salvador Castro, in cui non ha potuto agire ma solo progettare attendendo il momento propizio, Francisca ha raggranellato molti segreti. Per mantenere celato tutto quanto non vuole che venga scoperto, la signora è anche disposta a uccidere: cosa fa di fronte al malore che coglie improvvisamente il vecchio medico di Puente Viejo, Don Julian? Ricordiamo la scena. L’uomo si trova nello studio della Villa, in mezzo ai suoi libri e ai grossi registri rilegati in pelle in cui lei annota minuziosamente i conti: lì, lui la minaccia. Non solo rifiuta di fare ciò che lei chiede, ovvero spingere perché sua nuora Angustias sia dichiarata debole di mente e rinchiusa in manicomio, ma addirittura il medico afferma di poterla rovinare raccontando in quali occasioni lui ha mentito per lei. Il primo riguarda un certificato di nascita, quello di Tristan: il dottore ha vergato di sua mano che il bambino nacque settimino, su insistenza di Francisca. Ma sapeva molto bene che il neonato era venuto al mondo nei tempi previsti: si era piegato alla ferrea volontà di quella giovane donna che, appena ripresa dal parto, gli aveva ordinato di mentire. Una macchia nella carriera di un mite medico di campagna che si ripete, a causa della stessa persona, circa vent’anni dopo. Trascorso un mese dalla scomparsa di Salvador Castro un cadavere viene ritrovato nel fiume e portato alla Villa; chiamato a esaminarlo, Don Julian non sente di poter affermare si tratti del temibile proprietario terriero. Ma Donna Francisca lo fissa, con quegli occhi infuocati, intimandogli di apporre la sua firma sul certificato di morte: un documento all’apparenza di poco conto, ma che per lei è simbolo della fine di una prigionia e dell’avvento di una nuova vita. Per la seconda volta, il dottore si piega a quella volontà forgiata nel metallo e dichiara ciò di cui non è certo. Una realtà con cui fatica a scendere a patti, anche negli anni successivi. Sa bene di essere solo una pedina nelle mani della Signora di Puente Viejo, ma decide di rifiutare, almeno una volta, di fare ciecamente ciò che lei chiede di fronte all’esistenza di una donna incinta, Angustias. Eccoci di nuovo al dunque: cosa accade quando Don Julian soffre di un attacco di cuore e cade ai piedi di Donna Montenegro? Nulla. Francisca non muove un muscolo, non accenna a chiamare aiuto ma si limita a osservare l’uomo spirare sul pavimento.

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