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Quando manca la carta igienica

prima di chiudere tutti i loro uffici, i dirigenti del colosso della carta igienica Kimberly-Clark si sono riuniti per un’ultima riunione di emergenza. Tornando a casa, Arist Mastorides, presidente per il Nord America, si è fermato al Walmart di zona, al confine del lago Winnebago di Neenah, in Wisconsin, per assistere con i propri occhi all’emergenza. Mastorides sovrintende i brand della carta igienica come Cottonelle e Scott, ma quella sera non è riuscito a trovare nessuno dei suoi stessi prodotti. “Il lunghissimo scaffale dedicato a carta igienica e fazzoletti era completamente vuoto: non avrei mai pensato di vederlo nella mia vita” dice. “È una cosa veramente inquietante”. Infatti, quella settimana sarà ricordata nella storia come quella del ‘grande panico della carta igienica del 2020’. Il giorno prima, il 12 di marzo, le vendite di carta igienica erano schizzate del 734% rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente, diventando improvvisamente il prodotto più venduto nei supermercati per quantità di dollari spesi, stando a NCSolutions, che monitora i “consumer packaged goods” (CPG) cioè i beni di largo consumo. Nel momento in cui i consumatori hanno iniziato a prepararsi a restare chiusi in casa a tempo indeterminato per evitare l’epidemia di Coronavirus, hanno spazzolato prima Amazon e; Costco ha sospeso le consegne dei rotoli “a causa del rifornimento limitato”. “Non è che ci fossero delle scorte nei magazzini che non siamo riusciti a portare nei negozi”, dice Dan Toporek, un portavoce di Walmart. “È che c’è stata una richiesta così alta che è stato difficile averli in stock dappertutto”. Le aziende più grandi stanno comprendendo ora che qualcosa di così banale come la carta igienica rappresenta una sfida complessa nelle catene di approvvigionamento. Paradossalmente, i grandi passi avanti compiuti dall’industria dei beni di largo consumo negli ultimi anni, in particolare l’adozione quasi globale della produzione e della distribuzione ‘just-in-time’, hanno intasato i percorsi che portano i rotoli ai clienti. E la carta igienica è solo uno dei beni essenziali, come anche le salviette disinfettanti e il lievito per i dolci, che sta impartendo una dura lezione sulla fragilità dei processi di produzione e della logistica moderni. “Il fatto che abbiamo lavorato così duramente per cercare di garantire che i nostri sistemi funzionassero nel modo più efficiente possibile è la prova che non avevamo settimane e settimane di forniture da parte”, dice Leslie Sarasin, ceo di FMI, un gruppo commerciale che rappresenta l’industria alimentare. I grandi acquisti dai supermercati sono cresciuti esponenzialmente - per ordini e dimensioni - verso i produttori come Procter & Gamble, che produce Charmin, e Kimberly-Clark. Ciò significa che anche se la produzione è aumentata, gli ordini arretrati probabilmente dureranno fino all’estate. Gli scaffali perennemente vuoti, intanto, alimentano la percezione che c’è una vera scarsità; così, gli acquisti dovuti al panico proseguono. “Eravamo preparati per migliaia di eventi diversi, dagli attacchi alla cybersicurezza, ai terremoti e gli incendi” dice Julio Nemeth, a capo dell’approvvigionamento di P&G, la cui voce seria ha un accento che rivela le sue origini argentine. “Ma non eravamo preparati a una tale richiesta proveniente da tutti quanti allo stesso tempo, che è quello che è successo con la pandemia”.

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