Lampoon Magazine

Erik Thomsen gold hiramaki-e, kinpun and nashiji ci parlavano in danese rispondevamo in giapponese

Bergdorf Goodman, il Plaza Hotel, l’Apple Store e Barney’s – oggi caduto in disgrazia – si trovano tutti nel raggio di pochi isolati. Siamo a New York. Tra Central Park South e l’Upper East Side c’è un edificio neoclassico che in uno dei suoi duplex ospita la Thomsen Gallery. In netto contrasto con le vetrate e i pavimenti in parquet dell’edificio che la accoglie, la collezione Thomsen si compone di opere d’arte e manufatti giapponesi risalenti al periodo tra il Ventesimo e il Ventunesimo secolo. In una gelida mattinata di inizio settimana, incontro il suo co-proprietario Erik Thomsen. La sua passione per la cultura nipponica non è una velleità passeggera, né l’ossessione di un turista inconsapevole. Nato a Chicago da genitori danesi – il padre era allora un missionario luterano – Erik si trasferì in Giappone con la sua famiglia quando aveva soltanto tre mesi. Vi rimasero per dieci anni,

Stai leggendo un'anteprima, registrati per continuare a leggere.

Interessi correlati

Altro da Lampoon Magazine

Lampoon Magazine7 min letti
Elia Bonacina Curvature In Giunco, Design E Ecologia, ‘Le Cose Non Si Buttano, Si Aggiustano’
«Faremo un viaggio a ritroso» dice Elia Bonacina – sono le due del pomeriggio, siamo in macchina, appena usciti da un ristorante dell’alta Brianza, quella che si conosce meno, capace di far convivere produzione, artigianato, industria, ma anche paesa
Lampoon Magazine1 min letti
Kira Tippenhauer
KIRA TIPPENHAUER, COLOR REFERENCE PORTFOLIOTUTTE LE IMMAGINI DI QUESTO SERVIZIO SONO DI ALAIN LESCOUFLAIR. SCENE DI VITA E SCORCI DI LITTLE HAITI / LITTLE RIVER, MIAMI.KIRA TIPPENHAUER FIRMA KIRAMADE. PEZZI E OPERE D’ARTE RIFLETTONO LA SUA INFANZIA,
Lampoon Magazine5 min letti
Alberto Arbasino Storie Infinite, Voce Lucida Un Unico Meraviglioso Anzi
Alberto Arbasino non sembrava simpatico. Lo incrociavo da Dino Franzin, nella sua casa di Corso Matteotti a Milano, crocevia di intellighenzia come era (e dovrebbe essere) ogni mondanità. Volto affilato, anche quando l’età lo aveva appesantito, occhi