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IL GOVERNO DEI PRESIDENTI

è domenica, arriva la smentita di autorevoli fonti del Quirinale. “È destituita di ogni fondamento la notizia, apparsa su alcuni giornali, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia contattato, da quando si è aperta la crisi di governo, il presidente Mario Draghi”. È ancora in corso il tentativo di trovare un accordo per una maggioranza che possa sostenere il Conte ter, con il presidente della Camera Roberto Fico impegnato nel suo mandato esplorativo a sondare Cinquestelle, Pd, Leu e Italia Viva. Evidente la ragione della smentita. Le residue possibilità di arrivare a una maggioranza politica devono essere preservate dalla presenza, già ingombrante, dell’ex Presidente della Bce. Il 2 febbraio, è martedì, dopo l’incontro in cui Fico riferisce l’esito negativo del suo mandato, Mattarella pronuncia un discorso esemplare per spiegare le ragioni che lo inducono a fare “un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna una situazione in evoluzione, che prevede un epilogo possibile, se non ancora probabile. “L’ipotesi di un governo istituzionale rientra nelle soluzioni possibili, per una crisi di governo che stenta a trovare una soluzione politica. Ma l’ipotesi Draghi non è uguale alle altre. Quello dell’ex presidente della Bce non è un profilo che può essere accostato a una ‘semplice’ soluzione tecnica. Se ci sono delle possibilità reali di un coinvolgimento di Draghi, sono legate a un contesto che non c’è. O, almeno, non ancora”. E, poi: “L’ipotesi Draghi può avere un senso solo immaginando la costruzione di un fronte largo, e senza forze antieuropee o sovraniste. Un fronte che sia esplicitamente disponibile a concedere un mandato pieno, almeno sul piano della politica economica e della gigantesca operazione legata al Next Generation Eu, viste le condizioni eccezionali legate all’emergenza totale che stiamo attraversando”. Quello che succede quattro giorni più tardi dimostra che il contesto è cambiato. E che Mattarella è costretto dagli eventi a ricorrere al piano B. Non è solo un ‘governo del Presidente’ ma il ‘governo dei Presidenti’. Una scelta condivisa, così come condivisa è la natura, la composizione e l’impianto programmatico del governo.

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