Uomini e Donne Magazine

Un tendone in Egitto

GRANDI AMORI, FORTI LEGAMI, ESPERIENZE INDIMENTICABILI: VI RACCONTIAMO LA VITA DI GEMMA DAL PRIMO GIORNO

Capitolo 80 • 1984

Racconti epici

Per me il vero spettacolo della vita, che mai dimenticherò, cominciò dopo la prima dello spettacolo: quando Gassman raggiunse il Commendatore Erba nel suo ufficio, dove ero presente anch’io e, con Vittorio Gassman e Edmonda Aldini. E così, appresi dalla loro voce tutte le incredibili disavventure che Erba dovette superare per riuscire a portare a termine la struttura, e consegnarla entro la data stabilita per l’inaugurazione! Il tendone era enorme, ed era stato montato vicino a Il Cairo. Mai avrebbe immaginato, il Commendator Erba, le difficoltà che avrebbe dovuto affrontare sia per il clima, sia per la sistemazione nel deserto. Non c’era la corrente e il generatore non era abbastanza potente da poter reggere l’illuminazione di un teatro per diecimila posti: ne dovettero costruire uno apposito, facendo arrivare gli elementi da fuori. Ma superata una difficoltà, ne sorgeva subito un’altra. Arrivarono dall’Italia i tubi per sorreggere il tendone, ma stante il clima, i tubi diventavano roventi sotto il sole cocente. In quella lotta contro il tempo, dovettero far pervenire migliaia di guanti isolanti per tutti coloro che lavoravano al progetto. Io ero senza parole. Mi sembrava di vedere due bambini che ridevano a crepapelle: quei giganti erano diventati di nuovo ragazzini! Quando poi presero a raccontarsi dell’invasione di cavallette giganti che arrivarono, come un’onda anomala, una nube nera lontana, che avanzava agguerrita divorando tutto e lasciando i tubi lucidissimi al sole, non potei fare a meno di unirmi alle loro risate. Ma poi qualcosa cambiò, e arrivò un momento che mai avrei immaginato. Fu quando Erba disse a Vittorio: «Ricordi quando accendemmo tutto il teatro con il pubblico egiziano presente e incredulo, e iniziammo lo spettacolo?». Vidi un colosso della cinematografia e del teatro come Gassman e un grande imprenditore ferreo come Erba lasciarsi andare: si abbracciarono commossi e apparirono sulle loro guance dei lacrimoni. Erano le sei del mattino. Il palcoscenico vuoto, il silenzio e il freddo del teatro chiuso accompagnò la nostra uscita. Non avrei mai più assistito, nel mio lavoro, a un momento così emozionante e vero. Né potevo immaginare che, alle luci dell’alba, quelle mie lacrime di grande emozione, lasciassero il posto a lacrime di disperazione. A casa trovai mia madre che mi stava aspettando. In pochi attimi la mia vita era cambiata. Si chiuse quella sera un periodo della mia vita, per andare incontro a uno nuovo.

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