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27° MONACO YACHT SHOW POCHI MA BUONI ANZI, ECCELLENTI

Nel Principato di Monaco, l’unica cosa irrimediabilmente “contenuta” è la superficie del territorio: quei 2 chilometri quadrati che ne fanno il secondo stato sovrano più piccolo al mondo, dopo il Vaticano. Ne deriva una sorta di compressione che fa pensare a uno di quei fenomeni fisici per i quali in volumi infinitesimali si racchiudono energie impressionanti, qui misurabili soprattutto in termini di potere economico. Perciò, nei pochi metri che dividono il nostro albergo da Port Hercule possiamo registrare una densità di dreamcar che non ha pari in nessun’altra parte del mondo: Ferrari, Lamborghini, Pagani,Aston Martin, Rolls Royce, McLaren eccetera. Poi attraversiamo l’elegante Yacht Club e ci affacciamo sullo specchio d’acqua che ospita la ventisettesima edizione dello Yacht Show. Idem: in quei circa 200.000 metri quadrati di mare protetto, dominati dal “Jubilee”, il 110 metri costruito dall’olandese Oceanco per l’emiro del Qatar, ci sono 125 barche in mostra, per un totale di oltre 3,3 miliardi di Euro. E poi c’è il pubblico, che, a guardar bene, non è esattamente “pubblico” come in qualsiasi altro salone nautico del mondo. Anche quest’anno, infatti, l’organizzazione guidata da Gaëlle Tallarida è ricorsa ad alcuni stratagemmi atti a selezionare il più possibile la qualità dei visitatori. Il più appariscente e generico è stato quello del listino prezzi dei biglietti d’ingresso, compreso tra i 160 Euro, per l’acquisto online del giornaliero, ai 650 per l’abbonamento valido per tutta la durata della mostra; i più discreti e mirati, invece, sono stati quelli costituiti dai programmi chiamati Sapphire Experience e Monaco Yacht Summit. Il primo è consistito sostanzialmente in un invito rivolto a 160 persone che, definite “ultra-qualificate”, hanno potuto godere di un soggiorno su misura a Monte Carlo, con visite a bordo riservatissime. Il secondo, già sperimentato con successo nel corso dell’edizione

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