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I medici della PESTE

Atutti sarà capitato di vedere almeno una volta questa maschera chiara dal lungo becco. Il suo aspetto già di per sé inquietante veniva reso ancora più spaventoso dall’abbigliamento completamente nero a cui veniva abbinato. Eppure quasi nessuno sa che questi erano gli indumenti abituali dei medici della peste.

Un tempo la peste era una delle malattie più temute al mondo. Un morbo terrificante in grado di spezzare centinaia di milioni di vite umane. I sintomi che manifestavano i malati erano bubboni su tutto il corpo, ingrossamento delle ghiandole linfatiche, febbre, brividi, mal di testa e pelle an-nerita. La peste si diffondeva con grande celerità tra la popolazione inerte, completamente indifesa e terrorizzata. I cadaveri venivano abbandonati per strada, privi di sepoltura, a causa della mancanza di monatti che avrebbero dovuto raccoglierli.

Vista la situazione di emergenza, fu imposto un coprifuoco per la popolazione e fu permesso solo ai militari e ai medici di circolare. Per proteggersi quindi dai malati i medici, già a partire. L’abito era composto da una sorta di tonaca nera idrorepellente in tela cerata lunga fino ai piedi, un paio di guanti, un paio di scarpe, un bastone, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco. Secondo le credenze dell’epoca, quest’ultima fungeva da respiratore: aveva due aperture per gli occhi, coperte da lenti di vetro, due buchi per il naso e un grande becco ricurvo, al cui interno erano inserite diverse sostanze profumate mate (fiori sec-chi, lavanda, mirra, ambra, foglie di menta, aglio, timo, canfora, chiodi di garofano e, quasi sempre, spugne o fazzoletti imbevuti di aceto).

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